Il pittore che visse due volte di Chris Paling

Chris Paling

Capitan Salgari

Autore di numerosissime fiction BBC, alla soglia dei quarant’anni ha intrapreso, con successo, anche la carriera di scrittore. Tra i più famosi libri (ancora non tradotti in italiano) spiccano Deserters, The silent sentry, The repentant morning e Minding. Laureato in sociologia alla Università del Sussex, ha lavorato negli anni 80′ e 90′ principalmente come produttore radiofonico per la BBC Radio (conducendo anche un programma intitolato Way Station). Attualmente vive a Brighton, con i due figli Thomas e Sarah. Nel 2010, infine, il suo primo romanzo viene tradotto in italiano: si tratta de Il pittore che visse due volte.

Il Corsaro NeroTitolo: Il pittore che visse due volte
Autore: Chris Paling
Serie: //
Edito da: Newton & Compton (Collana: Nuova narrativa Newton)
Prezzo: 9,90 € 
Genere:  Mistery storico – contemporaneo
Pagine: 285 p.
Votohttp://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/5Astelle.png
  

Trama: Un giovane pittore maledetto, un critico d’arte assassinato, una Londra cupa e lugubre dei primi del Novecento. Reilly è un giovane artista alla ricerca del successo e della fama: non ancora baciato dalla fortuna, vive in una misera soffitta in compagnia del fedele cane Nimrod, circondato da quadri invenduti e tele incomplete. Una sera di pioggia battente il critico più potente di tutta Londra bussa alla sua porta, affascinato dal suo talento. Potrebbe essere la svolta che aspettava da tanto, ma proprio il giorno dopo il critico viene trovato assassinato in un canale, gli occhi orribilmente strappati. E nelle indagini, inchiodato da uno strano indizio, viene coinvolto lo stesso Reilly… Dopo quasi un secolo, in un’antica galleria di Londra, una ragazza di nome Samantha si imbatte in un quadro di Reilly e ne è immediatamente rapita. Decide di scoprire di più su chi lo ha dipinto e inizia a scavare tra archivi polverosi, vecchi ritagli di giornale e racconti di persone che conobbero il pittore, fino a imbattersi nell’omicidio accaduto tanti anni prima e ancora avvolto nella nebbia. Chi ha ucciso il critico d’arte? Chi ha incastrato Reilly e per quale crudele scopo? Quale mistero si cela dietro quel quadro maledetto? Passo dopo passo, Samantha si troverà a svelare i dettagli di una trama mortale, fatta di odio e desiderio di vendetta.

Recensione
di Livin Derevel

“Un grande thriller” recita il sottotitolo. Mai giudicare un libro dalla copertina.
Il pittore che visse due volte, più che thriller, appare come un romanzo quasi completamente nonsense, gli avvenimenti si susseguono lungo una logica zigzagante che fa strabuzzare gli occhi.

Aldilà del fatto che le vicende narrate seguono l’ormai abusata tecnica del doppio filo (un capitolo si occupa degli eventi del passato e il successivo di quelli del presente, procedendo di pari passo), la prima storia in se stessa è banale: un uomo trovato morto, un indizio che non vuol dire nulla, poliziotti e giornalisti che non si preoccupano nemmeno di trovare la verità accontentandosi di acciuffare il primo che capita a tiro e metterlo alla gogna, una prostituta e il suo amichetto che fanno di tutto per guadagnarci qualcosa.

Per non parlare della seconda. Delirante, personaggi assolutamente privi di coerenza che hanno visioni mistiche le une dentro le altre, dalla psicologia vagamente folle ma non per questo ce li rende simpatici, anzi, verso la fine ci continuiamo a chiedere perché nessuno di loro ha quel che si merita.

L’autore, Paling, usa la tecnica dello straniamento per rendere il lettore partecipe dei fatti, o almeno ci prova. Purtroppo però il risultato di tutta la narrazione è scialbo e senza interesse, piatto e assolutamente privo d’ironia – nonostante quello che afferma il Financial Times, forse loro hanno un senso dell’umorismo alternativo – i protagonisti sono persone normali, un po’ troppo normali, appaiono come stereotipi della gente comune fin quasi a cadere nell’irritante per i loro eccessi di stupidità, debolezza, e per i loro deliri – nel caso di Samantha – che appaiono piuttosto anacronistici per una persona che vive nel ventunesimo secolo. Della suspense che dovrebbe essere presente almeno un minimo in un “giallo storico-contemporaneo” nemmeno l’ombra.

Un piccolo neo già riscontrato nella Newton & Compton edizioni sono i refusi: sono pochi e si contano sulle dita di una mano, ma continuano ad esserci.

Sostanzialmente è un libro come tanti altri, senza infamia e senza lode, scritto in maniera semplice e fluente, che non appesantisce, ma che non coinvolge né stupisce.

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