Fa’ che questa strada non finisca mai di Luca Doninelli

Fa’ che questa strada non finisca mai

di Luca Doninelli

Titolo: Fa’ che questa strada non finisca mai
Autore: Luca Doninelli
Edito da: Bompiani
Genere:  Narrativa e letteratura
Pagine: 140 p. || Prezzo: 12,00 € book – 7,49 € ebook

“Qualcuno dice però che, tra le sofferenze di quella notte e del giorno successivo, la più grande per il Nazareno fu quella di non vedere me, e io penso che quel qualcuno abbia ragione, perché non solo io e quell’uomo eravamo veramente amici, ma lui è stato il più grande tra tutti i miei amici, e forse io il suo.”

Lo si capisce leggendo attentamente il Vangelo: quella tra Gesù e Giuda Iscariota fu una grande amicizia, che crebbe a dispetto della radicale differenza di vedute tra i due, e che nemmeno il tradimento riuscì a cancellare. Giuda amava la legalità, l’armonia, Gesù amava le eccezioni, e portava la guerra. Giuda è un ebreo devoto, un uomo razionale, che tradisce Gesù nella speranza di salvarlo dall’ira della gente e soprattutto dalla sua “presunta” follia, affidando il suo destino alla Legge di Mose mediante un regolare processo. Solo dopo avere compiuto il suo gesto Giuda comincia a rendersi conto dell’enormità del proprio sbaglio, e dell’orrore che, attraverso quella porta aperta, fa il suo ingresso nel mondo. Tuttavia l’ultima parola non è ancora stata pronunciata: nemmeno tutte le tenebre del mondo possono cancellare la realtà dell’affetto che li ha uniti.

Recensione

di Romina_C

“… Scendendo lungo la via alla fine della quale sapevo che l’avrei incontrato, pregavo tra me pur sapendo che nessun dio era più interessato alle mie parole. E dicevo: fa’ che questa strada non finisca mai, fa’ che non abbia fondo, e che io possa continuare a camminare fino alla fine della mia vita … ”

La lunga strada è quella che Giuda Iscariota percorre nella notte di Gerusalemme, accompagnato da gendarmi e sacerdoti, per consegnare Gesù nella mani di un destino che ha cambiato la storia del mondo. Nella tradizione evangelica, Giuda è il traditore, è colui per mezzo del quale il Figlio dell’Uomo viene messo in croce, è colui che ha rinnegato Gesù e soprattutto che non ha provato pentimento per le sue azioni. Ma se ci incamminiamo insieme a Giuda, se ascoltiamo i pensieri che quella notte gli attanagliavano il cuore, ci accorgiamo che lui, il grande traditore, è già pentito e sente la sua mente frantumarsi in mille pezzi dinanzi ad un destino più grande di lui.
Tra le pagine del romanzo si delinea la figura di un uomo pieno di contraddizioni, di mancanze, di debolezze, un uomo che ama e si fida del suo migliore amico, quel tale Gesù di Nazareth, così diverso e così lontano da lui.

E su questa lunga strada, Giuda ripercorre la sua vita con Gesù, ciò che ha lasciato e ciò che ha conquistato per il suo amico, ripercorre le tappe sofferte di un’amicizia così profonda e così umana che proprio nelle umane debolezze troverà la sua vera ragione. Giuda cerca un ordine nelle cose, una linea retta che lo possa condurre lungo un’esistenza tranquilla, Gesù invece scardina i sistemi precostituiti e gli insegna a rovesciare l’ordine delle cose, a trovare il buono nel brutto, a seguire le vie instabili e tortuose del cuore; gli insegna che l’amore passa anche per la croce, quella stessa croce a cui il suo amico lo ha condannato.

Per Giuda, Gesù è un folle, non ha limiti, non ha senno, non ha misura nel suo amore verso il prossimo, è un viandante senza certezze e di poche parole; ma, allo stesso tempo, lo ama profondamente e, paradossalmente, lo denuncia per salvarlo dalla folla, per scuoterlo da quella sua fiducia incrollabile in Dio. Solo dinanzi all’ombra della croce, Giuda comprende come le trame del maligno si siano fatte gioco del suo amore per Gesù e lo abbiano trasformato in quel “traditore” che la storia conosce.

Il romanzo è ben scritto, scorrevole, e nonostante la sua apparente brevità obbliga il lettore a pensare, a rileggere le pagine, a rimuginare le parole e gli eventi che tanto bene conosce. Sostanzialmente è un romanzo statico, non vi sono colpi di scena né narrazioni avventurose, è una sorta di flusso di coscienza che, attraverso le parole, scava ed esplora le due figure principali del romanzo: Giuda e Gesù, posti agli antipodi della loro umanità.

Anche la caratterizzazione dei personaggi avviene per contrasto, difatti se da un lato troviamo la figura di Giuda nettamente tratteggiata e descritta, dall’altro l’autore delinea il personaggio di Gesù per contrasti; è il lettore stesso che, pescando nel suo backgroud culturale e confrontando le parole di Giuda, segna i contorni della immagine di Gesù, e per una volta, la figura storica di Cristo, cede il passo alla sua umanità.

Fa’ che questa strada non finisca mai è un romanzo che mi ha fatto molto riflettere ed ha fatto vacillare qualche certezza, perché, al di là del dato teologico o cristiano,  tra le pagine del libro scorre il racconto di un’amicizia, è un romanzo di pietà e tenerezza ed anche io, come Giuda, mi sono chiesta se la mia amicizia avrebbe resistito dinanzi ad un uomo così speciale, così diverso, così lontano dalla concretezza del vivere terreno. Mi sono chiesta se anche io, come Giuda, avrei confuso amore e morte, speranza e dolore, croce e salvezza, se nel rimorso e nel compianto di Giuda non si riversassero tutti i miei tradimenti, le mie incomprensioni, le mie lontananze divenute solitudini.

“Qualcuno dice però che, tra le sofferenze di quella notte e del giorno successivo, la più grande per il Nazzareno fu quella di non vedere me, ed io penso che quel qualcuno abbia ragione, perché non solo io e quell’uomo eravamo veramente amici, ma lui è stato il più grande tra tutti i miei amici, e forse io il suo… ”

Luca Doninelli scrive un altro Vangelo, offre al lettore un’altra chiave di lettura, lo invita ad andare oltre, ad entrare nell’animo e nel cuore dei personaggi, spinge la storia fin dentro gli occhi dei suoi protagonisti e restituisce la figura umanissima, tenera e moderna, di un Giuda diverso da quello che la tradizione evangelica ci ha consegnato. È il romanzo di un’amicizia nata tra le differenze più profonde, ma è anche una lunga e dolcissima preghiera a Dio affinché apra il cuore degli uomini e trasformi il dolore in amore.

“Le nuvole in cielo, il canto degli uccelli e le loro migrazioni, la voce dei bambini, il passaggio del vento, la fame e la sete degli uomini, il dolore: tutte queste cose erano la sua unica casa. Tutto il resto era destinato a crollare, e così le nostre famiglie, i nostri programmi, i nostri templi, le nostre paghe settimanali. Non potevo accettare questo modo di pensare: cercavo un Dio che mi aiutasse a vivere una vita al riparo dal caos, mentre per lui Dio era portatore di un’inquietudine infinita, e io non la volevo”

Luca Doninelli: è nato a Leno, in provincia di Brescia, nel 1956. Oltre che narratore, è critico teatrale e si occupa di letteratura come critico. Ha esordito nel 1990 con I due fratelli (Rizzoli), cui sono seguiti i romanzi La revoca (Garzanti, 1992, premio Selezione Campiello, Premio città di Catanzaro e Premio Napoli), La verità futile (Garzanti, 1995), La nuova era (Garzanti, 1999), La mano (Garzanti, 2001), Tornavamo dal mare (Garzanti, 2004), La polvere di Allah (Garzanti, 2007). Nel 1994 ha raccolto una serie di racconti lunghi in Le decorose memorie (Garzanti, 1994), Premio Grinzane Cavour per la narrativa italiana. È autore di numerosi libri per ragazzi, tra cui Tobia e Giuseppe, edito nel 2002 da Interlinea. Per il teatro è anche autore, fra l’altro, del testo Ite Missa Est, che ha debuttato nel 2002 con la regia di Claudio Longi. Ha pubblicato anche una serie di Conversazioni con Giovanni Testori (Guanda, 1993) e il saggio composto da una serie di “scritti insurrezionali” su Milano, Il crollo delle aspettative (Garzanti, 2005).

 

Posted by Romina_C
Editing by Simo

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