CinemaMania: ‘Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola’

cinemamania

Immagine5

CinemaMania

le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

Il giardino delle vergini suicide

 

Titolo: Il giardino delle vergini suicide
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Genere: Drammatico
Produzione: Paramount classics
Distribuzione: Universal
Paese: Stati Uniti
Durata: 97 min
Interpreti: James Woods/ Kathleen Turner/ Kirsten Dunst/ Josh Hartnett/ Michael Parè/ Scott Glenn/ Danny De Vito
Anno: 1999

BOX OFFICE USA: $ 4. 859. 475

La sconvolgente e conturbante estate delle sorelle Lisbon, cinque adolescenti bellissime e desiderate da tutti che nel Michigan degli anni Settanta scopriranno sesso, amore e morte.

 

1

Recensioneùdi Federica Bertagnolli

 

Essere una ragazza non è mai facile. Bisogna fare i conti con timori imbarazzanti, desideri repressi, e soprattutto con il peso degli sguardi e delle opinioni altrui, un peso che in certi casi può arrivare a farsi schiacciante.

Non immaginavo prima di imbattermi in questo film, che avrei trovato una pellicola capace di condensare in meno di due ore pensieri e sensazioni che, in quanto ragazza, ho avuto la fortuna – e la sfortuna – di sperimentare sulla mia stessa pelle. Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola è un magistrale ritratto dell’adolescenza al femminile, un film carico di fascino che riprende le vicende narrate dal romanzo Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides.untitled

La Coppola rispetta fino in fondo l’originale letterario: del romanzo riprende scene, personaggi, persino la maggioranza dei dialoghi. Identiche sono inoltre le tematiche che fungono da motore dell’azione, prima fra tutte la femminilità e i suoi misteri, accompagnata da un’inevitabile incapacità di comprensione da parte degli appartenenti al sesso maschile. Nel film, come nel libro, la vita solitaria delle ragazze Lisbon viene raccontata da un gruppo di ragazzini del posto che, osservandole da lontano, arriveranno a sviluppare una vera e propria ossessione nei confronti delle cinque sorelle, costrette a evitare i contatti col mondo esterno a causa dell’iperprotettività dei genitori. Ecco allora che le ragazze abbandonano i propri connotati umani per trasformarsi in creature fatate e sfuggenti, custodi di segreti impossibili da carpire.

La scelta di affidare l’andamento del racconto a un narratore esterno – in questo caso alla voice over di uno dei ragazzi ormai diventato uomo –  è a dir poco geniale perché contribuisce in modo notevole all’intensificazione della suspense e alla definizione del significato del film. Casa Lisbon viene presentata come luogo malsano e oppressivo in cui sogni, frivolezze e pulsioni sessuali vengono brutalmente soffocati, ma ciò che accade al suo interno non viene quasi mai portato sullo schermo. Al pari dei ragazzini del quartiere, infatti, lo spettatore osserverà l’esistenza delle ragazze dall’esterno e non otterrà alcuna risposta certa; potrà soltanto lavorare di fantasia e trovare da sé una spiegazione in grado di chiarire gli eventi contenuti nelle sequenze finali.

La seconda tematica portante di questo lungometraggio è, come si evince dal titolo, la morte. Il suicidio, così come il dolore che ne consegue, vengono trattati da Sofia Coppola con una delicatezza spiazzante, capace di tramutare un impressionante fatto di cronaca in una favola oscura venata di dolce malinconia. Di pari passo procede una sottile – eppure onnipresente – critica sociale nei confronti dell’ipocrisia propria della provincia americana degli anni Settanta.b1ea0d8a12d6070d107e2efac5f1c983

Dall’altra parte, un ruolo fondamentale è giocato dalla componente visivo-scenografica. Il profondo malessere delle sorelle Lisbon, mai espresso in pubblico e perciò solo in rari casi ripreso dalla telecamera, viene tradotto in immagini con grande maestria. In effetti, è proprio questo il fattore che ho apprezzato di più: la capacità della regista e degli addetti alla fotografia di inserire il racconto in un’atmosfera tutta particolare, ambigua e perturbante come quella di un sogno. Colori e tonalità sono stati scelti con estrema accuratezza per caratterizzare ambienti e personaggi, a partire dagli interni freddi e cupi che nel finale domineranno in casa Lisbon fino ad arrivare alle tinte pastello dei vestiti delle ragazze.

Molto interessante è anche l’uso che viene fatto degli oggetti di scena: diari segreti, boccette di profumo, ventagli, santini, trucchi, scatole di assorbenti, pupazzi, gioielli, tutti questi effetti personali sono prove tangibili di una femminilità timida eppure desiderosa di uscire allo scoperto, di una fragilità psicologica il cui equilibrio è pronto a spezzarsi. Infine, per concludere la parentesi riguardo al lato tecnico, ci tengo a far presenti alcuni espedienti a mio avviso particolarmente intriganti: si pensi allo scintillio artificiale del sorriso di Lux nella scena in cui Trip, il ragazzo più carino della scuola, la vede per la prima volta e se ne invaghisce; oppure al prologo, quando il titolo del film compare nel cielo per poi moltiplicarsi, scritto ogni volta da una mano diversa, ma sempre utilizzando la calligrafia elaborata e costellata di cuoricini tipica delle adolescenti.1120446

Ora, potrei scrivere molte altre cose riguardo a questa pellicola, andare avanti a parlarne per ore sviscerandone ogni dettaglio, ma non voglio rischiare di svelare più del dovuto. La verità è che questo film mi ha colpito in modo irrimediabile, conquistandomi con la sua originalità e con l’importanza delle tematiche trattate. Non è facile comprenderlo – io stessa ho dovuto guardarlo due volte prima di innamorarmene – , ma non posso fare a meno di consigliarvelo di cuore.

4Bstelle.pngseparatore

trailer

 

 

~ Federica Bertagnolli

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi