FILMvsBOOK: La strada di Cormac McCarthy

FILMvsBOOK:
separatore1La strada

di Cormac McCarthy

 

Il Libro:
Titolo
: La strada
Autore: Cormac McCarthy
Edito da: Einaudi
Prezzo: 12 €
Genere: Post-apocalittico
Pagine: 218

Il Film:
Titolo: “The Road

Regia: John Hillcoat
Sceneggiatura: Joe Penhall
Genere: drammatico
Durata: 120 minuti
Interpreti: Viggo Mortensen: uomo
Kodi Smit-McPhee: ragazzo
Robert Duvall: anziano
Anno: 2009

anobii-icon Good-Reads-icon amazon-iconTrama: Un cataclisma ha devastato il mondo uccidendo ogni forma di vita non umana. I superstiti vagano alla ricerca del poco cibo rimasto lottando fra loro per sopravvivere. In questo cupo scenario un uomo cerca di proteggere il proprio figlio mentre percorrono assieme la strada verso la costa, dove sperano di trovare salvezza.

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Recensioneùdi AuriCrem

Ero partita con grandi aspettative per questo libro, nonostante io sia purtroppo prevenuta nei confronti dei libri piccoli. Avevo sentito molto parlare dello stile di McCarthy, da alcuni definito così insipido e distaccato da risultare apatico, da altri definito profondo e struggente nella sua estrema semplicità. Io trovo che il punto forte di questo libro sia semplicemente l’autore: McCarthy ha una scrittura a mio parere MERAVIGLIOSA, è asciutta e spoglia, cruda, diretta, l’autore non ci addolcisce nulla, non indora mai la pillola, ma nonostante questo colpisce a fondo il lettore, lo trapassa da parte a parte con poche e semplici parole ben piazzate, una scrittura appunto semplice ma ricercata, con alcuni quesiti irrisolti che smuovono nell’animo del lettore mille sfumature di tristezza, malinconia, disperazione, facendolo riflettere. McCarthy ci presenta l’essere umano, la vita e il mondo tramite la metafora dell’apocalisse e lo fa con un pizzico di malinconico pessimismo che fa da sfondo ad una cronaca, perché questo mi è parso il libro, una cronaca che nelle sue poche pagine mi è risultata infinita e interminabile, a tratti noiosa.

Gli avvenimenti importanti sono quasi inesistenti, non c’è brivido, non c’è pathos, è tutto talmente atroce da risultare piatto, sempre e solo lo stesso livello di disperazione, senza avventura, fiato sospeso, piccoli picchi di felicità, nulla. Solo mille sfumature di disperazione; quando il bambino assaggia la coca è una disperazione nostalgica, quando trovano finalmente il cibo è una disperazione paradossale, l’uomo avrebbe voluto quasi non trovarlo quel cibo e poter morire, finalmente morire. Sempre e solo disperazione.

Nel film questa piattezza non sussiste, i pochi avvenimenti che nel libro sono spalmati nelle poche pagine e risultano quasi routinari, nel film assumono una sfumatura di barbarica avventura, un continuo caccia e fuggi che emerge molto più sul grande schermo che fra le pagine.

Trovo che comunque l’idea sia una geniale e immensa metafora della vita umana e del mondo: se noi togliessimo per un giorno tutte le superficialità, la tecnologia, le comodità di una casa, gli hobby, la nostra vita, quel giorno ci apparirebbe per ciò che realmente è…la fame e il freddo. I nostri bisogni sono fondamentalmente questi, gli uomini primitivi questo facevano, cacciavano e scuoiavano le prede per vestirsi delle loro pesanti pelli e mangiarsi le loro carni. É truce, cruento, animalesco ma è così e questo è lo stile di McCarthy, semplicemente primordiale. L’autore evidenzia in questo breve romanzo cosa è in realtà la nostra vita privata di tutti quegli sciocchi fronzoli di cui ci adorniamo per sembrare meno bestiali, i bei vestiti, il trucco, i gioielli, le passioni che ci impegnano, le macchine, i treni, gli aerei, le navi, tutto inutile, noi non siamo così e se non avessimo niente, in quell’unico giorno di prova in cui tutto scomparirebbe torneremmo ad essere l’essenza di noi stessi, egoisti, disposti a tutto pur di sopravvivere, proprio come le bestie. Ed è questo messaggio che mi fa dire che, nonostante la noia, nonostante la piattezza dello scritto, io consiglio questo libro a tutti, accompagnato dalla visione del film per assimilare meglio questo fondamentale manifesto della nostra umanità. Addirittura la scelta di non dare dei nomi ai protagonisti ci fa capire quanto realmente McCarthy volesse permetterci di immedesimarci in loro, quanto lui non abbia avuto bisogno di immaginare qualcuno di particolare come nei panni dell’uomo o del bambino, ognuno di noi potrebbe essere così, come ognuno di noi potrebbe essere il ladro, o il vecchio, o il predone e presentandovi questi personaggi posso infine affermare che in questo libro non esistono cattivi, ma solo diverse facce della disperazione, della fame, della solitudine; nemmeno la Morte è malvagia in questo romanzo, la Morte anzi è salvezza, una salvezza codarda ma pur sempre salvezza. Anzi, alla fine del libro, la Morte mette l’uomo davanti alla sua reale natura, alla sua incapacità di fare il proprio dovere per il bene dei propri cari, per amore, per codardia, per bontà d’animo, qualunque cosa essa sia lo frena e lui dolcemente si crogiola in questa incapacità fino alla fine.

Il film è fedelissimo e, seppur l’inizio sia un po’ noioso e lento, trovo che ne valga la pena. Facendo una media fra il voto del libro a cui assegno 3 stelline e mezzo, e il voto del film a cui ne assegno 4 e mezzo, il voto complessivo è di 4 stelline, ma ripeto che consiglio caldamente la lettura del libro, subito seguita dalla visione del film per avere una visione a tutto tondo della profondità della storia e completare il ventaglio di emozioni che questa triste narrazione ci dona.

VOTO:
1Astelle

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Cormac McCarthy: Figlio di un avvocato di successo e terzo di sei figli, McCarthy è nato a Providence nel luglio del 1933 ma cresciuto in Tennessee ed è attualmente scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense. Ha frequentato una scuola cattolica, poi è entrato nell’università del Tennessee, ma dopo due anni si è arruolato nell’esercito, dove è rimasto per quattro anni, due dei quali passati in Alaska, dove ha anche condotto un programma radio. Tornato nel Tennessee ha ripreso l’università, durante la quale ha scritto due racconti (Wake for Susan e A Drowning Incident) pubblicati in un giornale di studenti (“The Phoenix”), che gli sono valsi ciascuno il premio Ingram-Merril, nel 1959 e nel 1960. Nel 1961 ha sposato Lee Holleman, da cui ha avuto un figlio, Cullen. Lasciati gli studi senza laurea, si è trasferito con la famiglia a Chicago, ma al ritorno in Tennessee il matrimonio finisce. Il primo romanzo di McCarthy fu Il guardiano del frutteto (The Orchard Keeper), pubblicato nel 1965. Nel 1965, grazie a una borsa di studio data dall’American Academy of Arts and Letters, si è imbarcato sul «Sylvania», con l’intento di visitare l’Irlanda. Qui si è innamorato di Anne De Lisle, la cantante della nave: i due si sono sposati l’anno seguente, in Inghilterra. In seguito a una nuova borsa di studio, questa volta offertagli dalla Fondazione Rockefeller, si è potuto dare a ulteriori viaggi, questa volta verso l’Europa del sud. Si è fermato a Ibiza, dove ha concluso il secondo romanzo, Il buio fuori (Outer Dark). Nel 1969 è tornato nel Tennessee dove ha comprato un fienile e ha scritto Figlio di Dio, pubblicato poi nel 1973. Nel 1976 si è separato anche da Anne De Lisle e si è trasferito a El Paso, in Texas. Nel 1979 ha pubblicato Suttree, da alcuni critici considerato il vero capolavoro di McCarthy (uscito in Italia solo nell’ottobre 2009). Dal 1992 al 1998 ha lavorato alla cosiddetta Trilogia della Frontiera (Border Trilogy), composta dai romanzi Cavalli selvaggi, Oltre il confine e Città della pianura, una raccolta incentrata sulle avventure dei due cowboy John Grady Cole e Billy Parham. Dal primo titolo è stato liberamente tratto un film intitolato in Italia Passione ribelle. Nel 2005 è uscito il thriller Non è un paese per vecchi, che, grazie alla trasposizione cinematografica, ha fatto conoscere McCarthy a un pubblico più ampio, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti. Nel 2007 ha pubblicato la sua ultima opera narrativa, La strada, che prosegue nello stile dei romanzi anni novanta, ma con un’ambientazione fantascientifico-catastrofica, vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa. Nel 2009 anche da questo romanzo è stato realizzato l’adattamento per il grande schermo. McCarthy vive attualmente nel Nuovo Messico con la moglie Jennifer Winkley e il figlio John. È molto attivo nella comunità locale di Santa Fe e soprattutto nel “Santa Fe Institute”, fondato da un suo amico, il fisico Murray Gell-Mann, e tuttavia non frequenta il mondo letterario e mondano come ci si aspetterebbe da uno scrittore di grande fama (benché assai più in patria che all’estero). In questo senso è stato definito uno degli “invisibili” (con j. D. Salinger e Thomas Pynchon). Harold Bloom ha recentemente sostenuto che McCarthy faccia parte dei “magnifici quattro” della narrativa contemporanea stelle & strisce; gli altri sono thomas Pynchon, Don DeLillo e Philip Roth. Nel 2008 a McCarthy è stato tributato il premio PEN/Saw Bellow Award For Achievement in American Fiction.

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Una replica a “FILMvsBOOK: La strada di Cormac McCarthy”

  1. Jack DiSpade ha detto:

    Brava Auri, ottima analisi. Non ho letto il libro, ma il film è ottimo, ne ho parlato anche io qui:
    http://sognandoleggendo.net/the-road-il-film/

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