Due chiacchiere con… Mario de Martino!

Buonasera a tutti voi!

Quest’oggi ho deciso di inaugurare una nuova sezione del blog “Due chiacchiere con…” sulla quale sto lavorando da qualche settimana.

Infatti, da oggi, cercherò di affiancare agni recensione di autori italiani esordienti ed emergenti, un’intervista (molto dipenderà dalla disponibilità degli autori, ovviamente).

Dato che molti Autori Italiani sono già passati per le “grinfie” di Sognando Leggendo ho deciso di ripartire da zero e di iniziare questa nuova rubrica con l’autore Mario de Martino, uno dei primi che mi hanno concesso il piacere di recensire un suo libro.

Mario, molto gentilemente, si è prestato a questo gioco compilando l’intervista in tempi davvero da record. Grazie!


Iniziamo con il dire che potete trovare l’articolo su questo autore “QUA“;  ma, per amor di cronaca, vi posto nuovamente una breve biografia su questo autore.


Mario de Martino;

Mario De Martino nasce nel 1993 a Torre del Greco (Napoli), attualmente vive a Portici dove frequenta il Liceo Scientifico. Ama disegnare e leggere, passione che lo ha portato a maturare la voglia di scrivere storie fantasy, ispirandosi ai grandi nomi che brillano nella letteratura di genere, dall’intramontabile J.R.R. Tolkien a Terry Brooks, senza tralasciare Ursula K. Le Guin e il giovanissimo Christopher Paolini. Il pubblico ha avuto modo di notare il suo talento nel primo libro di questa serie, “L’Erede, la spada del re” pubblicato da Runde Taarn edizioni nel 2009 e nel romanzo “Justin Dave e il ragazzo venuto dal futuro” pubblicato da 0111 edizioni sempre nel 2009. Il suo ultimo libro è stato pubblicato nel 2010 ed è un horror dal titolo “Con gli occhi dell’innocenza”.



E ora passiamo all’intervista…




Intervista 07/06/2010;


D: Ciao Mario! Innanzitutto ben trovato su Sognando Leggendo e grazie per aver accettato di inaugurare questa nuova sezione del blog. Direi di iniziare subito con una domanda facile, facile… Perché non ci dici qualcosa di te, in generale?

R: Ciao Debora e grazie infinite per lo spazio che mi riservi sul tuo sito! Dunque… mi sento un po’ come Pierino all’esame, fiero di saper rispondere alla prima domanda del test (nome e cognome, appunto). Dunque, mi chiamo Mario De Martino e vivo nella provincia di Napoli. Frequento il Liceo Scientifico e adoro la lettura, la scrittura e il cinema.

D: Per quanto riguarda la tua passione per la scrittura quando è cominciata? E’ stata una conseguenza naturale del tuo amore per la lettura oppure è semplicemente qualcosa che ha sempre fatto parte di te?

R: Guarda, devo tanto al magnifico Walt. Eh, sì, proprio lui, Walt Disney. Ho cominciato a leggere Topolino in prima elementare (praticamente ho cominciato a leggere Topolino quando ho “imparato” a leggere) e a realizzare fumetti. Disegnavo di tutto e inventavo storie. Col tempo sono passato alla lettura dei classici. La folgorazione è arrivata con Dumas e il suo “I tre moschettieri.” Il tempo, le nuove letture e la vita stessa hanno fatto il resto.

D: Cosa significa per te “essere” uno scrittore e cosa rappresenta la scrittura per il tuo animo?

R: Io intendo “scrittore” non come un mestiere, ma come colui che inventa una storia. Essere padroni della stessa, stabilirne le dinamiche, riuscire a giostrare una vicenda secondo il proprio gusto ha dello straordinario. Essere uno scrittore significa avere una vicenda da raccontare e condividere con gli altri qualcosa di “proprio”. Per me rappresenta la totale estraneazione, come se si raggiungesse un mondo nuovo. Più bello.

D: Puoi dirci qualcosa del tuo processo creativo? Preferisci seguire l’istinto e poi revisionare i tuoi lavori o anche durante la prima stesura segui una traccia ben delineata e ti attieni attentamente ad essa?

R: Comincio col buttare giù una scaletta. Una scaletta dettagliata, devo ammettere, con tanto di suddivisione in capitoli… poi, però, la scaletta finisce puntualmente nel cestino. La scrivo ma non la seguo. Lo so, è da matti, ma mi conforta sapere di avere tutto sotto controllo, anche se la storia si sviluppa indipendentemente da quei parametri. Dunque sì, scrivo d’istinto. La maggior parte delle idee arriva al momento della stesura, alcune anche dopo. In questo preciso istante avrei voglia di aggiungere altre cose  ai miei romanzi, già pubblicati. Una sorta di continuo perfezionamento che, credo, non terminerà tanto facilmente.

D: Hai un rituale specifico durante la stesura di un tuo romanzo?

R: Mi siedo al tavolo da lavoro, scrivo gran parte della storia, accendo una sigaretta, stappo una bottiglia di Dom Pérignon e vado a ultimare l’opera in Colorado. No, aspetta… quello è Paul Sheldon in “Misery” (di Stephen King). Io scrivo per lo più in estate, quando il tempo libero è maggiore rispetto al resto dell’anno. Di solito scrivo di sera, quando il silenzio è – quasi – totale. Per il resto non ho abitudini particolari.

D: Ormai, dopo quattro libri pubblicati e distribuiti su scala nazionale, possiamo dire che non sei più un semplice esordiente, no? Come è stata la tua scalata alla notorietà, una strada irta di ostacoli o un colpo di fortuna inaspettata?

R: Ecco, ora mi metti in difficoltà. Sì, è vero, dopo il primo romanzo, solitamente, si perde l’etichettatura di “esordiente” e si acquista quella di “emergente”. Di conseguenza c’è ancora molto da fare prima di raggiungere la notorietà. Anzitutto bisogna crescere, stilisticamente parlando, e il processo di crescita è lungo e difficile (anzi, forse non ha nemmeno una vera e propria fine).

Per il resto, a mio parere, non bisogna mai scrivere pensando già alla pubblicazione, all’apprezzamento da parte del pubblico e cose così. Bisogna scrivere perché ci si sente bene con noi stessi e io ho fatto così. Tutto ciò che ne è seguito è venuto da sé. Sarà stata fortuna, sarà stata forza di volontà, non saprei dirlo. Forse per pubblicare occorrono entrambe le cose.

D: Il primo pensiero che ti è passato per la mente una volta scoperto che, sì, ce l’avevi fatta: presto saresti approdato in libreria.

R: «Un poveraccio che ha trascorso la sua intera esistenza sotto a un ponte, con stracci logori indosso e un pezzo di pane secco come unica fonte di sostentamento scopre di aver ricevuto l’eredità di uno zio d’America. Adesso è miliardario.»

Hai presente l’espressione che potrebbe aver assunto? La mia era uguale. Pura felicità, il coronamento di un sogno.

D: Riferendoci alla tua ultima fatica, ossia “Con gli Occhi dell’Innocenza”, cosa ti ha spinto ad allontanarti dal tuo genere di riferimento (il Fantasy) ed avventurarti, oserei dire con un ottimo risultato, nel mondo dell’Horror?

R: Ti ringrazio per “l’ottimo risultato”!

Bé, io adoro l’horror e sono un grande ammiratore di Stephen King. Adoro i film dell’orrore, le storie gotiche… tutto ciò che ha a che fare con la “paura”, ma detesto lo splatter. Di conseguenza ho sempre desiderato cimentarmi in una vicenda dell’orrore (ma che non fosse stata splatter, nella maniera più assoluta). Da ciò è nato “Con gli occhi dell’Innocenza”.

D: Possiamo dire che “Con gli Occhi dell’Innocenza” è un horror molto particolare. Dotato di una grande capacità di affascinare ed influenzare il lettore senza servirsi delle solite tematiche splatter. Qual è stata la tua fonte di ispirazione?

R: Appunto, come ho detto sopra, niente splatter. Io ritengo che l’esempio tipico dell’horror “senza splatter” sia “Rosemary’s baby” di Ira Levin (da cui è stato tratto l’omonimo film negli anni sessanta). Certo, il sangue alle volte c’è comunque, ma non scorre a fiumi. Per intenderci, non ho mai apprezzato molto la saga cinematografica di “Saw” (e adesso i fan dell’Enigmista saranno pronti al linciaggio eheh).

D: Data la tematica, esiste un messaggio che hai voluto trasmettere ai tuoi lettori?

R: In “Con gli occhi dell’innocenza” il male affiora a poco a poco, facendosi strada a fatica, ma riuscendo a prevalere. È sempre difficile riconoscere la sua presenza e combatterla, ma essa c’è ed è reale. Il male è ovunque e bisogna saper affrontarlo. Chi si ostina a restare chiuso nel suo guscio perderà la battaglia. In altre parole, la realtà va affrontata.

D: Quanto c’è di autobiografico nei tuoi lavori, e nello specifico in “Con gli occhi dell’Innocenza”? Tendi sempre a mettere qualcosa di te nelle tue opere oppure, diversamente, cerchi di mantenere un distacco assoluto?

R: C’è un po’ di me in tutti i miei personaggi. C’è n’è in Sindah, in Felthon, in Justin, in Cody, perfino in Thomas… ma nessuno di essi è la mia “trasposizione narrativa”. I personaggi devono essere liberi di agire indipendentemente dal loro autore, altrimenti risulterebbero creati con lo “stampino” e rallenterebbero il ritmo della storia, in quanto si somiglierebbero tutti.

C’è molto di me nei miei personaggi, insomma, ma mai troppo.

D: Se potessi incontrare, domani, un autore che ammiri e potessi andarci a prendere un caffè insieme, chi sceglieresti? Puoi dirci qualcosa delle tue letture preferite?

R: Bere un caffè con Stephen King è il sogno della mia vita. Io ammiro moltissimo il Re, le sue opere e la magia che traspare dalle stesse. I suoi libri (non tutti, lo ammetto, ma la maggior parte) sono le pietre miliari della mia libreria.

Per il resto, apprezzo moltissimo il genere fantasy, avventura e i romanzi per ragazzi.

D: Il libro più bello che hai letto nell’ultimo anno e, par condicio, il più brutto?

R: Il più bello è senza dubbio “IT”, sempre di Stephen King, seguito da “Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne. Il più brutto non saprei dirlo, davvero!

D: Domanda molto cattiva: cosa ne pensi del panorama editoriale italiano? Da autore ormai integrato nel sistema trovi che le osservazioni fatte nei confronti dell’editoria italiane siano fondate?

R: L’editoria attuale (italiana e non) si basa, a mio parere, sul principio della commerciabilità del prodotto libro. Si scrive e si pubblica di conseguenza e sono pochi gli autori (e gli Editori, ai quali va tutta la mia stima) che spezzano questo circolo vizioso. Ultimamente sono centinaia i libri pubblicati che trattano storie di vampiri, e tutti hanno fatto seguito al fenomeno “Twilight”. Credo dovremmo domandarci il perché.

D: Un’ultima domanda che interessa moltissimo a tutti noi: quali progetti hai per il futuro?

R: Bé, i progetti sono sempre tanti, alcuni solo abbozzati, altri tratteggiati decisamente meglio… altri ancora  “ultimati”. Il mio prossimo romanzo, un thriller con sfumature fantastiche, sarà pubblicato nel 2011 dalla Casa Editrice Valter Casini di Roma. Al momento lo ritengo la cosa migliore che abbia mai scritto. Ne vedrete delle belle!

D: Bene, l’intervista è finita. Ti ringrazio nuovamente infinitamente per la tua disponibilità e ti chiedo: vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

R: Grazie a te, Debora! Intanto ecco un piccolo consiglio a tutti gli aspiranti scrittori: credete in ciò che fate e non mollate MAI! Solo così raggiungerete i vostri traguardi!

Un caro saluto a tutti, alla prossima!

MDM




Ringraziamo nuovamente Mario de Martino per questa intervista e vi salutiamo in attesa del prossimo appuntamento con “Due chiacchiere con…”

Auguro a tutti vuoi una buona settimana


Nasreen

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi