Cyberbullismo. Come combatterlo?

Il Pensatoio

Cyberbullismo.  Come combatterlo?

La nostra specie si è evoluta secondo i principi dell’istinto di sopravvivenza e della legge del più forte. Sono stati proprio questi elementi a consentirci di progredire e arrivare al grado di civiltà che possediamo oggi. Già, civiltà. È una parola usata e abusata questa, perché se è vero che i primi uomini dovevano combattere per il loro diritto all’esistenza, le cose sono cambiate. O almeno dovrebbero. La razionalità, l’umanità, il sapere dovrebbero aver modellato la nostra mente, consentendoci di valutare le situazioni in cui ci troviamo e agire per il meglio. La realtà, però, è più complessa; gli esseri umani non vivono tutti a parità di diritti e condizioni, purtroppo, e questo impone alla loro vita determinati caratteri. Questo, però, è un altro discorso, che non tratteremo stavolta.

Gli uomini combattono ogni giorno anche con i loro bisogni, le loro insicurezze, desiderando, amando e, talvolta, odiando. Questo ci interessa oggi. È difficile se non impossibile conoscere l’animo umano. È troppo complesso, troppo sfumato, perché possiamo dipingerlo nella nostra mente con i “colori” delle conoscenze che abbiamo a disposizione. Esso cresce con noi, si forma dagli errori e dai successi. Ciò, però, non vuol dire che dobbiamo abbandonare il ragionamento. Al contrario. Cosa scatta in noi quando vediamo un ragazzo in difficoltà, solo contro tutti e, invece di sostenerlo, ci uniamo alla “massa” e lanciamo anche noi la pietra? Cosa scatta, invece, nel cuore di un adolescente per spingerlo a suicidarsi, a porre fine alla vita, all’unica che gli sia stata data e che avrà a disposizione?

Una piccola precisazione: il discorso fatto sopra non vuole giustificare o assolvere chi sbaglia e si approfitta di determinate condizioni, ma solo far capire che molto c’è da studiare, ancora, riguardo al genere umano e, anche che, certe volte, non riusciamo a imparare dagli errori. Mi spiego meglio, con un discorso più generale che, pur prendendo spunto dalla realtà, non si riferisce a casi specifici, poiché potrebbero mancare degli importanti elementi di valutazione.

L’adolescenza è un’età difficile, di cambiamento, lo sappiamo tutti. È il momento in cui diventiamo un po’… funamboli. Siamo in bilico tra ciò che eravamo e ciò che vorremmo essere. Insicuri sulla strada da intraprendere nel bivio che la vita ci pone davanti (e certe insicurezze ce le portiamo dietro persino dopo questa fase). Basta una piccola spinta per farci cadere, e spesso quella spinta arriva da chi è, magari, anche più insicuro di noi o forse più cattivo. O magari entrambe le cose. Teniamo conto, poi, che il bullismo non colpisce solo gli adolescenti, ma tutti quelli che sono considerati “diversi”; per il colore della pelle, o l’abbigliamento e via di questo passo. Insomma, viene preso di mira chi non si uniforma, diventando una sorta di “elemento” impossibile da etichettare e, dunque, da controllare.

I motivi? Sono tanti, dalla gelosia alla mancanza di educazione, dalla voglia di imporsi a quella di mettersi in mostra. Il gruppo rappresenta così una sorta di protezione. Chi offende, insulta, fa del male al coetaneo in apparenza più fragile, sa bene che il gruppo stesso è un sostegno irrinunciabile. I giovani che subiscono possono (e io lo consiglio vivamente) parlare con gli adulti, spiegare la situazione. Non c’è niente di “poco coraggioso” in questo. Non ho appena detto che i bulli puntano sul gruppo? È lo stesso, se ci pensate. Non sono situazioni facili, chi le subisce si sente solo ma disperare non porta ad alcuna soluzione. I fatti a cui assistiamo ogni giorno ci mostrano che la nostra evoluzione non si è ancora conclusa e che, spesso, facciamo gli stessi, stupidi errori dettati dall’insicurezza e dalla meschinità che oscilla sull’orlo della cattiveria. Insultare o istigare al suicidio ne sarebbero le prove e rappresentano, inoltre, gesti deprecabili, terribili e non giustificabili. A questo punto, però, il beneficio del dubbio è d’obbligo: quanta consapevolezza c’è nei ragazzi che insultano o, peggio, istigano all’irreparabile? Fino a che punto si rendono conto della gravità delle loro parole? L’animo umano cresce, come ho già detto, si evolve, e qui entrano in gioco la famiglia e la scuola, che dovrebbero “indirizzare” questi progressi sulla strada giusta.

Bisognerebbe far capire a chi ha atteggiamenti da bullo che non c’è nulla di cui andare fieri e che l’insicurezza, o qualunque altro sia il problema, non può essere superato tentando di sopraffare gli altri. Con la nascita dei social network, poi, il fenomeno del cyberbullismo è diventato più evidente, colpendo adolescenti e non solo. Lo schermo del computer offre un riparo apparente, proprio come il gruppo e, infatti, quante volte assistiamo a sfuriate o attacchi a persone famose e non via Internet? Il discorso si complica: siamo partiti dagli adolescenti per arrivare agli attacchi gratuiti agli adulti, vip o nip. Sì, la questione del bullismo non può essere riassunta in un solo articolo. È come l’animo umano. Ed è creazione di questo, o meglio, aberrazione, estremismo, prodotto della parte più oscura di noi. E le vittime?

I casi di cronaca ci hanno riportato eventi tremendi, di giovani che si suicidano. Qui mi rivolgo direttamente agli adolescenti: non fatelo, mai. Niente vale la vostra vita e non la riavrete indietro. Il mondo è pieno di persone meschine, perfide, ignoranti, frustrate, il cui unico scopo è fare del male perché non conoscono altro. Urterete contro gli scogli della vita, vi spezzerete e sarà dura in certi momenti, ma non potete e non dovete mollare. Parlatene con gli adulti, ignorate più che potete gli esempi negativi che avete intorno. Ci vorrà tempo e sbaglierete. Vi capiterà di litigare o stare male, ma sarete vivi. Voglio darvi una notizia: gli uomini imparano poco dal loro passato e, se volete che le cose cambino, voi dovete fare la differenza. Come?

Ecco qualche piccolo suggerimento:

  1. Cercate di ignorare, finché possibile, qualunque commento sprezzante, sarcastico, denigratorio.
  2.  Se le offese diventano costanti, sempre più pesanti o si passa a gesti più gravi, lasciatevi aiutare dagli adulti.
  3. Attenti a ciò che pubblicate online e alle amicizie che accettate sui social network. Un basso profilo non è sinonimo di debolezza, ma di tutela verso noi stessi. Internet non è né buono né cattivo; dipende dall’uso che ne facciamo.
  4. Attenzione alla vostra privacy. Non è un fatto di poco conto, dovete imparare a controllare, per quanto possibile, le informazioni che lasciate in giro su di voi, anche nella vita reale.
  5. Incontrerete sempre nel vostro cammino persone che vi giudicheranno per qualunque cosa. Tirate dritto, lo imparerete col tempo, ma provateci già ora. Il “Savonarola style” come lo chiamo io è un tratto distintivo di certi esseri umani.
  6. Amatevi, imparate ad avere consapevolezza di chi vi circonda, vi ama e vi critica. Cercate, con l’aiuto degli adulti, di selezionare chi vi muove un appunto costruttivo da chi vuole “distruggervi”.

Sono piccoli consigli che evolveranno e si affineranno man mano che vivrete. Sbaglierete e aggiusterete il tiro. Nessun problema. La vita è questa; imparare a vivere, soprattutto tra le difficoltà e proprio quando sembrano insuperabili.

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