CineMania: Blade Runner 2049

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Blade Runner 2049

 

Titolo: Blade Runner 2049
Regia: Denis Villenueve
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Micheal Green
Genere: Neo-noir, Sci-fi
Produzione: Alcon Entertainment, Columbia Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Pictures, Sony Pictures Releasing
Paese: USA
Durata: 163 minuti
Interpreti: Ryan Gosling, Harrison Ford, Jared Leto
Anno: 2017

TRAMA: K è un replicante di ultima generazione che serve la polizia di Los Angeles come Blade Runner, vale a dire un vero e proprio cacciatore di replicanti col compito di “ritirare” i replicanti delle precedenti generazioni. Nel corso della sua ultima operazione, s’imbatte in un segreto gelosamente custodito e nascosto dai replicanti, qualcosa che potrebbe cambiare gli equilibri del mondo stesso: esiste un bambino, figlio di un umano e di una replicante.

Recensione

di Francesco Mirabella

In un periodo storico in cui non si riesce a fare a meno di portare sul grande schermo quanti sequel e/o riadattamenti possibile, a Blade Runner era stato risparmiato questo trattamento. D’altra parte, non era facile raccoglierne l’eredità: Blade Runner è più di un classico, è un film che ha definito un genere e che è stato fonte d’ispirazione per innumerevoli lavori successivi, influenzando film, libri, serie TV e persino anime e manga. Ma la sfida è stata raccolta e il risultato è, senza dubbio, soddisfacente.

Per lo più, Blade Runner 2049 è stato accolto come degno erede del suo illustre predecessore e descritto come un capolavoro, venendo considerato come uno dei migliori sequel di sempre. Ed è vero, Blade Runner 2049 è sicuramente un film all’altezza del suo predecessore, a cui rende omaggio senza però perdersi in eccessive citazioni, ma lasciando che ogni riferimento fluisca naturalmente con lo svolgersi della storia. Se Blade Runner si concentrava sull’ambiente urbano, il suo sequel si muove oltre la città, esplorando parte del mondo circostante e descrivendo un mondo soltanto accennato nel primo film.

La fotografia e la cinematografia sono impeccabili e ci portano a visuali impressionanti e scene quasi perfette. Tuttavia, per quanto ben fatte e impressionanti, Blade Runner 2049 paga il fatto di arrivare in sala nel 2017 per cui nessuna visuale è veramente nuova o innovativa, sopratutto per via del boom di film ambientati in un futuro distopico, per cui sarà difficile non avere una sensazione di deja vu che, pur non togliendo nulla alla qualità del film, privano molte di queste scene del pathos che avrebbero avuto se, semplicemente, si fosse rimasti all’estetica di Blade Runner. La storia è ben pensata, evitando di scadere nei cliché che tanti temevano senza ricorrere però a colpi di scena ingiustificati, ma ben costruiti.

La prima debolezza del film è il montaggio sonoro. La musica, di qualunque genere sia, dovrebbe accompagnare la scena, sottolineare, enfatizzare ma bisogna capire che in certi momenti deve essere sottomessa, presente ma non protagonista; purtroppo in questo film troppe volte la musica era tutto ciò che era presente sullo schermo, così forte da annichilire dialogo, altri effetti sonori e persino gli stessi attori. A tratti intollerabile, distrae dal film, persino da quelle stesse visuali che tanta attenzione hanno avuto dal regista. Ma c’è un secondo difetto, ben più grave. Dimenticate Rugter Hauer. Quando si tratta di antagonisti il film decide di prendere la vita più facile, portandoci a scene più confusionarie e a personaggi che abbiamo già visto fin troppe volte.

La forza dei primo film erano i suoi personaggi. Roy Batty, il replicante interpretato da un Hauer in stato di grazia che lo ha reso immortale, era un personaggio forte, complesso, ma con cui il pubblico poteva entrare in contatto. Determinato, disperato, forte, condannato, violento, misericordioso…ci sono tanti aggettivi per descriverlo. Beh, qui ci presentano un Jared Leto in versione industriale con complesso di Dio, un’interpretazione decisamente over the top, pur essendo soporifera e un design complessivo che di fatto lo rende un personaggio più adatto a un cartone animato che a Blade Runner. E il suo braccio armato, Luv, un personaggio che si può semplicemente descrivere dicendo “Hai presente Terminator 3? Ecco”. Lo stesso protagonista, interpretato da Ryan Gosling, è fortunato a chiamarsi semplicemente “K” perché nessun spettatore potrebbe altrimenti ricordarsi il nome completo di un personaggio così; costretto a muoversi quanto più lentamente possibile per dare allo spettatore il tempo di vedere quanto è bello lo sfondo e bloccato in una recitazione da replicante, Gosling non rende e alla fine di lui importa poco. Si salva Ana de Armas nel ruolo dell’intelligenza artificiale Joi. Al riguardo, una piccola parentesi: scegliere come nomi Joi e Luv (Heppi doveva essere in ferie) equivale a colpire lo spettatore in testa al grido di “Guarda come siamo profondi! Esistenziali! Rifletti!”. Detto questo, il personaggio più lontano dall’essere umano è, alla fine, il più umano di tutti. Niente da dire su Harrison Ford…letteralmente, perché il personaggio sta sullo schermo solo pochi minuti e solo per fornire qualche informazione e dare un finale emotivo.

Il film non riesce a evitare la trappola in cui molti sequel finiscono. Vuole essere più grande, più maestoso, bombastico ed esistenziale. Il problema però è che sebbene Blade Runner sia stato il capostipite del genere, tra il primo e il secondo capitolo sono passati ben 35 anni, duranti i quali non si è rimasti a guardare. Altri film, serie TV, cartoni animati, anime e manga hanno trattato i temi che Blade Runner 2049 vuole trattare e lo hanno fatto meglio. E, per un essere un film che vuol fare riflettere, è meglio non riflettere troppo sulla storia stessa perché altrimenti i buchi e le illogicità presenti nella trama iniziano a diventare evidenti. Alcune scene rallentano fin troppo e, accompagnate da una musica assordante, diventano più fastidiose che altro. Si può dire che si tratta di un film di 120 minuti distribuito su 163.

Nonostante tutto, Blade Runner 2049 rimane un buon film. Pur essendo lontano dall’essere un film perfetto e nonostante più di una scelta discutibile, è un film che un appassionato del genere dovrebbe comunque vedere. Da vedere anche il cortometraggio (6 minuti) Blade Runner 2048: Nowhere to Run, una sorta di miniprequel incentrato su Sapper Morton, interpretato da Dave Bautista; 6 minuti che avrei preferito vedere all’interno dello stesso film invece di infinite panoramiche. 6 minuti che dicono tanto di un personaggio che viene liquidato in fretta nel film ma che avrebbe potuto dire e fare molto di più.

Insomma, alla fine il film funziona. Ed è sicuramente un film che vale la pena andare a vedere ma che paga l’aver deciso di seguire la filosofia per cui più grande è meglio è, mentre Blade Runner era più intimo e poneva interrogativi importanti senza mettere in mezzo il destino del mondo. Alla fine, la forza dei personaggi e la loro lotta personale e su scala ridotta rende il primo film superiore e memorabile.

Guardatelo, ma non lasciatevi travolgere dall’hype creato intorno a questo film.

Abbiamo votato questo film:
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⇒ Posted by Francesco Mirabella

Editing by Fede

 

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