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Due Chiacchiere con… Sabrina Grappeggia Bernard

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Diari dal sottosuoloUn’antologia dalla confezione pregiata non può che contenere qualcosa di prezioso. È il caso di questa nuova iniziativa curata da Diario di Pensieri Persi, che raccoglie il meglio (e non solo) pervenuto al blog durante la selezione dei racconti urban fantasy per il concorso letterario Chrysalide (Mondadori, 2013).

Ingredienti: cinque racconti (quelli ritenuti più validi dallo staff) cui si aggiungono cinque contributi d’Autore, la bella prefazione di Valeria David, un’appassionata post-fazione di Luca Tarenzi, una cover a dir poco favolosa (autore Mario S. Nevado). Mescolate e il risultato sarà una splendida raccolta di racconti tutti da leggere, pronti a offrire uno sguardo su ciò che ribolle nel sottosuolo della letteratura urban italiana. Ulteriore punto di merito dell’iniziativa – ma Diario non è nuovo a simili gesti – è il fatto che i proventi delle vendite andranno a sostenere le attività di Emergency.

Oggi nel salotto di SL ospitiamo Sabrina Grappeggia Bernard, autrice del racconto Gercai e le catene della libertà, per la nuova tappa del blog tour di promozione dell’antologia Diari dal sottosuolo.

TRAMA: Leco percorre le strade di Gercai come un fantasma. È l’unico che può salvare la città ma non sa come, non sa perché. Un’indovina di nome Cassandra sembra poterlo aiutare a trovare il Consiglio Anarchico, il potere a capo di Gercai. Gercai è una città morta: sarà possibile riportarla in vita?

Ecco per voi un estratto del racconto.

“Respiri forte. L’aria ti raschia la gola. Ti inonda i polmo­ni insinuandosi nel sangue con arabeschi di aria putrida, contaminata. Ma non ci fai più caso. Probabilmente ci sei abituato. Ci siamo tutti abituati. Non senti nemmeno l’odore acido dei vapori ostili che sbuffano tra i tetti di coccio della vec­chia fabbrica diroccata a est della città.
Gli olezzi chimici spinti dal vento tentano di invaderti le na­rici. Ma il tuo largo naso schiacciato da pugile sconfitto ha perso ogni sensibilità.
Come la tua pelle coperta di cicatrici mal ricucite.
Come le tue gambe, farcite di ferro saldato tra ossa.
Come i tuoi pensieri annientati da una rabbia nuova.
Come il tuo cervello. Un cervello che non pensa. Un cervello che non ragiona. È una spugna sporca, il tuo cervello, una visci­da spugna che ti muove le membra. Assomigli a un androide. Ma purtroppo non lo sei. Il tuo tozzo collo è impregnato di sudore. Il tuo torace pulsa. La tua lingua è secca, arida. No, non sei un androide. Non sentiresti bollire in te questo enigmatico rancore, questa voglia di agire e di morire. Sì, morire. Sarebbe semplice, quasi bello. Potresti, e forse lo farai. Ma prima devono morire tutti.
Gercai è una città come tante altre. Un’arida duna di terra e di fango intarsiata di case di cemento nero. Di vicoli sterrati che conoscono solo l’ombra di angosce innominabili e di palazzi a dieci piani gonfi di pianti; di odori di cibo che si dileguano dalle finestre per fondersi con il fetore del piscio dei cani o con quello delle loro carogne abbandonate sui bordi dei marciapiedi.
A Gercai l’asfalto delle strade scoppia. Prima si deforma cre­ando piccoli cumuli granulosi. Poi erompe di colpo in un botto secco e brusco e si apre spezzando i suoi bordi di catrame come un vulcano senza lava. Lo sanno tutti che non è il caldo a pro­vocare questo fenomeno bizzarro. La vera e unica causa sono gli scarichi chimici della vecchia fabbrica a est. Troppe sostanze nocive scorrono nei canali sotterranei della città.
Troppe.
Ma nessuno ha il coraggio o la forza di fare qualcosa. Le leg­gi e regole urbane sono state sepolte nel cimitero normativo del regime anarchico. Le veemenze di istinti sbagliati hanno fatto il resto.
Cammini. Li stai cercando. Non devono essere lontano. Lo sai, lo senti. Hai quasi l’impressione di poter annusare la loro presenza. I tuoi passi ti conducono davanti al vecchio Ministero e fatichi quasi a riconoscerlo.
Un tempo era un edificio elegante. Costruito con muri can­didi, puliti. Ma ora è cambiato tutto. Le luccicanti finestre di vetro trasparente sono diventate buchi informi senza luce. La linda facciata di granito bianco si è trasformata in una lavagna di insulti e di disegni osceni. Un tempo ci lavoravi lì dentro. Un tempo. Bevevi caffè amaro in bicchierini di plastica monouso e facevi riunioni proiettando grafici multicolori sul muro liscio del tuo ufficio. Quando eri stanco allargavi con discrezione il nodo della tua cravatta e a fine giornata, quando tornavi a casa, ti dissetavi con un gelido bicchiere d’acqua di cocco sintetico che immaginavi provenire da una spiaggia esotica ornata di palme piegate verso il mare. Cazzate. Anche tu eri un cretino come gli altri. Forse solo un po’ più ingenuo e quindi, di conseguenza, più cretino degli altri.”

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autrice

Chi è Sabrina Grappeggia Bernard?

Sabrina Grappeggia BernardNata a Seregno nel 1965, si laurea in Scienze Politiche a Milano nel 1991. Oggi vive e lavora a Parigi. In questi ultimi anni ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti letterari. Il suo ultimo romanzo, Variazioni di un concerto andante – ha vinto la “sezione narrativa del “Concorso Letterario Nazionale Bel-Ami, Festival Dieci Lune” nel 2013. Il racconto Gercai e le catene della libertà (presente nell’antologia Diari dal sottosuolo) è stato finalista del Concorso Racconti Chrysalide – Mondadori sezione Urban fantasy.

Sito autrice: Sabrina Grappeggia Bernard

 Bene, ora che abbiamo svelato qualcosa della biografia di Sabrina,
avanti tutta con l’intervista!

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Molly: Domanda quasi banale, ma i nostri lettori sono certamente curiosi di conoscere la nostra ospite. Chi è Sabrina Grappeggia Bernard?

Sabrina: Aiuto. Domanda difficile. Possiamo passare direttamente alla seconda domanda? Scherzo. Ok, ok va bene, ci provo. Sabrina Grappeggia Bernard è una donna come tante altre. Una donna che vive in una bella città d’Europa, Parigi, che lavora in un ambito ben lontano dalla letteratura e che mantiene i suoi legami con l’Italia anche attraverso la scrittura.

Molly: La storia di Leco e della sua città, Gercai, si inserisce in questa raccolta con una sua personale identità, mescolando più generi e dando vita a un’esperienza di lettura particolarmente suggestiva. Avevo letto le tue Variazioni di un concerto andante di cui ho apprezzato lo stile avvolgente; la tua penna mantiene la sua efficacia anche nell’affrontare il fantastico. Avevi mai scritto un racconto di genere?

Sabrina: No, non avevo mai scritto un vero fantasy. Scrivere questo racconto è stata un’esperienza sorprendente, entusiasmante. Prima di tutto perchè ero abituata ad altri generi ben lontani dal fantasy. Nel mio romanzo Variazioni di un concerto andante per esempio, parlo di donne e di diversità culturale e affronto un tema femminile con un tono volutamente delicato. In Gercai invece non potevo essere delicata. È una storia violenta, brutale, maschile. Mi metto nella testa di un uomo e cerco di parlare e agire come lui tentando di trovare l’equilibrio e l’empatia giusta per farlo. Ho scritto Gercai e le catene della libertà in meno di una settimana. All’epoca stavo lavorando su un testo teatrale storico, ed ero un po’ stanca di dover continuamente verificare date, fatti, di cercare documentazione appropriata all’argomento di cui stavo trattando. Avevo bisogno di una pausa. Mi sono buttata allora a capofitto nella scrittura di questo racconto e ho potuto muovermi liberamente lasciando spazio alla fantasia. Dovendo solo inventare. Un vero giubilo. Estremamente rilassante nonostante la durezza e la crudeltà del racconto.

Molly: Una storia che si chiude disegnando un cerchio perfetto; un protagonista tormentato e pieno di sorprese. Come hai costruito l’impianto narrativo? Da dove hai tratto l’ispirazione?

Sabrina: Amo i racconti che disegnano un cerchio perfetto. È una bella immagine. È spesso il mio obiettivo. L’inizio e la fine di una storia sono davvero le parti principali ed è importante che si congiungano coerentemente. Non ho costruito per Gercai alcun impianto narrativo. Non avevo grandi idee inizialmente, sapevo solamente che l’avrei scritto alla seconda persona del presente ispirandomi a Jay McInerney autore delle Mille luci di New York e alla bella graphic novel di Gianrico e Francesco Carofiglio Cacciatori nelle tenebre. L’uso della seconda persona, in letteratura, è raro ed estremamente efficace, forte, diretto. Piacevolissimo nella lettura, esaltante nella scrittura. Sapevo poi, che mi sarei aggirata in un universo scuro, macabro, vagamente simile a quello di Mad Max o Sin City. Questi sono stati i miei primi criteri di scelta. La storia invece è nata da sola, mentre la scrivevo. È molto più divertente per uno scrittore non sapere quello che succederà. I personaggi si muovono autonomamente e a volte si ha l’impressione di osservarli. È molto meno noioso. Per questo motivo preferisco storie lontane dagli schemi autobiografici.

Molly: La vicenda si svolge in una realtà che sembra appartenerci ma che a un certo punto cambia e si fa altra. Per poi tornare familiare. Quanto pesa l’ambientazione in un racconto come il tuo?

Sabrina: L’idea era quella di raccontare un contesto sociale. I meccanismi del potere riconducono sempre alla tirannia del più forte sul più debole, alla lotta per il potere e a quella dell’interesse personale. La Storia ce lo insegna. La vicenda si svolge in una realtà che ci sembra familiare perchè concerne il mondo, il nostro mondo e il suo probabile futuro. Ho tentato in seguito di muovermi un po’ in un contesto magico per sorprendere il lettore e dare un po’ di respiro al racconto prima di ritornare verso una concretezza distruttiva che ricorda i tipici canoni rivoluzionari.

Molly: Hai sempre voluto diventare scrittrice o lo hai scoperto in qualche particolare momento della tua vita?

Sabrina: Diciamo che lo sognavo, ma non osavo crederci. Non mi sentivo all’altezza. Poi qualche anno fa una grande sconfitta personale mi ha spinta a rifugiarmi nella scrittura. Da allora non ho mai più smesso. Scrivo sempre. Ogni giorno. Ho sempre mille progetti in testa e cerco di realizzarli tutti. Insomma, ci provo.

Molly: Cosa puoi dirci di questa tua esperienza nel fantastico? Scriverai ancora racconti di genere?

Sabrina: Assolutamente sì. Ho adorato questa esperienza. La libertà che questo genere ti concede è eccitante. È stata una scoperta incredibile, anche per me. Ho imparato a conoscermi. In fondo sono sempre stata attirata dal genere fantastico, ma non ne avevo coscienza; ho sempre considerato per esempio George R. R. Martin e   J.K. Rowling due veri geni. La loro capacità creativa mi lascia senza parole. Mi inginocchio davanti al loro talento.

Molly: La tua scrittura è molto efficace, senza ridondanze. Lavori molto su questo aspetto o scrivi di getto?

Sabrina: Amo gli stili semplici, un po’ secchi. Le frasi corte e i punti. Ho qualche problema con le virgole. Ho voglia che il lettore entri subito nella storia senza troppi giri di parole. Questo è il mio modo di scrivere. A volte scrivo di getto, a volte no. Dipende. Gercai l’ho scritto di getto, senza pensare, lasciandomi trasportare da una specie di trance creativo. Per i romanzi invece è diverso, ci vuole più tempo, costanza, metodologia e soprattutto una buona struttura, molti schemi, riassunti. Per un romanzo bisogna riflettere, trovare le connessioni con i capitoli, non ripetersi, non contraddirsi e soprattutto non dimenticare niente. Sarebbe impossibile per me scrivere un romanzo di getto.

Molly: Concludiamo con i tuoi prossimi progetti e i programmi futuri.

Sabrina: Tanti progetti. Forse troppi. Aspetto con impazienza la messa in scena di un mio testo teatrale su un tema difficile: quello delle malattie gravi e gli stati vegetativi, a cui tengo molto; se tutto va bene la prima dello spettacolo andrà in porto questo autunno, a Torino. Poi ci sarà ancora tanta scrittura. Ho appena terminato un altro racconto fantasy e un romanzo giallo che spero sarà pubblicato presto. Ho in corso anche un libro per bambini creato in collaborazione con un amico, un fotografo/illustratore di grande talento, Vito Carta. Vorrei scrivere un romanzo di fantascienza a quattro mani con una mia cara amica. E poi senz’altro ci sarà un nuovo testo teatrale prima della fine dell’anno. Nel 2015 comincerò il mio prossimo romanzo, il tema resta top secret, però posso farvi una piccola confidenza: mi è stato predetto che sarà il mio migliore romanzo…

Molly: Grazie di essere stata con noi.               

Sabrina: Grazie a voi, è stato un piacere. È sempre bello poter parlare di scrittura.

Scrittrice e lettrice appassionata di ogni tipo di letteratura, con una predilezione per il genere fantasy, nata sotto il segno dell'Acquario, "umana" di un gatto prepotente, fiera di appartenere a questo mitico staff di "sognatrici-lettrici", narratrice di terre lontane e fantastiche, cacciatrice di sogni, il mio motto è una frase del grandissimo GRRM: "A reader lives a thousand lives before he dies (...). The man who never reads lives only one." Good read!