Due Chiacchiere con… Lavinia Scolari!

Ecco, cari lettori, con una nuova puntata della Rubrica “Due Chiacchiere con…”. Questa volta avremo il piacere di scambiare due chiacchiere amichevoli con un’autrice di fantasy più… particolare. Miti e leggende albergano fra le pagine del suo libro “L’uomo dal Campanello d’Oro” che, fra l’altro, potete vincere commentando questo post.

Lavinia Scolari;

Lavinia Scolari è nata a Palermo nel 1984. Laureata in Lettere Classiche e specializzata in Scienze dellAntichità presso l’Università di Palermo, è dottoranda in Antropologia del Mondo Antico allUniversità di Siena e socia del Centro Internazionale di studi sul Mito.

L’autrice dice…

“Il Tempo, assecondando quella che è la naturale armonia dell’esistenza, ha fatto calare l’oblio sui protagonisti dei miti e delle leggende dell’antichità. Essi vivono ancora fra noi nelle vesti di comuni mortali, i ricordi delle loro precedenti esperienze ormai assopiti. Alcuni di loro, però, si sono ribellati al volere del Tempo e, dopo lunghi secoli trascorsi in clandestinità presso il confine con il mondo del Sonno, tentano una rivolta capeggiati dal più possente fra loro, Hermete, il Messo degli Dei. Il loro piano consiste nel risvegliare i dormienti per impossessarsi dei loro ricordi e con essi ricostruire il Diadema del Tempo, grazie al quale Hermete otterrà il potere necessario a spodestare il Tempo stesso e a regnare in sua vece. Alcuni dei risvegliati riusciranno però a intralciare i suoi piani e l’ordine naturale dell’universo verrà ristabilito”

 

Bene, direi che ora possiamo passare alla nostra intervista….

D: Ciao Lavinia, benvenuta su Sognando Leggendo e grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista per i nostri lettori. Per sciogliere il ghiaccio ti va di raccontarci qualcosa di te?

R: Sono nata a Palermo ventisei anni fa e vivo tuttora in questa città che amo moltissimo, anche se da qualche mese sono spesso a Siena per motivi di studio. Sin da piccola ho avuto una passione incoercibile per le storie, le fiabe, e qualsiasi tipo di racconto, al punto da cimentarmi già all’età di sei-sette anni in forme un po’ buffe di narrativa. E in questo sono sempre stata incoraggiata dalla mia famiglia.

D: Leggendo la tua bibliografia abbiamo scoperto che sei Laureata in Lettere Classiche, specializzata in Scienze dell’Antichità e attualmente sei dottoranda in Antropologia del Mondo Antico a Siena. Quando è nato il tuo interesse per le antichità classiche?

R: Direi che l’interesse per le antichità classiche c’è stato sin da tenera età, ma non sapevo dargli ancora un nome. Ero molto affascinata dalle storie della mitologia classica, ma la consapevolezza di ciò che quelle storie rappresentavano è giunta al liceo. Mi sono iscritta al classico, inizialmente per approfondire la letteratura italiana, temendo un po’ quelle lingue antiche che amici e conoscenti descrivevano come davvero difficili da padroneggiare, ma quando ho scoperto la letteratura greca e latina, la loro drammaturgia, l’epica e ho conosciuto in modo più profondo il mito e le sue riscritture, è stato come trovare me stessa. Era quello di cui volevo occuparmi.

D: Il tuo primo libro “L’uomo dal campanello d’oro” è un romanzo fantastico che rielabora temi e personaggi della mitologia classica. Come è nata l’idea di scriverlo?

R: Il percorso di questo libro è un po’ tortuoso, è già una storia di per sé. Un giorno mi fecero un insolito regalo, un campanello di ottone, come quello che descrivo nel romanzo. Era un dono scherzoso, ovviamente, ma mi fece venire in mente un’immagine: quella di un giovane uomo stretto in un mantello che lo faceva suonare, risvegliando qualcosa o qualcuno. L’idea rimase lì per un po’. Poi ci sono state diverse immagini e scene cui volevo dare una storia: un volto di donna nell’acqua e il personaggio di Nereo. Alla fine del racconto su di lui mi sono chiesta: perché Nereo avrebbe dovuto scegliere proprio quei ragazzi con cui si incontra nel libro? E così ho proseguito per dare una risposta.

D: Nel tuo romanzo non solo è presente il tema centrale del mito antico ma anche quello del tempo e del sogno. Come sei riuscita a bilanciare questi aspetti? Ce n’è uno che ritieni più importante degli altri?

R: Mito, sogno e tempo si reggono come elementi indissolubili di una trama che ho cercato di costruire in una narrazione in cui il lettore li possa avvertire come “naturalmente uniti”. Ho rappresentato il passaggio da quelle civiltà che si nutrivano dei loro miti alla nostra, che ha stravolto il senso di mito, come un assopirsi dei suoi protagonisti per ordine del Tempo, una forma di oblio cui fa contro una realtà immortale. Il senso di mutevolezza e instabilità che pervade il romanzo, le figure che appaiono e che solo alcuni possono vedere, i diversi punti di vista che scorgono parti del reale ad altri nascoste sono forme di rappresentazione che ho tratto dal sogno. Nel sogno capita spesso che una persona diventi improvvisamente un’altra o che una situazione o una stanza si trasformi in un ambiente del tutto diverso. Nel libro accade lo stesso: il sogno non è solo presente nei miti di Morfeo, Fàntaso e del dio Sonno, ma anche come dinamica narrativa.

D: “L’uomo dal campanello d’oro” è caratterizzato da più voci narranti dove ogni personaggio racconta gli eventi dal suo punto di vista. Cosa ti ha spinto a scegliere questa struttura formale così originale?

R: Una delle cose che, da lettrice, ho sempre desiderato, è poter accedere ai pensieri dei personaggi dei vari romanzi che leggevo, al di là della voce narrante. Non di un solo personaggio, ma di tutti! Nella vita di ogni giorno persone che vivono gli stessi avvenimenti ricordano un medesimo fatto in modo spesso molto diverso dal compagno con cui l’hanno vissuto. Anche nel romanzo è così, solo che la differenza di percezione è portata all’estremo e finisce per confondersi tra sogno e realtà. Desideravo che ogni personaggio fornisse una chiave della storia e la riferisse al lettore come se si trovassero tutti insieme in un salotto a raccontare una vecchia storia.

D: Tra i vari personaggi qual è il tuo preferito? Ce ne è uno in particolare con cui ti identifichi?

R: Non ce n’è uno solo in cui mi rispecchio, mi identifico in piccoli aspetti di ciascuno, perché ciascuno di essi è parte di me. Non c’è, però, un personaggio che porti in modo pieno il pensiero e l’opinione dell’autrice. Mi rivedo nella premura di Leandro, nel senso di indipendenza di Verdiana, nella consapevolezza della incomunicabilità di Cassandra. Tra i personaggi che sento più riusciti ci sono Nereo e Fàntaso.

D: Il tuo romanzo d’esordio è stato pubblicato lo scorso luglio dalla Zerounoundici. Come è stata la tua esperienza editoriale? Una strada irta di ostacoli o un colpo di fortuna inattesa?

R: Non ho fatto molti tentativi prima di ricevere risposta dalla Zerounoundici. Ho ricevuto qualche silenzio e qualche no motivato dall’incompatibilità tra i miei scritti e le esigenze editoriali della casa editrice cui mi ero rivolta, ma ho avuto la fortuna e forse il buon senso di fare una lunga e accurata selezione prima di inviare il mio scritto: è sciocco inviare un fantasy a chi non ne ha mai pubblicati e non si dimostra interessato! La Zerounoundici sta dimostrando grande serietà, disponibilità, costante attenzione e trasparenza. La mia prima esperienza è dunque davvero felice!

D: Il primo pensiero che ti è passato per la mente una volta scoperto che finalmente saresti stata pubblicata?

R: Mi sono detta “non è vero!” col mio solito ottimismo! Subito dopo ho pensato a quello che avrebbero detto a casa. Infatti ho scoperto della proposta di pubblicazione da sola, durante il mio secondo soggiorno a Siena, in una sala computer della residenza per dottorandi, mentre tentavo di guardare la mia casella di posta. Ho sussultato, ero incredula!

D: Cosa rappresenta per te la scrittura? Se dovessi descrivere questo rapporto con una sola parola?

R: Completezza. Completa il mio essere, per me è un’urgenza, un piacere, un modo per vivere due volte.

D: Sei un’autrice impulsiva o riflessiva? Hai qualche rituale che ti accompagna nelle ore di “lavoro”?

R: Il mio approccio alla scrittura cambia, dipende molto da cosa voglio scrivere. Alle volte un’immagine che mi sorge in mente deve essere subito “buttata giù” e istintivamente dà inizio a una storia. Altre volte, pur partendo sempre da un nome che fa emergere in me alcune suggestioni o da un’immagine specifica, rifletto a lungo, anche per ore, sui sviluppi e su che cosa voglio raccontare. Cammino molto quando penso, camminare mi aiuta nell’elaborazione.

D: Puoi dirci qualcosa delle tue letture preferite? Ci sono autori di riferimento, modelli che ti hanno influenzata o segnata?

R: Nel fantasy Tolkien è una pietra miliare che adoro e che rappresenta un modello impareggiabile. Ammiro per le loro doti narrative e la capacità di catturare e affascinare i lettori Wilde, Tolstoj, Malerba. Per questo romanzo mi sono stati di stimolo Pavese, coi suoi “Dialoghi con Leucò”, Malerba con “Itaca per sempre” e Christa Wolf con “Medea” e “Cassandra”, ma anche l’Eneide di Virgilio, che traducevo mentre scrivevo il romanzo.

D: Se avessi la possibilità di incontrare, magari per un caffè, un autore che ami particolarmente, chi sceglieresti?

R: Per me sarebbe un onore conoscere Bahiyyih Nakhjavani, autrice di “La donna che leggeva troppo” e i “Viaggiatori dell’alba”, che ho trovato sublime.

D: Ed ora una domanda che facciamo a tutti i nostri intervistati. Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

R: So bene che l’editoria italiana, piccola e media soprattutto, sta attraversando un momento che definire difficile è forse poco. Penso che ci vorrebbe più coraggio e rispetto per gli scrittori, ma soprattutto per i lettori, e lo dico da lettrice. Tuttavia ho conosciuto realtà editoriali minori, come la Zerounoundici, ma non solo, davvero serie, impegnate, di qualità, alle quali bisognerebbe guardare con fiducia. A volte vengono pubblicati piccoli capolavori che rimangono nascosti al grande pubblico, ma che dovrebbero essere le basi su cui puntare per il futuro della nostra letteratura, e anche del fantasy italiano, che mi sta moto a cuore.

D: Per concludere una domanda che ci interessa molto. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Puoi darci qualche anticipazione?

R: Al momento ho qualche idea per un nuovo romanzo. È ancora all’inizio e tratterà anche questa volta una porzione di mito che non tutti conoscono e che tocca molti temi: amore, tradimento, inganno. La forma non sarà la stessa di questo romanzo, ma recupererà l’idea delle voci. Ciononostante l’intenzione è quella di dare spazio a un narratore extradiegetico, una voce narrante tradizionale, alla quale far seguire i punti di vista dei personaggi. Per il resto non escludo nulla, vivo alla giornata.

D: Bene, l’intervista è finita. Ti ringrazio nuovamente per la tua disponibilità e ti chiedo: vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

R: Vorrei ringraziarvi vivamente per l’opportunità che date a scrittori emergenti come me: questi punti di incontro tra autori e lettori sono molto importanti, divertenti e danno un senso alla nostra scrittura.

Sognando Leggendo rinnova i suoi ringraziamenti a Lavinia e approfitta per augurarvi… Buone Letture!!!

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5 risposte a “Due Chiacchiere con… Lavinia Scolari!”

  1. Camilla P. ha detto:

    Come capisco l'amore dell'autrice per il mondo classico *__* E' il motivo per cui mi sono iscritta al classico, oltre ovviamente al mio amore per letteratura italiana.

    Pare proprio una persona preparata e che davvero ama ciò che fa 🙂

  2. LadyEarnshaw ha detto:

    Concordo con voi!

  3. benedetta m. ha detto:

    è la prima volta che visito il blog e ho trovo interessante questi confronti, poichè è utile capire anche il pensiero dell'autore. e poichè ho appena finito di leggere questo libro grazie a quest'intervista mi sono chiarita molti dubbi e l'ho trovato più interessante

  4. Kassi ha detto:

    No comlaptins on this end, simply a good piece.

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