Serie “I costruttori di ponti” di Jan Guillou [La moglie straniera #2]

Jan Guillou

Capitan Salgari

Jan Oscar Sverre Lucien Henri Bottolvsen Guillou è uno scrittore e giornalista svedese. Le sue opere più famose sono romanzi di spionaggio, esempio “Madame Terror”, che hanno come protagonista l’agente segreto svedese Carl Hamilton, oltre ai quattro libri del cosiddetto “romanzo delle crociate“, basati sulle vicende del Templare Arn Magnusson e dei suoi discendenti. Il “romanzo delle crociate” (Saga formata da quattro libri: Il Templare, Il Saladino, La Badessa, L’erede del Templare), ambientato agli inizi del regno svedese nei secoli XII e XIII, ha dato a Guillou una certa notorietà anche in Italia. Contribuisce alla sua popolarità a livello mondiale il libro autobiografico “Ondskan“, bestseller in Svezia, edito in Italia come “La fabbrica del male“, da cui è stato tratto il film “Evil – Il ribelle“, del regista Mikael Håfström candidato agli Oscar 2004 per la Svezia come Miglior Film Straniero. Il film Arn – The Knight Templar è un kolossal tratto dal romanzo Il Templare. Con “I costruttori di ponti” Guillou cambia luogo e spazio rispetto agli intrighi della Terrasanta del Dodicesimo secolo, scrivendo una saga familiare in cui passioni, amori e storie di tre fratelli si intrecciano sullo sfondo del movimentato Ventesimo Secolo.

 

Serie I costruttori di ponti :

  1. I Ponti di Bergen (isbn:9788863805192)
  2. La moglie straniera (isbn:9788863805253)
  3. Inedito

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Il Corsaro NeroTitolo: I ponti di Bergen
Autore: Jan Guillou (Traduttore: Umberto Ghidoni)
Serie: I costruttori di ponti   #1
Edito da: Corbaccio (Collana: Narratori Corbaccio)
Prezzo: 16,40 €
Genere:  Narrativa, storico
Pagine: 400 p.
Voto: http://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/4Astelle127.png
  

Trama:Quando il padre annega nel Mare del Nord, Lauritz, Oscare e Sverre, tre fratelli, sono costretti a lasciare il loro piccolo villaggio marino per cercare fortuna in città. Iniziano come garzoni da un cordaio, ma il loro talento innato e una serie di fortunate coincidenze li porteranno a servizio del ricco Hensikt, dove verranno educati e diventeranno ingegneri civili di ferrovie e ponti. Potrebbero finalmente tornare in Norvegia, a lavorare ad un progetto ambizioso e di grande prestigio, ma a questo punto è l’amore a metterci lo zampino…

Recensione
di Debora

Tre ragazzi, un progetto grandioso,
un secolo di straordinari cambiamenti.

La frase stampata in copertina, insieme all’immagine che vi compare, lascia presagire un romanzo rappresentativo di un’epoca grandiosa. Una premessa che mi ha subito incuriosito positivamente verso questo libro che, sullo sfondo del Novecento, narra della storia di tre fratelli, di origine pescatori, rimasti orfani di padre molto piccoli. Nelle prime pagine l’autore decide di raccontarci il modo in cui la famiglia attraversa il periodo difficile della dipartita del padre. Le questioni pratiche sono le più importanti, e non ci si ferma troppo sul dolore del lutto, che passa quasi in secondo piano.

Con meno bocche da sfamare le vedove avrebbero anche potuto fare del formaggio
dal latte che avanzava e poi venderlo.
Dicevano che sapevano anche filare e colorare le stoffe.

Subito si notano tra le righe l’umiltà di questi bambini, Lauritz, Oscar e Sverre, la loro curiosità verso le cose poco conosciute e la conseguente voglia di imparare. Qualcuno si accorge della loro intelligenza e delle loro doti e così, dopo qualche riserva iniziale della madre, i bambini si trasferiscono in città per ricevere un’istruzione più adeguata. Da loro ci si aspetta che possano partecipare in futuro alla costruzione della ferrovia Bergen-Oslo. In città, però, tutto appare molto frenetico, e dunque strano, agli occhi dei ragazzi.

Soltanto il primo capitolo del libro è dedicato all’infanzia dei tre fratelli, ma il lettore comunque si fa un’idea chiara del modo in cui sono stati cresciuti ed educati con i loro saldi principi. Già nel secondo capitolo li troviamo, ormai adulti, nel 1901 laureati in ingegneria a Dresda. Da qui in poi, a capitoli alterni, scopriremo la vita di ciascun fratello: Lauritz ad Hardangervidda, nella fredda Norvegia e Oscar nelle colonie dell’Africa Orientale Tedesca, mentre di Sverre verranno perse le tracce. Trattandosi di una saga abbiamo la speranza di trovarlo nei capitoli successivi, ma l’autore avrebbe anche potuto darci una vaga idea di quello che gli è successo. Tutti e tre però decidono di seguire la propria strada.

I capitoli dedicati ad Oscar sono a mio parere decisamente più interessanti perché leggermente più movimentati. Raccontare le vicende di Oscar tra gli animali selvaggi africani, in particolare i leoni, e tra i popoli come i cannibali, è uno dei tanti modi che usa Jan Guillou per dipingerci al meglio l’epoca in cui si svolge la storia. Affascinanti le descrizioni dei popoli africani con i loro usi e le loro abitudini. Non è solo il secolo del progresso tecnologico, ma è anche il periodo della colonizzazione e dei primi incontri-scontri con il diverso.

Era anche vero che forse Oscar, dopo un paio di anni in Africa, aveva finalmente imparato la prima lezione davvero utile all’uomo bianco. Non tutti sono come bambini, non tutti rubano, non tutti sono superstiziosi, non tutti sono completamente ignoranti.

Di Lauritz e della sua permanenza in un luogo davvero inospitale si coglie soprattutto la fatica del vivere isolati e al freddo in un piccolo rifugio. L’autore è molto abile nel descriverci le differenze fra gli ambienti esterni e interni, ma facendoci sempre cogliere il gelo. Ogni tanto nei racconti di Lauritz è presente il ricordo dell’amata Ingeborg, ma poco altro. Ho amato ben poco questo personaggio e, anche a causa dello stile molto lento e descrittivo dell’autore, ho fatto un po’ di fatica a star dietro ai suoi pensieri.

Poi non si può non notare, sebbene le figure femminili rimangano un po’ nell’ombra, la rivendicazione delle donne di essere attive e poter prendere decisioni in materia di politica. Ma non solo, perché non mancano scene in cui si coglie la voglia di queste di essere più libere anche sessualmente. Quella narrata è infatti un’epoca di rigore, dove però le prime idee contrastanti iniziano a prendere piede.

Lo cavalcò con tale forza e spudoratezza che lui non si era potuto nemmeno immaginare nelle sue più segrete fantasie, guidò le sue mani sui suoi seni mentre lei si mordeva con violenza il labbro inferiore per non urlare.

Non posso non ammettere la difficoltà nella lettura per via dello stile molto compassato dell’autore, caratterizzato da frasi lunghe ricche di aggettivi e termini ricercati, ma non posso neppure negare che questo sia uno dei romanzi storici più accurati che io abbia mai letto. Per questo motivo il mio giudizio sul romanzo è positivo. Come ci prometteva la frase stampata in copertina, quella narrata può essere davvero definita una storia rappresentativa del Novecento e della società così attiva del periodo. Si colgono la voglia di cambiamento in tutti gli ambiti, non solo quello tecnologico ma anche musicale e culturale, e i ritmi frenetici di questo mondo.

 

Il Corsaro NeroTitolo: La moglie straniera
Autore: Jan Guillou (Traduttore: Umberto Ghidoni)
Serie: I costruttori di ponti   #2
Edito da: Corbaccio (Collana: Narratori Corbaccio)
Prezzo: 18,60 €
Genere:  Narrativa, storico
Pagine: 319 p.
Voto: http://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/4Astelle127.png
  

Trama: La vita dei tre fratelli norvegesi Eriksen, funestata durante l’infanzia dalla perdita del padre, ha avuto una svolta positiva grazie al sostegno di un istituto di beneficenza che ha provveduto alla loro istruzione. La laurea in ingegneria che Lauritz, Oscar e Sverre hanno conseguito in Germania ha svelato pienamente il loro innato talento nonché la passione e l’impegno di Lauritz nella costruzione della ferrovia Bergen-Oslo. Gli ingegneri sono i pionieri del Novecento, il grande secolo delle innovazioni della tecnica, della scienza e della cultura: anche le donne ne sono partecipi, come dimostra la bella Ingeborg, intelligente, energica e disinibita, che Lauritz può finalmente sposare perché ha raggiunto quel benessere economico che gli consentirà di superare le barriere imposte dal padre di Ingeborg, il barone von Freital. Grazie a Oscar, Lauritz diventa infatti uno dei principali soci dello studio ingegneristico Lauritzen & Haugen. In Africa Oscar ha costruito linee ferroviarie paragonabili a quelle tedesche e, inaspettatamente, ha fatto anche fortuna. Mosso dall’idea di fuggire da una delusione d’amore, si è svelato in tutta la sua competenza tecnica ed è diventato uno degli uomini più ricchi di Dar es-Salaam. Ma la Belle Epoque è finita: Germania e Inghilterra entrano in guerra e il mondo intero sta per impazzire proprio quando Oscar decide di andare via dall’Africa. Dopo tanti anni trascorsi nel Continente Nero, si trova coinvolto suo malgrado in un conflitto atroce…

Recensione
di Debora

Il cielo al di sopra era blu, quasi senza nuvole, e in basso il fiume ribolliva di schiuma dove il disgelo primaverile continuava a precipitare. Era un miracolo, nonostante avesse sempre saputo che sarebbe apparso così, conosceva ogni pietra a memoria.

Devo ammettere per prima cosa che rispetto al primo libro questa volta sono entrata nella storia molto prima e il ritmo risulta subito piuttosto incalzante. Come nel primo libro Jan Guillou sceglie di raccontare attraverso i diversi punti di vista dei personaggi; c’è quello di Lauritz, di Oscar e infine quello di Ingeborg. Manca ancora il terzo fratello. Un gran punto di domanda quello!
L’inserimento del punto di vista di Ingeborg rende il tutto più interessante. L’autore ha esaudito così a mio parere molte aspettative dei lettori, che secondo me erano rimasti affascinati da questa figura femminile già nel primo libro.

Ingeborg è una donna che crede in se stessa, forse una delle prime donne di quell’epoca che osava mettere in pratica i suoi ideali e i suoi valori. E Lauritz stesso glielo permette. Anche lui è un uomo aperto, che si rende conto che le donne devono fare la loro parte nella società. Ingeborg sceglie di seguire la carriera di medico e si troverà anche ad affrontare un incidente del figlio. Ho trovato la descrizione di questi momenti di cure del figlio particolarmente toccanti e allo stesso tempo molto crudi. Quindi questa volta non emerge solo la sessualità della donna, come era emerso nel primo volume della saga, ma ben altre doti.

L’autore poi ci racconta i fatti tralasciando alcuni anni dei personaggi, evidentemente con l’intento di dare più importanza al periodo in cui accadono eventi storici importanti. A me come lettrice è mancato ad esempio non assistere alla nascita dei figli di Ingeborg, i quali si ritrovano nella storia come per magia. È vero che è la parte storica a fare da padrona in questo romanzo, ma per coinvolgermi maggiormente avrei voluto delle descrizioni di eventi più intimi riguardanti i protagonisti. Della loro vita emerge il benestare dei primi anni di matrimonio e poi il rendersi conto poco per volta che la guerra sta arrivando a sconvolgere le loro vite, anche se ancora non si sa come.

Come sempre si nota la bravura dell’autore non solo sui fatti storici, ma anche sulla descrizione di particolari più tecnici, ad esempio quando descrive la regata. In questo caso l’autore sembra ben informato sui termini tecnici e sulle manovre necessarie.

La natura invece regna incontrastata nelle parti del romanzo dedicate ad Oscar; non solo l’Africa dei leoni, questa volta abbiamo descritti anche i magnifici e possenti elefanti, che nella loro bellezza sanno essere anche mortali. Non mancano poi le disquisizioni tra i personaggi sulle condizioni di vita e sullo sfruttamento del popolo africano e delle loro terre.

Questo era il primo importante consiglio che gli avevamo dato nella foresta africana: qualsiasi cosa tu faccia non correre. Tutto in Africa corre, salta o, nel peggiore dei casi, striscia più veloce di quanto tu possa correre. Quindi stai fermo, uomo! Stai immobile e mira bene.

Un romanzo che ti fa amare la storia, che ti fa assaporare un’epoca che ha subito dei cambiamenti davvero repentini, che ha subito luci, ma anche ombre.
Complimenti alla copertina che ci propone la Corbaccio, davvero suggestiva, a mio parere.
Non posso che sperare che il terzo libro mi offra qualcosa in più in quanto a emozioni e sentimenti. Gli scrittori devono saper fare anche questo, e Jan Guillou potrebbe mettersi più in gioco riguardo questo aspetto, che viene tralasciato, come ho già detto, per dare spazio al contorno storico.

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