Apprendere una lingua straniera. Una sfida da vincere

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Il Pensatoio

Perché gli italiani non amano lo studio
delle lingue straniere

Gli italiani non amano studiare le lingue straniere. Vero o falso? I numeri e le statistiche, purtroppo, ci dicono che è vero. Siamo agli ultimi posti per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue e perfino la lettura di un libro o la visione di un film in lingua straniera sono, nel nostro Paese, tutt’altro che abitudini consolidate. Nel 2006, il Censis svolse un’indagine per appurare l’effettiva conoscenza delle lingue da parte degli italiani. Circa il 66% degli intervistati sostenne di averne studiate più di una durante il periodo scolastico, ma ben il 50% ammise di avere solo una preparazione base, “scolastica”, cioè di non possedere una padronanza completa delle lingue apprese. E’ il sistema scolastico italiano a non “funzionare” a dovere quando si tratta dell’insegnamento linguistico, oppure il nostro popolo ha un’allergia incurabile alle lingue? La verità, come in molti casi, sta nel mezzo.

Non sempre, infatti, la scuola è in grado di preparare in maniera adeguata i ragazzi, magari per mancanza di risorse, benché ci siano ottimi insegnanti che utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione, senza risparmiarsi pur di portare a termine il loro compito di formazione scolastica e umana degli allievi. La colpa, però, non può essere data solo alla scuola. Un po’ di pigrizia nei confronti dell’apprendimento linguistico è imputabile anche agli italiani. L’apprendimento e l’utilizzo di una lingua straniera richiedono, semplificando il discorso, quattro fattori indispensabili: motivazione, forza di volontà, tempo ed esercizio. Ci sarebbe anche un quinto fattore, che io chiamo “leggerezza” ma ve ne parlerò in seguito. A questo punto mi sembra già di sentire le voci dei lettori che mi dicono: “Ne hai dimenticato uno, la predisposizione”. No, e vi spiego perché.

Il talento, la predisposizione, la qualità innata, o come vogliamo chiamarla, ha una certa importanza, inutile negarlo, ma non è il solo perno su cui poggia il percorso di chi si decide ad apprendere un nuovo idioma. “Non sono portato per le lingue” è una frase in grado di provocare notevoli danni, perché innesca un circolo vizioso in cui il cervello si convince di quella che è considerata una “verità assoluta” e non prova nemmeno a superare l’ostacolo. O può essere una tremenda scusa per i pigri. Insomma, ci leghiamo mani e piedi da soli. Certo, prima apprendiamo una lingua straniera nella nostra vita e meglio è ma, come spesso accade, esistono moltissime sfumature tra il bianco e il nero che spetta solo a noi saper cogliere.

Prima di iniziare lo studio di una nuova lingua, dobbiamo chiederci perché lo stiamo facendo e per quale motivo abbiamo scelto proprio quell’idioma e non un altro. La motivazione è la base su cui si reggerà la nuova “struttura” linguistica che stiamo per costruire. Se non ci sono fondamenta salde, la casa crolla.
Possiamo decidere di imparare per avere nuove opportunità di lavoro, per amore verso una persona o una cultura, l’importante è saper ritrovare quella passione che ci ha dato lo slancio iniziale ogni volta che saremo demotivati (e accadrà) e ci troveremo davanti muri che sembrano insormontabili (oh se accadrà).

La forza di volontà è strettamente connessa alla motivazione. E’ il carburante che ci fa andare avanti verso il nostro obiettivo, ma deve essere allenata giorno dopo giorno, un po’ alla volta e senza forzature. E’ quello “scatto” che ci fa decidere di guardare un film o leggere un libro in lingua originale anche se questo costerà fatica, soprattutto per gli studenti alle prime armi.

Il tempo, poi, è un elemento indispensabile. L’apprendimento di una lingua ha bisogno di pazienza, costanza, impegno e non possiamo pretendere di compiere grandi imprese in pochi giorni. Basta un passo alla volta, ma compiuto regolarmente. Possono capitare imprevisti ma, con la giusta motivazione, troveremo il modo di fare anche soltanto un semplice ripasso. L’esercizio non può mancare. In questa parola è racchiuso il cuore dell’argomento. Sapere e saper fare, infatti, sono due cose diverse; possiamo conoscere le regole grammaticali di una lingua ma, se non le applichiamo, rimarranno lettera morta nella nostra mente.

Non dobbiamo solo svolgere gli esercizi dei libri di grammatica, ma continuare l’apprendimento al di fuori delle ore scolastiche. Ascoltare una canzone, leggere, parlare in lingua straniera, viaggiare sono ulteriori sistemi per esercitarsi che rafforzano le nostre conoscenze e ci fanno sentire più sicuri. Bisogna essere curiosi, avere voglia di imparare e non fermarsi mai.

E qui entra in gioco il fattore “leggerezza”. E’ importante che lo studio diventi un gioco, anche quando è imposto. Non è facile, ma dovremmo cercare di essere lungimiranti, pensare ai vantaggi che l’apprendimento di una lingua può portare (anche da un punto di vista cognitivo).

La paura di sbagliare, di sembrare ridicoli, è solo una barriera che abbiamo creato noi e che ci rema contro. Occorre “buttarsi”, non è poi così grave fallire, anzi; è un modo per imparare, un nuovo esercizio. I madrelingua non si scandalizzeranno, al contrario. Saranno orgogliosi di sapere che qualcuno si impegna per conoscere la loro lingua.

Non solo: dobbiamo ricordare sempre che lingua e cultura di un popolo non sono due cose separate e non possono essere trattate come tali. Per questo la motivazione non va trascurata: non si imparano solo regole, ma anche abitudini, usi, credenze religiose. E’ l’unico modo serio per studiare davvero una lingua straniera.

Viviamo e camminiamo verso una realtà sempre più veloce, in cui le distanze sono quasi azzerate, in un mondo globalizzato nel quale si moltiplicano giorno dopo giorno gli scambi linguistici e culturali. Serviranno tanti sforzi e carattere, ma l’alternativa è l’isolamento. Vi assicuro che non è poi così vantaggioso.

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