Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri

Alice nel paese della vaporità

di Francesco Dimitri

francesco dimitriFrancesco Dimitri è nato in Italia nel 1981 e vive a Londra. Scrive, collabora con riviste, agenzie di comunicazione e blog, gioca di ruolo e va in giro per boschi. Ha finito di scrivere Alice in una casa vittoriana, mentre si dedicava a esperimenti strani. 

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Sito dedicato al romanzo: http://www.alice.salani.it/

 

Titolo: Alice nel paese della vaporità (isbn:9788862562423)
Autore: Francesco Dimitri
Serie: #
Edito da: Salani
Prezzo: 16,80€
Genere: Young/Adult  Fantasy, Steampunk
Pagine: 280 p.
1Astelle


Trama: Ben è un giovane londinese che soffre di allucinazioni. Par lavoro legge manoscritti. Una notte gli arriva un libro che si chiama Alice nel Paese della Vaporità. Noi con lui seguiamo la storia di Alice, un’antropologa che vive in una Londra Vittoriana che non c’è mai stata. Alice viaggia nella Steamland, una terra invasa da un gas che provoca allucinazioni e mutazioni. Una terra in cui la realtà cambia a ogni istante, in cui ‘giusto’ e ‘sbagliato’ sono soltanto parole, e in cui le parole stesse di trasformano in odori e sensazioni. Quella di Alice parte come una ricerca, ma si trasforma subito in una lotta per la vita e per la morte. Alice dovrà sopravvivere in una terra oscura, in cui non c’è differenza tra orrore e meraviglia. Ben legge la sua storia. E qualcosa succede anche a lui.

 “Stanotte” chiese Alice, “cosa sta succedendo?”
“Tu stai ricordando” rispose Chesy.
“E la storia, finalmente, finisce”
.

Recensioneù

Questo libro avrebbe dovuto sdoganare completamente il genere steampunk in Italia, renderlo a tutti gli effetti un signor genere, unito anche alla piacevole trasposizione della famosa fiaba di Alice nel paese delle meraviglie. Non è stato così.

C’è un problema in cui incappano molti scrittori che si avvicinano allo steam, ed è il più grave di tutti: approcciare i fatti in maniera del tutto vaga e giustificarsi con un “tanto è fantasy”. No, non funziona per niente così.

Partiamo dal principio: ignorando le parti in cui è protagonista Ben (e la sua malattia), che prese da sole possono avere anche un senso, dirigiamo la nostra attenzione direttamente su Londra, dove vive Alice. A casa mia lo steampunk è ambientato in epoca vittoriana o giù di lì (perché poi prende il nome in altre declinazioni), quindi se dico Regina Vittoria (generazione più o generazione meno) sappiamo tutti quello di cui sto parlando, no? Ora, io vorrei capire la ragione per cui una si butta da una mongolfiera per poi indossare un trench (UN TRENCH!) e fumare sigarette. A Londra. Vittoriana.

A prescindere dall’emancipazione di Alice (e già qui ci sarebbe da dire), sarebbe più verosimile che la nostra avventuriera fumi sigari, la pipa, se proprio vuole essere grezza potrebbe masticare del tabacco e poi sputarlo.
Ma le sigarette. Incontriamo poi la Vaporità, questo misterioso gas simile al vapore, ma che vapore non è, su cui ci si può rimbalzare come sulle nuvole di panna nel cielo. L’idea in sé è buona, ma l’autore non la rende al meglio, per cui alla fine i protagonisti appaiono come una serie di omini in preda a trip da LSD. Ci si augura solo che l’effetto sia voluto.

Andiamo oltre, nella Steamland, dove Alice inizia il suo viaggio e incontra nuovi amici. A questo punto vorrei soffermarmi un attimo su quante dannate volte viene usato l’incipit “steam” attaccato alle altre parole per dare loro questa patina steampunk che l’autore tanto vorrebbe propinarci, ma non riesce. Non basta scrivere “steam” perché tutto lo diventi. Gli steamcomputer possono diventare “sistemi di computazione a vapore”, così come gli steamgusci erano facilmente declinabili in qualche altra forma espressiva. Dicevamo, la Steamland: questo luogo dove tutti sembrano strafatti ha il suo perché, le prove che deve superare Alice anch’esse seguono un filo logico (la sua crescita come guerriera e come persona), ma francamente dei vampiri che tagliano la gente coi bisturi, i monaci in bicicletta e del guerriero in mutande d’orso se ne poteva davvero fare a meno. Il basilisco che non pietrifica la padrona è il colpo di grazia, sarebbe stato intelligente farle usare degli appositi occhiali per non vedere lo sguardo della serpe, non dire “non la pietrifica punto e basta”.

Inoltre Chesy, lo Stregatto (unico e vero personaggio valevole del libro), non interviene mai per niente e per nessuno… e poi lo vediamo zampettare allegro a chiamare aiuto per salvare Alice. Non ha molto senso. Le battaglie che poi si concludono con il povero Zap che esplode (e sopravvive, facendoci chiedere come) sono il fondo del barile, mai Deus Ex Machina fu più palese. Quando Alice raggiunge lo scienziato, verso la fine del libro, abbiamo una confusionaria spiegazione di “Carne, Incanto, Sogno” ovvero i tre principi che tecnicamente dovrebbero reggere la realtà. Non avendo la sottoscritta letto “Pan”, non posso porre cenno su quando scritto sullo stesso argomento in precedenza da Dimitri, ma limitandomi ad Alice, la verità è che non si capisce niente. Finale personalmente scialbo, ma reso più godibile dalla presenza di Chesy.

Conclusioni finali: si fa leggere, in un paio d’ore lo si può tranquillamente finire, ma lascia l’amaro in bocca. Dimitri è un ottimo narratore, ma appunto racconta le scene e non le descrive, facendo perdere molti punti al proprio romanzo, quando invece aveva fra le mani un’ottima possibilità di diventare un punto di riferimento per il genere.

La valutazione pertanto è estremamente negativa.

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9 risposte a “Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri”

  1. Nasreen ha detto:

    Ehm… Non sei la prima che leggo che recensisce molto negativamente questo libro…. Altri lo osannano. Ma leggendo i tuoi appunti è un bene che io non l'abbia letto. Non sopporto chi "giutifica" tutto con " E' tantasy". Un corno… Il fantasy è un genere non un "open space" dove puoi mettere tutte le idee ridicole che ti passano per la testa e sperare dis fondare…

    Sigarette… trench… Lo Steampunk è Vittoriano, è storicamente ambientato (più o meno) in epoca inglese e vittoriano… Con tentacoli e teconologia aggiunta^^ Non avrebbe senso chiamare un genere "streampunk" se poi non si rispettano i pochi segni distintivi di tal genere, no?

    • Queenseptienna ha detto:

      E pensa che quando l'ho postato nel blog del WD, uno dei "capi" di Fantasy Magazine ha sottinteso che io sono un'ignorante e un critico improvvisato perché l'ho letto "in sole due ore", ergo non ho capito un cazzo perché ci ho messo troppo poco °_°

      Ti assicuro che se lo leggi potrai analizzare tu stessa queste mancanze, anzi, scommetto che ne trovi il triplo XD

  2. Sara4x4 ha detto:

    Ho letto anch'io questo libro ed è stata una delusione colossale! Condivido in pieno quanto è stato scritto!

  3. Serena Pioli ha detto:

    Sono d'accordo…. anzi beata te che l'hai finito così presto. Io l'ho mollato a metà, di una noia colossale, e insulso. Mi è parso come una vetrina per dire "steam è figo!!". Solo questo.

  4. Nihal ha detto:

    scusate non voglio criticare il lavoro di nessuno ma a me sembra una lettura molto superficiale. Non so dirvi se è genere steampunk o no ( non sono un'esperta) ma è certo che il romanzo sia ambientato nel futuro e non nell'epoca vittoriana. Ma non è questo il punto, al di là dell'ambientazione e del genere credo che il messaggio che voglia dare Dimitri sia chiaro: Londra è una città ricca e avanzata ma circondata da alte mura che non fanno vedere cosa c'è oltre, nella steamland, e la gente sa degli abitanti della steamland solo ciò che gli dicono; in pratica non è altro che un qualunque paese occidentale le nostre mura sono i media che ci fanno credere che la realtà sia quella che ci raccontano loro, al di là della verità vera. Alice non accetta tutto questo e decide che, da studiosa, vuole sapere che cosa c'è oltre quel muro. Arrivata nella Steamland Alice, con l'arroganza tipica degli studiosi e degli abitanti di civiltà superiori, non riesce in nessun modo a cogliere la vera essenza di quel popolo perché vede tutto coi suoi occhi da Londinese e non si immedesima in quegli strani individui. Quando alla fine è costretta a farlo Dimitri ci da un' altra lezione: c'è sempre stato un confine tra realtà e sogno ma siamo sicuri che sia così netto? in fondo ciò che sogniamo, che viviamo nella nostra fantasia, non ci lascia un senso reale di felicità o di dolore o di qualunque altra cosa? In pratica Dimitri vuole farci rompre gli schemi, andare oltre le convenzioni e le bandierine che ci hanno inculcato fin da piccoli e l'esempio di tutto questo è proprio Chesy a cui ha dato delle regole precise ma che le deve infrangere perchè quando c'è in ballo tutto, anche chi si astiene sempre deve decidere.

    questo è quello che ci ho visto io, poi magari sono una pazza visionaria ma a me Francesco Dimitri piace molto come autore

    • Queenseptienna ha detto:

      Innanzi tutto permettimi di farti notare che hai fatto un grave errore, quello di quelli di Fantasy Magazine, per intenderci, ovvero quello di giudicare frettolosa la mia lettura. Il fatto che io l'abbia letto in due ore non significa che non gli abbia dato la giusta attenzione, visto che poi l'ho riletto, ma questo non l'ho detto, per cui sono erfettamente conscia di ciò che ho letto. Come il fatto che sia EVIDENTE che la storia sia ambientata in epoca vittoriana (vittoriano non è sinonimo di steampunk. Lo stesso Ben all'inizio del libro dice che avrebbe volentieri passato il romanzo alla sua amica che si occupa di romanzi storici vittoriani. Come la devo interpretare la cosa? Secondo un calcolo astrale?), così come è evidente che gente che non sa usare computer in un futuro prossimo non ha senso in una storia del genere?

      Tu dici che non ti intendi di steampunk. Beh, io sì, dato che ne scrivo e passo la vita a documentarmi su di esso e credo di essere una delle poche persone in Italia a poterne parlare con cognizione di causa (non per mancanza di rispetto, ma siamo poca gente a scrivere di questo genere e li conosco tutti).

      Ergo, la mia opinione non è discutibile. Se io ho trovato uno spreco di tempo la lettura di questo testo e rivoglio indietro i miei soldi, a te non deve minimamente tangere. A te è piaciuto? Mi fa piacere, ci sono persone che dopo aver letto la mia recensione hanno constatato i buchi narrativi da me evidenziati, che prima non avevano notato proprio perché non sapevano nulla di steam esattamente come hai ammesso tu stessa.

      Questa è una recensione negativa ed è la MIA opinione, io non scrivo qualcosa in base all'opinione altrui. Per me è un libro banale e tale rimarrà fino alla notte dei tempi.

      • Nihal ha detto:

        non ti alterare il mio non era un attacco nei tuoi confronti, questo è un blog dove si discute di libri e io ho fatto semplicemente questo. Il superficiale non era riferito alle ore in cui hai letto il libro ma solo al fatto che hai parlato del genere dell'ambientazione e non del significato del libro in generale. Dico che è ambientato nel futuro perchè a un certo punto Alice cade in fosso e trova il signore degli Anelli, Pan e non ricordo quale altro libro, il fosso era una casa in rovina da anni e visto che Tolkien ( che loro considerano una leggenda) vive agli inizi del novecento e Pan è stato pubblicato invece qualche anno fa, mi fa capire che il periodo storico è un futuro lontano da noi. Poi non è che io non rispetti te e la tua esperienza in fatto di steampunk, anzi mi inchino alle tue conoscenze, ma penso sia giusto sentire un' altra opinione se poi non è questo lo scopo del blog ditelo che la prossima volta mi faccio i fatti miei .

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