Gigolò per caso. Il film

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Gigolò per caso

 

datifilm

Titolo: Gigolò per caso
Regia:
John Turturro

Sceneggiatura: John Turturro
Genere: Commedia, Drammatico, Romantico

Durata: 85 minuti
Interpreti: John Turturro: Fioravante; Woody Allen: Murray; Vanessa Paradis: Avigal; Sharon Stone: Dott.essa Parker
Nelle sale italiane dal:  17 aprile 2014

Voto

Trailer italiano HD

Trama: Fioravante è un factotum newyorchese, abile nell’arrangiarsi in diversi mestieri, come idraulico o fioraio. O come gigolò, seguendo l’idea del suo amico ed ex datore di lavoro, Murray, che si reinventa per l’occasione come suo personale pappone. Le cose sembrano andare per il meglio, fino all’incontro fra Fioravante e Avigal, una giovane vedova ebrea…

Recensioneù

di Mirko De Gasperis

Assistere a una collaborazione fra John Turturro e Woody Allen, per forza di cose, porta ad avere aspettative elevate. Da una parte si ha un interprete talentuoso e un regista molto interessante e mai scontato, mentre dall’altra c’è semplicemente un maestro del cinema. A onor del vero, Allen partecipa come “semplice” attore, mentre la regia e sceneggiatura sono affidate a Turturro, ma ci vuole poco, ascoltando i dialoghi fra i personaggi, per capire che lo zampino di quel volpone di Allen c’è eccome, nella costruzione della storia. Quindi la delusione è dietro l’angolo, quando alla fine ci si ritrova con un prodotto sì carino e sicuramente non negativo, ma neanche eccelso come ci si poteva aspettare.

Il difetto principale della pellicola sta nella mancanza di amalgama fra le due anime del film, quella di Turturro e Allen, per l’appunto. Come in molti casi, non basta fare una semplice somma di elementi validi per dare vita a un mix interessante. Per tutto il film, infatti, si assiste a una pellicola dalla doppia faccia, sorniona e sensuale con Turturro, e frizzante e cerebrale con Allen, senza che le due componenti riescano a dare un corpo e uno stile compatto. I due filoni narrativi procedono su binari differenti e non bastano le scene in cui compaiono assieme i due interpreti per poter migliorare la situazione.

Ed è un peccato, perché le due anime del film, prese singolarmente, sono davvero godibili. Interessanti i dialoghi che vedono il gigolò Turturro con le varie donne, e che descrivono benissimo i vari personaggi femminili, uno più interessante dell’altro, portando poi avanti anche il tema principale del film, legato alla solitudine e al bisogno di contatto, che sia fisico o spirituale. Le scene di sesso si riducono a semplici effusioni ed è apprezzabile la totale mancanza di volgarità, nonostante la tematica affrontata. Allo stesso modo, Allen, accompagnato dal suo amato jazz, dimostra ancora una volta di essere a suo agio come attore comico e da commedia, con delle sottili sfumature che evitano di farlo ricadere nel campionario dei personaggi che lo hanno reso tanto famoso (anche se alcune volte l’effetto deja-vu c’è eccome!). Ma sono le scene in cui interagiscono i due la cosa più divertente e apprezzabile del film, la dimostrazione di ciò che avrebbe potuto e dovuto essere il film. Insomma, gli ingredienti c’erano tutti, il cuoco era affidabile, il ristorante rinomato, ma l’impasto non è riuscito granché. Peccato davvero.

Curiosità: il “merito” principale della nascita di questo progetto è stato del barbiere di Turturro. Infatti, l’attore aveva confidato questo suo progetto all’uomo, barbiere di fiducia anche di Woody Allen, il quale, come il più classico dei barbieri chiacchieroni, ha parlato della faccenda anche con quest’ultimo. Allen, trovandolo interessante, ha poi richiamato Turturro per parlarne e discuterne assieme.

– Mirko De Gasperis

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