Dracula in Love di Karen Essex

Karen Essex;

Karen Essex, giornalista e sceneggiatrice nata a New Orleans. Dopo gli studi alla Tulane University, alla Vanderbilt University e al Goddard College ha pubblicato due biografie romanzate di grande successo, Kleopatra e Pharaoh, tradotte in venti lingue.
Attualmente vive a Los Angeles e scrive per varie riviste, tra cui “L.A. Weekly”, “Vogue”, e “Playboy”.

 

Titolo: Dracula in Love
Autore: Karen Essex
Edito da: Bompiani
Prezzo: 18.50 euro
Genere: thriller gotico e psicologico
Pagine: 496 pag.

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Trama: Londra, fine Ottocento. Mina Murray è una giovane donna fidanzata con Jonathan Harker. Assiste la direttrice di un rinomato collegio femminile, insegnando buone maniere, ma c’è in lei un’inquietudine segreta: un io misterioso che, represso durante l’infanzia e l’adolescenza, si manifesta ora sotto forma di sogni, visioni, episodi di sonnambulismo. Quando il fidanzato di Mina, notaio, viene chiamato in Austria da un misterioso Conte per affari, Mina approfitta dell’occasione per andare a trovare un’amica, Lucy, in vacanza al mare. Ma viene a sapere per vie soprannaturali che Jonathan è gravemente malato in Austria e deve correre ad assisterlo. Dopo aver frettolosamente sposato Mina, Jonathan le rivela di essere rimasto vittima di creature diaboliche. Sono forse le stesse presenze da cui è ossessionata Mina? E il Conte, da cui Jonathan si è recato, è forse la stessa creatura misteriosa che protegge Mina e nello stesso tempo sembra volerla attirare in un abisso di perversione? Quando Jonathan, disperato, decide di farsi ricoverare nell’ospedale psichiatrico dell’ambiguo dottor Seward, Mina lo segue. Senza sospettare che sarà lei, e non il marito, a subire le cure del medico, vere e proprie torture che hanno già provocato la morte dell’amica Lucy. Mina sarà salvata dal misterioso Conte, che le rivelerà l’esistenza di un mondo parallelo, in cui Mina, unendosi a lui, potrà attingere l’immortalità – a meno che l’imprevedibile non intervenga a riportarla accanto a Jonathan.

 

Recensione:

Recensione di Debora

Certamente potrei stare ad analizzare ogni personaggio con accuratezza dato che il romanzo è una rivisitazione del celebre libro di Bram Stocker, ma non lo farò perché ammetto di non aver letto questo famoso libro e quindi potrei dire soltanto delle sciocchezze. Lascio questo compito a chi è più esperto di me ma vi regalo le sensazioni che mi ha lasciato da semplice lettrice ignorante in materia vampiresca.

La protagonista di questo libro, Mina, è una donna che a mio parere reprime i suoi desideri e i suoi impulsi che vengono appagati soltanto nei suoi sogni, durante la notte. E’ una donna di fine 800 che è, come vuole la società dell’epoca, una donna che deve rispettare le etichette, una donna che nel vincolo del matrimonio deve essere fedele al marito con corpo e mente. In realtà, però, la nostra protagonista cova un segreto cioè che non vorrebbe essere così vincolata; infatti, la notte i suoi sogni prendono il sopravvento e rilevano (forse) la verità, nascosta anche a se stessa. Sembra di stare dallo psichiatra, vero?

 In tutto questo, nella lettura mi trovo molto rallentata; ad un terzo del libro vado avanti a fatica e mi chiedo quando veramente succederà qualcosa ma soprattutto aspetto solo di sapere dove è finito il Dracula che è citato nel titolo, perché, scusate, quello ha forse creato un’aspettativa troppo alta! Poi, dopo troppe pagine, finalmente scopriamo il nostro Dracula, una figura decisamente misteriosa che affascina e che seduce. “Il sangue è passione” metterei come sottotitolo del libro.

Purtroppo non mi sono identificata con Mina, la protagonista e la narratrice dei fatti. Lei è capace solo di giudicare le amiche che si dimostrano più libere di lei nei costumi e fa loro la ramanzina, non rendendosi conto che in realtà prova solo invidia. Ho trovato molto più interessanti e coinvolgenti le figure che ruotano attorno a lei. Tra le tante figure descritte in questa storia  gli spiriti, gli esseri soprannaturali  li ho trovati un espediente per chi viveva nell’8oo, un modo per giustificarsi dei tradimenti, delle passioni e di tutto ciò che possiamo chiamare “carnale”. Io ho interpretato così.

Karen Essex ha speso però troppe pagine raccontando fatti inutili o forse l’ha fatto nel modo sbagliato. Il libro è zeppo di leggende, di storie tramandate oralmente da personaggi che sono di passaggio nella storia, ma il lettore le perde, anche se si percepisce che l’autrice ha fatto un grande lavoro di ricerca per trasmettere anche a noi queste belle storie. E poi non si può non lodare il suo modo di descrivere il mondo nell’800. Particolarmente affascinanti le descrizioni del manicomio, luogo in cui si troverà la nostra protagonista, e le cure a cui vengono sottoposte le pazze. Naturalmente, quelle che vengono definite pazze sono prevalentemente di sesso femminile e sono considerate isteriche perché eccessivamente passionali e seducenti. Insomma del genere femminile qui non si ha molta fiducia, direi!

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