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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

Logan

 

Poster LoganTitolo: Logan
Regia: James Mangold
Sceneggiatura: Scott Frank, James Mangold, Michael Green
Genere: Supereroi, Azione, Drammatico
Produzione: Marvel Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox
Paese: USA
Durata: 137 minuti
Interpreti: Hugh Jackman, Patrick Stewart, Dafne Keen
Anno: 2017 

TRAMA: Anno 2029. Sono passati 25 anni dalla nascita dell’ultimo mutante e quella specie che sarebbe dovuta essere il prossimo gradino dell’evoluzione è ormai prossima all’estinzione. Logan è invecchiato, il suo fattore di rigenerazione è venuto meno e ha messo da parte il suo nome da X-men, e lavora come autista di limousine a noleggio. Ma questo cambia quando Gabriela, un’infermiera, si presenta con 20.000 dollari in contanti e una bambina…

 

Recensioneùdi Francesco Mirabella

 

James Mangold, già regista di “The Wolverine” (in Italia, “Wolverine-L’immortale”) ha assunto l’ingrato compito di dirigere quello che dovrebbe essere l’addio di Hugh Jackman al personaggio che l’ha lanciato, un ruolo che ha iniziato a interpretare ormai 17 anni fa nel primo capitolo della trilogia degli X-men. Wolverine è apparso in 9 dei 10 film dell’universo X-Men, e persino in Deadpool, dove non compare neanche per un cameo, si fanno svariati riferimenti all’attore e al personaggio. Ma anche fuori dall’universo cinematografico, Wolverine è l’X-man che tutti conoscono, e questo non poteva che rendere difficile l’impresa di dare al personaggio l’addio che merita.
Il regista, forte della sua esperienza con il secondo capitolo della saga, non fa errori in questa pellicola. Il film è diretto con mano sicura, non c’è mai un taglio che non sia fuori posto o un’inquadratura che possa sembrare inadatta. Fin dall’inizio si è completamente catturati nella storia e dopo appena 10 minuti sappiamo già tutto quello che occorre sapere. Si è di fronte a un Wolverine diverso da quello che abbiamo conosciuto, un Wolverine più vecchio, malandato e sofferente, in quella che forse è l’interpretazione più complessa e coinvolgente di Hugh Jackman, che si immedesima ormai perfettamente nel personaggio, e ci basta appena una scena per capire tutto questo: la prima.

Sono i personaggi a essere il punto di forza di questo film. Oltre Hugh Jackman, non si può non menzionare Patrick Stewart, anche lui alla sua ultima apparizione nell’universo cinematografico X-men. Il Professore è forse il personaggio che muove di più lo spettatore: colui che una volta possedeva la mente più potente del pianeta è adesso vittima di una malattia neurodegenerativa che non solo lo ha reso incapace di badare a sé stesso, ma lo ha trasformato in un’arma instabile, capace di uccidere i suoi stessi simili senza rendersene conto. La sua prima apparizione è particolarmente dolorosa, quando lo si vede fare avanti e indietro nella cisterna in cui è rinchiuso per la sua e per l’altrui sicurezza, declamando frasi senza senso, senza neanche riconoscere Logan, che pure si prende cura di lui. Stewart e Jackman interpretano personaggi che hanno ormai perso il loro tratto distintivo e i loro doni gli si sono ritorti contro, spezzandoli come esseri umani prima che come X-men, e questa novità conferisce drammaticità e unicità al film. Dafne Keen completa il trittico, interpretando Laura Kinney/X-23 con notevole abilità, cosa non facile da fare in un ruolo che richiede una recitazione solo fisica per due terzi del film. L’aver scelto la sconosciuta Keen, apparsa solo in una serie tv ancor più sconosciuta, ha pagato. Le interazioni tra questi tre personaggi rendono la storia degna di essere vista.

L’azione è però il tratto che più degli altri distingue questo film. Le scene con Wolverine e X-23 sono brutali, feroci e animalesche.
Ed è così che dovrebbero essere, vista la natura di questi personaggi. La violenza, però, non è mai di pessimo gusto o eccessiva, né viene glorificata. Anzi, a voler essere onesti, considerate le abilità e lo stile di lotta di Wolverine, sarebbe irreale aspettarsi un minore grado di violenza. Stiamo parlando di tagliare esseri umani con artigli affilati fatti di metallo indistruttibile: è strano quando non c’è sangue.

Il primo aspetto negativo del film va da ricondursi, ancora una volta, agli antagonisti. Non ci si può dimenticare che questo è ormai il decimo film della serie, il che rende estremamente facile rintracciare cattivi fin troppo simili. Scienziato amorale che detesta gli X-men, ma che è pronto ad utilizzarli col fine ultimo di creare un’arma? Vedasi X-Men 2, Le origini di Wolverine, Days of Future Past, X-Men Apocalypse. Non importa quanto spregevole possa essere il cattivo di turno, quando si vedono le stesse cose in cinque film queste non bastano a dargli spessore. Il fatto che poi i due cattivi principali non abbiano altri tratti distintivi se non l’amoralità certo non aiuta a distinguerli dal gruppo. Ma questo difetto rimane perdonabile, in un film in cui il vero focus rimane sui protagonisti e le loro debolezze.

Tuttavia, non si può sorvolare sulla debolezze della storia perché se anche non avevamo mai visto Wolverine in questo stato, abbiamo già avuto un assaggio di Wolverine vulnerabile in “The Wolverine“. Il film funziona, alternando scene ad alto tasso di adrenalina a scene che riescono a colpire emotivamente chi guarda, mostrando un dolore incurabile e inconsolabile di chi, l’ultima volta che l’abbiamo visto, era invulnerabile. Ma 20 minuti in meno avrebbero comunque fatto bene alla storia che, per quanto piacevole, non può che far chiedere allo spettatore che non è nuovo al franchise “dove l’ho già visto?”. La sceneggiatura sembra essere, a tratti, un mostro di Frankenstein creato con i pezzi dei precedenti film.

Logan è sicuramente il film più violento della serie, ma è allo stesso tempo il più sentimentale e il più profondo, quello che potremmo definire come l’opposto di Deadpool. Il dolore, la solitudine, la disperazione, questo film richiama tutto ciò che i precedenti film avevano, a modo loro, già trattato, aumentandone la portata e il significato. Mai come ora è facile identificarsi nei pochi X-Men rimasti, immedesimarsi in loro e capirli; fino a ora, per quanto i film ci parlassero della loro discriminazione, i protagonisti erano sempre uomini e donne di bell’aspetto dotati di capacità che li rendono capaci di decimare un esercito. Questo film riesce nel suo obiettivo, riesce ad esaltare ed emozionare, mostrando la forza e la vulnerabilità degli eroi, esaltando la stessa mitologia degli X-Men e forse, tra tutti i film, è quello che più di tutti può coinvolgere il pubblico.

Il film è un buon film prima ancora di essere un buon film di supereroi. Nonostante i suoi difetti, è un film che consiglio vivamente di andare a vedere, sopratutto se si è già fan della saga. Nonostante non credo che il film meriti più di 3 stelle e mezzo, voglio premiarlo con mezzo punto in più per l’abilità con cui si è gestito l’addio di Wolverine. Non era facile, ma non credo che fosse possibile realizzarlo in modo migliore. L’ultima scena, nella sua drammatica semplicità, è forse la più memorabile e significativa.

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trailer

~ Francesco Mirabella

Editing by CriCra

Ragazzo di 26 anni, laureato in Giurisprudenza. Appassionato di film, anime e manga e tolkeniano devoto, dotato di grande fantasia e feroce sarcasmo.