Frankenstein Chronicles. Il Telefilm

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The Frankenstein Chronicles

 

Londra, XIX secolo. Dopo una retata ad un gruppo di contrabbandieri, il detective John Marlot rinviene un piccolo cadavere: ad un esame più serrato, diviene chiaro che il corpo è stato costruito da pezzi di più bambini. Il detective decide di indagare. Sottofondo, le lotte politiche e gli intrighi dietro l’Anatomy Act, la legge proposta nel 1832 che concede ai medici il permesso di dissezionare i cadaveri.

DatiTelefilm

Titolo Originale: The Frankenstein Chronicles
Ideatore: Benjamin Ross, Barry Langford
Genere:  Horror, Thriller, Mistery
Stagioni: 1 stagione.
Puntate per stagione: 6
Durata singola puntata: 52 minuti
Telefilm: conclusa
Paese: Gran Bretagna
Rete britannica: ITV Encore
Rete Italiana: Inedita
Lingua Originale: Inglese


VOTO:

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Fin dalla prima puntata ho capito di aver a che fare con un prodotto storicamente molto più accurato , a dispetto del target horror (lo vediamo già dal titolo) di cui si vuole fregiare.
La serie mostra personaggi umani, sporchi e crudi, che non nascondono alcuna delle loro passioni, anche le più torbide, e questo piace. “The Frankenstein Chronicles” si ripropone di indagare, come molto tempo fa fece Mary Shelley, su ciò che è umano e cosa no: la morte, che colpisce tutti gli uomini, deve essere estirpata, o noi uomini non abbiamo il diritto di sentirci Dio?
Non a caso la serie dà grande importanza alla proposta dell’Anatomy Act (siamo nel 1832): se accettata, la legge permetterà ai medici e alle università di dissezionare i corpi per scopi scientifici. Probabilmente, oggi, questa legge ci sembrerebbe scontata, ma ciò di cui dobbiamo tener conto è che la serie che guardiamo è ambientata in un periodo in cui erano fervidi i dogma cristiani, forte la paura di Dio e dell’Inferno.

I personaggi si muovono in una cornice di paranoia e terrore che sale sempre di più: John Marlot, il protagonista (interpretato da uno stupefacente Sean Bean) è un uomo segnato, cui viene imposto di capire chi ha smembrato corpi di bambini per crearne uno con i vari pezzi, chi ha seguito così pedissequamente le descrizioni che Mary Shelley fece della creazione della Creatura del dottor Victor Frankenstein. Mary Shelley stessa compare in quanto personaggio (interpretata da Anna Maxwell Martin), e la sua figura rimane per tutta la serie avvolta da una patina di mistero che ci piace: apprezzo quando i personaggi storici compaiono nelle serie, e mi piace quando si approcciano con maniere e intenti misteriosi ai protagonisti, rimanendo sempre sullo sfondo e non esagerando mai con la loro presenza che, da persone realmente esistite, potrebbe risultare ingombrante in una storia horror come “The Frankenstein Chronicles”.

John Marlot soffre di sifilide, e ho apprezzato moltissimo la descrizione cruda che la serie dona dei sintomi della malattia e, via via, del suo aggravarsi, con le varie scene del protagonista che si guarda allo specchio e vede… ma andiamo avanti!
John si muove su due piani: un mondo vero, reale, in cui segue l’indagine di una bambina dal vestito rosa che è scomparsa, aiutato dall’agente Nightingale (Richie Campbell); c’è poi il mondo irreale e maledetto dell’altra bambina della storia, quella ritrovata all’inizio, quella smembrata e ricomposta da tanti piccoli pezzi: esiste davvero, Victor Frankenstein? Può un uomo perdere così tanto la propria umanità da creare una simile aberrazione?
E perchè Dio non l’ha punito?

Queste sono le domande che ci poniamo alla visione di “The Frankenstein Chronicles”. La serie, benché solo di sei puntate, ci piace e ci colpisce. Chi apprezza la storia di Frankenstein scritta da Mary Shelley amerà anche questa rievocazione, perché nulla distrugge della storia originale, ma ci dona un altro interessante punto di vista in merito: da chi, Mary Shelley, prese l’ispirazione per creare quei personaggi?

Non darò cinque stelline alla serie tv, e la colpa sta tutta nell’ultima puntata: 52 minuti per tutta la carne che i creatori mettono sul fuoco, erano davvero pochi. Credo che l’ultima puntata avrebbe dovuto constare per lo meno di una ventina di minuti in più per risolvere tutto in maniera decente. Non darò informazioni sulla trama, ma il modo in cui l’antagonista viene rivelato è stupefacente, il modo in cui il tutto si risolve è solo mediocre.
Mi sarei aspettata molto di più da una serie che faceva così tanta attenzione ai fatti storici, alla figura della Shelley, alla psicologia dei personaggi principali, non solo di John Marlott. Per questo non darò il massimo del voto.
In ogni caso “The Frankenstein Chronicles” rimane un ottimo prodotto, e merita di essere guardato, magari fino a una potenziale seconda serie.

Info e Curiosità

La figura di un personaggio cruciale è ispirata a George Foster, un uomo che fu condannato a morte nel 1803 per aver ucciso moglie e figli. Un medico italiano, di nome Giovanni Aldini, tentò di resuscitarlo. All’epoca, Mary Shelley aveva solo cinque anni, e non dichiarò mai l’effettiva ispirazione a questo fatto.

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