Game start! Strumenti per comprendere i videogiochi di Francesco Alinovi

Francesco AlinoviFrancesco Alinovi

Nato a Parma nel 1973, si occupa di sviluppo editoriale e ha contribuito alla progettazione e alla realizzazione delle testate Ufficiale PlayStation 2 Magazine, Xbox Magazine Ufficiale, GamesRadar.it, e tuttora collabora con le riviste di settore online; è inoltre docente di Game Design presso la NABA di Milano. Sui videogame ha scritto diversi testi: Mi gioco il cervello. Nascita e furori dei videogiochi, Sopravvivere all’orrore e Game start! Strumenti per comprendere i videogiochi.

Titolo: Game start! Strumenti per comprendere i videogiochi
Autore: Franesco Alinovi
Edito da: Springer
Prezzo: 24,00 €
Genere: Saggistica, Videogiochi
Pagine: 292 p.
Voto:

Quarta: Dalle origini a oggi, i videogiochi hanno dimostrato di aver acquisito una forte identità espressiva, delineando nuove forme di comunicazione e proponendo l’accesso a nuovi tipi di competenze legate alla sfera digitale dei New Media. L’evoluzione di questo prodotto dell’era dei computer è giunta al culmine: non si parla più di un tipo di gioco ma di un modo assolutamente nuovo di giocare e di interagire con gli altri attraverso la tecnologia. Tramite la creazione dei mondi virtuali in cui si svolge l’interazione, i videogiochi rappresentano la frangia più evoluta della rivoluzione, non solo tecnologica ma soprattutto culturale, portata dal computer e dalla distribuzione digitale delle informazioni: sono lo stato dell’arte a livello di ingegneria e, sempre più spesso, mostrano una creatività che non trova paragoni negli altri mezzi di intrattenimento. “Game start!” è il manuale di riferimento per chi desidera avvicinarsi al mondo dei videogiochi non solo come fruitore esperto ma come potenziale creatore di questi nuovi contenuti.

 

Recensione
di Hydra

Arriva il momento, durante la lunga carriera del lettore di romanzi, in cui la semplice lettura non basta più. La quarta con un paio di parole su vita e opera del suo autore preferito gli sembra un’inutile miseria. Subentra la consapevolezza che dietro la realizzazione del libro che ha fra le mani c’è un intero mondo fatto di tecnica, vita, idea, studi sul settore e addetti ai lavori più disparati, e lui, lettore, una sbirciata a quel paradiso sommerso vuole darla. Almeno da lontano.

Finisce il tempo della sola passione e si passa allo studio, insomma.

Con questo non intendo che tutti gli amanti della narrativa s’iscrivano a lettere (oddio, alcuni lo fanno) o finiscano col farsi editori (alcuni fanno anche questo); però molti iniziano a informarsi, a visitare ogni tanto lo scaffale dedicato alla relativa saggistica, a frequenatare siti o leggere riviste letterari, o semplicemente vanno a ripescare i testi di letteratura usati a scuola. Vada come vada, iniziano a studiare.
video3Lo stesso può accadere al divoratore di film e serie tv, e gli scaffali delle librerie e quelli virtuali di internet brulicano di testi sul settore, dalle biografie di registi, produttori e volti famosi ai manuali di regia. E l’amante dei videogiochi, invece?

Forse meno spesso, ma capita che anche il videogiocatore incallito alzi le dita dal joystick, alzi le braccia al cielo e urli “ho visto la luce”, mentre un fascio di luce proveniente dalla finestra alle sue spalle lo illumina in pieno.

Non è andata proprio così, ma è più o meno quello che mi è successo qualche tempo fa (ammetto che hanno contribuito parecchio i vari video dei making-of che si ottengono come bonus in molti videogiochi). Bene, ogni tanto qualcuno ha l’illuminazione, ma poi? Come fa per studiare da semplice appassionato il mondo dei poligoni?

Effettivamente, librerie&co non sono d’aiuto come per argomenti più in auge. Uno scaffale dedicato ai videogiochi credo non esista da nessuna parte in Italia, al massimo in qualche megastore tipo Feltrinelli si trova un angoletto con romanzi e fumetti tratti dai titoli di maggior successo. Per il fan sono interessanti anche quelli, ma non è ciò che serve all’illuminato. Ed è anche difficile trovare “prof” tra amici e conoscenti che abbiano già letto a vagonate sull’argomento.

Ho trovato questo saggio, che come recitano titolo e quarta è un testo ottimo per muovere i primi passi in questi studi; tratta in maniera non troppo approfondita ma con semplicità e chiarezza (in gergo si dice “dumbproof”, ovvero “a prova di idiota”) diversi aspetti del settore videoludico. C’è il capitolo sulla storia vera e propria, dai primi giochi e relativi creatori (con alcuni aneddoti veramente carini, tipo quello di Pac Man e la pizza al salame), video2alle console che si sono succedute sul mercato e le scelte, azzeccate o disastrose, dei loro produttori; in coda al testo c’è anche un capitolo dedicato alle più importanti e innovate pesonalità tra i creatori di videogiochi. Per quanto riguarda invece il “comparto tecnico”, io di programmazione&co non ne capisco un beato accidente ma sono riuscita a gustarmi senza problemi anche le parti dedicate alla realizzazione dei videogiochi, dalle motivazioni dietro le varie scelte di regia, gameplay e narrazione, ai compiti e poteri dei diversi professionisti che lavorano dietro le quinte.

Il testo è stato pubblicato nel 2011, quindi l’autore nelle sue citazioni inserisce anche titoli recentissimi e probabilmente noti anche a chi si è avvicinato ai videogiochi non troppo tempo fa, insomma, a chi non si può ancora definire un buon conoscitore del settore; e per quanto sicuramente la lettura un po’ ne perde, credo che sia comprensibilissimo e interessante anche per chi ai videogames non ci ha mai giocato o ci gioca pochissimo: alcuni paragrafi (quelli relativi alle scelte di telecamera, ad esempio)video1 sono corredati da immagini quindi non si corre il rischio di non aver presente ciò a cui l’autore si riferisce; ma se si è giocato proprio a quel titolo o a uno similare la lettura ha tutto un altro gusto. Un po’ come quando si apre un saggio sul cinema e appena viene menzionato un titolo si pensa “questo l’ho visto!”.

Non so, invece, quanto Game start! possa essere utile a chi è già una discreta cultura videoludica. Probabilmente potrà comunque servire a riordinare le idee a chi non avesse studiato in maniera schematica, mentre credo che un “addetto ai lavori” queste cose le sappia già benissimo. Per muovere i primi passi l’ho trovato decisamente buono, e specifico che non si tratta di un testo che vuol fare dissertazioni filosofiche o raccontare aneddoti sulla carrieda da videogiocatore dell’autore: è una “superficiale” e asettica panoramica su storia e industria videoludica, nè pù nè meno.

 

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