Due chiacchiere con… Paola Boni!

Buonasera a tutti!

Anche se è tardi ho deciso di postare ugualmente l’intervista di questa settimana. Infatti ho deciso che da ora in poi le interviste verranno pubblicate una volta a settimana e sempre tra il mercoledì ed il giovedì… spero ^^’


Questa sera avremo con noi un’autrice emergente italianissima che è nuovamente approdata nelle nostre librerie con il suo nuovo libro, ossia, La saga di Amon. L’evocatore.

Sì, avete capito bene, sto parlando proprio di Paola Boni!


Paola Boni;

Nata a Roma il 24 dicembre del 1986, Paola Boni ha da sempre coltivato un profondo amore per la scrittura. Dopo essersi dedicata a lungo al fantasy tradizionale, Paola, rimane affascinata dalla letteratura vampirica dimostrando poi una naturale predisposizione per la narrativa fantastica dove prevalgono suggestioni e atmosfere romantiche e dark.
Terminato il corso di scrittura creativa presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma è entrata a far parte del gruppo letterario degli Scrittori Sommersi con i quali ancora oggi collabora attivamente per creare una rete di promozione e collaborazione tra autori emergenti italiani.
Amante dei pinguini e delle armi bianche, ha sempre vissuto nella capitale finché nel settembre del 2008 si è trasferita a Padova dove ha aperto il LUPO ROSSO, libreria specializzata in letteratura fantasy e horror diventata un punto di riferimento per autori emergenti e amanti del fantastico.


Ed ora passiamo all’intervista…




D: Ciao Paola, benvenuta su Sognando Leggendo e grazie per aver accettato di rispondere a qualche domanda. Iniziamo subito con la classica domanda facile, facile… Ti va di dirci qualcosa di te?

R:  Ciao Debora, grazie mille a te per l’opportunità concessami.

Di me posso dire che sono semplicemente una libraia, una lettrice e una ragazza che ha fatto della scrittura il grande amore della sua vita. Sono nata a Roma, ma vivo a Padova da quasi due anni ormai dove passo le mie giornate tra amici, libri e fumetti, con la testa sempre un po’ fra le nuvole e tanta voglia di veder realizzati i miei sogni.  Molti mi definirebbero un po’ fuori di testa, in realtà sono una ragazza che non si prende troppo sul serio e ama vivere la vita a modo suo, in maniera, perché no, anche un po’ selvatica a volte.


D: Sappiamo che sei proprietaria di una libreria, Il Lupo Rosso, a Padova. Dicci, come è iniziata la tua avventura in questo settore? Idea premeditata, sogno di una vita o colpo di testa?

R: La mia avventura con il Lupo Rosso è iniziata circa un anno e mezzo fa, dopo che mi ero trasferita a Padova. Fin da quando ho iniziato a scrivere ho sempre sognato un lavoro che fosse in qualche modo legato alla mia passione e pian piano è nata e cresciuta l’idea del Lupo Rosso che ha poi preso vita una volta trasferitami a Padova grazie anche all’aiuto di Alec, il mio socio.

Per quanto gestire un negozio non sia mai un a cosa facile devo dire che il Lupo Rosso sta piano piano crescendo dandomi ogni giorno sempre nuove gioie e soddisfazioni. È un po’ il mio frammento di sogno diventato realtà.


D: Dicci la verità: sei nata prima come autrice o come lettrice? Cosa significa per te “essere” una scrittrice? Cosa rappresenta per te la scrittura?

R:  Assolutamente come lettrice anche perché credo fortemente che siano prima di tutto le nostre letture a formarci come autori, a indirizzarci verso un genere in particolare e ad aprirci la mente alla creazione di nuove storie. Spesso molti autori iniziano a scrivere proprio perché, dopo aver letto tante storie diverse, iniziano a desiderare di voler leggere di determinate vicende e personaggi e alla fine decidono di crearsi da soli la loro storia. Scrivere per me è un bisogno, qualcosa di cui non posso fare a meno. A volte quando non scrivo per troppo tempo mi capita di avere quelle che o definisco le mie “crisi d’astinenza”, sensazioni di disagio che mi provocano un malessere quasi fisico. È un po’ il mio vizio preferito  che spero sinceramente possa continuare a far parte della mia vita per sempre.


D: Puoi dirci qualcosa sul tuo processo creativo? Hai qualche rituale o abitudine bizzarra ma che ti aiuta a focalizzarti sulla scrittura?

R: Io sono abituata a un tipo di scrittura molto istintiva. Non mi faccio scalette o programmi, scrivo le mie idee di getto, ovviamente dopo aver fatto le dovute ricerche sugli argomenti di cui tratto. Non ho particolari rituali, però amo molto scrivere sul letto, con il computer poggiato sulle gambe e possibilmente con un po’ di cioccolata vicino. È una cosa che mi rilassa e mi fa sentire al massimo il piacere della scrittura al contrario dello stare su una scrivania che mi riporta ai tempi della scuola e degli immancabili compiti a casa, facendomi perdere gran parte del divertimento. Ultimamente poi, quando lavoro tanto ho preso l’abitudine di mettermi a pensare a testa in giù…. Decisamente molto utile per schiarirsi le idee.


D: Hai mai dovuto affrontare il tanto temuto “blocco dello scrittore”? Come te la sei cavata?

R: Questo per fortuna ancora non mi è mai capitato. Fin da quando ho iniziato a scrivere, a tredici anni, ho sempre scritto almeno un po’ tutti i giorni e fortunatamente le idee non sono mai mancate. Anche quando terminavo di scrivere un racconto o un romanzo c’era sempre qualche nuova storia che mi ronzava nella testa, pronta per essere scritta.


D: Dopo Black Angel, in cui a far da patroni sono i vampiri, ora eccoci con La Saga di Amon in cui ci troviamo nel pericoloso mondo dei demoni. Quale di queste due figure di affascina di più?

R: Sicuramente mi sento molto più legata ai vampiri, per il semplice fatto che comunque sono stati loro il mio vero inizio, inoltre sono creature affascinanti e sensuali che io vedo come la rappresentazione stessa dei desideri, delle passioni e delle perversioni umane portata in un certo senso allo stremo. I demoni, però, per me hanno un significato e un attrattiva più profondi perché legati a studi sul misticismo e su tradizioni esoteriche che mi hanno sempre affascinata e incuriosita. Diciamo quindi che è una sorta di pareggio.


D: Soffermiamoci un attimo sulla tua prima opera, Black Angel, in che rapporti sei con la tua opera? Cosa ti ha ispirata?

R: Black Angel è un romanzo che ho scritto a diciotto anni e sebbene non sia il mio primo romanzo è quello a cui mi sento legata in modo speciale perché mi ha saputo infondere tanta forza in un momento della mia vita in cui ero particolarmente fragile e perché in fondo è stata la mia prima pubblicazione. A ispirarmi credo sia stata principalmente Roma, la mia città e alcune letture che avevo fatto a quel tempo e che mi avevano portata ad avvicinarmi notevolmente alla letteratura “vampirica”. Quando vivevo a Roma, tornando a casa, la sera, mi capitava spesso di immaginare di incontrare una di queste creature eterne perfette per una città magica e altrettanto eterna come Roma.


D: Quanto c’è di autobiografico, in Black Angel, a parte il fatto che l’eroina porta il tuo stesso nome?

R: In Black Angel  ci sono diversi elementi autobiografici in effetti, anche perché è un romanzo nato un po’ per gioco. All’inizio non avrei mai osato sperare che il libro potesse essere pubblicato, quindi l’ho scritto provando a immaginare cosa avrebbero pensato le persone a me vicine nel leggere una storia la cui protagonista avrei potuto essere tranquillamente io.  Questo ovviamente ha fatto sì che in esso ci fossero molti elementi autobiografici sebbene alla fine la protagonista, più che essere io, è diventata l’incarnazione di come io vorrei essere.


D: All’inizio del romanzo Paola si presenta come una ragazza un po’ fuori dal mondo. Ferma e convinta nei suoi propositi e nel suo modo di essere ma consapevolmente lontana anni luce dalle sue coetanee. È più matura o semplicemente si disinteressa della compagnia delle altre ragazza (a parte pochi elementi)? Dicci, in un certo senso possiamo interpretare questo suo aspetto caratteriale come una critica nei confronti della società giovanile che ci circonda?

R: No, non c’era assolutamente nessuna critica da parte mia o almeno non una critica voluta. Paola all’inizio è semplicemente una ragazza che in passato è stata più volte ferita da chi gli era accanto e che quindi cerca di difendersi in maniera istintiva, arrivando a legare solo con poche persone che sente a lei vicine. Il fatto poi di essere consapevole, seppur a livello inconscio, delle sue capacità la spaventa e la spinge così ad isolarsi e allontanarsi ancora di più da chi gli sta accanto. Per quanto negli atteggiamenti possa sembrare sicura e determinata, in fondo Paola è una ragazza che cerca solo di difendere se stessa e di evitare di essere nuovamente ferita.


D: Piccola indiscrezione: E’ vero che ci sarà un sequel? Puoi anticiparci qualcosa? Magari per quando è prevista la sua apparizione in libreria…

R: Sì, ci sarà un sequel dal titolo Beautiful Devil, ma per l’uscita in libreria ancora non so dire quando avverrà. Vorrei aspettare un po’ visto che comunque Amon è uscito da poco e vedere come vanno le cose con questa nuova saga. Quello che posso dire è che nel secondo volume verranno  spiegate molte cose sul passato di Lucas, il vampiro protagonista, segreti che lo porteranno inevitabilmente ad allontanarsi da Paola e a mostrare il lato più violento e crudele del vampiro. Inoltre si capirà molto di più sulla realtà sovrannaturale in cui si muovono i protagonisti, sulle comunità di vampiri e sulle altre creature che popolano le notti di Roma.


D: Come è stata la tua esperienza editoriale? Una strada irta di ostacoli o un colpo di fortuna?

R:  Diciamo che se sono arrivata fino qui (a quello che io definisco un millesimo della strada che ancora dovrò percorrere) è stato grazie a un misto di fortuna, sostegno da parte chi mi stava accanto e determinazione nel non mollare nonostante le lettere di rifiuto e i numerosi ostacoli. La mia più grande fortuna è stata sicuramente quella di frequentare il corso di scrittura tenuto dalla Scuola Internazionale di Comics da Alda Teodorani che mi ha aiutato a conoscere e capire meglio la realtà editoriale italiana attraverso incontri con autori e visite a case editrici. Questo mi ha permesso di non trovarmi completamente impreparata, soprattutto all’inizio, quando mi è arrivata la richiesta di pubblicazione da parte della 0111 e ancora prima, quando ho iniziato a muovere i primi passi con il gruppo letterario degli Scrittori Sommersi.

Inoltre è stata proprio Alda Teodorani a mettermi in contatto con la Casini editore con la quale ho poi pubblicato Amon.


D: Il primo pensiero che ti è passato per la mente una volta scoperto che finalmente saresti arrivata in libreria grazie alla Zero111.

R:  Credo di non aver pensato assolutamente a niente in quel momento. È stato come se il mio cervello fosse entrato in standby. Continuavo a guardare e riguardare quel contratto e solo dopo parecchi minuti ho cominciato a chiedermi se fosse vero o se dovevo aspettami di svegliarmi da un momento all’altro.  È stata un’emozione fortissima, così come fortissima è stata l’emozione provata il giorno dell’uscita di Amon. Due delle esperienze più belle e importanti della mia vita.


D: Per quanto riguarda La Saga di Amon, edita in maggio 2010, cosa puoi dirci? È un progetto che hai coltivato con calma nel tempo oppure è frutto di un improvviso colpo di genio che ti ha spinta a scrivere incessantemente giorno e notte?

R: La Saga di Amon è nata all’improvviso su un autobus a Roma. Stavo passando accanto alla mia vecchia università quando  pian piano nella mia mente sono nati l’evocatore Daniel e il demone Baal, i due personaggi principali della storia, esattamente così come sono ancora oggi nel libro e allo stesso tempo è nato il primo capitolo del romanzo, ambientato appunto in una università. Poi ci sono stati gli studi e le ricerche sull’antico paganesimo e su diverse tradizioni esoteriche, studi attraverso i quali è nata la realtà di Amon e tutto il suo mondo.


D: È passato ormai quasi un mese dall’uscita de “L’Evocatore”, il primo volume della Saga di Amon, che te ne pare? Come è stato accolto dai lettori?

R: Dai commenti positivi che ho ricevuto devo dire che il romanzo è stato accolto bene, almeno per ora, e il merito penso sia anche delle splendide illustrazioni di Sara Forlenza che è riuscita a catturare l’essenza dei miei personaggi in maniera eccezionale arricchendo il libro con il suo straordinario talento.


D: Riguardo a L’Evocatore: hai avuto problemi con il processo di editing? Mi spiego: molti autori spesso sono costretti a ridimensionare molto il loro lavoro, oppure, addirittura a cambiare elementi importantissimi, per loro. Hai mai avuto di questi problemi?

R: No devo dire che non ho avuto problemi da questo punto di vista. Alcune cose sono state sistemate e corrette si, ma chi si è occupato dell’editing devo dire che ha avuto molta cura della storia che non ha subito stravolgimenti o  tagli di alcun genere e questo per me è la cosa che conta sicuramente di più.


D: Puoi dirci qualcosa delle tue letture preferite? Ci sono autori di riferimento, modelli che ti hanno influenzata o segnata?

R: A causa anche della mia libreria, cerco di sempre spaziare nelle mie letture che vanno dal fantasy tradizionale, all’horror avvicinandomi ogni tanto anche ai gialli e ai romanzi sci-fi. Tra gli autori stranieri, però, i miei preferiti sono senza dubbio Laurell K. Hamilton, la cui scrittura mi ha influenzata maggiormente per Black Angel, Anne Rice e autori fantasy come Tolkien, Salvatore e George Martin. Per quanto riguarda gli scrittori italiani, invece, quelli che ho apprezzato di più sono stati Marco Davide, Claudio Vergnani e Alda Teodorani  che con la sua scrittura e i suoi insegnamenti mi ha permesso di crescere e maturare sia come autrice che come persona.  Ultimamente ho avuto poi il piacere di “scoprire” Francesco Dimitri attraverso il suo “Alice nel paese della vaporità” e devo dire che è un autore che mi ha letteralmente conquistata.


D: Un caffè con il tuo autore preferito: chi sceglieresti?

R:  Direi Laurell Hamilton… giusto per vedere se riesce a sopportare la mia eccessiva curiosità o se finisce con l’aver voglia di puntarmi una pistola addosso e premere il grilletto come farebbe la sua Anita Blake.


D: Domanda molto cattiva ma ormai assolutamente di rito in tutte le nostre interviste. Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

R:  Penso che nella nostra realtà editoriale sia molto difficile per uno scrittore esordiente riuscire a emergere e farsi notare. Come libraia ho avuto modo di leggere diversi romanzi di autori Italiani molto bravi che purtroppo, però, non riescono ad avere la giusta visibilità. Con questo non dico che sia impossibile emergere, ma o si ha la fortuna di entrare in contatto con un editore pronto a investire su di te e sul tuo lavoro o comunque è necessario darsi molto da fare anche attraverso l’autopromozione e fare  parecchia gavetta utile sia per farsi pian piano conoscere che per rendersi conto pienamente dell’ambiente editoriale in cui ci si muove.


D: Qual è un consiglio che ti senti di dare agli altri scrittori esordienti?

R: L’unico consiglio che mi sento di poter dare è quello di non arrendersi mai anche se si incontrano degli ostacoli o persone che magari tentano di demoralizzarti. Sono fortemente convinta che se una persona ama e crede fortemente nelle proprie storie e se si impegna con tutto se stesso, prima o poi l’occasione di pubblicarle e veder realizzato il proprio sogno arriva. L’importante è non rinunciare mai pur restando comunque con i piedi per terra, consapevoli della realtà editoriale in cui ci si muove.


D: Bene, l’intervista è finita. Ti ringrazio nuovamente infinitamente per la tua disponibilità e ti chiedo: vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?

R:  Volevo ringraziarti  per avermi dato l’occasione di parlare della mia scrittura sul tuo splendido blog e mandare un caloroso saluto a te e a tutti i lettori di Sognando Leggendo.



Beh, Paola, siamo noi a ringraziarti di cuore per il tempo che ci hai concesso e sì anche per aver sopportato le idee strampalate della sottoscritta [che sarei io]

Grazie ancora.


Buone letture a tutti!

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