Dissonanze di Massimo Jr. D’Auria

Massimo Jr. D’Auria

Capitan Salgari

Massimo Junior D’Auria è nato a Napoli nel 1989. Studente di lettere moderne della Federico II di Napoli, è appassionato di lettura  (libri  e  fumetti)  e  di  scrittura. Ha pubblicato  due raccolte  di   racconti:  “La  vita  degli  altri” (Arduino  Sacco editore, 2009) e “Nero n.9” (Sogno Edizioni, 2010). A settembre  2012, sempre per la Sogno Edizioni, è uscita la terza raccolta di racconti: “Dissonanze”. I suoi racconti sono stati inseriti in diverse antologie. È  il  curatore  dell’antologia  “Nerinchiostro”  e  della  collana della Sogno Edizioni “Orbite Nere” per romanzi brevi gialli, noir, pulp e horror. Collabora con il portale “Writer ’s dream”.

Sito: www.massimojuniordauria.wordpress.com


Il Corsaro NeroTitolo: Dissonanze
Autore: Massimo Jr. D’Auria
Serie: //
Edito da: Sogno Edizioni (Collana: Fast Read)
Prezzo: 8,50 € 
Genere:  Narrativa, Horror, Noir
Pagine: 146 p.
Votohttp://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/5Astelle.png

Trama: In ogni esistenza c’è una lieve dissonanza pronta a esplodere con fragore, liberando il suo potenziale distruttivo…


Recensione

di Johannes de Silentio

A una prima lettura, sarò franco, Dissonanze non mi era piaciuto. Questa raccolta di racconti mi è parsa infatti, dapprincipio, molto “debole”. Poco incisiva, poco pregnante, poco interessante. Ho messo allora da parte il libro per un po’, salvo riprenderlo in un secondo momento e rileggerlo, con più calma, per meglio individuarne temi e motivi conduttori.

Il Corsaro Nero

E stavolta, per fortuna, le cose sono andate diversamente. Per parlare di questo libro voglio partire dall’ultimo racconto, La proposta. Ci troviamo all’approssimarsi dell’Armageddon, e un alto prelato – molto pentito ma poco virtuoso – fa ammenda di tutti i suoi peccati nel goffo tentativo di sfuggire all’Inferno. Non vi riuscirà, ma questo fulgido esempio di micronarrativa racchiude in sé dei connotati grotteschi e “patetici” che, tuttavia, sono solo apparentemente in conflitto con le atmosfere degli altri racconti del volume. Se il primo racconto tratta della vita di un clochard (Giacomo, protagonista di Incontro al bivio), il secondo del tema del doppio (L’uomo in nero), il terzo degli immigrati (Quel verso a metà tra un ruggito e un barrito),  il quarto di una messa a nudo (Scrivere) e il quinto, ad esso correlato, di un’ancora più esplicita confessione  di un omicida, allora un  – seppur dissonante – filo conduttore c’è.

Riflettiamoci un momento:  sui connotati tragicomici dell’ultimo racconto del volume abbiamo già detto. Ma perché allora questo legame tra il genere “patetico” e il contesto del “sottosuolo”? Probabilmente perché solo in tal modo questi protagonisti “dissonanti” possono presentarsi al lettore, e sin dalle primissime battute, come dei “cabarettisti” strictu sensu. Chiarisco il concetto: si pensi al fatto che la parola francese cabaret annoverava originariamente, tra i suoi significati, quelli di “taverna” e di “bettola”. Insomma, il luogo della “farsa tragica” è offerto, per sua stessa definizione, proprio dalle topaie; così che l’eroe tragico (o tragicomico) non può che esser  nascosto all’ombra, come un killer, o scorto agli angoli delle strade di periferia occupati da qualche clochard.

Bisogna che vi sia un che d’intruso nello straniero che, altrimenti, perderebbe la sua estraneità

Prendo a prestito questa frase del filosofo francese Jean-Luc Nancy, perché sintetizza efficacemente, a mio giudizio, il significato di Quel verso a metà tra un ruggito e un barrito, un racconto sulla vita agra degli extracomunitari. Ma forse, più che al succitato incipit de L’intruso di Nancy, il racconto di D’Auria fa venire in mente Non-persone, il saggio sugli immigrati di Alessandro Dal Lago, di cui sembra quasi una trasposizione in chiave narrativa.

Andiamo avanti:

Aveva buttato tutto il suo talento nel cesso. Uno spreco assurdo

Pirati

Questa la presa di coscienza di Anna, moglie, madre e casalinga napoletana, ‘rea’ di aver anteposto gli affetti alla carriera di scrittrice.  Un giorno, però, a causa di alcuni concomitanti fattori scatenanti, la frustrazione della donna esplode e trova il suo sfogo nel peggiore dei crimini. Anna, protagonista di Scrivere, si trasforma davvero in un’assassina o la sua è solo di una fantasia?

Le “dissonanze” offerte dall’autore sembrano atte a disvelare, rivelare, mostrare le zone grigie, le ombre, delle nostre vite. Ecco allora che questa operazione disvelante e rivelatrice non può non configurarsi come una Apocalisse, in senso quanto più letterale possibile. La parola “rivelazione”, derivante dal sostantivo greco “apòkalỳpsis”, è infatti coniata sull’etimo composto dal prefisso  “apò” e dal verbo “kalỳptein”. E se kalỳptein sta per “celare, nascondere, velare, mascherare”, apòkalỳptein significa l’esatto contrario, ossia “smascherare”, “disvelare”, “rivelare”:

Gli mostrai un largo sorriso che probabilmente mai nessuno ha visto sul mio volto all’infuori delle mie vittime, perché sorrido con spontaneità quando sto per uccidere 

Una confessione ben più esplicita è quella di Elia, “killer prezzolato” protagonista di Requiem aeternam che, a sua volta, dopo aver freddato un uomo in un confessionale, finirà per pagare a caro prezzo il fio delle sue colpe (auto-indulgenza, superbia, distorsione della morale e un innato odio verso le religioni).

Quanto a Roberto, protagonista de L’uomo in nero, si tratta di un uomo alle prese coi fantasmi della sua mente. Se questo personaggio appare prossimo a Goljadkin, l'(anti)eroe de Il sosia di Dostoevskij, in tutta la raccolta risuona l’eco dei “poveri diavoli” (o, se preferite, dei “poveri Cristi”) della narrativa russa.

La Folgore

Per concludere, Dissonanze presenta uno stile a mio avviso ancora acerbo e a tratti incerto, ma è comunque in grado di offrire spunti di riflessione che vanno oltre l’horror e il noir. Tre stelle su cinque è il mio voto.

Booktrailer

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