Il Pensatoio – Lo scriba #1

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Il Pensatoio

Lo Scriba #1

L’ispirazione e la Dedizione

Nasce oggi un nuovo ciclo di post dedicati alla scrittura creativa, il cui fine non è quello di insegnare o dare “leggi indissolubili” ed “etichette” più strette delle scarpe della domenica, ma consigliare, dialogare sul mondo dei libri e della fantasia.

Lo Scriba”, questo il nome della rubrica figlia del Pensatoio, vuole sfatare alcuni miti sulla letteratura, ma anche conversare su temi complessi come l’editoria, la nascita di un romanzo, l’editing e la promozione. Gli utenti di Sognando Leggendo sono, come sempre, invitati a dire la loro, allo stesso modo gli autori emergenti, categoria di cui faccio parte anche io, per condividere idee, opinioni ed esperienze.

Questi post, infatti, non si baseranno solo sulla mia piccola, iniziale esperienza, appunto, ma anche su quella di altri autori famosi e non.
Perché “Lo Scriba”? I motivi sono due: la mia immensa passione per l’Antico Egitto e l’importanza di questa figura in una delle civiltà più ricche e importanti del passato. Diventare scribi presupponeva preparazione, fatica, anni di studio e lo stesso è per la scrittura.
Non a caso, dunque, il primo post de “Lo Scriba” riguarda proprio l’ispirazione e la dedizione.

Da quando sono nata, non esagero, ho sentito dire e perfino letto che il mestiere dello scrittore è tutto amore, passione, meditazione e, dunque, ozio. Per prima cosa mi piacerebbe sapere quale connessione c’è tra chi pensa e fa una cosa con dedizione e chi ozia. Perché l’attività di ragionamento deve essere accostata per forza al dolce far niente? Il lavoro intellettuale ha la stessa dignità di quello manuale. Sono diversi, ma non vi è opposizione negativa.

Eppure molti ritengono che pensare e scrivere siano una dolce coppietta che passeggia in riva al mare delle parole, di fronte al tramonto rosso di passione.
Non è proprio così…

Certo, per scrivere serve passione (ma questa componente dovrebbe esserci in ogni cosa che si fa), non è un’attività paragonabile a lavori duri e pesanti (il proverbiale “lavoro in miniera”), ma ha una componente di impegno e sacrificio non trascurabile.
Tutto ruota intorno a una parola “magica”: dedizione.

Dedicarsi alla scrittura vuol dire impiegare del tempo e delle risorse ogni giorno, soprattutto quando la strada si fa in salita, quando i no minano l’autostima e l’inadeguatezza vorrebbe prendere il sopravvento.
A questo punto il vero amante della scrittura deve trovare dentro di sé la grande forza d’animo di buttarsi tutto dietro le spalle e scrivere. Imparare, correggere, revisionare e, consentitemi il termine colorito, “fregarsene”.
In che senso? Non deve ascoltare i consigli, forse?

Al contrario; lo scrittore o aspirante tale deve saper ascoltare i consigli giusti, di persone esperte e per fare questo serve pratica, tempo, intuito e umiltà. Deve, insomma, saper distinguere tra correzioni e consigli dati per il bene dell’opera e secondi fini travestiti da avvertimenti. Questo vuol dire rileggere con distacco ciò che si è scritto e saper ragionare con la propria testa, individuando gli errori.
In che modo?

Con il tempo e l’esperienza acquisita leggendo tantissimo, scrivendo tantissimo e vivendo altrettanto. Lo scrittore, contrariamente al mito, non se ne sta in casa con le pantofole a forma di coniglietti rosa e la vestaglia a quadrettini, in attesa che la Musa si degni di avvolgerlo col sacro fuoco dell’ispirazione.

Ispirazione, già. Parola fondamentale, ma sopravvalutata. Mi spiego meglio; l’ispirazione è una scintilla, è un po’ come il talento. Serve, ma è un bagliore, un attimo nel tempo e da sola non può illuminare l’universo che è il nostro io.
Per illuminare l’universo servono miriadi di stelle (e, comunque, non lo illuminano tutto), luci “ispirate” che rappresentano i libri che leggiamo, i film che guardiamo, la vita che attraversiamo ogni giorno, muniti del nostro amore per la parola scritta e di grande spirito d’osservazione nei confronti della realtà che ci circonda.

Più stelle ci sono, più il nostro bagaglio culturale cresce e, di conseguenza, la nostra ispirazione diventa potente, dilaga, illuminando le nostre menti (è il caso di dirlo). Eppure non basta, manca un tassello: l’impegno, la dedizione suddetta.
Le stelle sono lì, ferme ad aspettarci. Nostro, infatti, è il compito di farle brillare ogni giorno, dedicandoci a loro, facendo ciò che possiamo affinché l’alone di luce diventi così forte da travolgere anche noi, quasi “costringendoci” a scrivere una storia, perché non possiamo farne a meno.

La scrittura non esiste senza lettura, né può nascere dove non vi è vita. Scrivere è vivere e vivere è affrontare il tempo evolvendoci, usando le parole per competere con noi stessi e non con gli altri.
Che ne pensate? Cosa sono per voi la scrittura e l’ispirazione?

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