All’Ombra dell’Impero. Il segreto del Mandylion di Alberto Custerlina [All’ombra dell’impero #1]

All’Ombra dell’Impero

di Alberto Custerlina

autrice

Alberto Custerlina, triestino, è scrittore, formatore professionista e consulente tecnico. Ha esordito nel 2008 con il romanzo noir-pulp intitolato Balkan bang! (ed. PerdisaPop) per il quale è stato indicato come “miglior esordiente” dalla giuria del Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2009, di cui è stato finalista assieme a Donato Carrisi e Gianfranco Nerozzi. A Gennaio 2010, Balkan bang! è stato ripubblicato da Mondadori nella collana Segretissimo. Nel 2009 è stato giurato per la sezione Racconti della settima edizione del premio Lama e Trama e una sua storia compare nella relativa antologia pubblicata nel 2010 da PerdisaPop. Custerlina ha pubblicato il suo secondo romanzo, una crime fiction intitolata Mano nera, nel 2010, per i tipi di B.C.Dalai editore, mentre nel 2011 ha pubblicato Cul-de-sac, per lo stesso editore.

Il sito dell’autore: www.custerlina.com

Serie “All’Ombra dell’Impero”:

  1. All’Ombra dell’Impero. Il Segreto del Mandylion
  2. La Carovana dei Prodigi
  3. Enigmi nell’Oscurità

 

 Titolo: All’Ombra dell’Impero
Autore:
Alberto Custerlina
Serie: //
Edito da: Baldini & Castoldi
Prezzo: 16,90 €
Genere: Narrativa
Pagine: 311 p.

Voto: http://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/2Astelle.png

 

  

Trama: ​Trieste, primavera del 1902. Il ricordo dei fatti di sangue seguiti al primo sciopero operaio dell’Impero asburgico è ancora vivo nella mente della cittadinanza. A pochi giorni dalla revoca dello stato d’assedio proclamato dal governo di Vienna, un sottufficiale dell’esercito viene trovato morto e sfigurato in un vicolo. Intanto, una preziosa reliquia cristiana, il Mandylion, viene rubata, perduta e infine ritrovata da Davorin, un ragazzino di dodici anni che in seguito a ciò pare acquisire strani poteri. Anton Adler, padrino di Davorin nonché commissario di Polizia, e il suo amico Artan Hagopian, trafficante di cineserie e legittimo custode della reliquia, si lanciano alla ricerca degli assassini del militare, intuendo il legame tra l’omicidio e il furto. I due diventano così i protagonisti di un’avventura che affonda le radici nel tempo di Gesù, nella Cina coloniale e nel cuore occulto dell’Europa. A complicare l’indagine, il maggiore Ettore Gortan, un ufficiale molto in vista che ha qualcosa da nascondere. Nel momento in cui tutte le tessere del rompicapo sembrano andare al loro posto, un uomo pericolosissimo riemerge dal passato. Tra oscure minacce celate nell’ombra, ingegnosi inganni e tensioni politiche che rischiano di far esplodere l’Impero asburgico, Adler, Hagopian e il giovane Davorin affronteranno le loro paure e vedranno le loro convinzioni vacillare, fino a un gran finale che rivelerà un nemico inaspettato e letale.

 

Recensioneùdi Francesca Rossi

Un romanzo da non perdere. Lo dico subito, perché All’Ombra dell’Impero mi ha appassionato e vi ho ritrovato dei motivi letterari a me molto cari. L’opera fa parte di una trilogia che comprende, oltre al suddetto titolo, anche La Carovana dei Prodigi ed Enigmi nell’Oscurità, che vedranno la luce in un futuro prossimo, in quanto le date di pubblicazione sono ancora da definire.

Avventura, mistero, esoterismo, storia, leggenda, soprannaturale e atmosfere da thriller si fondono in una narrazione mai piatta né banale, in cui personaggi e situazioni evolvono con il giusto ritmo incalzante, che tiene il lettore incollato alle pagine.

Leggendolo, non ho potuto fare a meno di pensare, ancora una volta, che gli autori italiani non abbiano proprio nulla da invidiare agli stranieri quando si tratta di creare storie emozionanti a metà tra realtà e fantasia, prove storiche documentate e antiche leggende, ragione e religione, umanità e divinità, ricerca di qualcosa (come il Mandylion del romanzo) che è, in parte, anche ricerca di se stessi e del senso dell’esistenza.

La Trieste di inizio Novecento, simbolo di un mondo ormai al tramonto, in bilico sul baratro di una guerra che sconvolgerà l’intero assetto geopolitico fa da sfondo al misterioso assassinio di Arturo Rojaz, al furto del Mandylion, il telo su cui sarebbe raffigurato il volto del Cristo e all’indagine successiva che unisce due personaggi indimenticabili e dal carattere antitetico, il razionale commissario Anton Adler e Artan Hagopian, eccentrico trafficante di antichi reperti e custode della preziosa reliquia.

Cos’è davvero il Mandylion e perché tutti lo vogliono anche a costo di rapire e uccidere? Chi ha assassinato il sottufficiale Arturo Rojaz e perché? Cosa contenevano le lettere che aveva con sé?
Ovviamente per saperlo dovete leggere il romanzo.

Entrerete in un mondo ricreato alla perfezione, in un passato non troppo lontano, affascinante, a tratti ambiguo e oscuro. Lo stile dell’autore è ricco di descrizioni che fanno vivere luoghi, personaggi e situazioni, li animano, senza mai appesantire la narrazione. A tal proposito consiglio la lettura di questo libro anche agli autori esordienti, perché è una grande lezione di tecnica di scrittura.

I dialoghi sono ben costruiti e vivaci ed è evidente una grande ricerca storica, base da non sottovalutare mai quando si crea e si sviluppa un romanzo di questo tipo (e non solo). Alberto Custerlina riesce, infatti, a rendere credibile ogni circostanza grazie alla conoscenza dei fatti, cioè delle radici storiche, sociali e religiose degli argomenti che affronta, senza fare sfoggio di cultura, evitando l’ampollosità, “mostrando” attraverso le azioni e l’intreccio.

Le atmosfere misteriose, avventurose e i personaggi ben caratterizzati, tutti molto intriganti e seducenti, ricordano quelli di Salgari e Verne mentre, per quanto riguarda le sfumature thriller e noir, sembra di leggere i gialli di Agatha Christie, precursori dei thriller moderni, in cui la risoluzione del “caso” è affidata al ragionamento, all’intuizione e alla ricerca di prove concrete.

C’è un’unica cosa su cui non mi trovo completamente d’accordo, un dettaglio su cui si può discutere, ma che non va a toccare il livello altissimo del romanzo; Richard Francis Burton viene definito “in odore di islamismo”.

In realtà, tenendo presente la biografia del personaggio storico e la differenza piuttosto netta in italiano tra i concetti di Islam e Islamismo, (quest’ultimo termine riguarda soprattutto la definizione politica dell’Islam), forse la sfumatura con cui questo termine caratterizza Sir Burton non è del tutto adeguata.

Al di là di questioni terminologiche, All’Ombra dell’Impero è un romanzo che prova una volta di più, qualora ce ne fosse bisogno, la grande capacità artistica degli scrittori italiani, dell’immaginazione che non si cura di stereotipi e mode, ma sa alimentarsi di cultura, di vera conoscenza da cui scaturisce una storia diversa, razionale e sensuale, che non dimenticherete facilmente.

 

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