Il Labirinto del fauno. Il Film

cinemamania

Il Labirinto del Fauno


Titolo originale: El laberinto del fauno
Paese di produzione: Messico, Spagna, USA
Anno: 2006i
Genere: Horror, drammatico, dark fantasy, guerra
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro
Produttore: Álvaro Augustín, Alfonso Cuarón, Bertha Navarro, Guillermo del Toro, Frida Torresblanco
Musiche: Javier Navarrete

Interpreti e personaggi
Ivana Baquero: Ofelia
Sergi López: Capitano Vidal
Maribel Verdú: Mercedes
Doug Jones: Fauno e uomo pallido
Ariadna Gil: Carmen
Álex Angulo: Dottore
Manolo Solo: Garcés
César Vea: Serrano
Roger Casamajor: Pedro
Iván Massagué: El Tarta
Gonzalo Uriarte: Francés
Eusebio Lázaro: Padre
Paco Vidal: Sacerdote
Juanjo Cucalón: Sindaco
Lina Mira: Moglie del sindaco
Sebastián Haro: Capitano Guardia Civile
Pepa Pedroche: Conchita
María Jesús Gato: Jacinta
Ana Sáez: Paz
Chani Martín: Trigo
José Luis Torrijo: Sargento Bayona
Federico Luppi: Re

RECENSIONE
di Danylù

Tanto tempo fa, nel regno sotterraneo. Dove la bugia, il dolore, non hanno significato, viveva una principessa che sognava il mondo degli umani. Sognava il cielo azzurro, la brezza lieve e la lucentezza del sole. Un giorno, traendo in inganno i suoi guardiani, fuggì. Ma appena fuori, i raggi del sole la accecarono, cancellando così la sua memoria. La principessa dimenticò chi fosse e da dove provenisse. Il suo corpo patì il freddo, la malattia, il dolore, e dopo qualche anno morì. Nonostante tutto, il Re fu certo che l’anima della principessa avrebbe, un giorno, fatto ritorno, magari in un altro corpo, in un altro luogo, in un altro tempo. L’avrebbe aspettata, fino al suo ultimo respiro. Fino a che il mondo non avesse smesso di girare.

(monologo iniziale)

                   

Lasciò dietro di sé delle piccole tracce del suo passaggio sulla terra,
visibili solo agli occhi di chi sa guardare

 

Non voglio raccontare la trama del film, risulterebbe troppo complesso per la natura stessa del film. Non fare spoiler sarebbe impossibile.

“Il Labirinto del Fauno”, un labirinto entro cui la mente si perde dando forza all’immaginazione!

Guillermo Del Toro ha fatto parlare di sé, per l’ennesima volta, attraverso questo film che si trova in un terreno indefinito fra vari generi quali il fantasy, l’horror, lo storico e l’astorico.

Ambientazione storica fedele e crudele contrapposta ad una visione astorica dell’evento: la Spagna di Franco oppressa e dilaniata dalla guerra, gli ultimi ribelli che si nascondono sulle montagne inseguendo un utopico sogno di libertà, sogno che troverà sullo schermo giusta realizzazione, riscattando quella vittoria che in realtà non si ebbe mai!

Poi una bambina che come microcosmo nel macrocosmo vive in sé la storia del suo paese. Oppressa da un patrigno-capo-capitano cerca la libertà trovandola all’interno di vecchi volumi illustrati dove fra fate e miti trova la sua “Via”.

Ofelia è una bambina che ancora racchiude in sé la scintilla divina e, grazie a questa, riesce a vivere in un mondo fantastico dove protagonista è un fauno, una sorta di Maestro-tentatore (un Lucifero moderno che si immola con dura sapienza) che grazie alla collaborazione di fate-insetti, le affida delle prove: la scalata per la “discesa” nel suo vero mondo: il mondo sotterraneo.

Fotografia assolutamente geniale per scelta di luci e colori che rende il passaggio tra il mondo reale e truculento e il mondo incantato e “immaginario”, repentino e violento, lasciando senza fiato. Tali passaggi, procurano emozioni contrastanti e conflittuali nello spettatore.

Proprio per il contrasto creato fra le due realtà, le scene violente appaiono più crude di quanto in realtà non sono e, all’occhio impreparato che non “vuole vedere”, il film potrà apparire privo di concatenazione, se non addirittura un film nel film (come è stato definito da qualche critico).

A una più attenta analisi, però, si scopre che tale scelta stilistica mira proprio a sortire questo effetto nel pubblico. Nulla è lasciato al caso: il film è ricco di citazioni “colte”, come i riferimenti al mito di Persefone, sapientemente esposto nella seconda prova che Ofelia deve affrontare.

O la citazione biblica trattata in maniera più “indipendente” del sacrificio di un innocente (Isacco nella Bibbia – il fratellino appena nato di Ofelia nel film) che la bambina rifiuta, pur essendo la sua ultima prova, rinunciando così al suo regno, alla memoria del fauno e dunque alla sua felicità. Ofelia decide! Ofelia non obbedisce! Segue il cuore e proprio il suo “sentire” la conduce all’essenza della prova! Ofelia Vince!

Nella mitologia fantasy le fate spesso assumono la forma più congrua alla cultura di chi hanno dinnanzi e così avviene nel labirinto del fauno.

I due mondi, tra l’altro, le due realtà, non sono mai totalmente separate. Non bisogna dimenticare come le indicazioni del fauno trovano riscontro e hanno conseguenze nel mondo “reale”: la radice di mandragola che aiuta a sopportare la gravidanza difficile della madre di Ofelia o il vestito macchiato in seguito alla prima prova.

Nel complesso, il film rispecchia il pensiero del regista cresciuto sotto l’estrema azione cattolica e il retaggio di un’oppressione politica.

A mio avviso è un vero e proprio capolavoro, sia dal punto di vista tecnico: regia, fotografia, trucco, interpretazione, che dà un punto di vista emozionale.

L’ho visto due volte e lo rivedrei volentieri una terza.

 

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