Come NON scrivere un blog, se si vuole ottenere un Dottorato…

dietrolapenna

 

Nel momento in cui volete portare a termine un progetto importante, passare un concorso pubblico od ottenere un posto di lavoro, dovete tenere presente che, ormai, chi vi deve giudicare si affida sempre più spesso al web, ricercando informazioni sul vostro conto. Negli Stati Uniti si è già discusso di quanto la reputazione online sia importante, ed è notorio che Google sia diventato uno strumento molto usato per giudicare preventivamente un candidato che stia per sostenere un colloquio di lavoro.  Addirittura, sono nate delle figure professionali ad hoc, specializzate nel “ripulire” la reputazione online e nel crearne una nuova (i genitori di Amanda Knox, per esempio, hanno speso tutti i loro risparmi, e hanno contratto nuovi debiti, per condizionare l’opinione pubblica attraverso tali professionisti).

 

A cosa bisogna fare attenzione

 

Mi sono imbattuta di recente in un blog, esempio lampante di cosa NON si dovrebbe fare per ottenere i risultati sperati:

 http://pensieroitaliano.myblog.it/archive/2012/06/27/alta-formazione-post-laurea-dottorato-di-ricerca-scandalo-al.html

Innanzitutto, nel denunciare alcune scorrettezze ben circostanziate, l’autore del blog ha preferito usare il proprio nome e cognome, cosa che rende inequivocabile la paternità del testo in oggetto. Da un lato, non c’è dubbio che il contenuto del post acquisti consistenza proprio grazie alla firma, poiché una denuncia anonima perderebbe credibilità; dall’altro lato, però, qualsiasi critica potrà essere rivolta direttamente all’autore, con tutte le conseguenze del caso.

Il problema principale risiede negli evidenti errori grammaticali che si riscontrano in quel post: come si può dare ragione al candidato, che lamenta la non correttezza della valutazione del suo elaborato scritto e la sua conseguente esclusione, se egli stesso dà prova, nel suo blog personale, di scarsa conoscenza della lingua italiana? Il Dottorato è un corso triennale di formazione post-laurea, destinato a laureati particolarmente meritevoli che intendono svolgere attività di ricerca scientifica. Si presume, quindi, che i vincitori del concorso abbiano delle qualità superiori alla media, e che pubblichino articoli e libri di alto livello. Nessun commissario giudicherebbe idoneo un candidato che abbia dato prova di scarsa abilità linguistica.

Vediamo alcuni esempi:

Il componente della commissione Gianbattista La Monica invitava ad accelerare il proseguo del concorso poiché era per loro un “grosso impegno e lavoro” ed una “perdita di tempo”. Si faceva in modo di far decadere la decorrenza dei tempi tecnici, cioè solo gli idonei alla prova scritta, venivano avvisati prima per la data di convocazione del colloquio. In attesa di sapere qualcosa, seppur per gli esclusi non era, guarda caso, previsto prendevo dei contatti mai andati a buon fine, perchè, venivo rimandato a ricontattare gli stessi professori del Dipartimento, alcuni perennemente assenti, quali, Alberto Prestininzi, ignari, o impossibilitati a fornirmi qualche notizia. Dicevano di telefonare all’ufficio dottorati, il quale, rimandava a contattare i professori e viceversa. Al Dipartimento riscontravo gli esiti per i candidati risultati idonei per gli esclusi niente.

Notiamo innanzitutto l’errata forma della parola “prosieguo“, scritta invece, nel blog, “proseguo”. Di seguito vediamo inoltre una d eufonica, un “perché” con l’accento grave anziché acuto, e una profusione di virgole posizionate in modo errato, come in tutto il prosieguo del testo. Ormai anche i bambini di terza elementare, se correttamente istruiti durante la scuola dell’obbligo, sanno che la virgola non va mai posizionata tra verbo e soggetto, tra verbo e complemento oggetto, tra la congiunzione e la subordinata che regge e tra una preposizione e il sostantivo a cui si riferisce.

Veniva denunciato il concorso al dirigente Rosalba Natale che dava apparente ragione sostenendo, con paradosso, che già un laureato non dovrebbe essere escluso. Suggeriva di fare uno scritto poiché a parole era inconsistente. Dopo aver messo tutto per iscritto chiedevo una rivalutazione del compito perchè il tema di ricerca proposto era ritenuto invece idoneo. Dopo mi pervenne una lettera dell’ex preside di Scienze, Elvidio Lupia Palmieri, il quale, sosteneva che il concorso era stato espletato “correttamente” nessuna rivalutazione veniva concessa. Nei giorni successivi chiesi spiegazioni al coordinatore dei dottorati, Raffaello Trigila, apparentemente “afflitto” sonteneva le mie versioni, dicendo, che in una riunione prima del concorso erano solo in due. Dava pienamente ragione sul presupposto che ogni professore privilegia come referente il suo candidato ancor più se parte della commissione. Proprio per questo, indicava con fierezza la fotografia di suo “padre professore” affissa nel suo ufficio. Continuava a dire, con paradosso, che questa routine dei dottorati avanti ormai da anni. Alberto Prestininzi, componente di commissione, totalmente assente mentre la componente del concorso, Sabina Bigi, nonostante la scortesia del collega d’ufficio, Davide Scrocca, al quale chiesi quando potevo trovarla, mi allontanò dicendo: “…CHI SEI?…NUN SO’ DOVE SIA…NUN SO’ QUANDO E SE TORNA…NUN SO’ A CHE ORA LA TROVI…VA’ VIA STO’ A PARLA’ AL TELEFONO…”.

Innanzitutto possiamo rilevare come non sia possibile denunciare un concorso, ma casomai si possa denunciare una persona che si comporta illegalmente, oppure, per usare un gergo a-tecnico, si denuncia una pratica scorretta avvenuta in occasione del concorso. Segue una frase sibillina mancante del soggetto: chi o che cosa era inconsistente, a parole? Non ci è dato sapere. Continuando nella lettura, notiamo nuovamente l’uso scorretto delle virgole e degli accenti, nonché la mancanza di congiunzioni (segnalati nel testo in grassetto). Inoltre i tempi verbali cambiano improvvisamente dall’imperfetto al passato remoto, e viceversa. Un altro gravissimo errore è l’utilizzo delle forme verbali “fa” e “va“, alla terza persona singolare, con l’accento (sic!).

Volendo continuare nell’analisi di questo post, si vedono altri errori: la ripetizione di parole ed espressioni (“suo”; “componente”; “con paradosso”, quest’ultima utilizzata a sproposito); la mancanza del soggetto e l’errato coordinamento tra frasi principali e subordinate (la penultima frase in grassetto); l’utilizzo del maiuscolo, che, nel web, equivale a urlare; infine, la mancanza di spazi dopo virgole e tre puntini. Di seguito un’altra frase sconclusionata:

Inizialmente, ha detto di non sapere nulla non poteva né voleva fornire risposte rifiutando tutto, nonostante le venissero chieste più volte delle motivazioni tecnico-scientifiche ma lei non riusciva a fornire stranamente niente.

 L’autore, inoltre, riporta una frase a sostegno delle presenti argomentazioni, a conferma che il mancato superamento del concorso è dovuto agli errori linguistici:

Ma Sabina Bigi diveva, invece, che il tema era stato da lei valutato per “l’italiano scritto”.

Segue un commento che rivela la scarsa consapevolezza del ruolo di un dottorando:

In pratica, confondeva il Dipartimento di Scienze della Terra con quello di lettere. […] Per tutta la durata del discorso, questa inaspettata “insegnante di italiano” che si rivolgeva dando del “tu” rispondeva […]. Proprio per questo, le veniva risposto che avevo preso spunto anche per l’italiano scritto, da un lavoro di ricerca proprio da Alberto Prestininzi componente di commissione, perciò, visto l’esito, parte della mia valutazione negativa, compresa la forma di italiano, è come se fosse stata in parte attribuita a lui.

 E ancora:

Alla Bigi, le veniva ribadito […].

 Il post si conclude, infelicemente, con una frase orfana del verbo:

L’ex rettore della Sapienza Renato Guarini, l’ex ministro dell’Università Letizia Moratti, l’ex ministro Fabio Mussi e l’ex ministro Maristella Gelmini inadempienti come anche il Capo di Dipartimento del Ministero Antonello Masia ed il direttore generale del Ministero Marco Tommasini.

 

Come rimediare

Se siete intenzionati a fare bella figura, state attenti a quello che scrivete sul web, e, soprattutto, a come lo scrivete.

Piuttosto che ritrovarvi in una situazione irrimediabile, come quella descritta nel blog di cui sopra, evitate di curare un blog personale, o, almeno, rendetelo privato. Un buon inizio, comunque, potrebbe essere quello di utilizzare il correttore automatico di MS Word.

Se vi accorgete ex post di aver commesso alcuni errori, correggeteli immediatamente o eliminate il post, ma non lasciateli visibili nel web.

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0 risposte a “Come NON scrivere un blog, se si vuole ottenere un Dottorato…”

  1. […] potranno poi essere bocciati agli esami scritti all’università, o peggio ancora a quelli di Dottorato o avvocatura, come i miei […]

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