Il dottor Gaio Lucilio e il mistero delle morti sconnesse di Massimo Mongai

Massimo Mongai

Capitan Salgari

Massimo Mongai è nato nel 1950 a Roma, dove vive. Come scrittore di fantascienza ha esordito con Memorie di un cuoco d’astronave – premio Urania Mondadori 1997 – (Mursia 2000), Il gioco degli Immortali (Urania Mondadori, 1999) e, pubblicati da Robin Edizioni, Memorie di un cuoco di un bordello spaziale (2003), Alienati (2005) e l’antologia di racconti ucronici Il fascio sulle stelle, di Benito Mussolini (2005). Sempre per Robin ha scritto i gialli Cronache, non ufficiali, di due spie italiane (2004), La memoria di Ras Tafari Diredawa (2006), Ras Tafari e il fiore reciso. Un assassino alla Fao (2007), Tette e Pistole (2008) e il saggio Serendipità, istruzioni per l’uso. È autore di Come si scrive un romanzo di genere, (Scuola di Scrittura Omero, 2007). Numerosi racconti sono apparsi su riviste e antologie. Fra i più recenti: Sul filo del rasoio (Super Giallo Mondadori, 2010) e Delitto Capitale (Hobby & Work, 2010). Per l’Agenzia il Segnalibro: 50 minuti. Fattaccio (2011), 15 minuti. Passavo di qui (2012) tradotto anche in francese 15 minutes. Je passais par ici (2012).

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Il Corsaro NeroTitolo: Il dottor Gaio Lucilio e il mistero delle morti sconnesse
Autore: Massimo Mongai
Serie: //
Edito da: Agenzia Il Segnalibro (Collana: Libri da raccontare)
Prezzo: 5,99 € 
Genere:  Poliziesco, giallo, LGBT
Pagine: 186 p.
Votohttp://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/5Astelle.png
  

Trama: Il dottor Gaio Lucio Zanicchi è un giovane GIP presso la Procura della Repubblica di Roma e ha tutti i numeri per essere considerato un uomo fortunato. Ha una carriera sicura ed è fidanzato con Rossella, una bella 20enne piena di ormoni e di tette in attesa di convolare con lui a giuste nozze. Ma Gaio Lucilio è gaio di nome e di fatto e questo non si coniuga bene con il resto della sua vita e l’ambiente di lavoro che deve frequentare. È di fronte a una scelta drammatica: matrimonio e carriera da un lato, libertà di esprimere la sua omosessualità dall’altra. Il primo caso veramente interessante lo porta a indagare su una serie di omicidi: i cadaveri sono tutti bruciati vivi, ma non sembra esserci alcuna connessione tra le vittime. E, come se non bastasse, l’uomo si trova a risolvere l’intrigata storia insieme all’ultima persona che avrebbe voluto incontrare di nuovo sulla sua strada.


Recensione

di Livin Derevel

Leggibile, ma non mi ha convinta.
Ho trovato interessante il conflitto interiore del protagonista, indeciso se sposarsi e sistemarsi definitivamente con la storica fidanzata Rossella oppure prendere atto della propria omosessualità e agire di conseguenza per non minare la scalata al successo in ambienti giuridici, e credo sia stata la risoluzione finale di questa story-line parallela a valere al romanzo le tre stelle, altrimenti il voto sarebbe stato più basso.

La prima cosa che ho notato è stato l’editing. Scadente. Durante il corso della lettura ho trovato molte parole poste tra virgolette alte senza capirne bene il motivo, visto che per la maggior parte si trattava o di termini anglosassoni – e quindi bene o male entrati nel linguaggio narrativo moderno – oppure volti a enfatizzare, per cui avrei di gran lunga preferito un comodo e classico corsivo che salta più all’occhio e svolge egregiamente il lavoro di puntualizzazione sottintesa, piuttosto che virgolette che si ripetono a iosa senza che ce ne sia bisogno.

Inoltre, molte frasi hanno una struttura anomala. Verbo, avverbio e soggetto sono mescolati nella riga seguendo uno schema arcaico, quasi latinista, che però fa inciampare il lettore non abituato, sorprendendolo con un punto conclusivo dove non ce lo si aspetta e costringendolo a rileggere qualche volta per capire il senso di ciò che gli è passato davanti. Sia chiaro, non è un problema che compromette il contenuto né la godibilità dell’opera, ma sono infinitesimali ostacoli che non si dimenticano e che si sommano se diventano troppi.

Ho apprezzato il tratteggio dei caratteri; le descrizioni non sono state gestite benissimo, alcune eccessivamente lunghe oppure infilate dove invece la trama avrebbe avuto bisogno di essere velocizzata, ma alla fin fine non hanno rappresentato un male, creando un pizzico di impazienza, in attesa di proseguire con lo svolgimento dell’intreccio. Niente di spettacolare o troppo approfondito, ma i personaggi sono stati convincenti, credibili nonostante qualche dialogo meccanico e non proprio verosimile.

Un altro punto che mi ha lasciata con dei dubbi è rappresentato dai ragionamenti del protagonista riguardo le indagini. Diciamo che ho trovato un po’ troppo istinto. Mi spiego: per i primi omicidi la squadra investigativa non aveva idea di che cosa fare, perché l’assassino non aveva lasciato la minima traccia, ma dopo una sorta di intima illuminazione, il protagonista sa che l’omicida non è un serial killer che colpisce a caso ma che ha uno schema ben preciso da seguire. Così, da un giorno all’altro.

Io non sono un poliziotto e non ho mai seguito un’indagine simile, ma questa sicurezza repentina priva di vere basi e data per scontata nel giro di pochissimo tempo m’ha lasciata perplessa; avrei preferito qualche analisi psicologica in più e meno discorsi pretenziosi, ho avuto l’impressione che le argomentazioni prese in considerazione dovessero convincere il lettore a fidarsi ciecamente del pensiero di Gaio Lucilio piuttosto che aiutare seguire il filo logico che lo ha portato alle conclusioni.

In sostanza, alti e bassi. Il libro in sé non è una perdita di tempo, è carino, suscita simpatia nei confronti di molti dei personaggi, e l’aura LGBT è stata curata abbastanza bene, tanto che – ripeto – le ultime pagine si sono meritate da sole una stellina.

Per contro, il lato poliziesco verso le ultime fasi è stato tirato per i capelli, e dialoghi raffazzonati ed editing superficiale hanno contribuito a meritarsi un giudizio appena sufficiente.

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