Al cuore delle cose di Ilenia Marin

Ilenia Marin;

Ilenia Marin è nata a Valdobbiadene (Tv) nel 1974. Dal 2003 è dottore di ricerca in Italianistica. I suoi interessi riguardano principalmente la memorialistica e la letteratura di viaggio. E’ curatrice dei diari di Biagio Marin (La pace lontana, Gorizia, LEG, 2005), fa parte del comitato editoriale di “Studi Mariniani” e del volume Cervelli in gabbia. Disavventure e peripezie dei ricercatori in Italia edito da Avverbi nel 2005.

 

Titolo: Al cuore delle cose
Autore: Ilenia Marin
Serie: #
Edito da: Zerounoundici Edizioni
Prezzo: 11.00 euro
Genere: Romanzo sentimentale
Pagine: 78 pg.
Voto:

 

Trama:

“Al cuore delle cose” racconta i movimenti dell’anima di tre donne unite da un luogo, da una stagione e dall’urgenza emotiva di dare un senso al proprio percorso personale. Rimanere, tornare e partire (movimenti fisici che accompagnano il corpo nei luoghi del mondo) diventano l’occasione per intraprendere un viaggio interiore che porterà le tre protagoniste a scavare dentro la vita, alla ricerca ognuna della propria strada. Asolo, antico borgo medievale trevigiano illuminato dai prodromi colorati dell’autunno, allarga i suoi confini fisici fino a diventare un meta-luogo, il luogo che comprende tutte le strade e i percorsi possibili da seguire per raggiungere la verità personale.

Recensione;

“Al cuore delle cose” è un libro breve che racconta la storia di tre donne. Ho deciso di dare una valutazione ad ogni storia poiché le ho trovate molto diverse tra loro e non tutte mi sono rimaste impresse nella stessa maniera. I capitoli sono così suddivisi:

-Eleonora

-Rimanere

-Maria

-Tornare

-Caterina

-Partire

Dal titolo dei capitoli si può notare che sono presenti i nomi delle tre protagoniste e il verbo che caratterizza le loro storie. Quindi Eleonora- Ripartire, Maria-Tornare ed , infine, Caterina-Partire. Troverete voi la chiave di lettura leggendo poiché spiegare ogni associazione vorrebbe dire raccontarvi per intero ogni storia. Nota di merito all’autrice per questa suddivisione: personalmente la trovo un’idea originale che dà chiarezza e che dà un’unione ai tre racconti che sono concatenati tra di loro.

Eleonora – Rimanere

Due stelle a questo racconto perché non mi sono piaciuti i protagonisti . Eleonora  incontra Tadzio e  grazie a lui conosce ed impara ad amare anche la poesia, che per lei è un mezzo per far fuoriuscire i sentimenti e le emozioni del proprio intimo. Troviamo nella storia moltissimi stralci di poesie e anche questo non aiuta non amando io moltissimo questo genere. Parliamo di Tadzio: di per sè il nome di questo personaggio mi fa arricciare il naso essendo, personalmente parlando,  un nome che mi ricorda tanto i poeta latini dandomi, così, l’idea di vecchio al solo leggerlo.

Mi dà l’impressione di una storia d’amore passata, non reale, troppo poetica per  essere ambientata ai giorni nostri. Non che l’amore non possa essere poetico ma qui ho trovato veramente cose stonate, non so dire di preciso cosa. Un po’ la velocità di questo amore, di questa scintilla, che io non ho assolutamente colto,  poi il linguaggio di Eleonora, il suo modo di pensare troppo antico. Infatti la sua amica Giulia la descrive proprio così: viscerale, intimista e introspettiva.

Maria – Tornare

Anche Maria fin dalle prime righe appare riflessiva, ma,  a differenza di Eleonora, mi piace. Si sente sola anche se apparentemente ha tutto ciò che desidera ma, forse, non sa neppure lei ciò che desidera. Ricordi che si mescolano con il dolore. E’ molto toccante quando parla, in balia della propria memoria, di una zia colpita dal cancro;

“La sua coscienza non esisteva, aveva lasciato il posto a una specie di dormiveglia dal quale ogni tanto riusciva a evadere per tentare di riconoscermi e per scusarsi. Quale prova deve essere la malattia per l’orgoglio di una persona.”

Queste parole mi hanno colpita molto poiché mi fanno ricordare una persona a me molto cara che ha sofferto alla stessa maniera facendomi ricordare i sentimenti che si provano davanti alla sofferenza delle persone amate;

“Non riconoscevo più, in quel corpo-contenitore, la personalità dirompente di mia zia, la perenne allegria, la risata argentina, le sue mani sempre impegnate in mille lavori di cucina e di ricamo. Durante quella notte quelle stesse mani si industriavano ad aprire un frigorifero e a lavare foglie di insalata inesistenti nella realtà ma presenti nei ricordi e nel dormiveglia morfinico. I miei occhi guardavano stupefatti la scena e la mia bocca chiusa si chiedeva il motivo di tanto male: perché proprio a lei, e a noi con lei.”

Forse è per questo che è il racconto che ho amato di più, perché ha toccato le corde del mio animo.

Caterina – Partire

Anche Caterina è sola e piena di dubbi, incertezze, domande e paure. Deve prendere una grande decisione: accettare o meno il bambino che porta nel grembo e prendere le dovute conseguenze. Si perde nei ricordi della propria infanzia e grazie a questi riuscirà a capire la strada e la scelta migliore per sé e per suo figlio, cavandosela da sola senza un uomo vicino, l’uomo che lei amava o, almeno, credeva di amare.

Il suo personaggio mi ha lasciato un po’ indifferente per questo 3 stelline, non l’ho trovata antipatica ma nemmeno un personaggio con una personalità così interessante, forse perchè l’autrice non ha approfondito abbastanza la sua figura.

Caterina inizia a ricordare la sua infanzia e la sua famiglia allargata ma non troviamo molto di lei, questo perdersi nei ricordi mi è parso più un modo per parlare del suo nucleo familiare, di come quella “piccola tribù” allargata di un tempo con genitori,nonni e bisnonni sia più stabile, ricca di relazioni, di affetto, portatrice di valori e tradizioni paesane. Cosa che la famiglia odierna difficilmente fa, presa dalla frenesia della vita quotidiana.

 

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