Arma Infero. Il mastro di forgia di Fabio Carta

Arma Infero

Il mastro di forgia
di Fabio Carta

Titolo: Arma Infero. Il mastro di forgia
Autore: Fabio Carta
Edito da: Inspire Digital Publishing
Prezzo: 1,99 €
Genere: Fantascienza
Pagine: 693

anobii-icon Good-Reads-icon amazon-iconTrama: “E ora, fratelli, lasciate che vi narri di quei tempi, in cui le nuvole correvano rapide sopra gli aspri calanchi e di quando Lakon combatté per noi”. Su Muareb, un remoto pianeta anticamente colonizzato dall’uomo, langue una civiltà che piange sulle ceneri e le macerie di un devastante conflitto. Tra questi v’è Karan, vecchio e malato, che narra in prima persona della sua gioventù, della sua amicizia con colui che fu condottiero, martire e spietato boia in quella guerra apocalittica. Costui è Lakon. Emerso misteriosamente da un passato mitico e distorto, piomba dal cielo, alieno ed estraneo, sulle terre della Falange, il brutale popolo che lo accoglie e che lo forgia prima come schiavo, poi servo e tecnico di guerra, ossia “mastro di forgia”, e infine guerriero, cavaliere di zodion, gli arcani veicoli viventi delle milizie coloniali. Ed è subito guerra, giacché l’ascesa di Lakon è il prodromo proprio di quel grande conflitto i cui eventi lui è destinato a cavalcare, verso l’inevitabile distruzione che su tutto incombe.

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Recensioneùdi Morgane Le Faye

Da amante della fantascienza quale sono, appena trovato questo libro, mi sono subito lanciata nella lettura convinta di ritrovare almeno in parte quel gusto asimoviano che tanto ho amato nelle saghe del famoso scrittore.

In più il connubio tra fantasy e fantascienza lo rendeva ai miei occhi particolarmente invitante essendo io un’amante di entrambi i generi.

Leggendo l’antefatto però si notano già i primi punti critici. L’autore, infatti, nella sua biografia afferma di avere una passione per alcune opere di fantascienza e di ispirarsi ad esse. In particolare al ciclo fantascientifico Dune di Frank Herbert, che ho apprezzato molto e di cui negli anni Novanta uscì anche un adattamento cinematografico.

Orbene, proprio nella premessa, l’ispirazione sembra forse essere un po’ sfuggita di mano, dato che pare di leggere l’incipit di Dune con solo i nomi cambiati.

Superato il punto iniziale, si entra nel vivo della storia con l’anziano protagonista che comincia a raccontare il passato del pianeta Muareb, e anche qui i richiami a Dune sono evidenti, specialmente quando vengono citate alcune figure che di quel paese detengono il potere, come l’arconte, che nel ciclo di Dune era un personaggio molto ricorrente.

Dal secondo capitolo in poi la somiglianza con Dune scema e si entra nel vivo della storia, con Karan oramai anziano che racconta la sua giovinezza partendo da quando era solo un apprendista maniscalco alla sua trasformazione in cavaliere.

Tuttavia l’uso di termini pomposi e a volte troppo aulici rende la narrazione difficile e lenta, così come la pedissequa descrizione che l’autore fa di alcuni strumenti usati nella vita comune e bellica dagli abitanti del pianeta.

Un esempio di questa lentezza si nota nella descrizione degli zodion, le possenti cavalcature usate sia per uso bellico sia per uso civile, che poteva essere tranquillamente evitata senza nulla togliere al resto dell’opera. Anche perché occupano tutta la prima parte del romanzo, la parte in cui il lettore maggiormente dovrebbe essere invogliato a continuare nella lettura.

Ma vi è di più. La descrizione di tali macchine viene ripetuta all’incirca due volte giacché gli zodion da guerra sono diversi da quelli destinati all’uso civile.

A parer mio, se si vuole scrivere un romanzo lungo come Arma Infero, che si compone di ben 693 pagine e che non è autoconclusivo ma che pare lasciare spazio alla nascita di una saga, lo stile narrativo deve essere il più fluido e scorrevole possibile in modo da catturare il lettore come se fosse impossibile prendersi una pausa tra un capitolo ed un altro.

Purtroppo qui la necessità di prendersi una pausa tra un capitolo e un altro si sente, e molto.

Passati questi primi momenti iniziali la lettura va avanti, ma io avevo l’impressione di leggere un qualcosa di poco innovativo e di riscaldato. Magari altri lettori troveranno le parti da me criticate enormi innovazioni nell’ambito della fantascienza, ma io sentivo la mancanza del ciclo di Asimov a ogni pagina…

VOTO:

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 Fabio Carta nasce a Roma nel 1975 dove si laurea in Scienze Politiche con indirizzo storico, sviluppando uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall’evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture. A questi interessi particolari unisce l’inevitabile passione per la cultura fantastica e avventurosa, prettamente cinematografica e televisiva, comune a quasi tutti i quarantenni della sua generazione che questa cultura l’hanno vista nascere, un fenomeno che solo i successi di Guerre Stellari e Star Trek possono esemplarmente rappresentare (non dimenticando, ovviamente, l’importanza non soltanto sentimentale dei numerosissimi cartoni animati giapponesi dell’infanzia, ossia i primi, leggendari anime “ante litteram”). Continua QUI

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