Il manichino di S.L. Grey

S. L. Grey

S. L. Grey è il nome dietro il quale si nascondono Sarah Lotz e Louis Greenberg. Sarah, appassionata di storie di zombies, vive a Città del Capo, dove scrive romanzi e sceneggiature. Sotto lo pseudonimo di Lily Herne, lei e sua figlia Savannah Lotz scrivono una serie di romanzi per ragazzi che hanno come protagonisti gli zombies. Louis vive a Johannesburg, dove scrive e lavora come editor. Ha fatto per anni il libraio ed è specializzato in letteratura vampiresca. Sarah e Louis si sono conosciuti a un seminario di letteratura noir.

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Titolo: Il manichino
Autore: S. L. Grey (Traduttore:  M. Ceragioli)
Serie: //
Edito da: Newton Compton (Collana: Vertigo)
Prezzo: 9.90 €
Genere: Fantasy, Horror, Thriller
Pagine: 352 p.
Voto: 
  

Trama: Dan è un ragazzo inquieto e poco socievole che lavora in uno squallido, enorme, centro commerciale. Odia il suo lavoro. Rhoda è una giovane freak nera, sfregiata da una cicatrice che tutti guardano con orrore, e ha qualcosa in comune con Dan: odia la propria vita. Un giorno Rhoda, per procurarsi la cocaina, trascina al centro commerciale il bambino a cui fa da baby sitter ma, in un momento di disattenzione, il ragazzino sparisce e lei va nel panico. Poi vede Dan e lo costringe ad aiutarla. Mentre esplorano corridoi illuminati dai neon sulle tracce del piccolo, inquietanti SMS li attirano nelle viscere dell’edificio, dove sono accatastati mucchi di vecchi manichini e dal soffitto gocciola uno strano liquame. Tentando di fuggire da quel macabro spettacolo, si rendono conto di essere rimasti invischiati in un allucinante gioco a quiz gestito da qualcuno che rimane sempre nell’ombra e che dall’ombra osserva e ascolta ogni loro minimo gesto, ogni sillaba, ogni brivido d’orrore. Inseguiti da esseri informi, precipitano in un inquietante e mostruoso mondo parallelo, dove i commessi sono incatenati ai banconi, dove nessuno è normale, dove l’universo intero sembra popolato da manichini e freak che ai tavolini del bar si cibano di poltiglie sanguinolente. Riusciranno mai Dan e Rhoda a ritornare alla loro realtà? A sfuggire alla mente mostruosa che li vuole persi per sempre nei labirinti infernali dell’enorme, disumano, centro commerciale?

Recensione
by Sabba

Il Manichino” è un romanzo horror autoconclusivo scritto da S. L. Grey e ambientato in un centro commerciale sudafricano (e nella sua versione “sotterranea”).

I protagonisti sono Rhoda e Dan. Lei è una ragazza drogata senza lavoro, lui un ragazzo più che normale che lavora nella libreria del centro commerciale. Il fatto che li farà incontrare è la scomparsa del bambino che stava accudendo Rhoda: la sua amica, che doveva fare la babysitter al bambino, le ha chiesto di sostituirla, come spesso accadeva. Lei ha accettato e ha portato il piccolo al centro commerciale perché doveva incontrarsi con un ragazzo. Disgraziatamente il bambino si perde e nessuno riesce a ritrovarlo, neanche gli addetti alla sicurezza, che dopo aver interrogato i negozianti, non sono nemmeno riusciti a capire se il bimbo è solo un frutto della mente di Rhoda o la realtà. Dato che perfino Dan sostiene di non aver visto il bambino, Rhoda (dopo essere sfuggita alle attenzioni dei tipi della sicurezza) ferma Dan nel parcheggio e lo convince a rientrare nel centro commerciale ormai chiuso con metodi molto efficaci (lo minaccia con un coltello e lo malmena).

Però il centro commerciale non è come dovrebbe essere. Si snoda sottoterra e sembra tutto trascurato: polvere, ragnatele, barattoli arrugginiti. A questo si aggiungono corridoi e botole, stanze fatte di specchi, ascensori impossibili e mostri spaventosi quanto ripugnanti. Ma non è tutto: Rhoda e Dan ricevono continui SMS da parte di persone palesemente squilibrate. Cosa vogliono da loro? È la realtà o solo un sogno? Si trovano in una specie di nuovo reality show?

Lentamente i due ragazzi superano tutte le prove che si presentano sul loro cammino e arrivano in un vero e proprio centro commerciale “parallelo”: negozi dai nomi oscenamente deformati sono lo scenario di quel nuovo mondo popolato da negozianti incatenati ai banconi e da compratori assurdi, che pagano per interventi chirurgici sconvolgenti e che vivono per lo shopping. O che fanno shopping fino alla morte!

L’inizio non mi è piaciuto molto: facevo fatica ad entrare nella storia, perché i personaggi erano antipatici e, soprattutto, volgari – in ogni pagina c’erano un sacco di parolacce. In più Rhoda e Dan si odiavano, e data la situazione li avrei invece preferiti alleati. Quindi l’impressione iniziale è stata deludente. Tuttavia, mentre la storia procedeva e, inevitabilmente, i due ragazzi iniziavano ad aiutarsi a vicenda, ho cominciato ad apprezzarli (unito al fatto che il linguaggio si faceva meno volgare).

Una cosa che mi è piaciuta molto è il netto cambio di scenario che avviene nel passaggio dai sotterranei del centro commerciale al centro commerciale “parallelo”, e quando i protagonisti fanno ritorno al mondo reale. Questi bruschi cambiamenti hanno tenuto fresco il mio interesse. Ho apprezzato anche le deformazioni dei nomi dei negozi: molti mi hanno fatto sorridere, perché sarebbero stati talmente fuori posto in un centro commerciale reale, da far svenire i compratori!

Il finale è piuttosto aperto e ci lascia liberi di interpretare l’ultima frase in due modi completamente differenti. Nel complesso, questo romanzo mi è piaciuto molto, soprattutto dalla metà in poi.

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