Il Suggeritore di Donato Carrisi

Un successo internazionale partito dalle librerie italiane: 250.00 copie vendute, 10 edizioni, più di 30 settimane in classifica, Premio Bancarella 2009. Ai primi posti delle classifiche in Francia, Germania, Spagna e Inghilterra. Vincitore del Prix Polar, il massimo riconoscimento francese dedicato ai romanzi gialli, polizieschi e thriller.

«Non ti aiuta sapere come, non ti serve capire perchè, non ti basta scoprire chi.
Lui è già un passo avanti.»

PREMIO BANCARELLA: LIBRI FINALISTI DELLA 57A EDIZIONEDonato Carrisi

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca (in provincia di Taranto) e vive a Roma. Dopo la laurea in Giurisprudenza, con una tesi sul “mostro di Foligno”, ha studiato criminologia e scienza del comportamento. Dal 1999 è sceneggiatore per il cinema e la televisione. Ha scritto tra le tante la sceneggiatura di “Nassiriya – Prima della fine”. È una firma del Corriere della Sera.
“Il suggeritore” è il suo romanzo d’esordio.

Sito: http://www.donatocarrisi.it/

Titolo: Il suggeritore
Autore: Donato Carrisi
Serie: //
Edito da: Longanesi
Prezzo: 18,60 €
Genere: Thriller
Pagine: 468 p.
Voto:

Trama: Questo libro non è solo un thriller scritto da un autore italiano agli esordi, che si confronta con un genere finora appannaggio dei grandi autori americani, reinventando le regole del gioco. È una storia che esplora la zona grigia fra il bene e il male fino a cogliere l’ultimo segreto, il minimo sussurro. Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che li mette costantemente alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo… 

Recensione
di Nessie

Incuriosita dal gran successo di questo libro ho iniziato a leggerlo con le migliori aspettative delle quali alcune sono state confermate positivamente e altre invece mi hanno lasciata un po’ perplessa. Della serie troppa genialità fa male! Carrisi inventa una bella storia, per quanto cruda, ma la correda con troppe situazioni, portandone fatalmente alcune al limite dell’assurdo.

Ma passiamo prima alla storia.

In questo libro si parla di un gruppo di investigatori guidato dal criminologo Goran Gavila  che deve indagare sulla scomparsa di cinque bambine. Di loro non si ha nessuna notizia finché in un bosco vengono rinvenute delle braccia umane, tutte sinistre, ovviamente riconducibili alle cinque bambine. La macabra scoperta aggiunge un mistero in più: gli arti infatti sono sei e finora non è stata sporta nessuna ulteriore denuncia di scomparsa. Ma allora a chi appartiene il sesto braccio? Perché tutta questa violenza su degli esseri così indifesi ed innocenti? Il loro, infatti, è un nemico che con le sue intuizioni porta avanti il gioco dove il male è il protagonista, facendo scoprire agli investigatori casi sconosciuti di pazzia, di omicidi effettuati per gioco, sa assumere molte sembianze e li mette costantemente alla prova ma, soprattutto, li costringe ad analizzare e per la prima volta ad osservare veramente  l’oscurità che ciascuno si porta dentro.

Le cose sembreranno migliorare con l’arrivo dell’agente Mila Velasquez, specializzata nella ricerca di persone scomparse. È alla sua prima esperienza con un serial killer, che, facendo luce sulle ombre del suo doloroso passato, (si scoprirà poi essere legato per assurdo a questi delitti)  avrà il compito di trovare la sesta bambina rapita di cui non risulta nessuna denuncia di scomparsa e di scoprire l’identità del serial killer in questione (ossia Albert, nome attribuito da Goran).

E, proprio mentre tra Mila e Goran, un personaggio che ho molto apprezzato, sta nascendo una forte intesa e forse anche l’amore, lo scrittore complica il gioco con uno splendido colpo di scena (e qui il complimento è d’obbligo).

Ecco una citazione del libro molto “cruda e amara” riferita ad un’analisi di Albert fatta da Goran e Mila:

“Goran si voltò a guardarla: ‘Sono loro le sue vere vittime. Li ha studiati. Li ha scelti. Una sola figlia. Ha voluto togliergli ogni speranza di superare il lutto, di provare a dimenticare la perdita. Dovranno ricordarsi di quello che gli ha fatto per il resto dei loro giorni. Ha amplificato il loro dolore portandogli via il futuro. Li ha privati della possibilità di tramandare una memoria di sé negli anni a venire, di sopravvivere alla propria morte… E si è nutrito di questo. È il compenso del suo sadismo, la fonte del suo piacere’.”

Infatti  le bambine rapite sono tutte figlie uniche di genitori non più giovanissimi.

Ora invece passiamo agli aspetti del libro ahimè negativi, anche se mi dispiace sempre criticare degli scrittori italiani.

Il lavoro presenta dei difetti  primo tra tutti quello che si potrebbe definire “il troppo”, infatti la trama è troppo contorta, troppo confusionaria e piena di storie differenti, alcune interessanti ma non approfondite, e colpi di scena che si susseguono velocemente tra cui alcuni molto prevedibili. L’aspetto però che ho trovato davvero irritante è che all’interno di uno stesso capitolo si affrontano diverse situazioni insieme senza stacco ma con una continuità tale che  tutto ciò genera, nello spirito di chi legge, davvero tanta confusione e forse anche lo stress di dover, di volta in volta, immedesimarsi in una nuova situazione, diversa dalla precedente e che richiede notevole fatica mentale per essere correttamente seguita.

Altro aspetto che rende un po’ scadente la storia è che la “squadra speciale” si affida per disperazione ad una medium, ed è qualcosa di veramente ridicolo anche perché si allude ad aspetti paranormali accennati a metà libro e poi magicamente dimenticati fino alla fine.

L’unica novità di questo thriller è la figura del “suggeritore”, per me tra l’altro nuova, di un uomo che agisce nelle menti dei più deboli portando loro a far commettere fatti orribili e restando impunito perché lui agisce nell’ombra senza lasciare indizi e prove. Un bel personaggio enigmatico purtroppo dal carisma poco accennato. Un libro fin troppo “americano” consigliato solo agli amanti del genere o a chi vuole rilassarsi con una lettura leggera e scorrevole, senza troppe pretese.

“Tutti abbiamo avuto una debolezza almeno una volta nella vita… ognuno di noi ha il suo piccolo o grande, inconfessabile segreto”… è una frase emblematica del criminologo Goran Gavila  che io porrei allo stesso Carrisi, ossia ma in fondo Albert chi era veramente?

 

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