AnimeLab: Princess Principal

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Quando i manga arrivano allo schermo…
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Princess Principal

Anime

Titolo: Princess Principal
Studi d’animazione: Studio 3Hz, Actas
Regista: Masaki Tachibana
Genere: Azione, Spionaggio, Steampunk
Anno di trasmissione: 2017
Rete televisiva: AT-X, Tokyo MX, SUN, KBS
Autore Sceneggiatura: Ichirō Ōkouchi
Episodi: 12
Voto: 8,5/10

Trama

La storia è ambientata in un 19° secolo alternativo, in cui la scoperta di un materiale noto come Cavorite ha permesso ad Albione di costruire una flotta di aeronavi che l’hanno resa la prima potenza mondiale. Tuttavia, la rivoluzione di Londra cambia tutto e Albione si divide in due parti divise dal muro di Londra: a Est, il Regno e a Ovest il Commonwealth. Londra diventa il centro della guerra combattuta dalle spie…

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Recensione

di Francesco Mirabella

Prima di tutto, occorre dire che quest’anime crede nell’intelligenza dei suoi spettatori. I primi nove episodi non seguono un ordine cronologico (ma basta leggere il titolo per capirlo), è pieno di riferimenti (la cavorite stessa è un riferimento all’opera di H.G. Wells, I primi uomini sulla luna) e, soprattutto, tutto avviene sullo schermo: se nel corso di una puntata una delle spie dirà di aver fatto quello che ha fatto perché ha colto quel particolare dettaglio, tornando indietro alla scena di riferimento si vedrà che quel dettaglio era davvero presente. Se si dirà che un biglietto è passato di mano, quel biglietto sarà davvero passato di mano in quella scena. Era lì ed era accessibile… ma solo a uno spettatore attento ai particolari come lo sarebbe, appunto, una spia.

Princess Principal è un ottimo spy thriller, che combina gli aspetti glamour del genere con quelli più cupi. Da un lato abbiamo inseguimenti, scontri a fuoco e azione ben coreografata. Ma dall’altro abbiamo protagoniste che non hanno problema a uccidere e ad agire con estremo pregiudizio e le protagoniste, spie teenagers abituate a mentire e uccidere, non sono proprio emotivamente stabili.

Lo show inoltre piazza anche un paio di stoccate al genere Steampunk, notoriamente abbagliato dalla nostalgia e dal romanticismo e cieco ad altri aspetti dell’era Vittoriana, come il degrado delle parti povere della città e soprattutto le condizioni di lavoro, cose che però questo show non dimentica e si premura di sottolineare come, sotto la superficie dorata dell’epoca Vittoriana vi fosse comunque del marcio, senza cercare però di fare facili moralismi.

Se si dovesse guardare soltanto il design dei personaggi non si indovinerebbe mai di che tipo di anime si tratta. Lo stile non sembra essere adatto a un anime che vuole essere preso sul serio, ma funziona benissimo. La qualità dell’animazione è molto alta, i movimenti sono fluidi, i volti sono espressivi e gli sfondi sono perfetti. Si nota una grande cura dei dettagli  e degli ambienti e questo rende lo show molto piacevole da guardare.

I personaggi principali sono ben delineati. Ogni personaggio ha una sua personalità ben definita, le sue caratteristiche peculiari e le sue abilità uniche. Ci si ricorda subito chi è chi e chi fa cosa. Personaggi apparentemente semplici sono in realtà molto complessi e le classiche dinamiche di gruppo vengono qui affrontate con quel tocco di realtà che è lecito aspettarsi da uno spy thriller; a un certo punto Control, il coordinatore del gruppo, dirà al caposquadra che il mondo è diviso in nero e grigio. Lo dice per ricordare alla sua interlocutrice che non può fidarsi di nessuno. In altre parole, deve essere sempre pronta a liquidare le sua amiche.
Un’amicizia da spie, quella tra le protagoniste. Tanto da dire che, se fossero sincere tra loro, non potrebbero mai essere amiche. Ed è vero, perché si tratta appunto di spie e non è detto che tutte seguano gli stessi obiettivi.

Arrivato al nono episodio, confesso che mi sono trovato a tifare per il cattivo. Vederlo perdere volta dopo volta era diventato un po’ avvilente, e il personaggio non era stato abbastanza delineato perché si potesse davvero disprezzare o esultare delle sue sconfitte. Ma poi mi sono ricreduto. Non c’è un nemico nel mondo di queste spie. Tutti sono potenzialmente nemici. Chi le controlla non è meno subdolo e crudele di chi le ostacola, nessuno gioca pulito.

Princess Principal riesce nell’impresa di portare sul piano personale intrighi e complotti internazionali. Ci interessa perché ci interessa dei personaggi: capire se una spia è passata dall’altra parte non c’interessa perché ci importa del Regno o del Commonwealth ma per la relazione tra questa spia e le altre. La missione fa da sfondo al personaggio, ai suoi desideri, alle sue paure e motivazioni. Il fatto che i primi episodi seguano un ordine diverso da quello cronologico ci permette di capire subito come funziona la squadra e chi è chi, così da essere incuriositi e magari sorpresi quando, uno o due episodi dopo, assistiamo a una breve “origin story”. Non mancano i colpi di scena, né mancano momenti di tenerezza o momenti strappalacrime. Si tratta di uno show che copre davvero l’intero spettro emotivo e la fa senza mai forzare la mano, con naturalezza.

La colonna sonora è opera di Yuki Kajiura, già autrice delle colonne sonore di Puella Magi Madoka Magika e Sword Art Online, che integra nel suo stile rock-opera elementi Jazz e Swing. L’opening theme “The Other Side of Wall” eseguito da Void_Chords e Maru è un pezzo piacevole che rimane a ronzare in testa anche perché composto in perfetto inglese (forse non un caso visto che la serie è ambientata a Londra). Anche l’Ending theme “A Page of My story” cantato dalle doppiatrici del quintetto di protagoniste è scritto in perfetto inglese ed è sicuramente orecchiabile sebbene non memorabile.

La qualità generale dell’anime, come già anticipato, è ottima. Lo studio Actas, famoso per Girls und Panzer e il sequel di Jeeg Robot, non mi aveva colpito particolarmente in passato, e si nota l’influenza del giovane Studio 3Hz, in particolar modo del loro “Dimension W”. Una collaborazione vincente.

Unica potenziale nota negativa è il finale. Dico potenziale perché se questa stagione rimanesse la prima e unica, allora sarebbe assolutamente insoddisfacente. Se invece dovesse esserci una seconda stagione (i presupposti ci sono tutti, ma non si può mai dire per certo), allora sarebbe un buon finale di stagione. Sarebbe un vero peccato se un’opera di questa qualità rimanesse incompleta.

Princess Principal è un anime che va visto. Intrigante, intelligente ed emozionante, è uno dei lavori migliori di questo 2017.

 

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Ichiro Okouchi è lo sceneggiatore di Princess Principal, nato nella prefettura di Miyagi il 28 marzo del 1968. Ha lavorato ad Azumanga Daioh, Shigofumi e l’acclamatissimo Planetes ma deve la sua fama a Code Geass, opera di cui è il creatore originale.

 

 

Editing by Simog

 

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