Amabili Resti di Alice Sebold

Oggi pomeriggio voglio parlarvi di un libro che è stato recentemente trasportato sul grande schermo, ovvero Amabili Resti di Alice Sebold. Preciso che io NON ho anora visto il film al cinema perchè avevo tutte le intenzioni di leggermi in santa pace il libro, ci sono risucita, ora posso avviarmi al cinema. ^^

 

Alice Sebold;

Alice Sebold (Madison, 6 settembre 1963) è una scrittrice statunitense, impostasi al grande pubblico nel 2002 con Amabili resti, libro che per le vendite realizzate nelle prime settimane dall’uscita divenne il più grande successo editoriale di un’opera prima dall’epoca di Via col vento (pubblicato 56 anni prima).

Nata a Madison, capitale del Wisconsin, e cresciuta nei sobborghi di Philadelphia, nella cui università suo padre insegnava lingua e letteratura spagnola, Alice Sebold intraprese gli studi universitari a Syracuse (New York).

Lì, ancora vergine, subì un’aggressione con stupro, a seguito della quale lasciò i corsi per diversi mesi. Raccontando anni dopo tale esperienza, nel corso della quale l’aggressore urinò su di lei dopo avere compiuto lo stupro, Alice Sebold disse che la sua famiglia affrontò la cosa in modo inconsueto: quando suo padre la vide le chiese se volesse qualcosa da mangiare, e lei replicò «buona idea, visto che le uniche cose che ho avuto in bocca nelle ultime 24 ore sono state un cracker e un cazzo».

Al termine degli studi a Syracuse si iscrisse all’Università di Houston (Texas) per una specializzazione post-laurea in scrittura creativa e, successivamente, si stabilì a Manhattan; lì si mantenne con vari lavori, quali ad esempio cameriera, mentre tentava di avviare la sua carriera di scrittrice.

I suoi tentativi di raccontare in versi lo stupro subìto anni prima non la soddisfacevano, così come quelli di scrivere un romanzo sulla sua esperienza. Per circa due anni assunse saltuariamente eroina, senza diventare, a suo dire, tossicodipendente: parlando di tale periodo della sua vita di fronte ad alcuni studenti universitari nel 2001, Alice Sebold disse di «aver fatto un sacco di cose che non riesco a credere di aver fatto, e delle quali non vado particolarmente fiera».

Lasciata New York, l’aspirante scrittrice si trasferì in California meridionale, mantenendosi con lo stipendio di 386 dollari al mese come tuttofare in una comune artistica, alloggiando in una casupola nel bosco priva di energia elettrica, tanto da scrivere alla luce di una lampada a gas; nel 1995 intraprese studi supplementari all’Università della California di Irvine.

Fonte: Wikipedia

 

 

Titolo: Amabili Resti (isbn: 9788876415135)
Autore: Alice Sabold
Serie: //
Edito da: e/o
Prezzo: 18,00€ (14,40€u IBS.it)
Genere: Adult, Narrativa contemporanea
Pagine: 426 p.
Voto:

 

Trama: Susie, quattordicenne, è stata assassinata da un serial killer che abita a due passi da casa. È stata adescata, stuprata, fatta a pezzi e nascosta in cantina. Il racconto è affidato alla voce della stessa Susie, che dopo la morte narra la vicenda con lo spirito allegro e senza compromessi dell’adolescenza.

Citazione: Credo che la frase più tragica e bella del libro (una delle tante sinceramente) sia questa:

A quattordici anni mia sorella prese il largo da me per avventurarsi in un territorio nel quale io non ero mai stata. Tra le pareti del mio sesso c’erano orrore e sangue; tra le pareti del suo, finestre. (p.146)

 

Opinione Personale: Questo è un romanzo che mi ha colpita molto nel profondo, commuovendomi e facendomi sorridere tristemente più di una volta. E’ un romanzo, un piccolo gioiello di speranza, una goccia di illusione nella devastante tragedia di una perdina inaccettabile…

Principalmente è  un racconto, narrato dalle labbra di una ragazzina che fu e che mai più sarà, che riesce ad affrontare e a raccontare, con l’ingenuità tipica di quegli anni, una tematica brutale come lo stupro e l’omicidio di sè stessa.

Molti hanno contestato la leggerezza con la quale sembra raccontare i fatti questa Susie, accusando la scrittrice di aver snaturato quella che è una grandissima tragidia. Personalmente non ho trovato proprio nulla di snaturato nelle parole di questa scrittrice. Ho trovato una ragazzina che racconta la sua breve vita, la sua morte, il suo omicidio con la semplicità e la testardaggine di una qualsiasi adolesciente.  Susie racconta il proprio dolore, non le serve spiegare al mondo cosa ha perso, quello che ha sofferto e che soffrirà… Non ci dice nulla ma bensì ce lo mostra. Lei si sofferma ad osservare i propri cari, al dolore che devasta e distrugge la propria famiglia mentre lei, purtroppo, non puo’ far altro che osservare e star loro accanto, invisibile.

Vediamo come ogni amico e membro della famiglia affronta questa perdita a modo suo, come nessuno di loro riesce a dire “addio” alla piccola, come lei stessa continua a seguirli anno dopo anno, in silenzio ed a raccontare tutti i piccoli momenti che osserva e di cui è testimone invisibile. A modo loro tutti i membri della famiglia esorcizzano la loro perdita in modo diverso. C’è chi nega, chi si accanisce, chi si chiude in sè stesso… E così, noi lettori, ci troviamo a seguire questa famiglia negli anni per vedere quando e se riusciranno a superare questa perdita che li ha spezzati e portati ad allontanarsi uno dall’altro.

Susie, d’altra parte non puo’ far altro che andare avanti e appuntare con una punta di invidia ed amarezza ogni attimo nella sua mente, segnando e ricordando, evitando testardamente di lasciarli andare. Come ogni bambina (e presumo ogni adulto) continua a osservare i pensieri dei suoi cari, per vedere quante volte il suo ricordo passera nella loro mente. Continua ad osservare sua sorella minore crescere e diventare quello che lei non avrebbe potuto diventare mai più. Rendendosi conto di come, la sua morte, abbia irrimediabilmente modificato la vita di tutte le persone che le stavano accanto forgiandoli e modificandoli.

Continua a vegliare su suo padre che, testardamente, non vuole dirle addio, che non si arrende. Non riesce e non vuole andare avanti. Il corpo di sua figlia non sarà mai ritrovato e l’assassino, che lui aveva scoperto nonostante non avesse prove con tutto l’intuito che potrebbe portare un genitore vicino alla verità, è fuggito. Continua ad uccidere.

La storia è toccante, strazia l’anima e commuove. Eppure, nonostante non abbia chiaramente un lieto fine, possiamo ritrovarci una sorta di dolce illusione che la scrittrice vuole raccontarsi e raccontarci: il Cielo, la pace.

In realtà noi tutti vorremmo essere ricordati, amati e non lasciare mai le persone amate e questo, nel libro, accade. La scrittrice non enfatizza la perdita e la rabbia di questa povera bambina ma accarezza dolcemente il desiderio che c’è in ognuno di noi che questo Cielo, come lo chiama Susie, esista. Che ci sia la speranza di “esistere” in qualche modo Oltre.

Un libro che va assolutamente letto.


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