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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

3 Generations

Una famiglia quasi perfetta

 

Titolo: 3 Generations – Una famiglia quasi perfetta
Regia: Gaby Dellal
Sceneggiatura: Nikole Beckwith, Gaby Dellal
Genere: Commedia, Dramamtico
Produzione: Big Beach Films, IM Global, InFilm Productions
Distribuzione: Weinstein Company
Paese: USA
Durata: 1h 27min
Interpreti: Elle Fanning, Naomi Watts, Susan Sarandon
Anno: 2015 (USA)

 

Ray (in precedenza Ramona), 16 anni, pensa a se stesso come a un ragazzo intrappolato all’interno di un corpo femminile. Da qui la delicata e radicale decisione di dare inizio alla transizione che gli permetterà di conquistarsi finalmente la sua identità di maschio. A sostenere – e, talvolta, a ostacolare – Ray in questo difficile percorso saranno la madre e la nonna.

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RecensioneùFederica Bertagnolli

Mi sono imbattuta nel trailer di questo film qualche anno fa, e da allora ho atteso con impazienza che uscisse nelle sale. Non ho idea del perché questa pellicola sia stata distribuita con tanto ritardo, ma sono stata contenta di scoprire che il 24 novembre avrebbe raggiunto i cinema italiani. Armata di popcorn e blocchetto per gli appunti, ho prenotato un posto nella sala più vicina e sono andata a dare un’occhiata.

Ebbene, ora che la mia curiosità è stata placata, rimpiango di aver riposto così tanta fiducia in questo lungometraggio. La transessualità è un tema molto attuale, fulcro di numerosi dibattiti; oggi più che mai si sente il bisogno di parlare di argomenti riguardanti l’identità di genere. Il rischio, quando si pongono le basi per un film su quella che risulta essere una tematica parecchio discussa, è quello di cadere nel banale, ed è esattamente ciò che 3 Generations fa.

Ma andiamo con ordine.aboutray_trailer

Per prima cosa, parliamo della versione italiana del titolo: un obbrobrio. Uno di quei titoli che ti fanno passare la voglia di andare a spendere dei soldi per un film  – o almeno, per la sottoscritta è così -. Tralasciando l’inutilità di quel “una famiglia quasi perfetta”, il titolo “3 Generations” non ha assolutamente niente a che vedere con il film che è chiamato a rappresentare. Per rendersene conto è sufficiente confrontare la versione tradotta con il titolo americano: About Ray, vale a dire “a proposito di Ray”. Eh già, perché questo film riguarda Ray, il protagonista, le difficoltà a cui è costretto ad andare incontro in quanto ragazzo transessuale, il dolore e la fatica che dovrà sopportare per dare forma alla sua vera identità. Si tratta della sua storia, di un percorso di crescita individuale ricco di delusioni tanto quanto di soddisfazioni, non di una comparazione fra tre figure femminili – Ray, per l’appunto, è un maschio! – appartenenti a generazioni diverse. La madre occupa un ruolo fondamentale e attivo nel cammino di Ray, questo è vero, ma la nonna no, è un mero personaggio di contorno, tanto che di lei sappiamo poco o niente. Per di più, nessuna delle due si oppone con troppa convinzione ai progetti del ragazzo, perciò un eventuale conflitto generazionale è praticamente inesistente.

L’impressione che ho avuto è che, attraverso un titolo tradotto in modo approssimativo, si sia cercato di spacciare questo film per qualcosa che non è. Evidentemente, in Italia fa ancora troppo scandalo pubblicizzare storie che hanno apertamente a che fare con la transessualità, soprattutto se il racconto in questione riguarda un ragazzino.

D’altro canto, anche il film stesso ha le sue pecche. Tanto per dirne una, il dilemma interiore di Ray poteva essere approfondito meglio. Per gran parte del lungometraggio la macchina da presa si sofferma sulla madre, e questa scelta non lascia spazio ad altri spunti che, se sviluppati, sarebbero risultati interessanti. Un esempio? Il disagio che coglie Ray nello scoprire che la compagna di scuola per cui ha una cotta lo consideri in tutto e per tutto una ragazza, nonostante gli abiti e l’atteggiamento mascolino. Lo spettatore assiste a queste scene e si chiede: riuscirà Ray a conquistarla comunque, o come minimo a dichiararsi? Troverà il modo di sentirsi a suo agio con la propria sessualità?

Queste domande non troveranno mai una risposta certa. Della famigerata compagna di scuola non si saprà più nulla. Al suo posto verranno mostrate scenette inutili in cui, tanto per fare un esempio, la madre di Ray domanda a un uomo se sia bello avere un pene, oppure si sdraia sul pavimento per la spossatezza e viene presa in giro dalla nonna per il suo comportamento, quando nel frattempo lo spettatore vorrebbe soltanto sapere qualcosa di più su Ray e su ciò che sta passando. La scelta del ragazzo ha, ovviamente, delle ripercussioni notevoli sui famigliari che lo circondano, ma non al punto di dedicare loro il titolo del lungometraggio. Ho avuto l’impressione che la madre e la nonna fossero degli elementi di distrazione rispetto alla questione centrale del film. Dedicare tanto tempo a loro sarebbe stata una scelta azzeccata se le due donne si fossero dimostrate contrarie alla transizione, ma dato che entrambe dichiarano di essere d’accordo, il conflitto dove sta?

In ogni caso, scendiamo nei dettagli con la caratterizzazione dei personaggi. Ray risplende di luce propria in una pellicola altrimenti piatta e abbastanza monotona: gli autori hanno saputo, in questo caso, tratteggiare un personaggio autentico, credibile, con cui il pubblico non fatica a empatizzare. Ho apprezzato l’idea di dotare il protagonista di una serie di interessi ben precisi – skateboard, montaggio video, remix di canzoni -, così come ho trovato più che azzeccati gli abiti presenti nel suo guardaroba. Senza contare, poi, la bravura di Elle Fanning, la quale riesce a dimostrarsi più che credibile nei panni di un adolescente in crisi con la propria identità di genere.

Sulla figura della madre, interpretata da Naomi Watts, non ho poi troppo da ridire, se non che a tratti si dimostra incredibilmente infantile. Ha paura per il figlio, com’è ovvio che sia, vive giornate tormentate tra dubbi, esitazioni e improvvisi slanci di determinazione. 20349128902_3c33807af3_oTeme che Ray si pentirà di aver scelto la via dell’operazione chirurgica, ed è alle prese con l’ingrato compito di rintracciare l’ex fidanzato, nonché padre del ragazzo, per ottenere il suo consenso e dare inizio alla terapia ormonale. Ho trovato abbastanza irritante la tendenza di questa donna a porsi al centro dell’universo – Ray a un certo punto sbotterà: “Puoi smetterla di far diventare i miei problemi i tuoi problemi?” -, ma d’altra parte capisco anche che la sua non dev’essere una posizione facile. In fin dei conti, farà tutto ciò che è in suo potere per assecondare il volere del figlio; peccato che il suo dilemma principale consisterà nel dover convincere il padre biologico di Ray a firmare i documenti necessari alla transizione. Sembra quasi, in certe scene, che l’ipotetico incontro con l’ex fidanzato la metta in agitazione più del pensiero di permettere a suo figlio di compiere un’operazione chirurgica molto rischiosa. A questo punto, avrei preferito una narrazione incentrata su una madre che non ha intenzione di assecondare il volere di Ray perché non ne comprende le motivazioni. L’arco di trasformazione del personaggio si sarebbe dimostrato più intrigante, in questo caso.

Ora, veniamo alla nota dolente: la nonna. Mi piange il cuore al pensiero di un’attrice del calibro di Susan Sarandon alle prese con un personaggio tanto idiota. All’inizio del film accenna un minimo di contrarietà verso la decisione del nipote, ma in nessun modo il suo parere, molto debole e comunque destinato a mutare come se niente fosse, sarà d’ostacolo a Ray. Il compito principale di questa figura, piuttosto, sembra essere quello di bazzicare la scena per elargire consigli inutili e sparare battutine di cui si potrebbe benissimo fare a meno.

In effetti, credo sia proprio questo il problema principale del film: in quasi ogni sequenza lo spettatore, desideroso di addentrarsi nella mente e nel cuore di Ray per condividere le sue emozioni e le sue paure più profonde, si ritrova a dover subire una serie di siparietti semi-comici che hanno come protagoniste la madre o la nonna. Presumo che questi intermezzi, per così dire, siano stati 072f7cf4-17c0-4846-8930-0c30f16b652dinseriti per alleggerire una narrazione altrimenti troppo pesante, ma in realtà non fanno altro che addossare all’intero racconto un tono frivolo che a tratti rasenta il ridicolo. Qui si sta parlando della vita di una persona, di un ragazzo che sente di non appartenere al corpo femminile in cui è nato, e invece di approfondire gli aspetti più interessanti di quel personaggio squisitamente complesso che potrebbe essere Ray, gli autori hanno preferito sprecare minuti su minuti a costruire scenette di cui allo spettatore non potrebbe importare di meno. Ed è un peccato, perché a causa delle informazioni insufficienti che vengono date in merito alla crisi d’identità del protagonista, chi guarda non è in grado di sentire veramente la disperazione di Ray, riesce soltanto a immaginarla.

Riassumendo, sono dell’opinione che questo film abbia due grandi punti deboli che purtroppo influenzano il risultato complessivo. Per prima cosa, 3 Generations pretende di essere la storia di un adolescente che decide di cambiare sesso e, al tempo stesso, quella di sua madre e di sua nonna, le quali – almeno in teoria – dovranno fare i conti con le conseguenze di questa scelta. Sfortunatamente, la sceneggiatura non riesce ad articolare in modo abbastanza definito nessuno dei tre punti di vista.

Il secondo punto debole risiede nella superficialità con cui vengono trattate tematiche delicate quali la transessualità, i legami famigliari e via dicendo. Ogni conflitto si risolve troppo in fretta, con semplicità eccessiva, e tutto ciò allenta la tensione lasciando spazio alla monotonia.

In definitiva, 3 Generations offre ciò che ci si aspetta da una semplice storia d’intrattenimento, nulla di più. Nessuna sorpresa, nessuno scatto capace di portare la narrazione a un livello più alto, tante questioni lasciate in sospeso e un finale insoddisfacente che cade nella banalità assoluta. Non si tratta di una pellicola inguardabile, ma non è neanche un capolavoro. Ne consiglio la visione a chi vuole avvicinarsi alla tematica della transessualità e a coloro che intendono godersi un film poco impegnativo.

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trailer

 

 

 

 

 

∼Federica Bertagnolli.
Articolo betato da Nasreen

Ragazza di ventun anni, frequenta il Dams di Bologna. Nutre un amore sconfinato per tutto ciò che riguarda l'arte, viaggia ogni volta che può ed è irrimediabilmente attratta dal macabro e dal mistero. Sogna una carriera come scrittrice. Potrà non essere in grado di dirvi che giorno è, ma la sua testa è sempre affollata di pensieri, idee e progetti di conquista del mondo.