Due chiacchiere con… Luca Tarenzi!

LUCA TARENZI;

E’ nato nel 1976 a Somma Lombardo. Si è laureato in Storia delle Religioni all’Università Cattolica di Milano, è stato giornalista e redattore. Attualmente collabora con varie case editrici come traduttore, editor e consulente: tra le sue traduzioni figurano opere di Douglas Preston e Lincoln Child per Rizzoli, e di Jonathan Stroud e Nahoko Uehashi per Salani. Ha esordito nel 2006 con il romanzo urban fantasy Pentar (Alacran) (ripubblicato nel 2008 con il titolo Pentar – Il Patto degli Dei).Fra le sue opere più conosciute ricordiamo l’antologia Sanctuary nella quale è presente il racconto Saint Vicious edito da Asengard (la casa editrice che l’anno successivo pubblica Il sentiero di Legno e Sangue), Le Due Lune (Alacran) e l’antologia La Stirpe angelica con il racconto Il Re, l’Angelo e il Serpente.
Nel febbraio di quest’anno ha pubblicato Quando il Diavolo ti Accarezza, edito da Salani.

TWITTER dell’autore

 

Una piacevolissima intervista ad un autore che apprezzo molto. Luca Tarenzi ci racconta di come i miti e le leggende abbiano influenzato i suoi scritti, i progetti per un nuovo e ambizioso romanzo e della sua passione per… Supernatural e Doctor Who.

D: Sia l’ultimo tuo romanzo “Quando il diavolo ti accarezza” che “Le due lune” sono ambientati entrambi a Milano. Scelta d’istinto, di affezione, praticità o altro?

R: Tutte queste cose insieme e non solo. Milano è una città che conosco ma che non riesco mai a ‘esaurire’, che mi regala sempre nuove storie, che ha duemila anni di leggende, strani fatti di cronaca, bizzarri personaggi storici e non, e che nonostante tutto questo non viene mai vista come possibile setting per storie di fantastico e di magia. Io voglio dimostrare che invece è possibile. Che le sue leggende possono riprendere vita, vestirsi in abiti del Ventunesimo secolo e andarsene in giro per le strade. Che se gli autori americani di urban fantasy hanno Los Angeles e New York, noi abbiamo le nostre metropoli e ci vanno più che bene per evocarci dentro tutti i mostri e gli eroi che ci vengono in mente.

D: Ne “Quando il diavolo ti accarezza” Lena è appassionata di telefilm, una caratteristica che la protagonista ha in comune con te. Quali sono i tuoi preferiti e perché?

R: “Supernatural” e “Doctor Who”. Il primo perché è la più diretta, rumorosa, esilarante manifestazione di quel che io ho sempre inteso come fantasy metropolitano postmoderno, con tutto il corredo di azione, meraviglia, dramma e ironia che per me è fondamentale nel genere. Il secondo perché è semplicemente il serial più intelligente, coinvolgente e meglio scritto degli ultimi quindici anni.

D: Se tu dovessi interpretare un personaggio di una serie televisiva quale sarebbe?

R: Sarebbe facile rispondere il Dottore o Dean Wincherster, ma la verità è che vorrei essere un lupo mannaro in una qualsiasi serie in cui la licantropia non è soltanto una brutta grana mensile. O, in alternativa, Harry Dresden in “The Dresden Files” (ma qui è perché amo esageratamente i romanzi da cui il serial era tratto).

D: Hai affermato poco tempo fa che un sequel del tuo ultimo libro non è in cantiere, ma conti di usare alcuni dei personaggi in storie future. Ci puoi dare una piccola anticipazione?

R: Lena e Arioch, i protagonisti del “Diavolo”, fanno la loro comparsa – per quanto limitata – in un altro romanzo che sto scrivendo ora, concluso il quale ho intenzione di dedicare interamente una storia al demone Azazel, che nel “Diavolo” era il comprimario principale. E prima o poi conto anche di portare a conclusione la vicenda di Veronica Meis, rimasta parzialmente in sospeso alla fine de “Le due lune”.

D: Ti sei laureato in Storia delle religioni e in molti tuoi scritti la passione per l’occulto e il simbolismo è palese (da “Saint Vicious” in Sactuary a “Il Re, l’Angelo e il Serpente” in Stirpe Angelica solo per citarne alcuni) ma quanto ha influito nella tua vita?

R: In una scala da uno a dieci, direi undici. Non voglio e non ho mai voluto che nella mia vita ci sia separazione tra il ‘mistero’ e la ‘normalità’. Credo agli angeli e ai fantasmi, ai miracoli e alle magie. Se cammino nei boschi, cerco i fauni; se passeggio sulla spiaggia, cerco le sirene. E se si cerca con un minimo di mente aperta, vi posso garantire che si trova parecchio, perché “Ci sono più cose in cielo e in terra…”

D: A chi ti chiedeva, in riferimento a “Il sentiero di legno e sangue”, come ti fosse venuta l’idea ci riscrivere in chiave grottesca e con atmosfere da incubo Pinocchio tu hai risposto che gli elementi erano già tutti presenti nella storia di Collodi e tu li hai solamente rielaborati. Un mix di Massoneria, leggende e miti. Quali libri con caratteristiche simili ti sentiresti di consigliare?

R: Uno sopra a tutti: “The Alchemy of Stone” di Ekaterina Sedia (che peraltro è l’ispiratore dichiarato del “Sentiero”). La storia di una ragazza meccanica e del suo complicato, fantasmagorico, tormentato tentativo di condurre una vita indipendente in un mondo dove tutti la considerano un oggetto, su uno sfondo di guerra sociale, tecnologia steampunk, gargoyle viventi, ‘divoratori di spettri’ e strane forme di alchimia. Un romanzo che è riuscito a meravigliarmi, incatenarmi e alla fine a commuovermi come mi è capitato di rado.

D: Per quale motivo, secondo te, i nostri “fantasy” vengono in genere snobbati? Il problema sta, magari, alla base con un approccio sbagliato dell’autore stesso o sono i lettori troppo “americanizzati”?

R: Né l’uno né l’altro. È soprattutto una questione di tempo: ne serve un po’ prima che una situazione cambi, che l’eccezione di ieri diventi una cosa normale domani. Serve che si abituino i lettori a trovarsi tra le mani romanzi italiani, che si abituino gli editori a non aver paura di pubblicarli e che si abituino gli scrittori a raggiungere un livello di qualità che non scenda mai sotto il confine dell’accettabile. Ma, a parte tutto questo, nella mia esperienza diretta lo snobbismo verso il fantasy italiano non è poi quella piaga diffusa e incurabile di cui si sente parlare ogni tanto; rispetto a dieci anni fa, è già tutto un altro mondo.

D: Mi è capitato di leggere una frase che hai scritto sul tuo profilo twitter “Italy: the only country in the world where one has to APOLOGIZE for being a writer!” a te è capitato di doverti “scusare” per essere diventato uno scrittore?

R: Indirettamente, e per fortuna solo in una conversazione privata. Ma a volte si ha sul serio la sensazione che vorrebbero farcelo fare in pubblico. Il trucco ovviamente sta nel non farlo mai, nemmeno sotto tortura. E, a chi proverebbe gusto nel sentircelo fare, rispondere con una gran risata in faccia, che è importante sia di divertimento sincero.

D:”Perché il mito è vivo, la leggenda è in mezzo a noi, e nemmeno tanto nascosta.” In quello che scrivi si percepisce la volontà di ricercare tutto ciò. Qualcosa che nel profondo conosciamo da sempre, che probabilmente è esistito e che appena finiamo un tuo libro ci fa diventare per un paio di minuti dei cacciatori di fenomeni soprannaturali. La leggenda che si fonde con la storia affascina da sempre scrittori e lettori, ma c’è una leggenda che ami in modo particolare?

R: No, una sola no, sarebbe uno spreco! Quale più quale meno le amo tutte, perché sono sempre tutte pronte a riprendere vita, basta una scarica elettrica ben calibrata. Ogni scrittore, se lo vuole, può essere un piccolo dottor Frankenstein. Volendone scegliere un paio in particolare, sono sempre stato ossessionato dal mito gnostico del ‘dio caduto’ che dimentica se stesso e diventa umano (la storia che ho riproposto nel “Sentiero”) e parimenti dal mito di Orfeo, che aspetta pazientemente di farsi strada ancora una volta tra le mie storie.

D: Ultima domanda : progetti futuri sia da editor che da scrittore?

R: Come editor e traduttore non posso avere ‘progetti’ miei: edito e traduco quel che mi viene assegnato! Sul fronte scrittorio, sono in piena stesura di un romanzo nuovo, che non ha ancora un titolo e che – auspicabilmente – sarà più lungo e più ambizioso di quelli che lo hanno preceduto. È una storia urban fantasy che parla di eroi preistorici e di divinità moderne, di leggende metropolitane e di nazisti, di vendetta e di tutto quel che un uomo può arrivare ad accettare pur di ottenerla.

 

Ringrazio Luca Tarenzi e Sognando Leggendo per avermi dato l’opportunità di fare questa intervista.

Roberta:)

 

 

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7 risposte a “Due chiacchiere con… Luca Tarenzi!”

  1. Nasreen ha detto:

    L'ho già detto che questo uomo è un genio? Ho adorato l'intervista che ha fatto Ale del blog Diario dei Pensieri Persi XD E questa ha confermato la mia idea, uno dei migliori autori fantasy italiani. Sopratutto che parla e scrive con cognizione di causa, alleluja!

  2. Nihal ha detto:

    Sono Pienamente d'accordo con Nas, adoro quest'uomo, il suo modo di fare la sua mentalità aperta e l'attenzione che mette in tutto quello che fa.

  3. […] Roberta, del blog Sognando Leggendo, ha fatto una bella intervista a Luca Tarenzi. Una discussione su Milano, sui suoi progetti futuri, sul fantasy italiano. […]

  4. RanYuu ha detto:

    Grazie:)

  5. Cecilia ha detto:

    Un libro solo su Azazel de "Il Diavolo"? Mio, appena esce!

    • Nasreen ha detto:

      E' quello che ho pensato anche io xD

      • Cecilia ha detto:

        Vero? E' stato il personaggio che ho preferito, simpaticissimo.

        A questo punto mi leggerò anche quello che sta scrivendo adesso (anche se i nazisti m'ispirano poco), Tarenzi potrebbe diventare il mio autore italiano preferito insieme alla Besa.

  6. Andrea ha detto:

    Con Luca giocavo ai giochi di ruolo molti anni fa, quanti bei ricordi… è sempre stato un tipo particolare 🙂

    Un grande in bocca al lupo(mannaro) per la sua carriera.

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