Amélie Nothomb “La nostalgie hereuse”

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Novità d’oltreoceano

 

Stavolta, più che di novità d’oltreoceano, parlerei al massimo d’oltralpe, considerato che Amélie Nothomb, da tempo immemore  tradotta da Voland, è una donna belga che abita a Parigi.

L’ultimo libro della scrittrice, i cui cappellini sono famosi quasi quanto lei, si svolge l’anno scorso (2012) durante il viaggio in Giappone che l’autrice compie sulle tracce della sua infanzia, potremmo dire. Per essere precisi, in occasione della traduzione di un suo libro, la casa editrice francese (Albin Michel) ne approfitta per girare un documentario mentre lei torna a trovare la sua vecchia tata e il suo vecchio fidanzato. Detta così la storia non è poi oltremodo interessante, lo ammetto, ma coloro che la leggono da tempo sanno che Amélie Nothomb dà solitamente il meglio quando i suoi romanzi si svolgono lungo una falsa riga autobiografica, quindi prima di questo libro ce ne sono stati altri tre che in qualche modo hanno avuto la funzione di premessa. Il primo è Metafisica dei tubi, in cui Amélie racconta della sua infanzia in Giappone al seguito del padre diplomatico; lei ed i suoi fratelli sono cresciuti in un paesino nelle vicinanze di Kobe, che si trova vicino a Kyoto, dall’autrice considerata la città più bella del mondo. Assieme ad i suoi fratelli (una sorella ed un fratello), ha frequentato l’asilo giapponese ed è stata cresciuta da una tata, da lei considerata una madre. In occasione di questo viaggio tornerà a trovarla dopo quasi 16 anni e la differenza sarà sostanziale, non tanto per i danni del tempo, quanto piuttosto perché riuscirà a dirle quanto le sia mancata e come, da quando aveva 5 anni ed è stata costretta a lasciarla, l’ha sempre considerata sua madre in pectore.

Oltre alla tata, Amélie tornerà a trovare anche Riri, il fidanzato “sedotto e abbandonato” di cui ha lungamente raccontato in uno dei suoi altri precedenti romanzi: Né di Eva né di Adamo. Riri è un giapponese che non sapeva di esserlo fino a quando la madre non lo ha iscritto ad un corso di civiltà giapponese a Londra, non ridete, è così, ed a quanto sembra gli è anche servito. Dopo averlo rivisto, l’autrice rifletterà nel libro sulle differenze nella lingua giapponese, che lei ancora parla ma non benissimo, tra la parola nostalgia, che in giapponese si dice Natsukashii, che in francese è appunto la Nostalgie hereuse del titolo, cioè una nostalgia felice, quella, e cito l’esempio del libro, di Proust e delle sue madeline.

Titolo: Nostalgie Hereuse
Autore: Amélie Nothomb
Casa Editrice: Albin Michel
Prezzo: 16.50 €
Pagine: 152 pag

Farò ora un breve excursus sui libri della Nothomb che sarebbe il caso di leggere prima di affrontare questo, che li riepiloga tutti:

Metafisica dei tubi racconta, come detto, dell’infanzia dell’autrice in Giappone, prima di doversi trasferire al seguito del padre diplomatico all’etá di 5 anni. Il titolo prende il nome dal fatto che, da bambina, Amélie era convinta che fosse composta soltanto da un tubo e il cui scopo fosse appunto confinato nella deglutizione, nel digerire ed infine espellere. Già da questo possiamo dedurre che non fosse proprio una bambina facile, specialmente perché anche da adulta non è che sia poi tanto diversa, infatti nell’ultimo libro racconta proprio come la fame la renda felice… La storia si dipana tra due governanti che tentano di ingraziarsi la famiglia, una con metodi leciti e l’altra no, nel mentre c’è una bambina di tre anni che inizia a capire, parole sue, che tutto quello che ami prima o poi lo devi lasciare oppure ti abbandona… Non è un libro particolarmente divertente, ma gli insight di Amélie bambina sono fulminanti.

Titolo: Metafisica dei tubi
Autore: Amélie Nothomb
Casa Editrice: Guanda
Prezzo: 7,50 €
Pagine: 121 pag

A seguire sarebbe il caso di leggere Stupori e tremori, che racconta come Amélie, una volta adulta e ventenne, decida di tornare in Giappone per lavorare in una multinazionale grazie al suo giapponese, ai tempi più fluente, e al fatto che, a causa del lavoro del padre, aveva imparato altre 5/6 lingue.

Storia paradossale, e tra l’altro ultima tradotta in Giappone prima di un embargo a spese dei libri dell’autrice che è durato fino all’anno scorso. A quanto pare, la descrizione della vita aziendale giapponese vista dall’interno non è stata considerata educata e rispettosa da parte dell’autrice. Resta comunque il fatto che a me è piaciuto molto ed è stato assolutamente educativo, meglio di un corso sugli usi e costumi giapponesi. La sua incapacità di “restare nei ranghi” e probabilmente anche quella di adeguarsi ed uniformarsi la porteranno a subire una serie di umiliazioni sempre più grandi da parte della sua diretta superiore, donna di particolare bellezza e probabilmente anche crudele, verso la quale però l’autrice prova una specie di odio/amore che si interromperà solo quando riuscirà ad abbandonare l’azienda, per tornare definitivamente a Parigi ed inaugurare la sua carriera di scrittrice di successo con Igiene dell’assassino, che comunque vi consiglio en passant.

Titolo: Stupori e tremori
Autore: Amélie Nothomb
Casa Editrice:  Voland
Prezzo: 11 €
Pagine: 120 pag

 

Veniamo ora a Né di Adamo né di Eva, che racconta dello stesso periodo del libro precedente, nel quale Amélie, oltre a fare l’impiegata in una multinazionale giapponese, era anche la fidanzata di Riri, giapponese sui generis che probabilmente l’ama ancora e che si è sposato, in seguito, una donna francese.

Riri e Amelie non hanno proprio un rapporto “normale”, qualsiasi cosa significhi, specialmente se letto attraverso lo sguardo chirurgico dell’autrice che lo disseziona come fosse una rana da esperimento. Quello che si coglie in modo sostanziale in questo libro, come anche negli altri, è l’amore della scrittrice per il Giappone, che lei considera sua patria d’adozione e che diventa un personaggio a sé stante in tutti i libri precedenti oltre che in questo, quasi che le storie fossero soltanto una scusa per poter parlare di questo affascinante Paese. La parte del libro che ricordo meglio è sicuramente quella che racconta dell’escursione dell’autrice sul monte Fuji, nel quale corre anche il rischio di morire di freddo perché non parte preparata, ma con la certezza che questo vulcano, che in qualche modo impersonifica il Paese, non le farà correre alcun rischio.

 

Titolo: Né di Eva né di Adamo
Autore: Amélie Nothomb
Casa Editrice: Voland
Prezzo: 13 €
Pagine: 160 pag

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