Due Chiacchiere con… Antonella Senese!

Buonasera a tutti! Questa sera avremo il piacere di scambiare due chiacchiere con Antonella Senese, autrice del libro “Un attimo eterno da rivivere all’infinto”.


Antonella Senese

Antonella Senese nasce a Napoli il 5 agosto 1981.

Laureata in Lingue e Letterature Straniere per la Comunicazione Multimediale, vive a Roma dove frequenta un Mater in Traduzione Letteraria e collabora alla redazione di un giornale locale.

Giornalista e curatrice di rubriche culturali e letterarie, da sempre divoratrice di libri, comincia a scrivere in giovane età partecipando a diversi concorsi letterari per autori emergenti di poesia e saggistica, riscuotendo consensi e segnalazioni da parte delle giurie.

“Un attimo eterno da rivivere all’infinito” è il suo primo romanzo pubblicato.


E dopo avervi rinfrescato un po’ la memoria direi di passare direttamente all’intervista, no?

D: Ciao Antonella, benvenuta su Sognando Leggendo e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Direi di iniziare subito con la classica domanda facile, facile… Un po’ per rompere il ghiaccio. Ti va di dirci qualcosa di te?

R: Grazie a voi, sono felice di rispondere alle vostre domande. Ho 29 anni, sono napoletana di nascita e romana di adozione, laureata in Lingue e Letterature Straniere per la Comunicazione Multimediale e frequento un Master in Editoria e Giornalismo. Lavoro come giornalista e traduttrice free lance, amo viaggiare, dipingere e…scrivere!

D: Grazie alla tua biografia sappiamo che hai iniziato a scrivere in giovane età partecipando a diversi concorsi letterari. Se dovessi descrivere cosa rappresenta per te la scrittura, cosa ci diresti?

R: Scrivo da sempre. Ho cominciato con la Poesia, la mia prima grande passione e con i primi concorsi organizzati dalla scuola e non ho mai smesso. Scrivere è una necessità: è il mio modo di affrontare la vita, il mondo in cui trovo rifugio quando sento il bisogno di fuggire dalla realtà. Quando scrivo sento di appartenermi ed è una sensazione impagabile.

D: Il tuo romanzo d’esordio “Un attimo eterno da rivivere all’infinito” racconta la storia di due giovani ragazzi che si amano sin dai tempi della scuola, si perdono e si rincontrano in età adulta. Come è nata l’idea di scriverlo?

R: L’idea è nata con la creazione dei personaggi: sono stati loro a guidarmi nella stesura del romanzo. Volevo portare alla luce una storia che potesse essere il più possibile vicina alla realtà, qualcosa in cui il lettore potesse immedesimarsi sentendosi coinvolto emotivamente, vivendo attraverso questi due individui fragili e vulnerabili gli stessi sentimenti e le stesse emozioni, gli stessi dubbi e le stesse paure.

D: Nel tuo romanzo non racconti solo la storia dell’innamoramento in sé,  ma ci fai conoscere a fondo i due protagonisti e il loro percorso di vita. C’è qualcosa di autobiografico nel tuo libro?

R: Coloro che scrivono traggono ispirazione da ciò che hanno vissuto o da qualcosa che li ha colpiti particolarmente. La propria esperienza influisce sicuramente su cosa si sta componendo. Tutte le storie possono avere un che di biografico, ma non necessariamente rappresentare una vicenda che si è vissuta in prima persona. Posso dire solo che Luca e Sarah esistono, sono due persone concrete e reali, non sono una totale invenzione della mia creatività.

D: Bene, da bravi curiosi ora ti chiediamo: puoi dirci qualcosa del tuo processo creativo? Hai un rituale speciale che ti accompagna parola dopo parola?

R: Sono una persona che riesce a scrivere solo quando è in totale solitudine e soprattutto nelle ore notturne, anche perché dormo davvero pochissimo. Non scrivo mai a comando, anzi spesso mi capita di andare a dormire e di svegliarmi in piena notte perché sento la necessità di materializzare su carta i miei pensieri. Posso stare in piedi anche tutta la notte perché quando mi dedico alla scrittura non mi fermo fino a quando il processo creativo non si è esaurito. Scrivo di getto, quasi con frenesia, ma poi mi soffermo molto sulla forma e soprattutto sulla punteggiatura. Sono molto minuziosa quando riesamino i miei lavori, rileggo ogni passo tante volte fino a quando non risulta perfetto ai miei occhi.

D: Come è stata la tua esperienza editoriale? Una strada irta di ostacoli o un colpo di fortuna inattesa?

R: E’ stato difficile decidere di inviare il mio lavoro alle case editrici. Non è il primo manoscritto che compongo, ma il primo che ho sottoposto alla visione degli addetti ai lavori. Sento i miei scritti talmente personali che faccio fatica a pensare che qualcuno possa leggerli: è un aspetto negativo del mio carattere ma purtroppo sono una persona estremamente riservata. Se devo essere sincera, ho ricevuto diverse proposte. Non credo in coloro che ti promettono fama e notorietà, anche sapendo di non poter mantenere le aspettative, o che si perdono in paroloni e grandi complimenti. Ho creduto nel progetto chiaro e sincero della mia casa editrice, che mi ha supportata in ogni fase senza mai illudermi e che si è mostrata sempre attenta e disponibile, venendo incontro alle mie esigenze.

D: Il primo pensiero che ti è passato per la mente una volta scoperto che finalmente saresti stata pubblicata?

R: Paura, tanta. Incredulità, dubbi e poi entusiasmo e soddisfazione. Fino a quando non ho visto la prima copia tra le mie mani, mi è sembrato qualcosa di lontano e irraggiungibile. Ancora oggi a volte non ci credo e penso che sia stato solo un’illusione della mia mente.

D: Puoi dirci qualcosa delle tue letture preferite? Ci sono autori di riferimento, modelli che ti hanno influenzata o segnata?

R: Leggo soprattutto libri di letteratura, prediligendo quella inglese. Shakespeare è uno dei miei grandi amori. Ho amato molto Jane Austen (la amo tutt’ora), Virginia Woolf, Dickens e Marquez. Ma forse la Austen ha una certa influenza su di me, non posso negarlo! Ultimamente mi sto dedicando alla lettura di  autori esordienti, proprio come me: un modo per aiutare i giovani, nel mio piccolo.

D: Se dovessi partire per un’isola deserta, quale libro porteresti sicuramente con te?

R: Cent’anni di Solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Nonostante il mio amore per la letteratura inglese, Marquez rappresenta il mio salto nel vuoto verso un mondo diverso e complesso, a volte dai toni un po’ forti, ma è una lettura che mi coinvolge totalmente.

D: Domanda molto cattiva ma ormai assolutamente di rito. Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

R: Non c’è molto da pensare o forse sarebbe meglio non pensare. In un Paese come il nostro è già così difficile che qualcuno si dedichi ad una buona lettura e se poi ci sono loro, i grandi colossi dell’editoria nazionale che detengono il monopolio assoluto nel campo, che propongono sempre i soliti nomi, gonfiati dai giornali e dai media, che scrivono libri su commissione, spesso senza neanche la vera passione, quella che invece tanti giovani sconosciuti hanno da vendere! Per gli esordienti non resta che affidarsi a piccole case editrici o case editrici a pagamento, che spesso e volentieri pubblicano qualsiasi cosa, pur di speculare sui sogni e le speranze di giovani che cercano di farsi strada in un mondo in cui è già tutto scritto. Il tema è vasto: poche righe non basterebbero per esprimere la mia opinione.

D: Qual è un consiglio che ti senti di dare agli altri scrittori esordienti?

R: Da scrittrice esordiente posso solo dire di non fermarsi al primo ostacolo: se si crede in ciò che si fa, se si è convinti di avere qualcosa da dire, bisogna provare a rincorrere il proprio sogno, perché senza sogni non si è nulla nella vita.

D: Un’ultima domanda che ci interessa: progetti per il futuro?

R: Sono concentrata su un nuovo progetto, un secondo romanzo, ma sono ancora in piena fase creativa. Intanto continuo a comporre poesie e brevi racconti: magari la mia prossima pubblicazione potrebbe essere una raccolta di poesia, chissà! Speriamo di continuare su questa strada, perché scrivere è tutto quello che vorrei fare nella vita.

D: Bene, l’intervista è finita. Ti ringrazio infinitamente per la tua disponibilità e ti chiedo: vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

R: Posso solo ringraziarvi davvero per l’opportunità che offrite agli scrittori esordienti, che hanno sempre bisogno di una mano in più per emergere dal mucchio. E’ stato un piacere partecipare al vostro progetto, buon lavoro e in bocca al lupo per tutto!

 

Nel salutare Antonella e ringraziarla ancora una volta per la sua disponibilità, auguriamo buone letture a tutti!

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