Il mio cuore cattivo di Wulf Dorn

Il mio cuore cattivo

di Wulf Dorn

 

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato La psichiatra, che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, Il superstite e Follia profonda.

Sito Autore: Wulf Dorn

 

Titolo: Il mio cuore cattivo
Autore: Wulf Dorn (Taduttore Umberto Candini)
Edito da: Corbaccio (Collana Narratori Corbaccio)
Prezzo: 12, 66 € oppure 9,99 in ebook
Genere: Thriller psicologico, mystery, drammatico
Pagine: 347 p.
Trama: C’è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l’avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l’aveva sconvolta, ricorda di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. C’è un abisso in quel vuoto di memoria, un abisso che parole come «arresto cardiaco» non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non sa cosa ha fatto in quel vuoto. Ma sa che sarebbe stata capace di tutto… Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare senza lasciare traccia. E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi propri lei stessa…

di RoRò

“Gli animali, per me, non hanno colore.
Non ne hanno nemmeno bisogno perché non nascondono niente agli occhi degli altri.
Contrariamente a noi esseri umani, sono sempre e semplicemente se stessi.”

Il mio cuore cattivo rappresenta il mio primo incontro con questo autore che, pare, sia quasi più amato in Italia che nel suo paese d’origine, al punto che quando ho visitato il suo sito per documentarmi su di lui, ho persino trovato la sezione “Booktrailer in italiano”. Avevo spesso notato i suoi libri sui vari scaffali ma non mi ero mai decisa a fare la conoscenza dell’ennesimo autore di psico-thriller. L’ultima volta, se non ricordo male, era stato con il suo conterraneo Sebastian Fitzek, anch’egli apprezzatissimo in Italia, ma mi aveva profondamente delusa. Ammetto che scrivere un thriller apprezzabile diventa sempre più difficile, la cosa che più deficita nelle produzioni contemporanee è la quasi totale mancanza di suspense.

Ne “Il mio cuore cattivo” non manca completamente ma non è neanche particolarmente apprezzabile. Anche l’elemento sorpresa è un fattore quasi estinto, ormai quasi sempre mi capita di arrivare troppo presto alla soluzione. Diciamo che la struttura narrativa segue e rispetta determinati canoni imposti dalla nuova guardia e questo li rende piuttosto prevedibili. Fatte le dovute premesse, tutto sommato questa lettura non mi ha lasciata del tutto insoddisfatta.

La storia è quella di Doro, un’adolescente come tante, che in seguito alla morte improvvisa del fratellino di 3 anni precipita nel vortice oscuro della schizofrenia. Da quel momento, terribili visioni del suo cadavere la perseguiteranno. La situazione diventerà insostenibile per tutta la famiglia e molto presto, alla triste disgrazia che l’ha colpita, si aggiungerà anche l’aggravante della separazione dei genitori.

Doro è costretta a seguire una terapia di riabilitazione nel reparto psichiatrico dell’ospedale in cui subisce un ricovero forzato, nonché fonte di imbarazzo principalmente verso se stessa perché, in un modo che nemmeno lei riesce a spiegarsi, si ritiene responsabile di quanto accaduto, e le orribili visioni che la tormentano la spingeranno fin quasi a credersi pazza.

Un personaggio che mi ha positivamente colpita per il modo in cui è stato costruito è la madre di Doro. Una donna che ha dovuto sobbarcarsi del peso di una tragedia infernale come la perdita di un figlio e il successivo crollo psicologico di quello superstite tutta da sola. Mi è sembrato piuttosto realistico l’affresco che ne dipinge l’autore, una madre che deve contare sulle proprie forze, offesa anche dal tradimento del marito il quale rinnega le proprie debolezze rifugiandosi nella comodità di una nuova relazione.

Non c’è un vero e proprio flusso di pensieri che ne ricostruisce l’introspezione, ma Wulf riesce in qualche modo attraverso la quotidianità, a rendere bene le nuove difficoltà di una madre single e moglie abbandonata, che  si sforza di diventare la migliore amica di sua figlia e decide di cambiare vita, lavoro, città, per cercare di ricominciare da capo.

Ho trovato una spiccata attenzione, a mio parere piuttosto azzeccata, per l’aspetto psicologico dei personaggi. Soprattutto il rapporto genitore/figlia in una fase delicata come l’adolescenza. Wulf ha poi reso più interessante la sua piccola protagonista dotandola di una caratteristica ereditata dal nonno materno, una particolare capacità che la ragazza difficilmente riesce a gestire: la sinestesia. Doro, infatti, è dotata di un sensibilità che la rende fortemente percettiva rispetto all’ambiente e alle persone, e le permette di associare ad ogni cosa il giusto colore.

Grigia è la solitudine, rosso scuro la rabbia o la delusione della madre, marrone il dolore del nuovo ragazzo da cui si sente attratta, gialla l’allegria di una giornata di sole e bianco, il silenzio. Doro deve però proseguire con la sedute di psicoterapia perché sebbene abbia superato la fase critica del suo collasso nervoso, non riesce ancora a ricordare cosa è accaduto veramente il giorno antecedente la morte del suo fratellino, e il nuovo psicoterapeuta, nonché vicino di casa, intende colmare il nero di questo buco nella sua memoria.

L’abilità dell’autore è stata quella di aver saputo costruire un personaggio ambiguo e sensibile proprio con la protagonista; e questo anche grazie alla narrazione in prima persona al presente (cosa che in realtà in genere non apprezzo in particolar modo) sempre sull’orlo di un equilibrio precario che non permetterà di capire se le cose che vede esistono nella realtà o solo nella sua mente. Su questo continuo e sottile gioco si sviluppa il mistero della storia di Doro, con un epilogo che riuscirà infine a recuperare i ricordi perduti e non ultimo la capacità di accettare il proprio lato oscuro, quello che, in fondo, credo sia poi il vero protagonista del romanzo. Un autore piacevole col quale non disdegnerò futuri incontri.

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