Due Chiacchiere con… Cecilia Randall!

Ragazzi, oggi abbiamo il piacere di poter scambiare due chiacchiere con un’autrice d’eccezione. Premetto che io sono una sua grande fan quindi perdonate, se potete, i miei toni molto entusiasti! Ecco… che ne dite di scoprire di chi si tratta?

Cecilia Randall;

Cecilia Randall, pseudonimo di Cecilia Randazzo, è una scrittrice italiana, autrice di romanzi fantasy e racconti per antologie. È conosciuta in particolar modo per la trilogia Hyperversum. Nata a Modena, dopo aver frequentato il liceo linguistico, si è laureata in lingue e letterature straniere presentando una tesi sul Romanticismo tedesco e le sue influenze sulla cultura italiana dell’800. Dopo la laurea ottiene un Master in Comunicazione e tecnologie dell’informazione presso l’Università di Bologna. Ha lavorato come grafico in un’azienda speciazlizzata in servizi per il web. In seguito lavora come grafico e web designer e occasionalmente come illustratrice. La sua avventura editoriale è iniziata nel dicembre 2006 con la pubblicazione del romanzo Hyperversum, con il quale si è aggiudicata nel 2007 il Premio Letterario Nazionale Insula Romana (XXX edizione) per la sezione “Narrativa edita ragazzi”. Nell’ottobre 2007 ha pubblicato il suo secondo romanzo, Hyperversum – Il falco e il leone. Ha partecipato alla stesura delle antologie L’ombra del duomoMutazioni insieme ad altri scrittori, utilizzando il suo vero nome. Nel 2009 ha invece dato alle stampe il racconto Angeli e Uomini, nell’antologia Sanctuary. Il 14 gennaio 2009 è uscito il terzo romanzo della trilogia di Hyperversum, intitolato Hyperversum – Il cavaliere del Tempo.

 

Bene, ora che vi svelato CHI è la nostra interlocutrice… Passiamo all’intervista!

D: Buongiorno Cecilia, benvenuta su Sognando Leggendo. Prima di tutto ci tengo a ringraziarti per la tua disponibilità per questa intervista. Siamo (io per prima) molto felici (ed emozionati!) di poter scambiare qualche parola con te. Io direi di lasciarti libera, se vuoi, di dire qualcosa ai lettori… Magari qualcosa su di te?

R: Grazie a voi per avermi invitata! Per presentarmi posso dire che sono nata a Modena, ho amato libri e fumetti fin da quando sono riuscita a leggerli da sola e da allora non ho mai smesso di leggere, per svago, per studio e per lavoro. Adoro disegnare perciò, anche quando non scrivo, ho comunque una matita in mano e un foglio sulla scrivania. Nei ritagli di tempo (sempre più scarsi!) vado al cinema, visito castelli, seguo manifestazioni storiche o fiere del fumetto. Se posso, non dico mai di no a un bel concerto rock.

D: Dal 2006 con l’uscita del tuo romanzo d’esordio Hyperverum (Giunti) ad oggi possiamo dire che il “grande salto” è stato fatto, no? Da esordiente a autrice affermata. Hai la tua bella fetta di fan… Dicci, questo come ha influito sulla tua vita? In cosa e come si sente diversa la Cecilia di oggi rispetto a ieri?

R: A dir la verità, io mi sento ancora un’apprendista. Sono molto soddisfatta dei risultati ottenuti finora, ma ne ho tanta di strada da fare e tante cose da imparare… La mia vita non è cambiata, se non per il fatto di trovarmi per buona parte dell’anno a studiare o a lavorare al computer per minimo tre o quattro ore ogni giorno, dopo le normali otto ore di ufficio, e anche di più nei finesettimana o in vacanza. Di fatto, adesso ho due lavori (che adoro), entrambi con scadenze e contratti da rispettare, ma le ore di una giornata restano sempre ventiquattro, quindi il risultato è che dormo meno e lavoro di più. Come persona, questi quattro anni mi hanno insegnato a superare almeno un po’ la mia timidezza; adesso sono quasi calma quando devo parlare in pubblico e non l’avrei mai ritenuto possibile.

D: È innegabile che il tuo percorso formativo abbia influenzato totalmente (o in parte?) la tua trilogia Hyperversum ma, in realtà, quando la “scrittura” ha assunto un ruolo saliente nella tua vita?

R: Ho sempre inventato storie, scritte o disegnate. I miei primi racconti risalgono alle elementari, i primi fumetti alle medie. Ovviamente erano tutte storie adeguate alla mia età e alle mie capacità di allora. Fanno sorridere, rileggendole adesso. Tutto questo per dire che intrecciare storie è sempre stato importante per me; mi piace raccontarle e raccontarmele, da sempre.

D: Se dovessi definire il tuo rapporto con la “scrittura”, come lo definiresti? Cosa significa per te scrivere?

R: È un bisogno e insieme una gioia. Non posso farne a meno.

D: Ti definiresti una scrittrice impulsiva o riflessiva? La ricerca deve essere stata importante durante la stesura visto l’importanza dello sfondo storico dei tuoi romanzi…

R: Riflessiva. Metodica. Mi racconto e mi ripasso scene e dialoghi molte volte, prima di metterli sulla carta. Li rifinisco a mente e poi per iscritto, da lì comincia il processo di limatura finché il capitolo non raggiunge la forma che mi convince. La ricerca storica è faticosa e bella allo stesso tempo; porta via tanto tempo ma deve dare ai personaggi un ambiente preciso in cui vivere e respirare, quindi è fondamentale.

D: Hai un rituale particolare che esegui prima di scrivere? Un segno scaramantico o un’abitudine?

R: Niente di scaramantico, solo un’abitudine consolidata col tempo: non inizio mai a scrivere una storia dalla prima pagina. Scrivo prima una scena importante, spesso è quella in cui il protagonista incontra un altro personaggio che poi si rivelerà fondamentale per il suo destino, nel bene o nel male. Quando mi viene l’idea di una storia, devo innanzitutto capire se i personaggi mi convincono davvero, per questo ho bisogno di vederli agire sulla scena prima possibile. Se dopo aver scritto almeno una trentina di pagine mi rendo conto che questi personaggi e le loro vicende mi entusiasmano davvero, allora mi fermo, riprendo in mano la trama completa e comincio a scrivere da pagina uno, poi proseguo capitolo per capitolo.

D: Ma torniamo a Hyperverusm! Come è nata l’idea di questa trilogia che è un po’ un fantasy, un po’ storico e un po’ fantascientifica?

R: È nata dalla passione per il gioco di ruolo mescolata a quella per la Storia e forse anche da un pizzico del mio lavoro di tutti i giorni. Sono un grafico web: progettare per internet è il mio pane quotidiano!

D: Come ho già accennato l’aspetto “storico” è piuttosto importante ma ottimamente amalgamato con le avventure dei nostri personaggi… Ma, in qualità di assoluta profana (io e la storia NON andiamo affatto d’accordo…) hai deciso di adattare l’aspetto storico alla trama o viceversa? Hai dovuto fare molte ricerche?

R: Nonostante io non scriva romanzi storici, la Storia è l’ambiente in cui i miei personaggi si muovono, quindi cerco di essere più rigorosa possibile nel dipingerlo, anche se non è affatto facile destreggiarsi tra fonti a volte discordanti tra loro. Occorre individuare le più autorevoli e fare sempre controlli incrociati. È un lavoro lungo e l’errore è sempre in agguato. Di solito, preferisco modificare la trama adattandola alle esigenze della Storia. Altre volte invento luoghi ispirati a luoghi veri, che mi consentono maggiore libertà di movimento.

D: Dei tuoi personaggi, sinceramente, quale senti più “figlio”? Quello con il quale hai un rapporto più stretto… Che ami più degli altri insomma.

R: Io li amo tutti, cattivi compresi, quindi li sento tutti ugualmente “figli miei”. Ovvio che i protagonisti hanno un valore affettivo maggiore rispetto ai comprimari, ma fare una scelta è davvero difficile. Ci ho provato, ma cambio idea di continuo! Adesso poi ci sono anche i personaggi del nuovo romanzo e la scelta è diventata ancora più complicata.

D: E quale, invece, ti ha creato più problemi perché ribelle e del tutto intenzionato a fare “quello che voleva”?

R: Nessun personaggio, mai, mi ha creato problemi, almeno finora. Alcuni comprimari mi hanno sorpresa “fiorendo” in modo imprevisto. So che sembra impossibile, invece è piuttosto frequente (e me lo confermano anche altri autori) che un personaggio cresca in un modo non preventivato, che riveli aspetti e qualità che non apparivano nel primo abbozzo della trama. Difficile però che arrivi a intralciare lo sviluppo della vicenda. Io sono molto soddisfatta di tutti i personaggi che mi hanno sorpresa in corso d’opera.

D: C’è qualche punto del libro (in tutti e tre, ovviamente…) che non ti ha soddisfatta? Che non sei riuscita a rendere come volevi,magari.

R: No, quando finisco un libro io ne sono sempre soddisfatta al cento percento, perché ci lavoro sopra finché non viene esattamente come voglio che sia. Non potrei consegnare un testo di cui non sono convinta per ogni singola pagina. Certo, a ogni libro si impara qualcosa in più, l’esperienza aumenta e quindi quando ti volti indietro e rileggi  il libro precedente, trovi inevitabilmente qualcosa che, col senno di poi, limeresti ancora un po’. Fa parte del percorso di maturazione di ognuno di noi e per fortuna perché, se rileggendo lavori di qualche anno prima io non trovassi niente da limare, vorrebbe dire che non sto evolvendo, che mi sono fossilizzata.

D: Come lettrice, invece, come ti definiresti?

R: In due parole: appassionata e onnivora.

D: So che sembra una domanda banale ma… Generi preferiti?

R: Tutto ciò che può essere considerato “d’avventura” ha la precedenza negli scaffali della mia libreria, ma poi leggo davvero di tutto. Basta che l’argomento mi colpisca e il libro finisce subito nella pila dei libri da leggere.

D: Se dovessi scegliere degli autori, od opere, che hanno influenzato il tuo stile?

R: Vado molto indietro, alle letture della mia infanzia: Salgari, Dumas, Adams, Scott. Non so se hanno davvero influenzato il mio stile, ma di certo io li considero maestri dell’avventura.

D: Segui il panorama narrativo italiano? Che cosa ne pensi? Hai qualche “nome” che hai deciso di seguire da vicino?

R: Aspetto con ansia ogni nuovo libro di Camilleri, ma poi sono tanti i nomi italiani che seguo con piacere. A parer mio abbiamo un gran bel panorama intorno a noi.

D: Da autrice, quale consiglio ti senti di dare agli autori italiani esordienti che vogliono intraprendere il tuo cammino?

R: Non mi sento nella posizione di dare consigli, perché il percorso che porta alla scrittura è di solito molto diverso caso per caso. Credo però che non ci si debba risparmiare quando si scrive.  Il lavoro presentato a un editore deve sempre rispecchiare il massimo delle nostre capacità di quel momento. Ho sentito aspiranti autori dire: “probabilmente potrei fare meglio di così, ma per adesso può bastare”; ecco, credo che questo sia un errore da evitare.

D: E ora una domanda che tutti quanto stavano aspettando: Progetti per futuro? Avremo la possibilità di catapultarci di nuovo nel fantastico mondo di Hyperversum o hai quale nuova chicca in serbo per noi?

R: Finalmente posso dire che il mio nuovo romanzo uscirà presto, molto presto, e non prosegue la saga di Hyperversum. Avevo bisogno di vedere personaggi e luoghi nuovi. Con questo romanzo mi sono avvicinata a casa, sia nel tempo sia nello spazio, ho lasciato il Medioevo per il Rinascimento, la Francia per l’Italia. Mi auguro di non deludere tutti quelli che hanno amato Ian e compagni, ma per il momento ho deciso di dare ai personaggi di Hyperversum un meritato riposo, dopo tante peripezie.

D: Beh, l’intervista è finita. Ti ringrazio nuovamente per la tua gentilezza infinita e ti chiedo, prima di salutarci, vuoi aggiungere qualcosa per i nostri lettori?

R: Sono io che ringrazio te per questa chiacchierata. E vorrei ringraziare tutti i lettori per l’entusiasmo e il calore che mi trasmettono. Mi regalano un po’ del loro tempo per seguire le vicende dei miei personaggi, per scrivermi o per ascoltarmi; mi danno il carburante per continuare. Grazie a tutti, di cuore.


Cara Cecila, davvero, siamo noi che ti ringraziamo per aver ritagliato un po’ del tuo tempo per noi! E’ stato un piacere e, speriamo di poterti leggere presto!!!

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