Due chiacchiere con… Barbara Risoli!

Buonasera a tutti ed eccoci di nuovo al lavoro!

Dopo le brevi (anche troppo brevi) vacanze che siamo riuscite a ottenere siamo di nuovo in pista con tante recensioni, interviste e un sacco (quando scrivo “un sacco” intendo proprio “così tanti che non so più dove metterli…”) di libri da leggere!

Oggi avremo il piacere di scambiare due parole con un’autrice che mi ha colpita moltissimo con la sua Duologia Romance composta da “Il veleno del cuore” e la “La Giustizia nel sangue“… sì, avete capito bene! Parlo proprio di Barbara Risoli.


Barbara Risoli;

Barbara Risoli abbraccia vari generi quali il fantasy, la fantascienza e il genere storico-sentimentale. Ragioniera, sposata con un figlio, ama le cose insolite, è appassionata di mitologia greca e del periodo storico acheo-micheneo. Particolare la sua passione anche per il periodo relativo alla Rivoluzione Francese.
All’attivo ha La stirpe (Runde Taarn Edizioni), Il veleno del cuore (0111 Edizioni), L’errore di Cronos (Runde Taarn Edizioni).
La grazia del Fato è il sequel de L’errore di Cronos.

Sito della scrittrice: http://risolibarbara.splinder.com/


Ebbene, dopo avervi un attimo rinfrescato la memoria su quest’autrice… Ecco a voi l’intervista!


D: Ciao Barbara, benvenuta su Sognando Leggendo e ti ringrazio di cuore per aver accettato di partecipare a questa intervista per i nostri lettori. Che ne dici di cimentarti della nostra domanda di rito? Ti vada dirci qualcosa di te?

R: No, non mi va. Scherzo… è che questa domanda è terribile per me, l’ho appena detto in un’altra intervista. Ragazzi, so’ la Risoli, OK? Quella lì che scrive fantasy mitologico, sentimentale storico, fantascienza. Insomma, so’ io. Può andare così o devo pure dire che ho 41 anni? Vabbè… ho 41 anni, ma non è che ne vado proprio fiera, eh?

D: Nella tua biografia dici di amare le “cose insolite”. Noi, da bravi impiccioni, ci chiedevamo se potessi dirci quali sono queste cose insolite?

R: Tutto ciò che esce dai canoni standards. Mi piacciono i misteri insoluti, quelli storici, quelli scientifici, quelli religiosi, quelli veri, quelli finti. Non prendo mai in considerazione il logico, cerco l’illogico nelle situazioni, non mi appassiono davanti a tutto ciò che è scontato, cerco il colpo di scena, l’inaspettato, la stranezza. Se in una ricerca trovo una falla ideologica, è li che mi tigno, è lì che spingo, stai tranquillo che sarà li che verterà un altro mio romanzo. Non amo la normalità, lo faccio dire anche al protagonista di un mio romanzo.

D: Un’altra domanda di rito. Cosa significa per te la scrittura? Come hai deciso di metterti a scrivere?

R: Non si decide di scrivere. Lo si fa e basta, poi si apre il cassetto e lo si guarda esplodere di fogli, appunti, sogni e racconti, inchiostro e sangue. Questo è scrivere, non una scelta, ma una predisposizione. Io mi son ritrovata a preferire finire un capitolo piuttosto che uscire con le amiche, ho alzato gli occhi da una macchina da scrivere dopo dieci ore di tasti che mi mangiavano le unghie (robba vecchia allora). Scrivevo, punto. Poi mi son chiesta se tutto sto lacrimar d’inchiostro poteva interessare a qualcuno, la tecnologia mi ha aiutata, le opportunità sono arrivate, la risposta è stata soddisfacente. Si, a qualcuno interessa ciò che scrivo. Bene. Cosa significa scrivere? Vivere una vita parallela, biografare un sogno, trasformare la quotidianità in qualcosa di tollerabile, lasciare il presente per andare dove sto meglio, di solito il passato.

D: Quando scrivi tendi a seguire l’ispirazione momentanea oppure sei preferisci seguire una traccia ben stabilita?

R: No! Niente traccia prestabilita, terribile imporsi un metodo, sembra di stare a scuola. In realtà ogni mio romanzo parte dal titolo e da una frase, una situazione, una scena. Per arrivare a quel punto ci lavoro. Capita spesso che io scriva un romanzo e poi ne butto via metà perché non mi piace.

D: Quando scrivi hai un rituale, un’abitudine che ti aiuta a concentrarti?

R: Di notte. Scrivo di notte, solo di notte. Non riuscirei a buttar giù due righe senza il buio, il silenzio, l’assenza di impegni. Se poi per rituale si intende anche la sigaretta accesa, ebbene c’è pure quella. Ma che non si sappia in giro…

D: Leggendo la tua duologia (Il Veleno del Cuore e La Giustizia del Sangue) si capisce subito che è un romance storico molto particolare. I protagonisti sono “i cattivi” e non c’è nessuna donzella da salvare. Anzi, sembra piuttosto che sia la stessa Eufrasia a salvare Venanzio. Dicci qual è stata la fonte di ispirazione che ti ha spinto a scrivere Il Veleno del Cuore?

R: Beh, via… Eufrasia non salva Venazio, non in senso stretto almeno. La componente romantica forse sta nella visione che un uomo perduto ha di una donna bellissima e che come tale lo smuove e lo fa uscire dal tunnel in cui si trova (l’alcolismo) trasformandolo da vittima a carnefice. Ok, questo ci sta. Diciamo che i due sono due pezzi coincidenti, senza dubbio. Quando ho iniziato questo romanzo affermai ‘mi butto nel rosa’, poi mi è venuto fuori un fucsia e ultimamente il mio ultimo romanzo è stato definito rosso/nero (o nero/ rosso). Ecco un esempio di uscita secca dai canoni. Vero, non c’è nessuno da salvare, o meglio… i buoni devono guardarsi le spalle e se non diventano un pelo cattivelli, mi sa che ci rimettono le penne. La mia fonte di ispirazione? Forse un amore perduto, forse un amore mai trovato, forse ciò che avrei voluto, forse ciò che mi spaventa o ciò che mi piace… non lo dirò mai da dove mi viene questa storia, piccolo segretoccio nel mio cuoricino… avvelenato.

D: L’unicità e la profondità psicologica dei nostri protagonisti è assolutamente fantastica. Come ti è venuto in mente di rendere i “cattivi”… gli Eroi del tuo romanzo?

R: Alt. E no… metto da parte le risposte per un po’ di righe e ringrazio per l’affermazione L’unicità e la profondità psicologica dei nostri protagonisti è assolutamente fantastica. Adesso, posso restare indifferente davanti a una frase simile? Non credo, anche questo è ciò che io definisco successo e me lo stillo per qualche attimo, prima di continuare.

… …

Ok. Rendere i cattivi gli eroi del mio romanzo è un po’ la vendetta personale nei confronti di films e libri che ho visto e letto nel tempo. Sarà predisposizione, sarà sfortuna, ma a me nei racconti piacciono sempre gli antagonisti, pur consapevole della loro fine imminente ed il più delle volte tragica e giusta. Mi son scocciata di piangere sempre per il perdente e così io il perdente me lo son fatto eroe, vincente e potente. Non amo le smancerie, quindi il mio eroe deve essere pure cattivo, anche se… beh, leggere per sapere.

D: Dicci la verità: chi, tra Eufrasia e Venanzio, è stato più difficile da “piegare” al tuo volere di scrittrice? Hai avuto personaggi ribelli e del tutto intenzionati a fare “quel che volevano” mentre scrivevi?

R: Che domanda meravigliosa! Fuori dalle righe… quindi appetitosa!

La più difficile da piegare è stata senza dubbio Eufrasia, scontrosa, astiosa e sempre sulle difensive, sostanzialmente pronta all’attacco e quindi propensa alla difesa estrema e gratuita anche. Nasce forte e come tale la sventura la piega e la rende molto fredda, pur con un cuore appassionato, perché i sentimenti che descrivo sono sempre eclatanti. Ciò che so per certo e per esperienza è che nulla è più penoso o pericoloso di un guerriero piegato e Eufrasia ha dunque ringhiato sino all’ultima riga del mio ultimo romanzo.

Con Venanzio le cose sono state decisamente più facili: indifferente a tutto, disincantato e deciso, Venanzio nasce disposto a cambiare direzione con il cambiar del vento, per opportunismo, per tornaconto, per vendetta, per amore. Venanzio è un bandito, un delinquente, un millantatore, uno che valuta ogni azione e andare d’accordo con me credo che gli abbia fatto intravedere il successo. Siccome è un pacchiano che ama vestirsi di diamanti, a lui interessa la fama e per ottenerla scende facilmente e simpaticamente a compromesso … anche con la sua autrice. Di lui amo l’ironia e quella sottile capacità di trovare il lato peggiore delle persone e portarlo a proprio vantaggio.

D: Sinceramente, qual è il tuo personaggio preferito? Quello che senti più “figlio”, in un certo senso.

R: Della cosiddetta duologia romance senza dubbio il mio preferito è Venanzio, del quale ho parlato prima. Ribadisco il feeling che c’è tra noi e quella sua simpatia intrinseca che mi fa sorridere prima ancora di descriverla. Mi piace anche far notare di lui un particolare che il più delle volte viene allegramente ignorato dalle lettrici (accecate forse dal fascino che sa emanare): Venanzio Sauvage non è quello che viene definito un bellone da romanzo rosa, nel primo libro lo preciso che non è particolarmente prestante, sottolineo che i suoi capelli saran pure neri, ma anche screziati dal grigio del tempo (chiamalo sale, ma son un po’ grigi i capelli dell’omo). Venanzio non è altissimo, non è bellissimo, i suoi occhi scuri sono fuoco, le sue mani sono forti, i segni che porta addosso sono cicatrici di guerra e quando Eufrasia gli chiede di quale guerra parla, lui risponde ‘della vita’. E riesce a far passare in secondo piano una cosa che forse dovrebbe scandalizzare in un eroe romantico: è un assassino, prezzolato, spara a sangue freddo, si fa pagare, è un ex alcolista che offre champagne ai suoi ospiti e brinda con la limonata, che rifugge l’odore dell’alcol; è un millantatore, un furfante, pure infedele nel secondo libro. Però tutto gli è perdonato e… io ne vado tanto fiera del mio duca Stolfo Rues de Martin (si, perché Venanzio cambia pure nome quando gli conviene).

D: C’è qualcosa di autobiografico nei tuoi libri? Se dovessi scegliere il personaggio che ti è più affine fra i personaggi del tuo libro chi sceglieresti?

R: Si, in ogni mio romanzo c’è un pezzo di me, della mia vita, vera o presunta, vissuta o immaginata. Scrivere per me è vivere una vita parallela, quindi inevitabilmente ci metto del mio. Credo di tradurre le emozioni in scene, in situazioni. Molti dei miei personaggi si rifanno a persone realmente esistite, conosciute oppure no, senza differenza. Un esempio su tutti, anche perché è venuta fuori sta cosa durante le presentazioni dei miei libri: il padre di Eufrasia, il conte Xavier des Fleuves, fisiocratico (uomo d’affari) è praticamente la perfetta descrizione di mio padre. Ho sempre detto che se fosse vissuto nel 1700 mi avrebbe mandata suora, lo affermo scherzando, ma rendo l’idea di quanto lo abbia descritto bene nel carattere e nelle reazioni. Forse ho descritto un po’ la guerra sostenuta in passato proprio con mio padre, solo che Eufrasia non sono io, piuttosto ciò che mi sarebbe piaciuto essere allora. Piccolo orgoglio: qualcuno ha trovato Xavier il personaggio più vero ed affascinante… hai capito il paparino?

D: Nonostante siano due romanzi Romance lo sfondo storico sul quale si muovono i tuoi personaggi è piuttosto solido e attinente. Come mai proprio il periodo Rivoluzionario Francese?

R: Insieme alla parte mitologica della Grecia antica, il periodo rivoluzionario francese è quello che preferisco a livello storico. Sostanzialmente mi appassionano tutti i periodi rivoluzionari (in terza media ho fatto una tesina sulla Rivoluzione Russa), ma non in senso prettamente didattico, piuttosto con l’intenzione di guardarci il lato oscuro, il rovescio della medaglia. Ogni grande mutamento ha il suo prezzo da pagare, il suo sangue versato, le sue vittime predestinate che si dimenticano per dare spazio agli ideali fattasi baluardi. La Rivoluzione Francese è stata un fiume di sangue e questo io lo denuncio senza mezzi termini mettendomi dalla parte delle vere vittime che, ci piaccia o no, sono stati proprio i nobili. Che poi i motivi che muovevano le masse fossero legittimi… non lo discuto neppure, ma l’uomo sa essere bestia più delle bestie e la nostra libertà poggia su un passato che la Storia tende ad annacquare.

D: Alla fine del tuo “La Giustizia del Sangue” scrivi una piccola nota dove precisi che “sembra” che realmente la stirpe reale francese sia sopravvissuta allo sterminio a seguito della Rivoluzione. Non mi dilungo troppo sui particolari per chi non avesse ancora letto il libro ma, ci chiedevamo, hai sempre condiviso questa opinione o hai fatto delle ricerche appositamente per poter scrivere il tuo libro?

R: Lo dico io, lo spoiler non mi spaventa ed evitarlo non apporta alcun vantaggio. LA GIUSTIZIA DEL SANGUE ipotizza la liberazione di Luigi XVII, il figlio del re decapitato, un bambino di otto anni allora. Ovviamente è un romanzo, ma i riferimenti storici sono precisi, come i personaggi che ho coinvolto, realmente esistiti. Come dicevo prima, le falle storiche mi stuzzicano e l’idea che il re bambino fosse sopravvissuto non è nuova, ci sono forum dove si vantano gli eredi in vita. Mi è bastato un dubbio per avere la certezza che Luigi XVII sia sopravvissuto, o meglio… come dico all’apertura del libro: mi piacerebbe fosse accaduto. Beh, mi sono documentata sulle date e sui luoghi, questo si. Non si nasce imparati, un minimo di coerenza storica si cerca sempre di averla.

D: Come è stata la tua esperienza editoriale? Una strada irta di ostacoli o un colpo di fortuna inattesa?

R: Niente tragedie e tanto meno patemi. Sostanzialmente ho ottenuto ciò in cui ho sempre creduto: essere letta e tastare sul campo le mie potenzialità. E’ il lettore che determina il valore di un libro ed essere letta mi permette di valutare me stessa. Sono dunque soddisfatta, anche perché non mi sono aspettata nulla di più. Se devo essere sincera la piccola casa editrice che poi ho scelto mi ha dato molto più del previsto con una crescita e una fiducia che non sempre è facile trovare. Unico rimpianto, son sincerissima, le vendite vere e proprie sono sotto le mie aspettative… anche perché i lettori i miei libri a volte se li prestano. Ma sono orgogliosa di questo, sapere che i miei libri girano è comunque un successo mica piccolo!

D: Il primo pensiero che ti è passato per la mente una volta scoperto che finalmente saresti stata pubblicata?

R: Adesso mi dicono di darmi all’ippica. … Non è successo, meno male.

D: Puoi dirci qualcosa delle tue letture preferite? Ci sono autori di riferimento, modelli che ti hanno influenzata o segnata?

R: Il genere che io amo di più leggere è in assoluto l’horror. Il problema è che non mi spavento facilmente, ma quando trovo un libro horror, stai tranquillo che me lo prendo. Ultimamente mi sono letta molti esordienti e devo dire che anche in questo campo l’Italia ha molto da dire e lo dice bene!

D: Un autore del fantasy italiano che ami particolarmente?

R: Non amo fare i nomi per non render torto a nessuno. Prevalentemente leggo gli esordienti, gente come me, in corsa per un successo che forse un giorno sarà grande. Nel complesso ho trovato validi molti testi, anche se condanno un po’ (come detto in un’altra intervista) la tendenza ad emulare. Senza peccar di superbia, piuttosto come mera lettrice, direi a tutti i nuovi autori di mettere da parte i propri idoli e aprire i cuori con le loro idee pure che sono certa bellissime.

D: Domanda molto cattiva ma ormai assolutamente di rito che proponiamo a tutti i nostri intervistati. Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

R: Editoriale? Non è un segreto: ci sono in giro millantatori patetici che mirano solo al quattrino e che per ottenerlo ti osannano senza ritegno. Incassato il malloppo, di grazia se ti rispondono al telefono. Pubblicità, visibilità, presentazioni… pianeti sconosciuti. Non son tutti così, bisogna solo saper valutare i pro e i contro delle proposte. Diciamo che a livello piccolino, mettiamo da parte l’dea dell’editore che fa tutto al tuo posto, lavorare bisogna e forse qualche risultato in più arriva.

D: Un’ultima domanda che ci interessa: progetti per il futuro? Avremo modo di incontrare nuovamente Eufrasia e Venanzio?

R: Parliamoci chiaro: IL VELENO DEL CUORE non aveva in programma un seguito, poi è uscito LA GIUSTIZIA DEL SANGUE quasi su richiesta di alcuni. Questa domanda mi è già stata posta, quasi sono obbligata a scrivere un altro capitolo dei nostri due eroi e lo farò, promesso!

In programma ho il libro a chiusura della Saga del tempo (fantasy mitologico), sto delineando un altro romance ad ambientazione transilvana e infine un escalotogico per il quale devo fare alcune ricerche, lo ammetto.

D: Bene, l’intervista è finita. Ti ringrazio nuovamente infinitamente per la tua disponibilità e ti chiedo: vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

R: A ringraziare sono io che amo essere intervistata, non lo nascondo. Ma ciò che mi preme è ringraziare questo blog per l’entusiasmo inatteso dimostrato per il mio romance che esce dai canoni, ma che sa essere piacevolmente apprezzato.

Devo anche salutare? … … Ma ciao!



Posso aggiungere una cosa?…

Okay, lo faccio lo stesso!

Sappiate che non è rilevante che io conosca l’autrice e che apprezzi i suoi romanzi… Ho recensito la duologia con la stessa attenzione e perfidia (sì, a volte tendo a essere un po’ perfida…) che avrei prestato a qualunque altro romanzo ma… ci credete che mi sono divertita davvero da matti a leggere e rileggere quest’intervista?

E’ stato un piacere per me, dico sul serio!


Buone letture a tutti!


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Una replica a “Due chiacchiere con… Barbara Risoli!”

  1. sem calcinha ha detto:

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