Il rumore delle foglie d’autunno di Giada Bensi

Giada Bensi

Giada Bensi

Nasce a Firenze il 05/10/1979 e vive a Scandicci fino all’età di tredici anni, quando si trasferisce con i suoi genitori a Poggio a Caiano, un piccolo paese della provincia di Prato, dove tutt’ora abita con il marito e il figlio Simone.

Dopo il diploma di Tecnico dell’Impresa Turistica, nel 1998, trascorre un anno a Londra lavorando come cameriera presso un Wine-Bar Restaurant. Appena rientrata in Italia, comincia a lavorare come impiegata.

Il rumore delle foglie d’autunno è la sua prima pubblicazione, tra i tanti manoscritti inediti che ancora custodisce nel suo cassetto da appassionata scrittrice.

Sito autrice: http://www.giadabensi.it
Sito casa editrice: http://www.giovaneholden.it/autori-giadabensi.html

Titolo: Il rumore delle foglie d’autunno
Autore: Giada Bensi
Serie: //
Edito da: Giovane Holden (Collana: Battitore Libero)
Prezzo: 15,00 €
Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 208 p.
Voto:

   

 Trama: Fin dall’infanzia la vita di Viola è una dura lotta con se stessa. Quel giorno a casa, rannicchiata sotto il tavolo di cucina tra le urla e il sangue, è la condanna di un ricordo incancellabile, il baratro in cui scompare a poco a poco ogni brandello di futuro. Gli anni in orfanotrofio la vedono ragazza e poi donna, e anche l’amore è una scoperta che brucia e violenta ogni sogno. Solo l’amicizia è momentaneo rifugio, ma dura un soffio, poiché laddove si vive inseguiti dal proprio dolore non c’è spazio per la fede nell’altro. Ecco allora il momento di cambiare, di scommettere il poco che resta su se stessi; in fin dei conti, la libertà della solitudine è un’inesauribile occasione. E se fosse inutile tutto questo cercare? Se la felicità fosse invece da sempre accanto a noi, impalpabile e imperfetta ma possibile? Se la vita non ci chiedesse altro che di essere vissuta, senza ipoteche sul futuro né conti col passato? Un biglietto aereo di sola andata, Londra e le sue infinite possibilità di lavoro, di esperienze umane, di vita. Lì ce la puoi fare, Viola, questo è il tuo momento e la forza per ricostruire ogni cosa non ti manca. Anche se, tutti lo sanno, non è possibile fuggire da se stessi… Una narrazione intensa e commovente, un sogno che la notte si porta via ma che lascia negli occhi un’indimenticabile dolcezza.

Recensione
di Anna78 

“La verità  a volte bisogna metterla da parte, perchè diventa una spada e non sempre hai la fortuna di infliggerla in un punto lontano dal cuore.”

Premetto: sono partita un pò scettica nella lettura di questo libro autoconclusivo della Bensi ma, via via che continuavo a leggere, mi sono ricreduta!
Il libro racconta la storia di Viola, bambina all’apparenza dalla vita normale, con due genitori semplici e dalla vita altrettanto semplice. Ma felicità non fa sempre rima con eternità.

L’infanzia di Viola viene sconvolta dalla morte violenta di entrambi i genitori. Da quel momento la sua vita cambia radicalmente, viene portata all’orfanotrofio dove passerà tutta la sua adolescenza fino alla maggiore età. Lascerà così non solo la sua casa ma anche Melissa, l’amica del cuore con la quale aveva giurato amicizia per sempre; ma il per sempre a volte è un tempo troppo breve, perché la loro amicizia si perde una volta entrata nell’orfanotrofio.

Qui conosce Martina, la sua nuova compagna di stanza con la quale condivide sogni e speranze per il loro futuro. Una volta diventate maggiorenni sognano di andare a Londra per trovare lavoro e ricominciare insieme.

Trattato con semplicità e senza essere volgare è l’espisodio di stupro che subisce Viola durante una festa. A consolarla c’è Martina che, senza parole, le fa capire che sa cosa è successo e che le è vicina. Martina si trova in orfanotrofio perchè ha entrambi i genitori che non sono in grado di prendersi cura di lei, così fin dalla tenera età in cui entra in orfanotrofio pensa che un giorno verranno a riprenderla. Durante una discussione tra le due, Viola tratta duramente Martina, dicendole che se i suoi genitori non si sono fatti mai vivi, nè con un biglietto di auguri o con una telefonata, da quando l’hanno abbandonata, è perchè non tornerranno mai più a riprenderla.

La mattina seguente la vita di Viola cambierà di nuovo, e si ritroverà nuovamente sola dopo la morte di Martina.

Da qui i sensi di colpa per la morte dell’amica, si ritrova a pensare se a volte essere diretti con le persone come lo è stata lei con Martina, possa essere causa dei comportamenti di queste.

Viola partirà alla volta di Londra, dove per iniziare dovrà cercare una nuova casa e un nuovo lavoro. 

Adoro Londra ed è per questo che ho adorato questa parte del libro, descritta in modo realistico (si capisce che la scrittrice ha vissuto lì), perchè procedendo nella lettura mi sembrava di vedere veramente i posti che lei descriveva.

” ….Il bambino gli tirò il braccio. “Aspetta” disse lui. Danielle:”Hai visto un fantasma? Andiamo”. “Aspetta” dissi io. Dieci passi. Nove. Otto. Sette. Sei. Cinque. Quattro. Tre. Due. Uno. Fino a che separarci non ci fu che una linea sottile.”

La vita sembra andare per il verso giusto quando incontra Simon, ragazzo londinese con cui inizia ad uscire. Avvincente e coinvolgente l’incontro tra lui e Viola al loro secondo casuale incontro, uno dei miei pezzi preferiti!

Iniziano la loro convivenza insieme con non pochi problemi. Tanto per iniziare gli amici di Simon, altezzosi ragazzi della Londra bene, non mancano di mettere sotto osservazione Viola. Cerca  di cambiare per adattarsi a loro ma, come dice il proverbio, “se nasci tondo non puoi morire quadrato”.

L’unico amico con la quale instaura un vero legame è Gerard. (Detto tra noi, avrei sperato qualcosa di più tra i due!)
A lungo andare il rapporto con Simon si incrina, perchè i sorrisi forzati non bastano a tenere uniti due cuori e poi quando uno di questi cuori è gravemente ferito difficilmente guarisce aspettando il passare del tempo.

Spesso Viola si rivolge alla madre, figura importante per lei, che le è stata portata via troppo presto e nel peggiore dei modi.

A Londra Viola rincontra Melissa, la sua migliore amica d’infanzia, che per ricordare il passato e presentarle il marito la invita cena. Francesco, il marito perfetto di Melissa, riaccompagna a casa Viola e le fa capire chiaramente che vorrebbe passare la notte con lei. Mi sono chiesta se questo comportamento fosse scorretto da parte di Viola, ma poi ho pensato che per una volta avesse voluto essere lei quella che causava dolore e non quella che lo subiva; quindi sì, per me ha fatto bene a prendersi questa, piccola e pur di poca consolazione, rivincita.

Il finale è stato un colpo al cuore! Avrei voluto andasse diversamente, ma sarebbe stato troppo scontato. Ciò non toglie che mi sia piaciuto molto.

Lo stile della scrittrice è divertente ed ironico con le situazioni di tutti i giorni, ma sensibile e attento con gli argomenti più delicati .

Nel leggere il libro più volte ho pensato a Viola come a una Bridget Jones nostrana, ho riso in alcune situazioni e sentito battere forte  il cuore in altre.

Il modo di raccontare le vicende della protagonista è perlopiù scorrevole, solo in alcuni punti in cui lei ricorda avvenimenti passati faticavo a tenere la concentrazione, ma sono sicura fosse dovuto al fatto che volevo andare avanti per vedere cosa succedeva!

La trama è frizzante e dinamica, ben raccontate le tappe della protagonista. Una storia che mi ha appassionata sin dalle prime pagine.

Uniche note negative sono, a mio parere, la copertina del libro, che visto su uno scaffale non mi avrebbe invogliata a sceglierlo, e inoltre se anche lo avessi scelto lo avrei riposto dopo aver visto il prezzo, forse accessivo per il numero di pagine.

Per tutto il resto dico un brava alla scrittrice, mi sei piaciuta!

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