Cercando Alaska di John Green

Cercando Alaska

di John Green

 

Titolo: Cercando Alaska
Autore: John Green
Edito da: Rizzoli
Prezzo: 14,00 €
Genere: Romance
Pagine: 324

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TramaMiles Halter, sedici anni, colto e introverso, comincia a frequentare un’esclusiva prep school dell’Alabama. Qui lega subito con Chip, povero e brillantissimo, ammesso alla scuola grazie a una borsa di studio, e con Alaska Young, divertente, sexy, attraente, avventurosa studentessa di cui tutti sono innamorati. Insieme bevono, fumano, stanno svegli la notte e inventano scherzi brillanti e complicati. Ma Miles non ci mette molto a capire che Alaska è infelice, e quando lei muore schiantandosi in auto vuole sapere perché. È stato davvero un incidente? O Alaska ha cercato la morte?

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Recensioneùdi AuriCrem

Altro libro di John Green, uno di quelli che sulla panoramica letteraria del mitico Green mi è piaciuto meno ma pur sempre un capolavoro.

In questo contesto, il nostro beniamino dei giovani, ci racconta una storia dai tratti più tetri del solito, un quadro dalle pennellate ampie, contrastanti, tendenzialmente scure. Miles è un giovane particolarmente sveglio, peculiarità dei protagonisti come in tutti i libri di questo autore – collezionista di Ultime Parole Famose (pratica piuttosto originale in cui mi cimenterei volentieri anche io visto quante frasi assurde vengono pronunciate in punto di morte!) che si prepara a partire per il collegio. Questo ragazzo è un giovane dalle inclinazioni particolari, se così si possono definire, che subisce un radicale cambiamento passando dalla sua monotona vita a quella avventurosa di una scuola lontana da casa con nuovi amici, nuove conoscenze, nuove abitudini, nuovi impegni. Una vita tutta nuova dunque, la cui componente avventurosa sta nel viverla, semplicemente.

Il colpo di scena imprevedibile e doloroso, che fino all’ultimo ci farà sperare, catalizzerà la nostra attenzione, ma non è questo il fulcro del romanzo. Come sempre Green vuole porre la nostra attenzione sul camaleontico cambiamento della vita, delle situazioni, delle persone, sulla capacità di adattarsi senza fossilizzarsi in una routine che ci imprigiona. Miles va in collegio e conosce il Colonnello e Alaska, l’amico più strano che ci sia e la ragazza (si può dire? Tutti pronti?) più figa che esista. Questa figaggine non risiede in un mero fattore estetico, sul quale come sempre Green si sofferma ben poco, bensì risiede nel suo amore per i libri, la sua stanza ne è sommersa; la sua intelligenza, cultura, saggezza, scaltrezza, non saprei nemmeno bene come definirla, straripa oltre i margini delle pagine e io la amo, la amo nella sua stranezza, nella sua incostanza e incoerenza, sempre divisa fra questo suo animo di fuoco, vitale, passionale e i suoi ideali così malinconici (il che mi fa pensare fortemente a Baudelaire, con il suo vivere sregolato ma un animo in perenne equilibrio precario fra lo Spleen e l’Idéal). La amo con il suo disinteresse profondo verso tutto e verso niente, un vivere così gratuito e libero, senza freni.

Non è la vita o la morte , il labirinto. È il dolore. Fare del male, subire il male. Questo è il problema. Come si esce dal labirinto del dolore?

Miles avrà molto da apprendere da lei e la amerà per questo suo essere maestra, comportandosi da compagna di sventure. Il vero protagonista di questo libro non è Miles, non è il college, non è la depressione: è Alaska. Lei catalizza l’attenzione di tutti sia nel prima che nel dopo (e una volta letto capirete cosa intendo). Il paragone con Margo Roth Spiegelman, la sfuggente protagonista di CITTÀ DI CARTA, mi sorge naturale ed è per questo che ho apprezzato meno questo libro; il carattere di Alaska, i suoi pensieri, sono sempre come trattenuti da una rete invisibile costruita quasi appositamente da Green, e questa rete mi impedisce una visuale del tutto chiara, mi sgrana il panorama e la odio, mentre Margo è assurda, incomprensibile ma assurda appunto, ed ogni suo gesto è lì, alla mercé di chiunque, inspiegabile ma lì. Io amo un po’ Margo ma anche un po’ Alaska, ma Green non le ha rese al 100%, e mi sta comunque bene perché il lettore deve ragionare su ciò che legge, interpretare, interiorizzare, rielaborare un libro per farlo diventare un tassello della propria esperienza personale e Green ha fatto un ottimo lavoro con tutti i suoi libri in questo. Lui è l’uomo-tassello della mia adolescenza.

Amo i suoi personaggi, le sue ambientazioni. i nomi sono sempre così carichi di significato e di originalità, pieni di storia e di realismo (io sono una patita dei nomi!). Sembra una promozione per un prodotto da supermercato ma io amo John Green e sì, sto promuovendo tutta la sua bibliografia come sempre perché non ne posso fare a meno. Anche Miles e Alaska (e anche un po’ il Colonnello direi) mi sono entrati sotto pelle e ho vissuto con loro questa storia, questa vita, questa esperienza, questo tempo. E io amo vivere altre mille vite oltre la mia.

Immaginare il futuro sa di rimpianto. Passi la vita inchiodato nel labirinto, pensando al modo in cui un giorno ne uscirai, e a come sarà fantastico, e immagini che il futuro ti trascinerà pian piano fuori di lì, ma non succede. È solo usare il futuro per sfuggire al presente.

Voto

 

 

john greenJohn Green: Autore di fama internazionale, John Green è nato nel 1977. È cresciuto in Florida e in Alabama, dove ha frequentato una scuola non molto diversa da Culver Creek. Cercando Alaska, suo romanzo d’esordio, presto diventerà un film. Ha scrittoTeorema Catherine,Cittàdi carta e il bestseller Colpa delle stelle, da cui è stata tratta una versione cinematografica. Selezionato dalla rivista Time tra le cento persone più influenti nel mondo, ha dato vita con suo fratello Hank a Vlogbrothers (youtube.com/vlogbrothers), progetto di video online che ha riscosso grande successo.

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