Binario Magico – Sussidiario dei linguaggi di Aldo Denzi

Aldo Denzi

Aldo Denzi è un autore di testi didattici per la scuola primaria. Ha curato la serie Binario Magico di Fabbri RCS.

Titolo: Binario Magico (Classe 4ª e 5ª)
Autore: Aldo Denzi
Isbn: 9788845150128
Edito da: Fabbri Editori (Collana: Educazione Primaria)
Prezzo: 13,00 €
Genere: Ragazzi, Educazione, Lingua Italiana
Pagine: 168 p.
Voto:

Trama: Un vero sussidio che guida il bambino e aiuta l’insegnante: ricchezza, completezza e metodicità rendono il percorso flessibile, stimolante e molto graduale. Il volume di quarta introduce il bambino all’analisi approfondita del testo narrativo e descrittivo, attraverso brani tratti prevalentemente da libri per l’infanzia.

Presentazione: Un progetto che si snoda lungo i binari della scoperta, coniugando l’obiettivo di aiutare il bambino nella sua crescita culturale e personale con l’esigenza di supportare i docenti nella pianificazione del proprio lavoro. I volumi del corso propongono un percorso linguistico che, tappa dopo tappa, mette a fuoco le caratteristiche dei vari tipi di testo. L’apprendimento si sviluppa, si consolida e si verifica a partire da una lezione attiva. Un itinerario multiplo fornisce strategie metodologiche per perfezionare la lettura e acquisire tecniche operative come il riassunto e la parafrasi. Il quaderno di Scrittura viaggia in parallelo con le tappe dell’antologia, corredato da pagine dedicate all’Attenzione, all’Ascolto, all’Arte e immagine. Il percorso di Riflessione linguistica è graduale con numerosi esercizi di rinforzo.
Relazione di adozione: Per il prossimo anno scolastico propongo l’adozione del Sussidiario dei linguaggi «Nel mio mondo c’è…» in quanto l’esame attento dei testi e dei contenuti mi ha permesso di riconoscere nel percorso proposto le linee guida secondo le quali intendo impostare il lavoro in classe. In particolare, ho rilevato: – la varietà e la ricchezza dei brani antologici utilizzati all’interno dell’impianto metodologico, che affronta le diverse tipologie testuali in modo semplice, chiaro e completo. La varietà delle proposte operative insistono sia sulla comprensione del testo e la riflessione personale, sia sulla precisazione del lessico e delle strutture sintattiche, sia sul riconoscimento e sull’applicazione delle strutture testuali e delle strategie nella scrittura. La sezione «Linguaggi senza frontiere» integra e completa il panorama sull’espressività e le sue forme, esplorando in modo ragionato i diversi ambiti in cui testo e immagine concorrono alla comunicazione e fornendo una prima chiave di lettura del linguaggio visivo.

Recensione
di Akikorossella


Binario Magico
è una serie pubblicata da Fabbri Editori (gruppo RCS), composta di vari volumi dedicati alla scuola primaria. Ho scelto di recensire il Sussidiario dei Linguaggi, che è un testo estremamente interessante e utile, che tratta in modo semplice le principali tecniche narrative.

Quando, nei primi anni ’90, frequentavo le scuole elementari, non avevo la più pallida idea di cosa fossero le tecniche letterarie, e nessuno si sognava di insegnarmi a comporre un testo narrativo. La suora si limitava ad assegnarci un banale “temino” e a correggerlo senza spiegazioni: per imparare a sviluppare una storia ho dovuto aspettare le scuole medie e superiori. Quando invece ho aperto il libro di testo di mia figlia, sono rimasta allibita dalle competenze che avrebbe dovuto acquisire grazie ai testi moderni che la scuola elementare aveva adottato (è piccola, quindi c’è una sola sezione).

Mi sono resa conto che tutte le nozioni spiegate nei suoi libri di terza, quarta e quinta elementare sono spesso ignorate dagli scrittori esordienti che pubblicano nei tempi odierni, o che sperano di pubblicare inviando il testo alle case editrici e alle agenzie letterarie. Sempre  più spesso sono pubblicati libri contenenti una marea di errori ortografici, sintattici e narrativi. Alcuni esempi li troviamo nei vari siti di recensioni letterarie, compreso il nostro:

Elisa Rosso con Il Libro del Destino;

Jamila Bertero con Le Rune del Tempo;

Alessia Fiorentino con Sitael;

E. J. Allibis con Unika;

Paola Boni con Amon;

E. L. James con Cinquanta Sfumature di Grigio.

Questi sono solo degli esempi che, a mio parere, evidenziano come un libro ben fatto, adottato come testo delle scuole primarie, e studiato a fondo, possa fare la differenza per evitare che il livello culturale della letteratura italiana contemporanea si abbassi in maniera drastica e irreparabile. Esattamente come me, tutti questi autori non hanno avuto la possibilità di studiare e interiorizzare le tecniche narrative nemmeno in minima parte, nemmeno le più basilari: e chi si metterebbe poi a faticare su libri universitari che trattano questi argomenti, oltre agli studenti di Lettere? Il Binario Magico ha una funzione preventiva, perché, aiutando i bambini dagli otto ai dieci anni a conoscere e comprendere come creare un testo letterario, evita che tali bambini, una volta cresciuti, si trasformino in autori, giornalisti o insegnanti ignoranti. Dubito davvero che questi bimbi potranno poi essere bocciati agli esami scritti all’università, o peggio ancora a quelli di Dottorato o avvocatura, come i miei coetanei.
Con esempi, spiegazioni ed esercizi, questo testo guida gli scolari attraverso gli argomenti più importanti:

– differenziare i vari tipi di testo e adattare il linguaggio di conseguenza (fantasy, avventura, giallo, ecc…);

– riconoscere lo stile narrativo di un testo: descrittivo, riflessivo, informativo;

– imparare a bilanciare le parti descrittive con quelle dialogate;

– cambiare il punto di vista (POV) a seconda del personaggio e della scena;

– differenziare tra autore e narratore;

– variare il ritmo narrativo;

– costruire i personaggi e i loro pensieri.

Una riflessione ulteriore sul testo si trova nella relazione di un’insegnante attenta a questi temi, presente sul web e scaricabile gratuitamente.

Consiglio questo libro a tutti gli autori, soprattutto quelli che non hanno voglia di studiare in modo approfondito i testi classici di critica letteraria (molti dei quali in inglese). Qui si trovano le basi minime della scrittura, senza le quali non si dovrebbe nemmeno pensare di mettersi a scrivere un romanzo, e che tuttavia la maggioranza degli scrittori contemporanei ignora candidamente.

Alcuni autori sanno padroneggiare gli strumenti offerti da questo testo senza aver mai studiato nulla: ciò deriva dal fatto che li hanno assimilati da altre fonti, come i romanzi, i saggi, i film, le rappresentazioni teatrali o le storie ascoltate da bambini. Ma ciò avviene assai di rado, e non è una qualità diffusa tra gli esordienti.

Poiché, inoltre, il libro propone anche degli esercizi pratici di produzione e rielaborazione scritta, può essere molto utile per assimilarne i concetti senza annoiarsi, o per ripassare ciò che si era imparato molto tempo addietro.

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5 risposte a “Binario Magico – Sussidiario dei linguaggi di Aldo Denzi”

  1. Marco Mezzazappa ha detto:

    Questi giovani scrittori, che scrivono in buona fede ma non sapendo una cippa di scrittura, se ne escono con delle castronerie. Qui non ci sarebbe nulla di male, perché gli editor dovrebbero rivedere il testo, dare delle correzioni, fornire suggerimenti e aiuti allo scrittore..

    Questo in teoria. In pratica, purtroppo, credo che questi fanno solo finta di leggere; danno l'ok alla stampa, senza manco cambiare una virgola, e se stanno sulle sedie a girarsi i pollici attendendo letture "serie".

    I romanzi da lei citati, giustamente, hanno una pessima fama (tralasciando le recensioni "leccate" e i "fan" che sbucano come funghi, specie per Unika). Ma il fatto è che sono dei fantasy, e il fantasy in Italia è terribilmente sottvalutato o martellato a morte dai peggio stereotipi e cliché. Alcuni sono dei copia-incolla ("Gli eroi del crepuscolo" è la peggior caricatura de "Il signore degli anelli"), altre invece blasfeme castronerie tali da voler gettare il libro dalla finestra (come "Amon" e "Unika"). E l'unico motivo per cui non si fa questo è abbiamo tirato fuori il portafoglio per portarci a casa il libro in questione.

    Secondo i giovani scrittori e i presunti "editor", è lo stesso genere (il fantasy) a giustificare le peggio scene che vengono illustrate. Nossignore: è possibile che si crei un mondo immaginario, dove i troll indossano tutine aderenti rosse, i gatti sanno parlare e i draghi vegetariani.. se il libro viene scritto come favola per bambini (come "Nel paese dei mostri selvaggi") ben venga, buttiamo allegramente le righe che ci vengono in mente.

    Ma se quello che scrivi dovrebbe essere un romanzo, quindi letto da qualsiasi target dai bambini agli adulti, seppur fantasy bisogna fare degli sforzi per renderlo leggibile. Non dico che tutit i fantasy devono essere "F*CK YEAH" in stile George Maritn e Tolkien, ma sarebbe preferibile:

    *Evitare stereotipi/cliché

    *Evitare scopiazzature

    *Creare una ambientazione che, per quanto fantastica, deve rimanere coerente a se stessa. Un esempio: ne "Gli Eroi del Crepuscolo" la scrittrice mette come una delle tante razze i "demoni": a sua detta, sono creature generate dal male assoluto e sono malvagerrime. Il braccio destro del cattivo di turno è un deomne, ma fin dalle prime battute pare dubbioso e intimorito dalla malvagità dell'antagonista (?), e alla fine è questo stesso personaggio a fungere da Deus ex Machina: salva il protagonista ((?!) uccidendo il cattivo (?!!), salvando la principessa dalla sua dimensione spazio-dimensionale (???) e riesce ad uccidere L'INTERO esercito dei cattivi (WT*?)

    • Akikorossella ha detto:

      Infatti è per questo che ho scritto questo articolo… sono stanca di leggere dei libri che avrebbero del potenziale, ma che sono scritti talmente male da far impallidire qualsiasi editor. Il lettore non è un editor, quindi la questione non riguarda tanto il pubblico, che compra e legge la spazzatura che vede in vetrina, quanto i professionisti dell'editoria e i c.d. "lettori forti". Hanno già ampiamente discusso l'argomento sia i critici letterari che gli editori medio-piccoli, schiacciati dai grandi colossi che pubblicano orrori (a pagamento, oppure su segnalazione di un amico o di un impiegato del marketing).

      Dato che siamo in Italia, si trova facilmente una scorciatoia per pubblicare.

      • Marco Mezzazappa ha detto:

        Ci sono delle scorciatoie, certo:

        *l'autopubblicazione (in questo caso bisogna fare tutto da solo o, se si è fortunati, avere qualche mano)

        *casa editrice a pagamento (PAGHI per farti pubblicare… e basta: per sponporizzare i libri devi muoverti tu)

        Far impallidire gli editor? Ma, di grazia, sono appunto loro la causa!

        Non intendono aggiornarsi su questo genere, che è popolare come il giallo o l'horror.. lo etichettano "storie per bambini e adulti scemi", e purtroppo in Italia sono stati stampati autori italiani che hanno scritto cose che non stavano nè in cielo nè in terra.. e gli editor dov'erano? A giocare a bocce fra di loro?

        È come dire: scrivo un giallo bislacco dove il protagonista è un burbero investigatore privato alcolizzato, il colpevole è il maggiordomo, il morto è qualcuno ricco e famoso, alla fine il protagonista diventa anch'egli famoso per aver risolto il caso e forse si sposa pure.. quello che ho appena detto sono, appunti, stereotipi (archetipi di personaggi come "scemo del villaggio" o "la santa donna") e cliché (archetipi di scene, come "gli amici al bar" o "confessione d'amore sul punto di morte")

        • Akikorossella ha detto:

          Mi rifiuto di credere che un editor abbia davvero messo mano ai libri citati. A meno che non fosse uno studente del liceo sottopagato… ma non credo che case editrici così grandi assumano gente tanto impreparata. Semplicemente, i loro editor costano molto e sono utilizzati solo in determinati casi.

          Un caso interessante si può leggere qui:

          http://www.diariodipensieripersi.com/2012/12/rece

          http://rivistapop.wordpress.com/2012/06/06/marilu

          • Marco Mezzazappa ha detto:

            "Mi rifiuto di credere che un editor abbia davvero messo mano ai libri citati"

            A mio parere lo hanno fatto, solo per vedere la copertina (dato che era la bozza avranno visto solo il titolo) e hanno dato l'okay.

            Come ho detto: il fantasy è un genere terribilmente stereotipato e sottovalutato in Italia. Non so se hai visto in giro, delle cialtronerie di commenti e articoli sul genere fantastico. Secondo gli italiani:

            *Devono esserci spade magice

            *Il protagonista deve saper usare la magia (anceh se non ha ricevuto una istruzione adeguata)

            *devono esserci molte razze magiche (i boriosi nani, i graziosi elfi, gli orchi "spaca botilia e amaza familia!)

            *Deve esserci sempre un cattivo di turno. Sempre.

            *Deve esserci sempre una storia d'amore che deve andare a buon fine.

            *Devono esserci delle profezie: senza di quelle, nessuno osa alzare il didietro dalla sedia

            Le case editrici sono aziende, e le aziende campano con le vendite, e per vendere in questo caso pubblicano libri. Che vuoi che sia un fantasy, per loro; un genere come un altro, anzi un libro "per bambini o per adulti scemi" e questo è provato dal libro stesso. Non c'è uno straccio di editing (il romanzo della Rosso è un esempio lampante); dagli errrori di ortografia alle scene non-sense.

            D'altronde, quando si tratta di fantasy nostrani, le case editrici riescono poi a rovinare i fantasy stranieri. Prendi "Cronanche del Ghiaccio e del Fuoco":

            *Copertine che non solo fanno schifo alla cazzo di cane ma non c'entrano una cippalippa con la saga (perché ne "I regni dei lupi" ci sono i crociati?!)

            *Traduzione che vien voglia di cavarsi gli occhi (come si fa a tradurre "cervo" con "unicorno"? Oppure l'immancabile "L'hanno scorso gli uomini di Robert"…)

            *La gegnosa scelta di marketing: spezzettare i romanzi per avere più guadagni! Infatti un mio amico si legge la saga di Martin in inglese, e mi riferisce che ogni due romanzi son in realtà un romanzo (quindi "Il Trono di Spade+Il Grande Inverno", "Il Regno dei Lupi+La Regina dei Draghi", ecc)

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