Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys

Avevano spento anche la luna

di Ruta Sepetys

Titolo: Avevano spento anche la luna
Autore: Ruta Sepetys || Traduttore: R. Scarabelli
Edito da: Garzanti
Genere: Narrativa, Storico
Pagine: 298 p. || Prezzo: 8,42€ book – 3,99€ ebook

Trama dell’editore: Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell’università, è sulla lista nera, insieme alle famiglie di molti altri scrittori, professori, dottori. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all’arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c’è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. E l’unico modo, se c’è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi.

Recensione

di Persefone

“Vi siete mai chiesti quanto vale una vita umana? Quella mattina la vita di mio fratello valeva un orologio da taschino.”

Avevano spento anche la luna è il secondo romanzo della Sepetys che ho il piacere di leggere. Anche questa volta la scrittrice ha dato vita ad un racconto straziante e toccante, in grado di dare voce ad una storia dimenticata.

Dopo averlo concluso, mi sono ritrovata in lacrime a causa della potenza delle emozioni che il romanzo mi ha trasmesso; e a fare ricerche sulla Lituania e sulle deportazioni operate da Stalin. Ero incredula di fronte alle poche informazioni diffuse riguardo questo evento tragico, che ha visto la deportazione di più di 30 mila tra lettoni, lituani, estoni e finlandesi nei Gulag.

La scrittura semplice e lineare ha il solo scopo di narrare nel modo più diretto possibile l’insensatezza della cattiveria umana, il dolore e la morte. Avevano spento anche la luna è un romanzo sulla disperazione, sulla morte e sofferenza che milioni di persone hanno dovuto affrontare, senza poter raccontare ai posteri l’orrore subito. Infatti ciò che mi ha sconvolto maggiormente è stata l’impossibilità da parte dei sopravvissuti di testimoniare l’orrore vissuto, fino alla caduta dell’Unione Sovietica.

Nelle ultime righe del romanzo, la Sepetys è bravissima a trasmettere la paura dei sopravvissuti di nuove persecuzioni: tornati in Lituania essi trovarono le case occupate dai russi, le loro esistenze distrutte e l’incapacità di ricrearsi una nuova vita.

Nel romanzo sono presenti numerosi personaggi, ben caratterizzati e con storie diverse, ma che si intrecciano durante quell’interminabile viaggio su un vagone per il bestiame. I deportati erano esponenti del ceto medio-alto, erano istruiti e per questo rappresentavano un pericolo per il regime. La protagonista è Lina, una sedicenne con la passione per l’arte e il disegno. Il lettore è immerso nella storia attraverso il suo punto di vista, i suoi pensieri e i suoi disegni che cerca di inviare disperatamente al padre, deportato in una prigione siberiana.

Ho apprezzato che l’autrice facesse uso frequente di flashback riguardanti la vita precedente alla deportazione. Infatti questo sottolinea con maggiore forza il distacco tra un passato pieno di possibilità e l’orrore del presente.

L’impatto maggiore per me è stato leggere i comportamenti estremi dettati dalla disperazione: mangiare gli avanzi, vendere il proprio corpo per salvare un figlio, gettare dal treno una neonata. Toccanti sono state anche le scene in cui la famiglia di Lina e gli altri deportati non rinunciano alla loro umanità. La scena più commovente è stata la cena di Natale, nella quale ognuno condivideva quel poco che aveva e si nutriva di ricordi.

Il romanzo vuole essere una testimonianza, ma anche un inno alla speranza. Lina e Andrius, la nascita del loro amore tra la morte e la disperazione, rappresentano la forza di aggrapparsi alla vita e alla propria umanità. Nonostante la miseria e la fame, la madre di Lina sprona continuamente i suoi figli ad essere solidali ed aiutare con ogni mezzo i loro compagni. Infatti solo in questo modo nessuno potrà portar via la loro umanità e dignità.

Mi sembra di non avere abbastanza parole per poter descrivere un romanzo come questo. Avevano spento anche la luna invita a non dimenticare, a non girare la testa dall’altra parte. È una testimonianza che la gentilezza, la forza d’animo e la dignità vincono anche quando ti portano via tutto, anche la luna.

“Alla fine ho imparato che, anche nel profondo dell’inverno, dentro di me regnava un’invincibile estate.″

Voto:

Ruta Sepetys, Nata in Michigan da una famiglia di rifugiati lituani. Non ha mai dimenticato le sue origini e la storia della sua famiglia. Per questo è andata in Lituania, nel tentativo di recuperare la memoria paterna. Per scrivere Avevano spento anche la luna (Garzanti 2011) le ricerche sono state particolarmente impegnative. Ha visitato i campi di lavoro in Siberia, conoscendo molti sopravvissuti che, assieme al contributo di alcuni storici, l’hanno aiutata a descrivere i particolari più importanti di quel momento storico. Nel 2014 sempre per Garzanti esce Una stanza piena di sogni e nel 2016 Ci proteggerà la neve.

Editing by CriCra

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