Il mio sbaglio preferito di Chelsea M. Cameron

Il mio sbaglio preferito

Serie My Favourite Mistake

di Chelsea M. Cameron

 

IL-MIO-SBAGLIO-PREFERITO_hm_cover_bigTitolo: Il mio sbaglio preferito
Autore: Chelsea M. Cameron
Serie: My Favourite Mistake #1
Edito da: Harlequin Mondadori
Prezzo: 14,90 €
Genere: New Adult
Pagine: 286 p.

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Trama: Due segreti. Una scommessa. Chi cederà per primo? Fin dal loro primo incontro, Taylor Caldwell non sa se desidera baciare o prendere a pugni Hunter Zaccadelli, il suo nuovo coinquilino. Da una parte Hunter è un affascinante ragazzo dagli occhi blu, irresistibile e pieno di charme. Dall’altra è il tipico bad boy, con la chitarra sempre in mano e il corpo coperto di tatuaggi. Forse è per questo motivo che Taylor ha paura di innamorarsi di lui, non vuole restare scottata e quindi è necessario che Hunter se ne vada… prima che sia troppo tardi. Anche Hunter ha avuto le sue delusioni e i suoi dolori nel passato, ma Taylor ha una risata così sexy e inoltre non gliene fa passare una liscia! Insomma non può darsi per vinto facilmente e le propone una scommessa: se lei riuscirà a convincerlo che lo odia o lo ama sul serio, lui se ne andrà dall’appartamento, lasciandola finalmente in pace. Ma quando il passato riemerge all’improvviso Taylor deve decidere: fidarsi di Hunter confidandogli il suo segreto più nascosto o fare tutto il possibile per vincere la scommessa e allontanarlo per sempre.

Serie Il mio sbaglio preferito:

1. Il mio sbaglio preferito, 2014 (My Favourite Mistake)
2. My sweetest escape

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Recensioneùdi Livin Derevel

«A me pare che un pugno e un calcio nelle palle sia l’equivalente di una stretta di mano.»

Questa frase spaventosamente brillante vi dà l’idea del registro intellettuale di questa storia.
Senza contare che il verbo avrebbe dovuto essere coniugato al plurale, ma va beh.

Partiamo dal presupposto che il new adult è una sottocategoria di serie B dell’harmony. Si tratta di romanzi rosa spuntati come funghi negli ultimi anni, quando la scia degli young adult melensi iniziò a perdere presa nelle lettrici. Lo young adult ha come protagoniste ragazze che frequentano un liceo, quindi una fascia d’età in piena adolescenza; per non perdere questo target molto remunerativo – le adolescenti sono i migliori clienti siccome i soldi per acquistare libri sono sganciati dai genitori – ecco che si è inventato il new adult, dove le protagoniste sono universitarie, fine adolescenza/inizio maturità.

L’autrice di questo aborto di vocaboli – chiamarlo libro è impensabile – nella sua biografia afferma di essere scrittrice di entrambi i generi. Bene.
Quello che forse Chelsea Cameron non sa è che malgrado le trame siano pressappoco le stesse, c’è una sostanziale differenza da tener presente quando si comincia una stesura. Che l’età anagrafica dovrebbe corrispondere all’età mentale ed emotiva.
Ecco. In Il mio sbaglio preferito questo accorgimento non c’è. I protagonisti sono due bambocci.
Infantili, puerili, dotati di una considerevole stupidità, sempliciotti. Poi la totale assenza di capacità letterarie evidente in questo scritto non aiuta per niente a renderlo gradevole.

Cosa succede secondo l’autrice:
Taylor e Hunter si ritrovano, loro malgrado, a convivere nello stesso appartamento. Scatta il colpo di fulmine non appena si vedono, ma a rovinare il possibile idillio amoroso ci sono i pregressi di entrambi, i quali hanno subito traumi da cui fanno fatica a liberarsi e che li spingono a trattarsi male a vicenda nonostante l’attrazione (fisica) sia palese.
La convivenza si protrae e i due instaurano uno strano rapporto di tensione sessuale mitigata da litigi, scatti d’ira di Taylor e incubi notturni di Hunter. Taylor è una ragazza ostinata e curiosa, e fa di tutto per scoprire il segreto di Hunter, e quando accade il suo cuore si scioglie, e pochi giorni dopo, complice una pessima notizia, anche lei gli rivela il proprio. L’intesa è giunta al culmine, i due scoprono di amarsi ed ecco che il sogno d’amore viene coronato dal sesso, e dal conseguente lieto fine sotto ogni aspetto della vicenda.
Morale della storia: l’amore vince su tutto.

Ma, come ho già affermato, l’autrice non è una maestra della dialettica. Né della scrittura. Né credo sia portata per nessun campo che comporti l’utilizzo prolungato di un numero di neuroni superiore a due.
Cosa infatti nota il lettore dotato di raziocinio è un filino diverso.
Taylor – che per chiarezza rinominerò Miss Sclero – è una bimbaminkia a tutti gli effetti. Legge urban-fantasy con vampiri e lupi mannari (a intuito parlerei di Twilight o uno dei suoi tanti fac-simile), ascolta musica che fa tendenza, è vegetariana perché sì, a casa indossa abiti casual ma nell’armadio ha un sacco di vestitini trendy, ha dei capelli meravigliosi. Ci viene ripetuto mille volte che il suo brutto carattere, i suoi eccessi di rabbia, il suo alzare le mani a ogni occasione e le sue risposte sgarbate e sboccacciate sono giustificati dal fatto che lo shock vissuto ha lasciato segni indelebili sulla sua psiche. La realtà è che solo una bambina manesca e volgare.

«Adesso sai perché sono così incasinata.»
«No, non lo sei, questo è il punto. Hai vissuto qualcosa che molta gente non può nemmeno immaginare. Non ti devi vergognare per il modo in cui fai fronte a tutto questo.»
«Secondo i miei psicoterapeuti, e ce ne sono stati molti, io non lo affronto.»
«Si impicchino. Se rompere qualcosa e dare dei pugni a qualcuno ogni tanto ti aiuta, sarò il tuo punching ball e possiamo trovarti qualcosa da buttare fuori dalla finestra. Affare fatto?»
«Okay.»

Ma sì, in fondo perché affrontare i propri demoni in maniera matura quando possiamo benissimo avere attacchi di panico, crisi nervose e il rischio di sviluppare una sindrome bipolare affettiva?

Miss Sclero è così alternativa

Hunter – che fa Zaccadelli di cognome ma è texano. Già. Texano quanto il caciocavallo, autrice di ‘sta fava – è un demente che dice una cosa e tre righe dopo dice l’opposto. Un momento è serio e il momento dopo fa una battutina sul sesso. Hunter, che forse dovrebbe apparire come un vero bad boy stronzetto ma col cuore tenero, è un coglioncello insopportabile che non si risparmia mai la battutina scurrile. È un po’ come avere un cinepanettone di Boldi e De Sica sempre in onda.

Miss Sclero e Mister Cinepanettone si provocano a vicenda, tra frecciatine, allusioni e scommesse senza alcun senso logico. E con questa frase ho esplicato l’80% della trama di Il mio sbaglio preferito.
Sul serio.
In questo romanzo non succede NIENTE.
Battutina di lui, battutina di lei (Miss Sclero non è abbastanza furba da capire che per levarselo dai piedi basterebbe ignorarlo, ma d’altronde è appena uscita dall’asilo, non è ancora tanto scafata), litigano, passa mezza giornata e daccapo riparte la solfa, un loop che riempie 300 pagine delle 400 totali.
Non sto scherzando.
Il tutto è ricamato dalle calcate delle coinquiline e dagli amici dei due – arguti e raffinati quanto i comici di Colorado Café – da una serie di quelle fantasmagoriche coincidenzone che offrono numerose occasioni alla nostra Miss Sclero per mostrarsi figa, gnocca, bella etc, e al nostro Mister Cinepanettone di mostrare al mondo quanto è perfetto. Così perfetto che mentre leggevo una voce nelle orecchie mi sussurrava Gary Stuuuuu, Gary Stuuuuu
Senza poi dimenticare le grandi lezioni di vita della sorella di Miss Sclero.

«Kid, far finta e fare sul serio non sono poi così lontani. Sta’ attenta.»

————


«Ho solo reagito in modo eccessivo. Tipico delle sorelle maggiori. Ma lui ne ha spiegato il motivo, e mi pare una cosa sensata, a suo modo. Non è un cattivo ragazzo. È solo un bastardo. Ma bello e simpatico.»
«Quello che dici non ha senso.»
«Gli uomini raramente ne hanno.»

Credimi, Tawny, nemmeno tu ne hai.

Seppur sbadigliando in continuazione, ho proseguito la lettura perché interessata a capire cosa fosse davvero accaduto ai due protagonisti, quali fossero i segretissimi segreti che si ostinavano a nascondersi malgrado vi facessero riferimento una pagina sì e una no. Ero curiosa di scoprire se i loro assurdi disagi comportamentali avessero davvero una ragione psicologica, in qual caso probabilmente avrei provato più comprensione per loro.
Invece.
Invece l’autrice ci ha bellamente spiegato che Mister Cinepanettone ha assistito all’omicidio-suicidio dei suoi genitori in un paragrafo. Ripeto, un paragrafo.
Senza pathos. Senza pause. Senza dettagli. Senza atmosfera. Senza realismo.
Ha liquidato la faccenda in un battito di ciglia, ed è stata la cosa che mi ha fatto capire che questo testo è una presa in giro.
Una presa in giro nei confronti di chi i traumi li ha subiti davvero e non passa la sua vita a comportarsi da completo deficiente, e nei confronti dei lettori che avrebbero voluto trovarsi di fronte una storia seria, non una puntata melensa di una telenovela argentina.
Va beh.
Segue, come la regola del contrappasso, la situazione-disagio di Miss Sclero: all’improvviso scopre che l’uomo che aveva aggredito lei e sua sorella rischia di essere scarcerato. OMG.

Ora, piccola parentesi.
Anche la scena dei fantomatici tentati stupri è un siparietto a dir poco grottesco, dove tale Travis è talmente idiota da:
1. cercare di violentare Tawny;
2. Miss Sclero è sempre stata in casa ma lui se ne ricorda solo quando – toh! – appare dopo aver sentito strillare la sorella;
3. le salta addosso e cerca di violentare anche Miss Sclero dimenticandosi di Tawny, la quale poi lo stende con una mazza da baseball.

Chiusa parentesi.

Dopo questa sconvolgente rivelazione ecco che Mister Cinepanettone è al corrente del mistero misterioso che serbava Miss Sclero. Sfogo di lei, sopportazione monacale di lui, e finiscono la giornata facendo sesso.

Miss Sclero, che dall’incipit aveva affermato strenuamente di odiare tutti gli uomini, colei che si vantava di essere chiamata al liceo “Regina di ghiaccio”, per la quale il tocco di un maschio era fonte di orrore perché ricordo di quella terribile notte… si getta in una maratona di sesso che dura metà della notte. Perdendo la verginità.
È bello sapere che esistono persone coerenti.

Le ultime tappe del romanzo sono le solite sceneggiate sconce degli amici e delle amiche alla scoperta del loro fidanzamento, e l’udienza per respingere la richiesta di scarcerazione del tentato stupratore.
Neanche a dirlo: Miss Sclero quando sale sul banco dei testimoni, che dovrebbe – appunto – testimoniare su quell’evento, si lancia in una tiritera ridicola e assolutamente inopportuna su quanto l’ammmore renda bella ogni cosa, e che questo grande sentimento l’abbia salvata dal passato e le abbia permesso di rinascere.
Ho come l’impressione di aver già sentito qualcosa di simile.

Potere del cristallo del cuo…

C’è bisogno di specificare che questa storia mi ha fatto ribrezzo?
Volgare. L’umorismo – se così si può definire – verte sempre intorno al sesso.
I personaggi principali, Miss Sclero e Mister Cinepanettone, sono detestabili. Lei è una contraddizione continua, che adduce al suo trauma soltanto quando le fa comodo, e il suo comportamento è quello di una ragazzina che si è dimenticata di crescere. Lui è un insopportabile ragazzo perfetto: ricco (parliamo di milioni e milioni di dollari), ma così generoso che tutti quei soldi li dona in beneficenza, gentile quando non si diverte a fare lo stronzo (ma sì, perché non regalare un anello di diamanti all’isterica bimba che conosco da appena due mesi?), sa suonare la chitarra meglio di Jimi Hendrix (e sa suonare alla chitarra Rapsodia in blu in un modo che avrebbe reso orgoglioso Gerswhin, narra la leggenda…), è un genio ma ha preferito rifiutarsi di andare a Yale per l’università pubblica del Maine. E non dimentichiamoci la cosa più importante: è uno straordinario scopatore.
Estremamente credibile.

Una delle cose che più mi hanno dato fastidio è stata senz’altro la tendenza a usare eventi agghiaccianti – quali un’aggressione sessuale e un omicidio-suicidio – e metterli in un contesto tanto frivolo senza curarsi nemmeno di creare una solida base psicologica alla trama.
Una buffonata. Indubbio che lo scopo di questo romanzo è quello di raccontare una storia romantica (che poi, romantico non dev’essere per forza sinonimo di inverosimile, ma lasciamo stare), ma adoperare a sproposito un espediente del genere e non saperlo gestire è il colmo.
Lo stile non esiste. Non ci sono descrizioni, se non quelle basilari di case o vestiti, non c’è alcun lirismo narrativo, la fluidità è data da una struttura quasi a copione che si butta per la maggior parte sui botta e risposta, non curandosi di aggiungere qua e là dialogue tag che avrebbero potuto aiutare a definire meglio una situazione o uno stato d’animo.
Non me ne voglia quella ex cheerleader di Chelsea, ma scrivere non è tra i suoi talenti.
E sarebbe meglio che anche le lettrici, quelle che amano i new adult, non si facessero abbindolare da chi le emozioni le sa trasmettere solo con la parola sesso.

«Se la psicoterapia fallisce, c’è sempre l’amore. Lo ami, vero?»
«Sì.»
«L’amore sana tutte le ferite.»

Morale della storia: l’amore sana tutte le ferite. Anche quelle provocate da un’esplosione nucleare.

 

Voto

 

 

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chelsea

Chelsea Cameron, americana originaria del Maine, è una giovane scrittrice di NA/YA, autrice bestseller nelle classifiche di New York Times e USA Today. Fan di Jane Austen e delle sorelle Bronte, amante della red velvet cake, consumatrice ossessiva di tè, vegetariana, con un passato da cheerleader.

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