BlogTour Special: 25 Novembre Giornata Mondiale contro la violenza sulle Donne

Una giornata particolare

“La donna viene considerata un oggetto, uno dei modi più abietti di considerare un essere umano. Viene tolta così ad essa ogni possibilità di azione. Per evitare questa completa sottomissione vi è solo la morte, che vede la donna opporsi ad una volontà che è diversa dalla sua. Possiamo vantarci di tutti i passi avanti fatti in campo economico e scientifico ma fino a che non ci sarà la parità assoluta, noi faremo solo passi falsi in avanti. Perché tale concezione ci riporta indietro nel Medioevo, e per passare da lì ai giorni nostri, beh ce ne vuole di strada.”

Andrea Camilleri – Novembre 2017

Nel 1999 le Nazioni Unite istituirono per il 25 Novembre di ogni anno a seguire, la Giornata mondiale contro la violenza femminile. Giorno scelto in onore delle tre sorelle Mirabal, uccise brutalmente il 25 Novembre in un agguanto mentre si recavano dai loro mariti. Chi erano Patricia Mercede, María Argentina Minerva e Bélgica Adela Mirabal-Reyes? Tre donne forti, tre dissidenti politiche che grazie alle loro azioni e alle loro idee cercarono di contrastare Rafael Leónidas Trujillo, dittatore della repubblica domenicana negli anni 30 fino al 61. Una data quindi, scelta con logica e sentimento. In Italia si è riconosciuta questa data “solo” nel 2005, è stata riconosciuta e celebrata dai Centri antiviolenza di tutto il paese, e da quel momento in poi anche grosse istituzioni come Amnesty International hanno riconosciuto la necessità di mettere sotto gli occhi di tutti, un problema che dovrebbe essere trattato sempre, ogni singolo giorno.

In Italia negli ultimi anni è stato coniato un termine ben preciso: femminicidio. I soliti negazionisti (i piagnoni) credono sia una parola sessista in sé; le loro accuse sono banali quanto ridicole. “Perché usare un termine apposito quando esiste l’Omicidio?”. Perché il femminicidio contiene implicitamente la causa, il motivo, il movente della morte della donna.

Mi hai lasciato? Ed io ti uccido.
Non accetti il mio corteggiamento? Ed io ti uccido.
Non mi vuoi anche se sono un nice guy? E io ti uccido.

È semplice. Non siamo di fronte a vittime di crimini di mafia o di delinquenza giornaliera, no, siamo di fronte a vittime di mentalità di possesso che non permettono alla donna di scegliere. E perché non può farlo? Perché ella è un essere inferiore, subalterno all’uomo che invece deve disporre della SUA donna come e quando vuole. Esagerazione? Beh, proviamo a parlare tramite numeri e fatti.

Secondo i dati del Ministero degli Interni, in riferimento all’anno 2016, le donne uccise sono state 149 di cui 3 su 4 vittime di familiare/ex partner; 59 donne sono state uccise dal partner, 17 da un ex partner e altre 33 da un parente. Mentre per gli uomini i numeri hanno una forte differenza, appena 40 uccisi in ambito familiare. I numeri parlano chiaro come parla chiaro anche la costante diminuzione del problema. Nel periodo 1992-2005 l’omicidio maschile familiare (maschicidio?) è sceso di un rapporto da 4 a 0,9 individui, un calo nettissimo. Mentre per le donne il rapporto è di 0,9, a 0,6. Un caduta di un misero 0.3. Questo indica che se per gli uomini i risultati sono visibili (in pratica si è scesi di 4 volte al di sotto del picco massimo) per le donne il calo è lento, quasi assente, considerando oltretutto il ‘nascosto’ che, ahimè, esiste in queste situazioni (abusi e soprusi familiari tendono ad essere coperti per una stima del 85%).

Sempre secondo i dati ufficiali Istat, in riferimento all’anno 2014, le donne che hanno subito violenza sessuale, più o meno grave, dalla molestia al vero e proprio stupro, sono poco meno di 7 milioni fra i 16 ed i 70 anni. Quasi 1 su 3. Lo stupro è stato vissuto da circa 4 milioni e mezzo, dove la maggioranza è stato commesso dai partner (63%), più in generale i rapporto sessuali forzati ed indesiderati sono stati compiuti dal 90% dei partner (cosa sono i rapporti sessuali indesiderati? Semplice! Mariti o compagni che pretendono un rapporto sessuale, che obbligano la donna tramite violenza psicologica e fisica ad adempiere ai vecchi doveri coniugali). La cosa più spaventosa è che il numero delle ragazze che ammette di aver avuto molestie sessuali è in aumento anche al di sotto del 16 anni e cresce anche nei casi di donne incinte, circa 1 su 4! E sempre il 7,5% delle donne di tutta Italia ha subito molestie e ricatti sessuali sul lavoro ma solamente 1 su 5 ha parlato dell’accaduto con i propri colleghi o col datore di lavoro. E solamente un misero 0,7% ha denunciato alla Polizia di Stato…

Per non parlare poi del problema a monte, la disparità di genere. Secondo il rapporto Global Gender Gap Index 2017 del World Economic Forum, l’Italia è all’82esimo posto su 144 Paesi analizzati. Meglio di noi anche Grecia, Belize e Madagascar. In Europa fanno peggio invece solo Cipro e Malta. I problemi sono da ricercare nell’occupazione, ma anche nell’istruzione, salute e rappresentanza politica. Solo lo scorso anno eravamo 50esimi, nel 2014 addirittura 41esimi. E adesso? Sprofodiamo in classifica. Islanda, Norvegia, Finlandia guidano la classifica.

A parità di lavoro, le donne guadagnano meno, hanno meno possibilità di entrare nel mondo del lavoro (signora lei vuole figli? Chi non se lo è sentito dire in un colloquio?), ed hanno comunque un reddito inferiore agli uomini. Abbiamo meno possibilità di continuare gli studi ed addirittura si evidenzia una minore spesa medica per le donne. Per non parlare del risultato pessimo se si parla di politica, un ambiente sbarrato che ci vede coinvolte solo perché costretti dalle famose quote rosa (e se non ci fossero, cosa succederebbe?). Considerati tutti i dati del World Economic Forum, è stimato che l’Italia impiegherà circa 100 anni per colmare il gap fra uomo e donna. Mica male eh? E quanto da me scritto e riportato, è solo una goccia in mezzo al mare. Il problema legato alla violenza sulle donne o alla violenza di genere, è un problema reale che esiste e tocca moltissime sfere. In Italia si sottovaluta questa emergenza, spesso la si considera un plus, come se parlare di parità fra i due sessi biologici, fosse una eresia, un chiedere troppo. Potrebbero esserci molti altri aspetti da toccare ed elaborare, ma per scelta (dato che noi non siamo nemmeno giornalisti, non ne abbiamo i titoli ma ci proviamo con tutto il cuore) abbiamo deciso di dare solo uno sguardo generale al problema, uno sguardo fatto di numeri e classifiche che dovrebbe spaventare.



Ora cari SognaLettori lasciamo la parole a due mie amiche che si sono lasciate intervistare per riportare la loro esperienza di vita e di lavoro. Iniziamo con Viviana (che preferisce restare anonima).
A lei la parola ora!

Spesso i negazionisti pensano che i centri antiviolenza siano luoghi infausti per donne che vogliono schiacciare l’uomo, puoi dirci come sono realmente? Sono aperti anche agli uomini? Vittime anche loro della violenza di altri uomini?
I centri antiviolenza sono innanzitutto posti in cui la donna riesce a ritrovare la propria forza. Quelli con cui sono in contatto io sono posti dove attraverso terapia psicologica e consulenze legali, si inquadra il percorso di ogni vittima. Tutto si basa sul concetto di autodeterminazione. La donna scopre la sua essenza e cerca di riappropriarsi della vita spezzata dal violento. Nelle realtà a me vicine si inizia con gruppi di terapia, di autocoscienza femminista. Poi ci sono varie attività dove la donna riscopre la sua forza come i corsi di bioenergetica. I centri sono anche per uomini. I maltrattanti che lo vogliono possono capire il perché agiscono e possono intraprendere cure per non picchiare più. È una parte importante del percorso per uomini e donne.

So che è un argomento delicato, ma vuoi parlarci della tua esperienza personale? Le testimonianze sono sempre importanti.
Sono stata vittima di tanti tipi di violenza. Psicologica, fisica e sessuale. La prima l’ho subita nel periodo dell’infanzia. Quando mi si faceva credere che ero una bimba imperfetta. Troppo aggressiva e troppo ribelle. Mi hanno insegnato che la donna deve essere dolce. E così a 11 anni presi il mio primo schiaffo da un maschietto. Facevamo una gara di geografia e io osai vincere. Si arrabbiò e mi diede uno schiaffo. Piansi ma la maestra disse: ‘è maschio dovevi farlo vincere’. Con questo ragazzo mi fidanzo a 15 anni. Ai tempi della canzone “Brutta” a Sanremo. Testo che mi fu da lui dedicato. Voleva dirmi che ero brutta ma che lui mi amava così. Mi stava svalutando ma per me era una conquista averlo come fidanzato. E così a 16 anni accettai un altro schiaffo da lui, davanti a mezza classe perché lo avevo battuto alle elezioni di rappresentante di istituto. Da allora picchiarmi divenne quotidiano. Anche davanti ai compagni. A 18 anni penso di dover dire basta a tutto questo. Avevo incontrato anche un altro ragazzo che mi faceva battere il cuore. Gli dico che dobbiamo lasciarci. Che due anni di botte sono troppi. Che sono stanca di dire a mamma che sono caduta quando ho qualche livido addosso. Lui finge di accettare ma poi insieme ad altri 3 amici di classe organizza il mio stupro di gruppo. Ero vergine e lui doveva marchiarmi. Doveva dire a tutto il mondo che ero sua. E ci è riuscito. Da allora la mia vita è cambiata. Il mio corpo è cambiato. E sono arrivate altre violenze. Se un uomo mi si avvicinava non riuscivo a respingerlo. Ho avuto molti rapporti sessuali non realmente voluti. Abusi sessuali anche sul lavoro. Intanto mi sono ammalata di binge eating (disturbo alimentare da alimentazione incontrollata). E ho subito anche la violenza di chi mi ha disprezzata fisicamente. Gli sguardi della famiglia che disapprovava e che non mi ha permesso di denunciare. Ancora oggi sono una potenziale vittima.

Hai un consiglio da dare ai nostri lettori? Uomini o donne che siano?
Denunciare, denunciare, denunciare. Parlarne anche dopo anni. La società forse non è pronta a capire ma parlarne alleggerisce il dolore. Almeno per me è stato così. Agli uomini consiglio di ascoltare le donne. Di non imporsi ma di riuscire ad accettare un no.

Ora passiamo la palla a Debora Attanasio, giornalista e scrittrice, autrice del besteseller Non dite a mamma che faccio la segretaria (Sperling & Kupfer 2013, noi ne abbiamo parlato qua).

Cara Debora, eccoci qui alle domande sulla questione. Da donna, giornalista, attivista del problema vorrei prima di tutto chiederti una tua opinione riguardo alla situazione in generale. Leggendo questi numeri, cosa ne pensi?
Questi dati li cito anche sempre nei miei articoli, ma basta vedere come ogni giorno vengono trattate le donne. Stiamo decidendo se dire ministro o ministra, l’abc del rispetto. Il problema è che in Italia vi è ancora troppa sottovalutazione del problema della violenza di genere ed è preoccupante. Sento amici dire che la violenza sulle donne è un problema minore perché ci sono altre emergenze, come la crisi economica. Io rispondo loro che la crisi economica in italia – e non lo dico io ma economisti mondiali – è collegata alla mancanza dei diritti paritari, che limitano il bacino da cui vengono pescati i talenti. Detto ciò, c’è da fare anche delle considerazioni sui film in cui si picchiano donne, che normalizzano la violenza sulle donne perché fanno tanto ridere la gente e diffondono il detto “una donna non si picchia nemmeno con un fiore, a meno che… “. A meno che non mi tradisca, non mi lasci, o che non mi porti la minestra fredda, perché ci sono anche donne che sono state uccise per questo. Mi dispiace che molte donne non si battano contro tutto questo, poiché non lo hanno mai subito e pensano che la violenza di genere sia qualcosa che riguarda balorde, tossiche e prostitute, mentre la realtà è molto più vicina alla serie TV Big Little Lies. Come tu sai bene, anche io sono stata vittima di violenza da un ex compagno e quando mi picchiava e gridavo nel condominio nessuno faceva nulla, chiamavo i carabinieri e mi dicevano che ero un’incosciente perché gli facevo rischiare un processo e gli rovinavo la vita. Una volta mi hanno detto pure che noi donne ogni tanto gli schiaffi li tiriamo via dalle mani! Per fortuna era oltre un decennio fa. Ora le forze dell’ordine sono un pochino più sensibili. 

Pensi che lo stato faccia abbastanza per la questione? Mentre come pensi si comporti il cittadino medio? Io sono pessimista francamente.

Lo stato ha sempre fatto veramente poco, un italiano su tre reputa che la violenza domestica si debba risolvere a casa, cucinando un buon pranzetto e facendo pace. Ridicolo. Quando viene varata una spending rewiev la prima cosa tagliata via sono i fondi per le case di accoglienza per le donne maltrattate, strutture fondamentali per salvare le potenziali vittime; tutti si chiedono ogni volta “perché non lo ha lasciato?”. Ok, e dove va? Molti dei casi di violenza vede protagoniste donne sposate, che il marito ha isolato da amici e parenti; donne rimaste sole a cui non è stato più permesso di lavorare, niente indipendenza economica e quindi questi sono gli unici luoghi dove possono rifugiarsi. A Milano esiste proprio la Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate; ovunque in Italia c’è il Telefono Rosa, diverse istituzioni da potenziare. In generale però, questo governo si comporta un po’ meglio degli altri. Intanto perché abbiamo la Presidente della Camera Laura Boldrini, che firmato il trattato di Istanbul, e ha capito che la violenza sulle donne pone le sue basi sulle piccole cose. Come il sessismo della lingua italiana. Il rifiuto di declinare al femminile mestieri e cariche istituzionali non ha niente a che fare con la cacofonia, in un paese dove si dice “apericena” e “promozionare” senza battere ciglio. È una tattica famosa per negare il riconoscimento dell’autorevolezza. Tempo fa c’era un hashtag divertente su Twitter, Less Ambitious Book (libri meno ambiziosi), in cui molti uomini per partecipare al gioco si limitavano a cambiare il titolo al femminile: ad esempio l’uomo che volle essere Re, diventava L’uomo che volle essere Regina. Sbagliando completamente il senso del gioco, ma dimostrando come molti uomini vedono ancora le donne.

Poi una cosa che mi aveva colpito di Renzi al tempo del suo insediamento è che si è rivolto a uomini e donne nel suo primo discorso in parlamento, i cittadini e le cittadine italiane. Un sistema attualmente usato da molti, l’altro giorno ero alla presentazione del libro di Maurizio Martina ed anche lui ha parlato in questo modo; poi magari ci sono ministre come la Boschi che purtroppo pretendono il termine Ministro. Forse si ritorna sempre al discorso che noi donne non sappiamo difenderci se il problema non ci tocca troppo da vicino.
Per quanto riguarda il cittadino medio, l’abbiamo visto col caso Asia Argento, uomini che percepiscono come un sopruso che una donna voglia difendersi;, spostando l’attenzione sull’inutile polemica “perché non hanno denunciato prima”. E che cambia? Ai processi di femminicidio ci sono uomini che si presentano con un atteggiamento innocente, esprimendosi come se uccidendo la moglie avessero esercitato un loro diritto. “Mia moglie se ne voleva andare ed io l’ho ammazzata. Beh?”. Questo è un problema culturale che va estirpato alla radice, insegnando ai bambini sin da piccoli che è tutto sbagliato. Ci vorrebbero commissioni molto severe, che operino un controllano su pubblicità, libri, giocattoli. Ci sono ancora aziende che sulla confezione delle padelline mettono solo le bimbe, come se un maschio non dovesse mai cucinare..

Un tuo pensiero sui Piagnoni.
A molti uomini piace un mondo dove le donne gli fanno da golf gratuitamente, ovvio. Donne che stanno a casa e gli danno l’esclusiva sessuale, quando loro magari vanno con le prostitute. Considera che il 47% degli uomini è stato almeno una volta nella vita con una prostituta mentre il 23% ci va regolarmente. Insomma le tentano tutte per far in modo che questo ordinamento prestabilito da secoli non crolli e quindi, la tattica è diventata quella dell’autocommiserazione vendicativa: “anche noi subiamo violenze, anche noi veniamo molestati, anche le donne sono violente”. Cercano di far passare l’eccezione come regola. Certo ci sono donne che vanno col prostituto, ma saranno lo 0.1%, per essere ottimisti. Poi certo la donna può essere violenta, ma una donna a mani nude non può uccidere un uomo, l’inverso sappiamo di si. E comunque quando una donna uccide il marito è sempre perché era stufa di subire i suoi abusi da anni. Non certo per gelosia.

Hai un consiglio da dare ai nostri lettori? Uomini o donne che siano?
Consiglio per i lettori? Consiglio per le lettrici. Ragazze quando incontrate qualche porco che vi sussurra oscenità nell’orecchio o ve la grida per strada, comportatevi da scaricatore di porto, gridategliene una ancora peggiore. In quel caso diventerete inappetibili. Dovete dire qualcosa di cosi orrendo da sconvolgerli, tipo “bella ci facciamo un giro?”, risposta: “magari, ma oggi ho la dissenteria a spruzzo”. Con me ha sempre funzionato, si ritraggono schifati. Chi se ne frega se non passi per contessina!

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