Il conto delle minne di Giuseppina Torregrossa

Il conto delle minne

di Giuseppina Torregrossa


Titolo
: Il conto delle minne
Autore: Giuseppina Torregrossa
Edito da: Oscar Mondadori – Contemporanea
Prezzo: 11,50 €
Genere: Romanzo psicologico.
Pagine: 313 p.

amazon-icongoodreads-badge-featured-2.png  Trama«Il conto delle minne dev’essere pari: due seni, e due dolci, per ogni fanciulla» non si stanca di ripetere nonna Agata alla nipote Agatina mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le minne appunto, per la festa della santa di cui entrambe portano il nome. Ma la vita è imprevedibile e il seno, morbido viatico di gioia e nutrimento, può celare in sé anche la malattia e il disamore: i conti, allora, potrebbero non tornare… Lo imparerà Agatina, crescendo, nutrita dei racconti della nonna che, nella grande cucina, rievocava la storia di due famiglie siciliane e delle loro donne fiere o meschine, timide o focose. Per ciascuna di loro le minne che portano sul petto hanno un significato speciale: grandi o quasi assenti, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o ammalorate, diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della femminilità, dell’orgoglio, dello straordinario potere di queste donne o della sottomissione alle dure leggi del mondo maschile.

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Recensioneùdi La Chain Allie

Una donna può riscattare la sua vita, assegnata dal destino ad un uomo?

Sant'Agata (affresco)

La storia ha inizio nella cucina di nonna Agata che conversa con la propria nipote Agatina la vigilia del 5 Febbraio, durante la preparazione delle cassatine – dalla forma del seno femminile e rigorosamente in coppia – dedicate alla Santa da cui prendono il nome.
Questo sarà lo spunto per narrarne la leggenda: a Sant’Agata, per non aver voluto cedere alle voglie del governatore Quinziano, vennero fatte strappare le mammelle che, grazie all’intervento del Signore, ricrebbero il giorno successivo. La Santa bambina venne comunque martirizzata, ma il suo gesto divenne il simbolo dell’indipendenza e della forza nascosta inconsapevole che ogni donna possiede.

Attraverso la drammatica vicenda di Sant’Agata si dirama l’albero genealogico della famiglia della protagonista Agatina che narra le diverse storie attraverso il filo rosso delle “minne”, emblema non solo dei dolci catanesi, ma anche e soprattutto del seno della donna, simbolo di femminilità e oggetto del desiderio maschile, e allo stesso tempo di malattia e dolore.
È proprio per questo che le “minne” devono essere preparate con cura e attenzione, in modo da trarre la benevolenza della Santa, altrimenti questa potrebbe aversene a male.

“Agatì, falle belle quelle cassatelle, nzà ma’ la Santuzza si offende…”

Tema centrale è dunque la donna: quella amata, quella disprezzata, quella malmenata, quella che è riuscita a prevalere sull’uomo, ad avere un riscatto, quella usata e tradita, quella malata. Tema centrale è la trasformazione del seno e del corpo di ogni donna in base al comportamento dell’uomo che si trova al suo fianco: padrone o schiavo, innamorato o traditore, indifferente o manesco. Attraverso questi esempi di maschilismo, scopriamo una massima del mondo che, purtroppo, perdura tutt’ora:

 “Gli uomini come ti metti ti metti hanno sempre una calunnia pe pigliarsela cu tia.”

Tumore al senoSono tanti gli argomenti toccati e nessuno meno importante dell’altro: l’insoddisfazione del rapporto coniugale, la solitudine e la rassegnazione, il servilismo e l’accettazione, le divergenze con i genitori e l’abbandono, l’odio per il proprio corpo e per la società che vede la donna schiava e non essere umano, il complicato rapporto tra i sessi e la supremazia maschile.

Attraverso delle ricerche ho scoperto che Giuseppina Torregrossa è una ginecologa che ha spesso aderito a progetti relativi al tumore al seno, un argomento molto sensibile e presente nel libro come punto fermo di alcune storie.

La Torregrossa utilizza un linguaggio evocativo: ogni personaggio è descritto con pochi particolari, tanto da associare quelle figure ad archetipi realmente esistenti, senza però assegnandogli nomi o volti. Anche i tempi e le età non sono ben definiti, proprio per dimostrare che la situazione presentata può essere rapportata a qualsiasi periodo storico, anche a quello attuale.
Le pagine scorrono abbastanza fluidamente, alternando l’italiano a termini dialettali e proverbi in siciliano che non stonano, anzi arricchiscono colorando il linguaggio, rendendoti parte integrante della narrazione.

“Agata è inutile che studi perché ti devi sposare, sei femmina e al destino non si scappa.”

Possiamo dividere il libro in due parti: nella prima, quella più dolce, più calda, si vedono susseguirsi le diverse donne che compongono la famiglia di Agatina e la sua infanzia, la sua adolescenza, il suo iniziare ad essere indipendente; nella seconda, quella più cruda, la vita di Agatina da adulta.

Ma è questo suo essere adulta che mi ha fatto tentennare sulla valutazione del libro. Ho riscoperto una lieve punta di amarezza in Agatina da grande: mi era piaciuta la giovane che combatteva contro la cultura maschilista dell’epoca, che non voleva farsi mettere i piedi in testa da nessuno, che si scontrava con la madre per diventare medico, che non voleva rimanere in casa a pulire e badare ai figli, e quando cresce sembra perdersi, trasformandosi in una sorta di “schiava sessuale” di un uomo dispotico e rabbioso che la usa.
La situazione mi ha lasciato l’amaro in bocca poiché la protagonista sembrava voler riscattare il nome delle sue antenate, dei soprusi che hanno subito dai rispettivi mariti, sembrava volersi costruire una vita indipendente e autosufficiente, mentre si trova a non avere polso, ad essere travolta da una furente ed effimera passione tanto da mettere in discussione la sua persona, addirittura a lasciare il lavoro tanto sognato per assecondare il piacere e le gelosie di Santino Abbasta.

“[…] devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane”.

Tutto sommato la fine non mi risulta così scontata, ma delle cose stonano. Inoltre, sia dal punto di vista dello stile che dal punto di vista della resa, la seconda parte tiene meno incollati al libro in quanto né Agatina né Santino hanno lo stesso carattere intenso e notevole dei protagonisti dei racconti precedenti, dunque la storia sembra andare avanti per inerzia, come se avesse perso la sua vera forza.
Devo ammettere però che con la durezza della vita di Agatina è stato sottolineato un aspetto fondamentale e insito nella natura di qualsiasi donna: la vera debolezza è il loro essere profondamente dedite ad un uomo, divenendone delle volte succubi e la nostra protagonista non è da meno. Ha davanti un sentimento che non conosce in una situazione che non le è mai appartenuta, si trova a scambiare il sesso e il desiderio fisico per amore, non riuscendo a venirne fuori con le sue mani.

Si tratta di un libro crudo, chiaramente dedicato alle donne, ma non è femminile né femminista, più un promemoria per ricordare alle donne di non farsi mai mettere i piedi in testa, di essere coscienti della propria forza e della possibilità di rinascita, e agli uomini di scoprire la femminilità, comprenderla e rispettarla.
Salta subito all’occhio la copertina ammiccante, delicata ed erotica al tempo stesso, che sintetizza perfettamente il senso del libro, un libro che mi sento assolutamente di consigliare.

“Sono capace di scegliere, di affrontare i problemi, di trovare soluzioni. Ma non si tratta di superpotere esclusivamente mio, è piuttosto una speciale resistenza di cui sono dotate le donne, anche se qualche volta non ne sono consapevoli. Sono loro che possiedono il segreto della vita, che tessono pazientemente giorno dopo giorno la storia delle loro famiglie e poi la raccontano agli altri perché ne facciano tesoro”.

Riporto, per i curiosi e i golosi, ‘nza ma’ la Santina se la prende, un link che rimanda alla preparazione delle cassatine siciliane preparate per la Festa di Sant’Agata.

Voto

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Giuseppina Torregrossa (Palermo 1956) vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent’anni come ginecologa occupandosi attivamente, tra le altre cose, della prevenzione e cura dei tumori al seno. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo, L’assaggiatrice, e con il monologo teatrale Adele ha vinto nel 2008 il premio opera prima “Donne e teatro” di Roma.

by La Chain Allie

editing by CriCra

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