CinemaMania: Silence, ultimo capolavoro di Martin Scorsese

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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

Silence

 

Titolo: Silence
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Joy Cocks, Martin Scorsese
Genere: Storico, Drammatico
Produzione: Sharpsword Films, AI Film, Fàbrica de Cine
Distribuzione: Paramount Pictures
Paese: Stati Uniti
Durata: 161 minuti
Interpreti: Andrew Garfield, Adam Driver, Tadanobu Asano, Liam Neeson
Anno: 2016 (Distribuito in Italia nel Gennaio 2017)

Due giovani padri gesuiti partono verso il Giappone con l’obiettivo di ritrovare il loro mentore, Padre Ferreira, incapaci di crederlo capace di rinnegare la propria fede. Ma in Giappone infuria la persecuzione contro i cristiani e i due si troveranno catapultati in una realtà che non conoscono e che metterà a dura prova la loro forza fisica e spirituale.

RecensioneùDi Francesco Mirabella

 

Silence è il secondo adattamento cinematografico dell’omonimo libro di Shūsaku Endō, un progetto che Martin Scorsese ha in cantiere dall’ormai lontano 1990. La storia si apre in Portogallo e si sviluppa nel Giappone del 17° secolo dove, in seguito alla Rivolta di Shimabara, che lo Shogunato ritenne supportata dalla forze cattoliche straniere, vigeva una politica di radicale isolazionismo che metteva al bando la religione cattolica in quanto “arma” delle potenze colonialiste europee.

Silence è un film complesso, che non può facilmente classificarsi in qualcosa che “piace” o “non piace”, ma che va vissuto. Parla di Fede, di Dubbio, del Silenzio di un Dio che forse però non è mai stato veramente in silenzio. Non c’è niente di semplice in questo film, che per tutta la sua durata si rifiuta di dare risposte: Silence tormenta, intimidisce, mette alla prova e solleva domande a cui è possibile rispondere in modi diversi. La fede del protagonista, granitica all’inizio del film, viene subito messa a dura prova; non c’è alcuna gloria nei martirii a cui si assiste, solo dolore e crudeltà. Padre Rodriguez (Andrew Garfield) e Padre Garupe (Adam Driver) incarnano tutte le qualità e vizi del Cattolicesimo: portano la speranza, sono pronti ad agire e aiutare il prossimo, ma sono anche arroganti.
La politica dello Shogun adesso è quella di costringere i preti cattolici ad abiurare per salvare la vita di altri cristiani e dal rifiuto di fare un gesto dipende la vita di innocenti, ed è qui che il coraggio di Rodriguez si rivela essere tutto meno che eroico, come sottolineato dall’Inquisitore Inoue, che gli rinfaccia come il prezzo della sua gloria sia la sofferenza di altri. Emerge l’arroganza di chi è fermamente convinto di essere nel giusto, di chi è rapido a ergersi a portatore della Verità Assoluta. Rodriguez arriva perfino a paragonare le sue sofferenze a quelle di Cristo, finché Ferreira (Liam Neeson), che adesso ha nome giapponese e che ha veramente abiurato la fede lo mette di fronte ai fatti, alle persone che stanno soffrendo, ma che non si paragonano a Cristo perché non hanno l’orgoglio di Rodriguez, perché è l’orgoglio, non la fede, che gli impedisce di abiurare di salvare così delle vite. Rodriguez e Garupe erano salpati per il Giappone per avere notizie di Ferreira ed eventualmente salvarlo dalla dannazione, ma i ruoli si ribaltano ed è Ferreira, il prete caduto che ha deciso di vivere come giapponese, pragmatico nel suo (apparente) abbandono della fede, a salvare Rodriguez. Scorsese mette in scena dei confronti, dei dialoghi che invitano alla riflessione senza mai imporre il proprio credo a chi guarda: spetta allo spettatore scegliere quale, per lui, è via da percorrere. Due filosofie con non poche somiglianze, modi diversi di comprendere il divino si scontrano e, sebbene per uno spettatore occidentale sia facile schierarsi, Scorsese tratta le due visioni del mondo con il medesimo rispetto e dando loro la stessa eleganza e profondità.

Il cast è superlativo. Ogni personaggio vive il proprio ruolo e lo porta sullo schermo con assoluto realismo e convinzione. Andrew Garfield è semplicemente eccellente, in grado di trasmettere perfettamente tanto la forza quanto il dolore e il senso di smarrimento che il suo personaggio prova. Un’interpretazione intensa e mai eccessiva. Alcune delle scene migliori del film sono i suoi colloqui con l’Inquisitore Inoue, scambi rapidi e profondi da cui emerge la filosofia dei personaggi e le loro motivazioni. È qui che viene rivelata l’ostilità delle autorità giapponesi verso il cristianesimo, visto come un’arma delle potenze europee per colonizzare il giappone. Issey Ogata porta sullo schermo un Inoue dotato di humor, a tratti viscido ma intelligente, brutale ma mai senza una ragione dietro i suoi gesti, evitando così di portare sullo schermo un banale “malvagio” fatto solo per fornire allo spettatore qualcuno da odiare. Liam Neeson, pur comparendo assai poco nel film, rimane impresso grazie al taglio dato al suo personaggio, un padre gesuita che ha rinnegato pubblicamente la propria fede per salvare delle vite, saggio e carismatico, dotato di grande presenza, ma mai arrogante.

Da un punto di vista meramente tecnico, il film è perfetto. Il sonoro, privo di musica, esalta i suoni della natura, quella natura importante tanto per il Dio cristiano quanto per il mondo Buddhista e shintoista. Il silenzio, visto come metafora dell’assenza di una risposta divina, in realtà non è mai assoluto. La cinematografia è semplicemente eccellente, così come l’editing.
Mai una sbavatura e ogni singola inquadratura è uno scatto d’arte. Silence non vuole essere un film tetro e luce e buio vengono bilanciati con abilità, ma anche nelle scene più buie, quando la fede sembra crollare e il protagonista s’interroga del perché del Silenzio di Dio, il buio non è mai assoluto. Nel film sono presenti diverse scene necessariamente violente, ma anch’esse vengono gestite con maestria, evitando di scadere in un gusto macabro o di prendere più tempo di quanto non sia necessario ai fini della storia; l’obiettivo non è scioccare lo spettatore con scene truculente, e l’attenzione si concentra più sulle reazioni e sul dolore di chi è costretto ad assistere senza poter reagire, più che sull’esecuzione in sé.

Silence, mi ripeto, non è un film facile, e non è un film che consiglio a chiunque desideri del semplice intrattenimento. Silence costringe a farsi domande ed a riflettere, è un viaggio che tiene col fiato sospeso fino alla sua conclusione. Un capolavoro artistico che ci mostra, ancora una volta, il perché Martin Scorsese è considerato uno tra i più grandi registi di sempre.

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trailer

~ By Francesco Mirabella

Editing by CriCra

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2 risposte a “CinemaMania: Silence, ultimo capolavoro di Martin Scorsese”

  1. Pippo ha detto:

    Si scrive Scorsese

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