Il motto che parla. Aforismi, calembours e parole prese al lazzo di Renato Rocco

Il motto che parla. Aforismi, calembours e parole prese al lazzo

di Renato Rocco

 

Titolo: Il motto che parla. Aforismi, calembours e parole prese al lazzo
Autore: Renato Rocco
Isbn: 9788895445182
Edito da: Savarese
Prezzo: 18.15 €
Genere: Aforismi, ironia, illustrato
Pagine: 16

Trama:  IL MOTTO CHE PARLA. Aforismi, giochi di parole e calembours, nella nuova divertentissima opera di Renato Rocco.

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Recensioneùdi Nasreen

Esistono molti tipi di libri differenti, come ovviamente ci sono diverse tipologie di lettori. Sono verità date fin troppo spesso per ovvie, come, da tempo, si è finito per dare per scontato anche un altro importante distinguo: gli autori non sono tutti uguali.

In questa epoca in cui il conformismo ha ormai catturato e avviluppato anche gli scrittori di tutto il mondo, trovare letterati in grado di coltivare le loro peculiarità narrative e stilistiche è una vera rarità. Com’è altrettanto raro trovare un lettore in grado di distaccarsi dalla massa e predisporsi alla lettura con un approccio abbastanza individualista e attento da saperle cogliere, queste rarità narrative.

Ormai ci sono i “filoni” che fanno tendenza, le trame uniformate e gli stili “semplici e immediati” che tanto piacciono agli editori, per il semplice motivo che vendono. Fanno “numeri” e tanto basta. Eppure non è tutto qua, non tutti i lettori vogliono qualcosa di leggero e facile da leggere, ci sono lettori che vogliono qualcosa che li stimoli, che li catturi e che resti nelle loro menti, fissandosi in maniera indelebile. Questo non si tramuta necessariamente in mattoni da 900 pagine, magari scritti in italiano arcaico. Semplicemente a volte si può trovare tutto questo in piccoli libri di ben 16 pagine.

Come in “Il motto che parla. Aforismi, calembours e parole prese al lazzo” di Renato Rocco, ad esempio.

Leggere questo piccolo ma squisito volumetto è stato incredibilmente piacevole e divertente. È un simpatico libro, ricco d’illustrazioni e aforismi deliziosamente ironici per un lettore in cerca di una lettura rapida e leggera. È un brano intrigante e intellettualmente stimolante se ci si accosta con attenzione a quelle che, a prima lettura, possono sembrare dei semplici giochi di parole, che di semplice non hanno proprio nulla.

Renato Rocco è un abilissimo paroliere, dalla penna ironica, sagace e incredibilmente elegante. Tutte le frasi, aforismi o righe scritte, sono cariche di significati che, tanto più si scende in profondità nello sviscerarli, tanto più saranno ricche di particolari. Non è un autore che si limita a sfruttare la nostra bella e complessa lingua per trasmettere un messaggio, ma è una di quelle rare persone che sono in grado di prendere l’italiano e farlo proprio con tale maestria da permettersi di poterlo sezionare, spolpare e plasmare a suo piacimento, sgravato dalle rigide regole grammaticali, semantiche e lessicali.

Lettere cambiate all’interno di una parola che sono in grado di rievocare concetti, creare nuovi significati o addirittura forgiare immagini mentali vivide e immediate nella testa del lettore.

Capire la moglie è leggere fra le rughe” (pag.4), è un esempio lampante di come, una semplice U al posto di una I, non solo va a modificare un proverbio conosciuto e quindi facilmente assimilabile praticamente da chiunque – leggere fra le righe – ma aggiunge anche l’immagine mentale di un matrimonio lungo, forgiato sulla lunga convivenza che permette di comprendersi reciprocamente fino al momento in cui, con il viso segnato da rughe, l’esperienza porta a capire la tanto “complessa” donna che sia ha al proprio fianco con una semplice occhiata.

Questo è solo uno dei tanti esempi che si possono citare per evidenziare l’estrema bravura di questo autore partenopeo, che ha saputo racchiudere in meno di venti pagine un’incredibile quantità di piccole perle che sono un piacere da leggere, interpretare e gustare. Impossibile non scoppiare a ridere, leggendone alcune, tanto è l’acume della penna di Rocco.

“Il sesso per anziani: fotto finish” (pag.8)

L’intelligenza, l’autoironia e la delicatezza del tratto dell’autore sono facilmente individuabili da chiunque nelle poche righe d’introduzione che precedono gli aforismi, che sono stati presentati al lettore in una splendida edizione illustrata (Edizioni Savarese), pagina per pagina, e con allegate numerose cartoline di gouache napoletane che arricchiscono il libro e contribuiscono a rendere “Il motto che parla” un libro da possedere assolutamente.

Voto

 

 

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Renato Rocco: dal sito dell’autore (http://www.renatorocco.it/)

Io non venni al mondo, perché era troppo impegnativo, ma venni al paese, preceduto nella nascita dai miei genitori, che erano più anziani di me.
Nacqui senza denti e senza capelli (posizione che ho mantenuto per tutta la mia vita) e soprattutto senza intelligenza, mancanza che ha assunto nel corso degli anni dimensione apocalittica.
La prima infanzia fu molto allattante, incoraggiato dai miei, feci del ruttino post-prantium un capolavoro di sonorità che con gli anni ho perduto a favore di altri suoni.
Fui sempre attaccato al seno di mia madre (il seno di poi).
Fui sempre disinibito, ragion per cui frequentai l’asilo nudo.
Fiero della quinta elementare invidiai Beethoven che ne aveva fatta nove.
Convinto assertore di una loquacità che aveva il suo scopo di parlare a vanvera, i miei genitori furono costretti a mettermi il bavaglino.
Ero terribile, mi chiamavano Al Pappone.
Ho viaggiato molto andando all’estero, in Italia e al Monte di Dio con l’ascensore di Chiaia.
Come membro attivo della comunità della chiesa ho dato un cospicuo contributo allo sviluppo ecumenico impegnandomi musicalmente con il suonare un elemento a corda: le campane.
Sono stato impedito dallo sviluppare vieppiù le mie tendenze religiose perché quando aspettavo di ascoltare la Messa, questa era già uscita.
La mia testa è stata sempre occupata nel risolvere problematiche assolutamente inutili. Quelle che io consideravo sottigliezze filosofiche venivano percepite dagli altri come speculazioni teoriche frutto di un’autoregolamentazione termica del cervello ”a capa fresca”.
Sono nato sotto il segno della Vergine, per cui mi trascino stancamente la mia virtù cercando invano di barattarla.
Sento dappertutto odore di santità costretto da pudori virginali che non sono più di moda.
Aderisco con rassegnazione al motto dannunziano “il fiore che non colsi” affermando senza tema di smentita che colui che coglie è un coglione, incompatibile col mio segno zodiacale.
Ho dei lampi di genio accompagnati sovente da tuoni di fesso.
Come si può facilmente dedurre, mi arrangio con l’esercizio della madre lingua, del padre palato e degli zii canini.
Sessualmente mi devo accontentare di essere baciato dalla fortuna, cosa che mi lascia l’amaro in bocca. Anche perché, sempre come conseguenza della mia castità non posso montare su tutte le furie.
Il mio passato è talmente usurato che non riesco più a rammendarlo.
Col matrimonio ho perso la guerra d’indipendenza e sono restato in una gradevole prigionia, porgendo l’altra guancia e il di dietro ai calci della fortuna. Ho esercitato un martirio senza merito, ho collezionato un matrimonio felice (i maligni dicono solo per lei). Vivo nella speranza che tutto finisca in un secondo tempo, come nei film.
Attualmente vivo in una terra di sofferenza: la Tribolitania, facendo le debite scaramanzie; mentre il mio luogo elettivo è di nascita è l’Anghheria. Sentimentalmente ho amato molti cani e mia moglie: avevano tutti in comune che cominciavano con il muso e finivano con la coda e i piedi arrivavano fino a terra.
La frequentazione della scuola fu un fatto puramente teorico che sviluppò in me l’amore per la contemplazione ascetica mentre il professore vaneggiava dalla cattedra. Elaboravo così nuove teorie sulla evoluzione dinamica della tassa sui cani ed altre simili piacevolezze. Questa capacità mi portò a selezionare sempre la scelta sbagliata, qualunque fosse la sua natura.
Attuavo così il calcolo delle probabilità di scuola inglese, teoria che disinvoltamente asserisce essere la capacità delle fettina imburrata di cadere a terra sempre dalla parte del burro.
Confortato da tali teorie sono passato indenne tra tutti i travagli dell’età ingrata, applicando agli inevitabili dissapori con la vita un sano e convinto cinismo.
Ho un magnifico figlio che ha interesse solo per il proprio padre.
Infatti è presidente di una associazione a livello mondiale, la V.P.P. Vergognarsi del Proprio Padre.
E’ anche ricercatore nel campo della chirurgia perché, partendo dall’assunto che i figli “so piezze e core” cerca di dimostrare che sono anche pezzi di fegato, milza, pancreas ecc. proponendo una visione globale del problema.
E’ anche un fervente ammiratore di Bruto, amico del Cassio e vive un’aurea discrezionalità non potendo essere peggiore del padre che è unico nel suo genere.
Aspira ad essere orfano al più presto, anzi fa notevoli pressioni in tal senso.
Non è mai venuto in braccio, ma la sua posizione è vivere alla spalle del genitore.
Per quanto mi consideri un fesso, non lo sono a tal punto da scrivere qualcosa su mia moglie, ciò per evidenti motivi di sopravvivenza.
D’altra parte nel matrimonio ci vuole anche qualcuno che taccia, e certamente non è mia moglie.
Se il tacere è il contrario di parlare, mia moglie non parla ma ogni cosa che dice la fa in edizione staordinaria.
Vi sono anche dei lati positivi nel matrimonio: vivendo all’ombra di mia moglie, per esempio, d’estate provo un grande refrigerio perché stiamo freschi! Gode inoltre un grosso credito nel mondo avicolo perché fa ridere i polli.

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