CinemaMania: “Rogue One” – Lo Star Wars che stavamo aspettando

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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

Rogue One

 

Titolo: Rogue One: a Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Sceneggiatura: Chris Welts, Tony Gilroy
Genere: Epic Space Opera
Produzione: Lucasfilm Ltd.
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures
Paese: Stati Uniti
Durata: 133 minuti
Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Donnie Yen, Forest Whitaker.
Anno: 2017

Jyn Erso non ha avuto una vita facile: suo padre è stato preso in ostaggio dall’Impero, sua madre è stata uccisa e lei ha vissuto vagando per la galassia, nascondendosi da tutto e tutti. Ma suo padre non è un ostaggio qualunque, è il brillante ingegnere che si occupa dello sviluppo della più recente e più terrificante arma dell’Impero, la Morte Nera. Volente o nolente, il destino di Jyn non può che intrecciarsi con quello della Galassia stessa.

Recensioneùdi Francesco Mirabella

 

La Saga di Guerre Stellari è, prima ancora di una saga cinematografica, un fenomeno culturale globale. Ogni film è accompagnato dall’indicibile entusiasmo dei fan e anche da una buona dose di timore, soprattutto dopo i famigerati Prequel, accolti da gran parte della fanbase come uno dei più grandi mali del mondo. Forse proprio perché si temeva di deludere i fan più accaniti, Episodio VII è stato il film che, più di tutti, ha giocato sul sicuro, ripresentando situazioni fin troppo simili a quelle già viste e una protagonista che incarna lo stereotipo della Mary Sue, in grado di fare tutto ciò che la trama richiede nel momento in cui la trama lo richiede. Dopo Episodio VII, confesso di aver perso il mio ottimismo. Temevo infatti che ogni nuovo film si sarebbe limitato a riportare sullo schermo le cose che avevo già amato e apprezzato (e quindi già visto!) senza proporre niente di nuovo.

Poi ho visto Rogue One.

Già dai primi istanti, capiamo che questo è uno Star Wars diverso da tutti quelli che abbiamo visto fino ad ora. Niente leggendario “Opening Crawl” sulla musica di John Williams, si viene subito catapultati nella storia. La storia è sporca, figurativamente e visivamente. I toni e i colori sono più cupi, così come i personaggi. La saga di Star Wars ci aveva abituati ai toni dell’High Fantasy, in cui i ribelli sono i buoni e gli imperiali sono i cattivi. Ma qui, la moralità dei ribelli è più ambigua: la Ribellione è frammentata, i suoi vertici litigano, i Generali danno ordini senza coordinarsi tra loro e ogni mezzo per raggiungere l’obiettivo è lecito, anche se vuol dire sparare alla schiena di un informatore perché non può fuggire od ordinare un assassinio. 

I personaggi sono forse i più umani presenti nella saga (droide incluso) e per questo i più tragici e i più complessi. Lontano dagli archetipi, i protagonisti sono forti, ma fragili. È più facile immedesimarsi in Jyn e Cassian di quanto non lo sia farlo in Luke o Han. I colpi dei Blaster nemici non si limitano a girargli intorno e la forza non è il Deus ex Machina che li tira fuori dai guai: possono contare solo sulle proprie capacità.
Uno dei difetti della saga principale era appunto l’imbarazzante facilità con cui i protagonisti si tiravano fuori dai guai, fatto brillantemente preso in giro dai Griffin nella loro parodia dell’Impero Colpisce Ancora (“abbiamo tre dei quattro personaggi principali qui, siamo al sicuro”). Qui i rischi si sentono, la posta in gioco è diversa, e lo spettatore ne viene catturato, non potendo fare a meno di chiedersi se ne usciranno, non come o quando.

Rogue One assomiglia più a un film di guerra che ai classici Star Wars. E la guerra comporta sacrifici, comporta tragedie, personali e su larga scala. In Episodio IV, un intero pianeta viene spazzato via, ma il pubblico non è coinvolto; forse perché è qualcosa di troppo grande per essere pienamente compreso e sicuramente perché la reazione dei personaggi è tutto fuorché coinvolgente. In Episodio VII, un intero sistema viene spazzato via senza che a nessuno interessi niente. Qui è diverso, qui la Morte Nera agisce al minimo della potenza, distruggendo una città per volta, eppure questo la rende cento volte più terribile. La Morte Nera è veramente terrificante, si lascia dietro un’esplosione di luce e un’oceano di fuoco. L’averne ridotto la portata l’ha resa più vicina a noi perché più vera, trasformandola da male astratto a minaccia concreta che va assolutamente distrutta.

Sarebbe sbagliato però ridurre il film a una tragedia. Non mancano i momenti più leggeri, cortesia di K-2SO e di un fantastico Chirrut Îmwe (Donnie Yen) che ci fanno ridere e sorridere grazie a una naturale comicità, mai forzata e mai fuoriluogo. E non manca la spiritualità, cosa apparentemente paradossale in un film senza Jedi, in cui si ha fede nella forza pur non riuscendo ad attingervi. La speranza è il tema portante del film, che spinge gli eroi a combattere ed ad imbarcarsi in una missione senza ritorno. “Le ribellioni si fondano sulla Speranza” e, per quanto tenue questa possa essere, senza non si può sconfiggere il male.

La fotografia del film è eccellente. Rogue One ci offre visuali degne del Signore degli Anelli, esaltando ora la grandezza, ora la luce, ora l’oscurità. E parlando di luce, non posso non notare come la luminosità del film vada a crescere mano a mano che gli eroi si avviano verso la tragedia; i toni cupi lasciano il posto alla luce di un mondo tropicale dai colori vivissimi e, alla fine, al culmine della tragedia, tutto ciò che rimane è luce.

La musica accompagna magistralmente l’azione, simile, ma diversa dal resto della Saga, così come il film stesso.

I fan apprezzeranno i cameo presenti e i richiami alla trilogia originale, ma soprattutto quei pochi minuti dedicati a Darth Vader. Nella trilogia originale abbiamo sempre sentito dire che fosse terribile, in grado di terrorizzare anche il più ardito dei ribelli; bene, qui finalmente vediamo il perché di questa fama. Show, Don’t Tell, ed è esattamente quello che questo film fa. Rettifica inoltre alcune di quelle situazioni che, in Episodio IV, avevano lasciato perplessi gli spettatori leggermente più attenti, spiegandone la ragione.

Passando alle note negative, sicuramente va annoverata quella tutta italiana del doppiatore scelto per la voce di Darth Vader, del tutto inappropriato, che toglie gravità al personaggio e sfiora il limite del ridicolo. Il personaggio interpretato da Forest Whitaker, Saw Guerrera, sarebbe potuto essere fatto meglio: il suo atteggiamento ai limiti del bipolarismo dovrebbe essere il frutto di anni di guerra e di traumi, ma la facilità con cui passa da un estremo all’altro finisce per renderlo incostante e incoerente, rendendo difficile simpatizzare con lui. Il direttore Krennic, il “cattivo” del film, svolge bene il suo compitino da cattivo usa e getta, ma non regala niente di memorabile e viene oscurato ogni volta che si trova a dividere lo schermo con Tarkin o Vader. E, parlando di Tarkin, le fattezze di Peter Cushing sono state ricostruite in CGI, così come quella della giovane Carrie Fisher, ma non sempre l’illusione regge.

Dulcis in fundo, Rogue One è un film eccellente che i fan ameranno e che piacerà anche a chi è si avvicina per la prima volta agli eventi che sono accaduti tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…

~ Francesco Mirabella
Editing by CriCra

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Una replica a “CinemaMania: “Rogue One” – Lo Star Wars che stavamo aspettando”

  1. CBis ha detto:

    Mi fa venire voglia di correre al cinema!!!

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