Chi non muore di Gianluca Morozzi

GIANLUCA MOROZZI

Autore prolifico dallo stile ironico. Primo di tre fratelli, in seguito al diploma di liceo scientifico ha intrapreso gli studi di Giurisprudenza che, tuttavia, ha abbandonato.

Dopo gli esordi con la piccola casa editrice Fernandel, ha raggiunto il grande pubblico grazie al romanzo Blackout, un thriller “claustrofobico” interamente ambientato all’interno di un ascensore.
Oltre ai romanzi già pubblicati, ha all’attivo numerosi racconti, inseriti in diverse antologie.

È il chitarrista degli Street Legal, una tribute band che omaggia Bob Dylan. Ha suonato nel cd “Deviazioni”, tributo a Vasco Rossi pubblicato in allegato al Mucchio Extra, realizzando con Andrea Parodi e la Mama Bluegrass Band il brano “Brava”.

Tra i suoi romanzi ricordiamo: “Despero”, “Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte”, “Accecati dalla luce”, la raccolta di racconti “Luglio, agosto, settembre nero”, “L’abisso”, “Le avventure di zio Savoldi”, “Spargere sale” tutti usciti da Fernandel.

Presso Guanda ha pubblicato i romanzi “Blackout”, “L’era del porco”, “L’Emilia o la dura legge della musica”, “Colui che gli dei vogliono distruggere”, “Cicatrici”.
Per Castelvecchi ha pubblicato “Il rosso e il blu”, “Nato per rincorrere. Bruce Springsteen, la vita, il rock, l’amore e nient’altro”.

Titolo: Chi Non Muore
Autore: Gianluca Morozzi
Edito da: Ugo Guanda Editore
Prezzo: € 17,50
Genere: Noir, Narrativa
Pagine: 278 pp.
Voto: 

Trama: Angela, detta Angie, è una studentessa fuorisede a Bologna, molto carina, aspirante cantante, anche se troppo pigra per impegnarsi seriamente nella musica. Divide un appartamentino con quattro odiate coinquiline, è convinta che il suo migliore amico Lucio sia gay, e ha messo in crisi la propria band intrecciando relazioni sia col batterista che con il chitarrista. Si innamora degli uomini in cinque secondi, ha un talento insospettabile per la meccanica, ha curiosità lesbiche mai verificate, ed è stata la bambina-immagine di una famosa merendina. La sua vita cambia il giorno in cui, in sala prove, incontra Mizar: tastierista bellissimo, triste e solitario, di cui, come sua abitudine, si innamora in cinque secondi. Indagando su Mizar, viene a conoscenza di una storia misteriosa e irrisolta: Mizar è l’unico superstite di una band i cui membri, molti anni prima, sono stati uccisi uno dopo l’altro, nella stessa notte, in tre punti diversi della città. Mizar si è salvato (e allo stesso tempo ha un alibi di ferro) perché stava suonando a quattrocento chilometri da Bologna, Angie e Lucio iniziano a indagare su questa torbida vicenda, mentre Angie cerca di conoscere meglio il fascinoso Mizar, che viene marcato stretto dalla bellissima, ambigua e seduttiva Valentina. Mizar, che ha un segreto terribile, legato a un pomeriggio d’estate di molti anni prima, in una discarica in mezzo alle campagne. Che vive isolato, in fondo a un sentiero che porta a due case gemelle…

 

Recensione
di Simog55

È la prima volta che leggo un libro di Gianluca Morozzi, un libro che mi era stato presentato come un thriller, ed io, essendo una grandissima appassionata di thriller, gialli e polizieschi, ho subito accolto questa opportunità con grande entusiasmo.

Subito rimango piacevolmente colpita dallo stile e dalla prima frase in assoluto del libro:

non affezionatevi a me, che tanto muoio presto

perchè il racconto inizia dalla fine, se così si può dire.

Angie, la protagonista, è una ragazza giovanissima che si trova a Bologna per seguire l’università.

Lei è la voce narrante di tutta la storia ed ogni avvenimento è filtrato dal suo sguardo e dai suoi pensieri.

Già dopo pochissime pagine mi rendo conto che quello che credevo un thriller è in realtà, almeno per me, una full immersion nella testa di questa giovane donna e nella sua vita tutta all’insegna del perseguimento delle proprie pulsioni. Vengono descritti con efficacia ed in modo ironico e brillante -questo è un grande pregio del libro- tutti i suoi pensieri, le persone che fanno parte della sua vita, i suoi sogni.

Ecco quindi che mi inizio a fare la prima domanda: ma non era meglio un titolo “Nella mente di Angie”?

Su un libro di 278 pagine le prime 100 circa scorrono soltanto in tutte queste descrizioni che indubbiamente ci fanno conoscere questa ragazza ma che di thriller hanno ben poco.

Finalmente c’è l’incontro fatidico con il ragazzo, Mizar, che “rapisce” in un attimo l’attenzione e l’amore di Angie. Finalmente perché la parte noir del racconto è legata a lui, infatti è l’unico superstite di una band di quattro elementi, della quale faceva parte. Tutti erano stati uccisi, anni prima, contemporaneamente in una stessa notte.

Angie si ritrova, quindi, attratta sia da questo ragazzo bellissimo e solitario che dal mistero di queste morti legate a lui. Mentre cerca con tutte le sue forze di conquistare l’attenzione di Mizar, aiutata dal suo migliore amico Lucio, cerca di risolvere questo omicidio intricato e misterioso.

Purtroppo, però, quello che a parole sembra il dipanarsi di una trama piena di pathos, in realtà segue sempre l’indirizzo iniziale del libro e cioè un viaggio nella mente e nei pensieri di Angie, una ragazza che si sente una strafiga, capace di gestire ogni tipo di situazione, che si approfitta delle persone alle quali piace, che si concede sessualmente anche per futili motivi e sempre per l’istinto del momento.

Quando, molto velocemente, perché il libro è estremamente scorrevole, mi sono ritrovata alla fine del libro debbo confessare che non sono riuscita ad afferrare il senso compiuto di quello che ha voluto scrivere Morozzi.

Il racconto non ha una fine chiara ma ha un finale che può dar adito a varie chiavi di lettura.

Chi, come me, pensava di scoprire, finalmente, l’assassino rimarrà deluso, perché nulla è come appare… ma la scelta che lascia intuire lo scrittore mi lascia oltremodo insoddisfatta perché, a questo punto, avrebbe dovuto essere necessariamente più approfondita. Alla fine tutto si è risolto in modo troppo sbrigativo ed elusivo.

Il mio giudizio è quindi condizionato dal fatto che, secondo me, per scrivere un buon thriller/noir ci sono delle regole che vanno rispettate: ci deve essere una trama solida, possibilmente intricata e piena di colpi di scena, dove, attraverso i personaggi, riusciamo piano piano a dipanare la matassa della storia ed alla fine arriviamo ad una conclusione chiara.

Questo libro è la storia di un “momento” della vita di una ragazza, con tutto l’approfondimento possibile dei suoi pensieri e delle sue emozioni, dove per caso viene a contatto, attraverso la conoscenza di un ragazzo, con un fatto criminoso tutt’ora insoluto. Sin dall’inizio della storia si capisce che morirà ed alla fine della stessa non sarà chiaro come questo sia potuto accadere e per mano di chi.

È un’altra cosa.

 

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