El Bosque di Esther Sanz [Il bosco dei cuori addormentati, #1]

El Bosque

di Esther Sanz

Esther Sanz

È nata a Barcellona nel 1974. Laureata in giornalismo, ha lavorato per riviste femminili e come redattrice per una casa editrice. Lettrice e appassionata di romanzi d’amore fin dall’infanzia, ha sempre sognato di diventare una scrittrice. Il bosco dei cuori addormentati è il suo primo libro pubblicato in Italia.

Sito dell’autrice: Esther Sanz

Serie El Bosque:

  1. Il bosco dei cuori addormentati
  2. El jardín de las hadas sin sueño
  3. La ciudad de la luna eterna

 

Il Corsaro NeroTitolo: Il bosco dei cuori addormentati
Autore: Esther Sanz (traduttore: Loredana Serratore)
Serie: El Bosque #1
Edito da:  Piemme  (collana: Freeway)
Prezzo: 16,00 euro
Genere: Fantasy, Sentimentale, Young Adult
Pagine: 286 p.
Votohttp://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/2Astelle.png

   

Trama: Clara ha appena compiuto diciassette anni e la sua vita è a pezzi. Non ha mai conosciuto suo padre, sua madre si è suicidata e da poco è morta anche la nonna che l’ha cresciuta. L’assistente sociale decide così di affidarla all’unico parente, zio Alvaro, che vive in un minuscolo paesino in montagna, isolato dal mondo. Quando Victor, un giovane studente universitario, la prende sotto la propria ala protettiva, finalmente sembra che la vita della ragazza possa trovare un po’ di serenità. Ma un giorno Clara si ritrova in una parte del bosco dove nessuno dovrebbe andare, secondo le leggende che circolano in paese, dove incontra Rio, un ragazzo bellissimo. E’ un immortale, un angelo che da oltre cinquecento anni custodisce il segreto del bosco: il seme dell’immortalità. I due vengono presi da un amore travolgente e Clara, che non ha ancora mai baciato un ragazzo in tutta la sua vita, decide di lasciarsi andare a quella passione profonda…

Recensione
by Kristina

A Settembre è uscito finalmente nelle librerie italiane Il bosco dei cuori addormentati, il primo libro dell’apprezzata trilogia El Bosque della giovane scrittrice spagnola Esther Sanz.

Leggere questo libro è stato come andare sulle montagne russe: da una parte la storia colpisce per alcuni elementi davvero molto particolari e originali, dall’altra, invece, finiti i primi capitoli, il libro cade nelle banalità tipiche degli Young Adult.

Ammetto, però, di essermi sentita un pochino ingannata perché, diversamente da come potrebbe sembrare dalla trama o dalla copertina, il libro non parla di angeli o di demoni o di qualsiasi altra creatura supernatural.

Rio, il misterioso e attraente ragazzo sconosciuto che vive nei boschi, è infatti un ragazzo assolutamente umano. Certo, riesce a sentire l’odore della paura e invecchia lentamente, ma non ha le ali e non è assolutamente un angelo. Lo stesso vale anche per Victor che, nonostante alcuni suoi gesti da psicopatico e da stalker, all’interno della storia non viene mai raffigurato come un demone.

Rinunciai, chiusi gli occhi e provai a dormire. Impossibile. La casa tremava quasi quanto me. Il legno scricchiolava. Il vento gemeva sui vetri. Mi misi una coperta sulla testa e strinsi i pugni. Passò un’ora, due, tre, un secolo… La notte mi sembrò eterna. Il rombo di un tuono mi fece spaventare e tirai fuori la testa da sotto la coperta. Pochi secondi dopo la luce di un lampo illuminò qualcosa alla finestra. Un viso. Non feci in tempo a distinguere i lineamenti, ma ero sicura di quello che avevo visto: due occhi brillanti che mi osservavano impassibili dall’altra parte del vetro. Ero lo sguardo di una persona. Mi coprii la testa con il cuscino e piansi fino a addormentarmi per lo sfinimento.

Ho letto di questo libro soprattutto recensioni e commenti di lettrici davvero molto deluse ma, con mia grande sorpresa, questa volta mi vedrete andare controcorrente perché, vi confesso, che il libro mi è piaciuto. È stata in gran parte la prima parte a dare al libro, con quegli elementi spaventosi, con quella ambientazione da film dell’orrore, quel tocco di novità e originalità che è ormai raro trovare in storie di questo genere.

<<Clara! Che è successo?>>
Indicai la finestra, incapace di articolare parola.
Victor si affaccio, poi tornò da me e mi parlò con dolcezza:
<<Non c’è nessuno là fuori. E poi, siamo ragionevoli, ci troviamo a una certa altezza. È impossibile che qualcuno riesca ad affacciarsi alla tua finestra dalla strada.>>
Quella risposta mi avrebbe tranquillizzato se avessi pensato davvero che si trattava di una persona in carne in ossa.
Ora sapevo che il fantasma in realtà era un angelo. Mi domandai se sarebbe venuto a prendermi… E se questo significava forse che la mia fine era vicina.

La Dehesa, quella casa spettrale, e quell’entità che spostava gli oggetti, che portava i fiori alla nostra eroina, che la salvava senza lasciare traccia come se fosse un fantasma, tutti questi elementi hanno contribuito a dare alla storia un tocco più angoscioso e più emozionante. Elementi che, con grandissima delusione, la scrittrice abbandona dopo pochi capitoli preferendo aderire ai canoni standard degli Young Aduld.

Clara è l’abituale eroina che, come al solito, riesce sempre a prendere la decisione sbagliata, ha sempre bisogno d’aiuto e si caccia sempre nei guai ai quali subito seguono lunghe scenate di isterie e di pianti.

Dopo numerose serie e tantissimi libri dedicati a questo tipo di eroine mi chiedo se siamo noi lettrici/lettori ad essere così legati a questo tipo di personaggio; se siamo noi a chiedere questo stereotipo; se siamo noi a spingere inconsciamente gli scrittori/le scrittrici ad adottare sempre queste eroine deboli e senza carattere.

Quello che è sembrato un tantino esagerato ed irreale in Clara è quel suo lato passivo e sottomesso tanto che non mette mai in dubbio la veridicità di quello che Rio le racconta sulla sua esistenza, sulla sua capacità: non le è sembrato un grande problema quello di svegliarsi nuda nel suo letto, senza ricordarsi il perché o come è finita lì, non è stato difficile accettare la notizia del suo vero padre e la decisione di partire così all’improvviso. La sua vita viene sconvolta e Clara non lo nota nemmeno.

Esther Sanz ha, però, un modo di scrivere originale e scorrevole. Ha quel qualcosa di particolare e coinvolgente che, nonostante questi piccoli difetti (banalità), mi ha fatto piacere questo libro. La storia, inoltre, riesce a riprendersi negli ultimi capitoli sconvolgendoci con un finale davvero inaspettato e sarà proprio per questo finale se aspetterò con ansia la pubblicazione del secondo libro di questa serie promettente.

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