Due chiacchiere con… Vanni Santoni

Due Chiacchiere con…

Vanni Santoni

 
Dopo aver letto per voi il primo volume della saga fantasy Terra Ignota, Risveglio, la vostra Molly68 ha contattato l’autore per soddisfare alcune curiosità. Gentilmente, Vanni Santoni le ha regalato un po’ del suo tempo per una piacevole chiacchierata.

Qua potete trovare la recensione completa al romanzo:

Terra Ignota

Mentre, a questo link, potrete trovare un estratto del libro.

 

autore

Chi è Vanni Santoni?

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Vanni Santoni HG è nato a Montevarchi nel 1978. Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011) e, da coordinatore, In territorio nemico (minimum fax 2013). Recentemente è uscito Personaggi Precari (Voland 2013), una bizzarra e pirotecnica carrellata di vite umane.
Terra Ignota Risveglio è il primo volume della trilogia fantasy pubblicata con Mondadori.

Sito dell’Autore.

  … Bene, ora che abbiamo rispolverato un po’ la nostra memoria con
la biografia di Vanni, avanti tutta con l’intervista!

 Intervista

 

 

D: Ciao Vanni, benvenuto nel nostro salotto delle interviste. Due parole per presentarti ai lettori: chi è Vanni Santoni.

R: Sono l’autore di alcuni libri, gli ultimi dei quali sono Personaggi precari (Voland) e Terra ignota (Mondadori), entrambi usciti questo autunno.

D: Entriamo subito nel vivo del discorso parlando del tuo esordio come autore di genere. Cosa spinge un apprezzato scrittore “serio” ad avventurarsi nel fantasy, “Terra Ignota” (e disprezzata) per gran parte del mondo intellettuale italiano?

R: Ho parlato in modo esteso di questa scelta qui e qui. Proprio nella consapevolezza che il fantastico sia un genere polarizzante, evitato da chi non ne è strettamente appassionato, per non lasciare a bocca asciutta quella parte consistente del mio pubblico che desidera da me solo testi più “letterari”, ho fatto uscire la nuova versione del mio Personaggi precari in concomitanza con il fantasy.
Alla fine, però, devo riscontare che ho trovato ottimi lettori anche tra i letterati “classici”, come ad esempio Tommaso Giartosio di Radio 3, per sua stessa ammissione non un grande lettore di fantasy, che mi ha fatto una intervista accuratissima a Fahrenheit, in cui mostrava di aver compreso a fondo la natura di pastiche postmoderno di questo romanzo, e l’origine di molte delle linee d’immaginario al suo interno, dalla psichedelia carrolliana all’esoterismo di Crowley ai riferimenti ai nazisti. Ma con questo non voglio dire che il mondo fantasy italiano sia privo di buoni analisti: Edoardo Rialti, ad esempio, ha sviscerato il libro con l’attenzione e la competenza di un vero cultore del genere.

D: Il tuo romanzo può essere inquadrato come un fantasy di stampo classico, ma leggendolo si possono notare diverse contaminazioni: le hai programmate o nascono spontaneamente dal tuo background culturale?

R: Terra ignota è stato descritto come un libro a doppia lettura. A una presentazione è stato paragonato a quello che fa il Django di Tarantino rispetto al western, paragone che mi onora ma che a livello teorico non è in. Si può prendere come un action fantasy classico, con contaminazioni di fiaba (il che è normale nel fantasy: anzi è cruciale per un buon fantasy attingere dalla fiaba e dal mito e non da altri fantasy), oppure, come dicevo, e come è stato ben desunto da Denise Bresci nella sua recensione, come un enorme pastiche di tutto quello che è il “canone” fantastico occidentale, sia alto che basso. Per questo vi si possono trovare echi che vanno dall’Orlando Furioso a Dragon Ball, da The Worm Ouroboros a Conan il barbaro, dal Gilgamesh e dall’Iliade a I cavalieri dello zodiaco. Naturalmente non è necessario riconoscere le migliaia di citazioni al suo interno per seguire il libro, ma chi è in grado di farlo troverà un secondo livello di lettura. Proprio per questo, proprio perché Terra ignota costituisce anche una riflessione su cosa significa fare fantasy oggi, ho scelto una linea narrativa così classica, da tipico Bildungsroman fiabesco: mi interessava stare il più possibile vicino agli archetipi.

D: Secondo te, per quale motivo il panorama letterario italiano è pieno di autori di fantastico (mi riferisco a tutti i sottogeneri, dal fantasy alla fantascienza), ma una certa parte della critica continua a ignorare il genere o a considerarlo letteratura minore (tenendo conto che c’è ancora qualcuno che non lo considera nemmeno letteratura)?

R: Discorso complesso, che ho provato ad affrontare con due articoli, uno se vogliamo più dal punto di vista del mercato editoriale, e l’altro da quello del giornalismo culturale. A parte quello che dico nei due pezzi, immagino che ci possa entrare il fatto che all’Italia sono mancati grandi autori pulp, gente come Lovecraft, per capirci, che scriveva su rivistacce e poi è stata rivalutata come pilastro della letteratura. C’entra anche il fatto che da noi il fantastico che si è affermato, quello praticato dai vari Manganelli, Calvino, Buzzati, era quello più intellettuale e speculativo, e non quello popolare e narrativo, a base di emozioni forti. Le cose, in ogni caso, stanno cambiando: per quanto, tra i vari “generi”, il fantastico sia da noi quello più negletto, sono sempre meno quelli che si permettono di “bocciare” a priori la narrativa di genere – almeno, le si concede il beneficio del dubbio.

D: Parlaci della tua esperienza come autore che ha pubblicato con case editrici di diversa “importanza” (in termini numerici, non di contenuti). Cosa differenzia la selezione delle opere di un editore di piccole dimensioni da quella di un grande gruppo editoriale?

R: Ogni libro è storia a sé. Ci sono progetti che, per la loro natura atipica nei contenuti o nella struttura, si rivolgono necessariamente a un pubblico più di nicchia e quindi difficilmente possono attirare l’investimento di una major. E ci sono case editrici considerate piccole o medie, penso ad esempio a minimum fax con cui abbiamo fatto In territorio nemico, in cui la qualità del lavoro svolto su testo e paratesto non ha niente da invidiare a quello delle major più blasonate. Sicuramente aver lavorato con una gamma di editori che va da  grandi come Mondadori, Feltrinelli e Laterza a “medi” eccellenti come minimum fax e Voland fino a piccoli (ma di qualità) come :duepunti e Mattioli 1885 mi ha fatto fare un’utile esperienza anche dei diversi modus operandi editoriali. Per rassicurare gli aspiranti, posso dire che in tutti gli editori che ho conosciuto, ho sempre trovato un desiderio costante se non disperato di trovare cose buone da pubblicare. Il fatto che, a volte, i grandi marchi pubblichino libri di qualità mediocre, destinati all’ipotetico pubblico da “un libro l’anno”, non significa che i loro editor non continuino a sperare di aprire l’ennesimo plico e trovarci dentro un capolavoro.

D: Come curatore della nuova collana di narrativa di Tunuè, invece, ti sei certamente trovato ad esaminare diversi manoscritti. Che opinione ti sei fatto della qualità degli scrittori che inviano testi in lettura?

R: Per ora sono stato fortunato. Ho trovato due autori molto giovani (classe ’86 e ’88, rispettivamente) e di grande talento, nelle persone di Sergio Peter e Iacopo Barison, i cui romanzi saranno quelli con cui apriremo a maggio. Poi, ovvio, ci sono tutte le classiche storie, la gente che ti manda libri che non c’entrano niente con la linea della collana, quelli che ti mandano una roba sgrammaticata credendo di aver scritto chissà che capolavoro, quelli che se non rispondi – e non puoi rispondere, perché le risorse umane sono limitate e i manoscritti moltissimi, e quindi i tempi di lettura sono lunghi – sollecitano mille volte oppure ti riempiono d’insulti, e su tutto tanto, tanto materiale davvero ingenuo, che davvero ti chiedi come possono i suoi autori non capire che avrebbe bisogno di essere riletto e riscritto dieci, venti volte prima di venire anche solo presentato in giro, ma dato che abbiamo trovato due libri eccellenti con cui partire, e probabilmente anche un terzo e un quarto, non posso assolutamente considerarmi scontento. Tecnicamente anzi, dato che Tunué comunque farà al massimo quattro libri di narrativa l’anno, si può dire che la qualità sia stata alta.

D: Concludiamo con un argomento a piacere.

R: Visto che abbiamo parlato molto di Terra ignota, mi fa piacere dedicare due parole a Personaggi precari: visto anche quello che dicevamo prima, e nonostante io possa magari contare su una base “sicura” di lettori, Voland ha avuto comunque coraggio a proporre un testo che per la sua natura epigrafica, frammentaria, a volte addirittura poetica, non risponde per niente a ciò che normalmente viene considerato vendibile, e che per di più poteva essere percepito come una riedizione (si tratta in realtà di un libro dai contenuti del tutto diversi da quello omonimo del 2007), e quindi sono molto felice di vedere il successo, anche critico, che sta avendo.

 

D: Grazie di essere stato con noi e ti aspettiamo presto con la seconda parte di Terra Ignota.

R: Grazie a voi!

 

Un grande ringraziamento a Vanni Santoni per aver accettato di concederci questa bella ed interessante intervista. Per tutti coloro che hanno amato Terra Ignota… tenete d’occhio le librerie perché probabilmente sentiremo presto parlare nuovamente di Ailis & co.!

Molly68

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